FABRIZIO DE ANDRE’ E IL SUO AMORE PER LA SARDEGNA

di , 18 Maggio 2008 19:59

“Mi sento più contadino che musicista. Questo è il mio porto, il mio punto d’arrivo. Qui voglio vivere, diventare vecchio…” (Fabrizio De André).
Fabrizio De André scelse la Sardegna come luogo di vita, non solo di vacanza, perché se ne sentiva figlio.
http://www.fontesarda.it/imgsarde/fdeand01r375bw.jpg Amava la sua natura atavica, gli orizzonti illimitati, i profumi e i colori intensi, ma anche quella povertà millenaria che a volte induce forme di criminalità tristemente originali.
Perché – come una “janas” dal duplice volto, mezza strega e mezza fata – l’isola incantata è anche la terra matrigna del “banditismo sardo”.
Lì Faber (come lo chiamavano gli amici) venne sequestrato insieme a Dori Ghezzi il 27 agosto 1979. Restarono prigionieri dei loro rapitori per ben centodiciassette giorni. Da quella esperienza il cantautore genovese seppe trarre e trasmettere una grande lezione, artistica e di vita.
In questo libro si racconta quella storia: il sequestro, la prigionia, le trattative, i personaggi, i retroscena, le vicende giudiziarie, le canzoni che ce ne hanno reso lo spirito. E la Sardegna , i suoi banditi, i rapimenti più famosi…
"A diversi anni dalla morte (GENNAIO 1999), le iniziative per non dimenticare Fabrizio De André sono sempre tante, come tante sono le sfaccettature della sua opera ancora da scoprire.
Lo si conosce come cantautore, poi lo si scopre narratore. Il suo scegliere di essere contadino, l’amore per la natura e per una terra come la Sardegna ha ancora bisogno di approfondimenti.http://storage.msn.com/x1pgliP38XxBL0yKVsS0J11_sDth4PIYAPR_RZJMXvBxKN9onLG4VQFypLSOcWorkTdnIa6SulTaPZ4o_Tb3maiuW_qcWQfBC4XmN2ynJT-F36KSx9I6JOt095x2zSNkpU3JC3ZD1m2RjB1NvY2twZ-2A
… Partendo dalla passione per colui che ha accompagnato con la sua musica la mia adolescenza….è la sua presenza in Sardegna, la sua quotidianità che mi piace mettere in evidenza.
La Gallura, la lingua sarda utilizzata nelle canzoni, l’Agnata, le tappe dei concerti nell’isola.
Il libro … è un rewind che mette in luce il suo essere sardo tra i sardi, la vita di un uomo che smessi i panni del cantautore indossa quelli del contadino.
Uno stop che approfondisce la storia di Sardegna a partire dagli anni ‘70, quando grandi cambiamenti socio-economici coinvolgono l’intera popolazione sarda.
E infine un forward che va oltre il tempo perché si concentra sulla musica di Fabrizio e sul legame sempre più stretto con la Sardegna

Tratto dalla Prefazione del Libro di Raffaella Satta:
"HOTEL SUPRAMONTE Fabrizio De André e i suoi rapitori

 

 

L’AGNATA (in Sardegna)
La sua azienda agrituristica
 il suo rifugio – il suo grande amore  
 
UNA SUA CANZONE SULLA  SARDEGNA
Disamistade
(Fabrizio De Andrè)

Che ci fanno queste anime
davanti alla chiesa
questa gente divisa
questa storia sospesa

a misura di braccio
a distanza di offesa
che alla pace si pensa
che la pace si sfiora

due famiglie disarmate di sangue
si schierano a resa
e per tutti il dolore degli altri
è dolore a metà

si accontenta di cause leggere
la guerra del cuore
il lamento di un cane abbattuto
da un’ombra di passo

si soddisfa di brevi agonie
sulla strada di casa
uno scoppio di sangue
un’assenza apparecchiata per cena

e a ogni sparo all’intorno
si domanda fortuna
che ci fanno queste figlie
a ricamare a cucire

queste macchie di lutto
rinunciate all’amore
fra di loro si nasconde
una speranza smarrita

che il nemico la vuole
che la vuol restituita
e una fretta di mani sorprese
a toccare le mani

che dev’esserci un modo di vivere
senza dolore
una corsa degli occhi negli occhi
a scoprire che invece
è soltanto un riposo del vento

un odiare a metà
e alla parte che manca
si dedica l’autorità

che la disamistade
si oppone alla nostra sventura
questa corsa del tempo
a sparigliare destini e fortuna

che fanno queste anime
davanti alla chiesa
questa gente divisa

questa storia sospesa

Il brano tratto dall’ album di Fabrizio De André “Anime Salve”

(BMG Ricordi 1996)

Un commento a “FABRIZIO DE ANDRE’ E IL SUO AMORE PER LA SARDEGNA”

  1. MF scrive:

    Si capisce come avesse fatto propri certi difficili modi di essere e di sentire della gente sarda. E come sapesse trasferirli nella poesia delle parole e della musica, spiegando la tragedia ineluttabile della disamistade. Ma oltre al lato drammatico e serio, c’era quello giocoso e sereno. Sapeva scherzare su tutto ciò che è di ambiente sardo o intimamente sardo, e ne aveva piena licenza, come nella canzone in cui un giovane s’innamora di un’asina, ma alla fine – quando tutto è pronto per il matrimonio – non può sposarla perché dalle carte risulta che sono cugini primi.Un genio, un poeta. Un sardo o un genovese di Gallura. Adesso è via, o forse no: è da qualche parte nella sua Gallura, addormentato, con una specie di sorriso, quel sorriso che ci ha ammaliato, ammiccando tra le note della sua musica. L’amico fragile di ognuno di noi.MF

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    RISPOSTA: Un commento realista e poetico: Complimenti-Marco

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