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NONSOLOBARONIA: Blog di Marco Camedda

LA NOSTRA "PIAZZETTA VIRTUALE" DOVE CI SI INCONTRA TRA BUONI AMICI

Archivio

Archivio per Luglio 2008

Un cane candidato a una carica politica sarebbe  il primo contrariamente ai non pochi politici cani eletti nei vari partiti (ovviamene chi no c’entra si escluda)!   
L’idea è venuta alla padrona di un labrador retriever di 7 anni, di candidarlo a sindaco della città, Fairhope, in Alabama, per farsi beffa dei politici che si sfideranno alle urne il 26 agosto.
La donna, Tress Turner, che gestisce una caffetteria, ha tappezzato il paese con i manifesti del suo fedele amico dopo un battibecco con un candidato.
L’iniziativa della signora, nota nel piccolo centro per il suo locale molto frequentato dalla clientela, è piaciuta ai concittadini che fanno a gara per aggiudicarsi le magliette con la foto del labrador Willie Bean Roscoe P.
Quanto a lui, ignaro del motivo dell’improvvisa celebrità, anche a detta della sua padrona e di molti osservatori, non ha proprio la stoffa del politico.
Gli manca, in particolare, l’arte della diplomazia. "Quando un cane di piccola taglia lo avvicina, Willie rabbrividisce e fa dietrofront" ha spiegato alle televisioni locali la proprietaria.
Tessie Turner ha poi spiegato che l’idea di candidare idealmente il suo cane è nata da una lite con un vero candidato umano. L’uomo aveva affisso alcuni manifesti della sua campagna proprio davanti al locale della Turner, senza chiedere il suo permesso.
Così ha deciso di presentare per la corsa alla poltrona di primo cittadino Willie.
L’animale è ormai il cane piu’ conosciuto di Fairhope e ha persino un proprio slogan, coniato – sembra – da un politico locale – "Non ha nessuno scheletro nell’armadio. Se li è mangiati tutti".
(da un articolo fonte: Tgcom)

 

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Ha tentato di liberarsi dei piccoli animali ma qualcuno ha preso il numero di targa della sua auto. E’intervenuta la polizia che lo ha denunciato

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SAN PAOLO (Brasile) - A quasi 104 anni, Deodata Pereira Borges ha deciso di ripresentarsi alle elezioni municipali di novembre a Feira de Santana, nello stato brasiliano di Bahia, e di provare ad entrare nel Guinness dei primati come il candidato più anziano – e possibilmente come il politico più avanti con gli anni mai eletto. <b>Il record di

Deodata (nella foto col figlio) è nata il primo agosto 1904, e compirà quindi 104 anni tra pochi giorni.

In realtà, la sua carta d’identità, che lei mostra con orgoglio, riporta la data 1° agosto 1905 "ma – dice lei – a quei tempi nei piccoli villaggi, le nascite venivano registrate con molto ritardo, e tutti mi hanno sempre detto che sono del 1904". L’età della candidata è comunque oggetto di contesa: nei registri del Tse (il Tribunale superiore elettorale) Deodata risulta avere "solo" 99 anni.
Dice di sentirsi bene fisicamente: "Non ha mai fatto niente di particolare per arrivare a quest’età, la vita di famiglia normale – dice la donna – Tutt’al più posso dire di non aver fumato né bevuto". La notizia è ancor più curiosa, se si pensa che non si tratta di un ‘politico di lungo corso’, ma di una matricola, o quasi. I
Il suo primo tentativo, infatti, è di appena due anni fa: nel 2006, a 102 anni, tentò di farsi eleggere all’Assemblea legislativa dello stato di Bahia: ottenne 13.500 voti, risultato buono ma insufficiente. Questa volta, ci riprova, ma alla Camera municipale di Feira de Santana, città a 108 chilometri da Salvador Bahia. Dice di aver bisogno di 5mila voti e si sente fiduciosa. Crede di poter fare ancora qualcosa per i poveri e i bisognosi della città. Si presenta nelle fila del DEM, il partito liberale di centrodestra brasiliano.
Deodora dice di essere sempre stata una persona tranquilla e schiva, ma ammette che le piace "sentirsi famosa". "La fama è arrivata quand’ero già vecchia, adesso me la gusto", dice ridendo. In televisione dice di seguire tutti i telegiornali e i programmi politici ma anche le trasmissioni comiche, perché "ridere è l’unico piacere che mi rimane".
"Mamae", questo il nomignolo di Deodata, ha due figli, tre nipoti e quattro pronipoti. Anche il primogenito, Joao Borges, titolare di una catena di farmacie, si presenterà candidato alle elezioni, a 64 anni, e così madre e figlio potrebbero sedere assieme in consiglio municipale della terza città dello stato di Bahia.
Sul programma di "Mamae", non molto è noto. E’ certo che la signora lamenti come "un tempo non ci fosse molta violenza, mentre ora la gente viene uccisa in casa propria". Del presidente Lula, dice che "ha promesso molto, ma non ha mantenuto quasi nulla".

Terzo sardo a ricoprire la carica di capo dello stato (dopo Antonio Segni e Saragat) Parlamentare di lungo corso, più volte ministro, presidente del Consiglio, presidente del Senato, presidente della Repubblica: nei suoi cinquanta anni di carriera politica Francesco Cossiga (nella foto), che il 26 Luglio ha compito 80 anni, ha ricoperto tutti gli incarichi più prestigiosi.
Brevi cenni sulla sua carriera politica
Nato a Sassari il 26 luglio del 1928, un primo record Cossiga lo colleziona fin da giovanissimo, conseguendo la maturità a soli 16 anni. Quattro anni dopo arriva la laurea in giurisprudenza; a 17 è già iscritto alla Dc. A 28 è segretario provinciale e due anni dopo, nel 1958, entra per la prima volta a Montecitorio.
Altri primati lo aspettano:
è il più giovane sottosegretario alla Difesa nel terzo governo guidato da Aldo Moro; è il più giovane ministro dell’Interno (fino ad allora) nel 1976 a 48 anni; è il più giovane presidente del Consiglio (fino ad allora) nel 1979 a 51; il più giovane presidente del Senato nel 1983 a 51 anni e il più giovane presidente della Repubblica nel 1985 a 57 anni.

Il periodo più difficile nella lunga carriera politica di Cossiga coincide con gli anni di piombo, ma sono momenti duri per tutto il Paese e per l’intera classe politica. Il futuro capo dello Stato passa indenne attraverso roventi polemiche e nel 1985 viene eletto al Quirinale con una maggioranza record: 752 voti su 977 votanti. Per lui Dc, Psi, Pci, Pri, Pli, Psdi e Sinistra indipendente. Per cinque anni ricopre il ruolo di ‘presidente notaio’, discreto e pignolo nell’attenersi alla Costituzione. Nel 1990, però, cambia stile. Diventa il ‘picconatore’, per "togliersi qualche sassolino dalle scarpe", spiega.
Quando, nel 1990, Andreotti rivela l’esistenza di ‘Gladio’, Cossiga risponde alle critiche e agli attacchi degli avversari politici ribadendo la legittimità della struttura, ma prende posizione anche nei confronti della Dc dalla quale si sente ‘scaricato’. Il Pds avvia la procedura di impeachment. Cossiga attende le elezioni del 1992 e poi si dimette con un discorso televisivo di 45 minuti. Esce di scena volontariamente, ma tutto il sistema che da due anni è sotto i colpi delle sue ‘picconate’ crollerà pochi mesi dopo.
Sfaldatasi la Dc dopo il ciclone tangentopoli, Cossiga decide in un primo momento di ritirarsi dall’attività di partito e di svolgere soltanto l’attività di senatore a vita. Successivamente, nel febbraio del 1998, dà vita a una nuova formazione politica, l’Udr (Unione democratica per la Repubblica), con l’intenzione di costituire un’alternativa di centro e ricompattare le forze ex-democristiane.

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UN AMICO LETTORE MI HA CHIESTO VIA MAIL CHE PUBBLICASSI UNA FOTO DI MIA MADRE INES SAJU, SA MASTRA DE S’ASILO DI GALTELLI’ CHE E’ STATA ANCHE LA SUA MAESTRA.

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50.000 contatti!

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Salto di Quirra, il Governo impone l’allungamento della pista del poligono!
Soru: “Dominio intollerabile, costringono i sardi a vivere in guerra anche in tempo di pace»

Altro che smantella menti e dismissioni! Le servitù aumentano e diventano più pesanti e i sardi sempre meno protagonisti del proprio futuro a casa propria! Ma Soru protesta con forza!L'immagine “http://www.aeronautica.difesa.it/sitoam/images/sitoam_188614992-5.JPG” non può essere visualizzata poiché contiene degli errori.

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Disabili in volo, da sabato si cambia. I ciechi e gli ipovedenti potranno viaggiare sugli aerei assieme al cane guida, che potrà volare gratis all’interno dell’Ue. E’ quanto previsto da un regolamento Ue che entrerà in vigore il 26 luglio.
Il minorato visivo ha, inoltre, diritto a una carrozzella e a ricevere assistenza in tutto e per tutto sia negli aeroporti che sui velivoli: nessuna compagnia potrà pretendere il pagamento del servizio prestato a terra o in volo.
"L’Ue ha preso questa decisione su richiesta dell’Unione europea dei ciechi" ha detto Giuseppe Castronovo, presidente dell’Agenzia internazionale per la prevenzione della cecità. L’assistenza dei portatori di handicap negli aeroporti deve essere del tutto gratuita, così come anche l’assistenza a bordo. http://www.caniguida.it/foto/Roseepri.jpgDal 26 luglio lo sarà anche il viaggio per il cane guida; bisognerà però avere l’accortezza – avvisa l’Ente Nazionale per l’Aviazione Civile (Enac) – di darne comunicazione alla compagnia almeno 48 ore prima del volo. "Il cane, dopo l’uomo, è in un certo senso – ha osservato Castronovo – la migliore guida. E’ un essere ricco di bontà, sensibilità, disponibilità e senso di sacrificio, che si fa volere immensamente bene. C’è un altro elemento: il cieco, quando sta col cane guida, socializza più facilmente. un fatto civile che la richiesta dell’Unione europea dei ciechi sia stata accolta dall’Ue e dalle compagnie aeree".

Le correnti marine possono portare a riva tesori di ogni tipo. Ispirando gli artisti, mettendo in allarme gli investigatori, svelando nuovi segreti agli scienziati e agli storici.Si calcola che ogni anno, nel mondo, le navi da carico perdano 10 mila container in mare

Conchiglie, pesci, rifiuti, petrolio. Ma anche giocattoli, fossili, statue, messaggi etc…
Le correnti marine possono portare a riva tesori di ogni tipo. Ispirando gli artisti, mettendo in allarme gli investigatori, svelando nuovi segreti agli scienziati e agli storici. E trasformando i litorali e le spiagge in un deposito di memorie, in un grande magazzino all’aperto o in una discarica. Inconsueti spiaggiamenti di oggetti che ‘Focus’, il prestigioso periodico scientifico, fotografa in un inedito servizio nel numero che uscira’ in edicola venerdi’ prossimo, 18 luglio.
In fenomeno e’, tra l’altro, ben noto agli "abitanti di British Columbia (Canada), Oregon e California (Usa) che -ricorda il giornale- nel 1990 trovarono 80 mila scarpe sportive Nike che si erano riversate in mare dalla nave Hansa Carrier a sud delle Isole Aleutine (Usa). Nel 2002, invece, al largo della California, caddero in acqua 17 mila scatolette di Chow Mein Noodles (fettuccine orientali): molte, arrivate sulla costa, risultarono ancora mangiabili".
"Ed e’ stata una vera caccia al tesoro -continua- il recupero dei 200 container approdati a Branscombe (Uk): erano caduti dal cargo Msc Napoli in seguito a una tempesta; sulla battigia arrivarono persino auto e motociclette.
Del resto, si calcola che ogni anno, nel mondo, le navi da carico perdano 10 mila container in mare.
E gli abitanti delle coste del Sud-est asiatico lo sanno: dopo le tempeste tropicali si riversano sulle spiagge per recuperare legna, plastica e metalli".http://www.fotoplatforma.pl/foto_galeria/3392__Kopia-DSCN3519.jpg
"Un’abitudine atavica: fin dall’alba della storia, le conchiglie portate dalle onde sono state, per i primitivi, -scrive ancora- una delle prime fonti di cibo, ma anche arnesi, ornamenti, monete.
Ecco perche’ alcuni artisti moderni hanno riscoperto questa abitudine: nel 1951 Bruno Munari realizzo’ vari lavori, intitolati ‘Il mare come artigiano’, usando oggetti trovati in spiaggia. Stoffe, sugheri, sassi, radici, ma anche valvole di radio, corde e frammenti di manifesti.
Cosi’ Munari descriveva il fascino di questi tesori:Tu butti qualcosa in mare, e il mare (dopo un tempo imprecisato e imprecisabile) te lo restituisce lavorato, finito, levigato, lucido o opaco secondo il materiale, e anche bagnato perche’ cosi’ i colori sono piu’ vivaci’".
"Talvolta, pero’, -continua- arrivano in spiaggia statue fatte e finite.
In alcuni casi si tratta di polene di navi affondate (all’isola di San Pietro, in Sardegna, la chiesa della Madonna dello Schiavo conserva una statua di legno trovata in spiaggia); in altri casi delle statue sacre gettate in mare nell’8° secolo, per sfuggire alle distruzioni iconoclaste ordinate dall’imperatore bizantino Leone III. Alcuni santi, come S. Marino, furono considerati come realmente arrivati dal mare; non a caso, in alcune citta’ ancora oggi le processioni si fanno in barca".
Ma a chi appartengono gli oggetti trasportati sulla battigia?
"Non a chi li trova:
il Codice della Navigazione italiano dice che entro 3 giorni vanno consegnati alla piu’ vicina Capitaneria di Porto, che dirama un avviso di ritrovamento. Dopo 6 mesi senza che nessuno lo reclami, l’oggetto sara’ venduto all’asta".

 

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(AGI)-NewYork- Gli americani bevono molti succhi di frutta, specialmente di mela e arancia, a colazione e durante la giornata come alternativa alla frutta fresca o alle bevande gassate, considerate meno sane.
In media gli americani bevono 11 galloni o 177 bicchieri di succo all’anno, secondo il World Development Indicators Database.
Ma un nuovo studio suggerisce che, almeno per le donne, bere tanto succo di frutta non e’ poi cosi’ salutare come viene ritenuto, perche’ aumenta il rischio di sviluppare il diabete.
Lo studio, pubblicato dalla rivista Diabetes Care, ha analizzato i dati del Nurses’ Health Study, che ha seguito oltre 70.000 donne per 18 anni registrandone malattie e stili di vita.
Gli autori hanno scoperto un’associazione tra il consumo di frutta e succo di frutta e lo sviluppo del diabete di tipo 2.
In particolare, le donne che bevevano ogni giorno una o piu’ porzioni di succo di frutta avevano il 18 209568i probabilita’ in piu’ di ammalarsi di diabete di tipo 2, mentre quelle che consumavano ogni giorno tre o piu’ porzioni di frutta fresca avevano un’incidenza molto minore della malattia.
Il consiglio degli esperti e’ di limitare il consumo dei succhi e di mangiare piuttosto il frutto fresco: il suo contenuto di fibre, che si perde nei succhi, rallenta l’assorbimento degli zuccheri e dona un senso di sazieta’ piu’ a lungo termine

La Sardegna è la prima Regione in Italia che assicura ai Comuni, utilizzando il nuovo Sistema pubblico di connettivita’ (Spc), la connessione in tempo reale con il catasto nazionale.
Ad annunciarlo è la Sogei, società che gestisce la rete informatica dell’Agenzia del Territorio, spiegando che i clienti della Regione sono già autorizzati a raggiungere, via Spc, i servizi dell’Agenzia.
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CAGLIARI - I Comuni, collegandosi al servizio denominato Sigma Ter dell’Agenzia del Territorio, avranno in tempo reale un panorama completo degli immobili ricadenti sul proprio territorio, la possibilità di scaricare i dati catastali e aggiornare le schede degli immobili e di effettuare gli aggiornamenti in base ad alcuni applicativi in corso di predisposizione.
I Comuni potranno inoltre utilizzare, nei compiti in materia di riscossione fiscale, informazioni aggiornate e certificate.

Questo risultato – ha commentato l’assessore regionale della Programmazione e Bilancio Eliseo Secci – rappresenta un passo decisivo verso il trasferimento delle competenze in materia di catasto ai Comuni, previsto con una delibera della Giunta regionale dell’ottobre 2007.

L’Agenzia della Regione per le Entrate, in attuazione delle direttive della Giunta, sta ora predisponendo gli applicativi informatici da mettere a disposizione dei Comuni nell’ambito delle attività di supporto al decentramento catastale ed al riordino della fiscalità locale.

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L’estate 2008 segna un’inversione di tendenza rispetto alle precedenti. In costante aumento il controllo dei Vigili del Fuoco sul territorio. Il Wwf presenta l’Incendiometro
 
Come sembrano lontani gli spettri delle grande lingue di fuoco che affliggevano l’intera Isola. Ed invece era solo lo scorso anno.
Autobotti, pick-up, canadair, tutto con il sinistro sottofondo delle sirene, viaggiavano per tutta la Sardegna a spegnere i tanti roghi che si sviluppavano prevalentemente tra la macchia mediterranea.
Quest’anno, per il momento, questi fenomeni sono in netto calo. Va ricordato come, nello scorso anno, andarono in fumo oltre 116mila ettari di boschi, di cui il 27percento ricadenti in aree protette.
La prima causa si conferma l’incendio doloso, che aumentarono nel 2007 dal 59,9percento al 65percento, per un totale di circa settemila casi. Intanto, il Wwf ha presentato il suo dossier “Incendiometro 2008”, dove vengono segnalate le diciassette aree maggiormente minacciate dagli incendi estivi.
Cinque di queste sono in Sardegna, ma nessuna vicina ad Alghero. Si tratta della zona del Sulcis-Iglesiente (indicata dal numero 13), quella del Sarrabus-Gergei (14), dei Monti del Gennargentu-Supramonte-Golfo di Orosei (15), il Monte Limbara (16) e la costa da San Teodoro a Portobello di Gallura, fino alle Bocche di Bonifacio.
 
 

Per “ragioni di sicurezza” proibito ai bar servire “neri” e mongoli, tenere tavoli sulla strada, suonare per la via, ma anche comprare medicine contenenti “stimolanti” senza ricetta.Molti i divieti e le restrizioni cone profondi disagi alla popolazione.

Pechino (AsiaNews/Agenzie) . Aumentano i divieti per la Capitale olimpica, mentre le prime indiscrezioni parlano di grandiosi fuochi d’artificio per l’inaugurazione.

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Il mitico Generale Juan Perón, tre volte presidente dell’Argentina, sarebbe in realtà un sardo (di Mamoiada). E’ uno dei casi più misteriosi ed affascinanti della storia moderna.
LA LEGGENDA DI UN SARDO CHE SAREBBE DIVENTATO
JUAN PERON
CHI ERA PERON?
Un enigma sardo nella storia dell’Argentina! 
http://www.dictatorofthemonth.com/Peron/juan-peron.jpeg

La pretesa ha dell’incredibile ma molti elementi concorrono, in tutti i casi, in direzione di un Perón sardo. Sul fatto se ne parlava timidamente negli anni ‘40 e verso l’inizio dei ‘50 solamente a Mamoiada (piccolo centro in provincia di Nuoro), teatro iniziale di questa fantastica vicenda, ma esplose poi con fragore nel 1951 dopo la comparsa di due articoli scritti dall’avvocato giornalista Nino Tola sul quotidiano “L’Unione Sarda” e qualcosa anche su “Il Giornale d’Italia”. In quel periodo il Tola svolse incredulo le prime indagini ed incuriosì tutti. Naturalmente anche negli ambienti culturali sardi a quei tempi la notizia venne ampiamente commentata fra stupore e perplessità.
Il caso fu ripreso oltre vent’anni dopo dal giovanissimo mamoiadino Peppino Canneddu e pubblicato nel 1984 in un libro dal titolo “Juan Peron-Giovanni Piras, due nomi una persona”, edito da Antonio Lalli – Poggibonsi –.
Le prime ricerche insinuavano che Giovanni Piras, un umile contadino di Mamoiada emigrato giovanissimo ai primi del secolo scorso in Sud-America, sarebbe diventato nientemeno che il mitico presidente Juan Perón. La questione affascinò per tanto tempo un terzo ricercatore, Raffaele Ballore, che dal 1993 in poi iniziò ad indagare ulteriormente e a raccogliere materiale deciso a trarre un soggetto cinematografico da questa storia (soggetto finito di scrivere nel 1996, registrato e depositato alla SIAE – Roma – nel 1998-). La ricerca doveva però necessariamente essere approfondita e trovare documentazione probatoria pro o contro questa fantastica tesi e verificare argomenti e fatti che hanno viziato alcune coincidenze in passato.Piras-Peròn
Cosa è cambiato dal 1984 ad oggi? Si sono trovate novità sul caso? Si è arrivati a supportare questa inverosimile affermazione con documenti di un certo peso e a compiere indagini circostanziate? Una miriade di nuovi elementi si sono aggiunti a migliorare (e complicare) le cose, e in base alla documentazione hanno fatto cambiare percorso iniziale al Ballore pur mantenendo la stessa “rotta”. I dubbi sul Piras sono stati affrontati e risolti dalla sua meticolosa ricerca riportata nel libro “El Presidente” – Il caso Piras-Perón -, con sottotitolo “La leggenda di un sardo che sarebbe diventato Juan Perón”.
L’indagine, oltre a sfatare il caso finora conosciuto, evidenzia efficacemente le tantissime contraddizioni di Perón e le lacune degli storici argentini con documenti e fotografie ed è caratterizzata dal forte desiderio della conoscenza e della verità.
Troppo spesso le voci di popolo hanno avuto qualche fondamento, ma è anche vero che talvolta la “cassa di risonanza” popolare amplifica più del dovuto i fatti ed arriva persino a stravolgerli. Una seria verifica era necessaria senza lasciarsi trasportare o coinvolgere emotivamente anche quando moltissime testimonianze giocavano a favore della ipotesi di Mamoiada e che per una lunga serie di micidiali coincidenze (alcune forzate) sembrava non lasciare alternative.
E’ stato fatto uno studio accurato andando alla ricerca del Piras emigrato da Mamoiada nel 1910 e indagando su particolari fasi della vita di Perón e dei suoi documenti personali. La pista del Perón mamoiadino è stata poi trascurata dal Ballore quando sono stati analizzati importanti documenti della prima moglie del Generale e i dati antropometrici nel foglio Matricolare Militare del Piras confrontati con quelli di Perón. Infine è stata lasciata definitivamente alla leggenda popolare dopo il risultato di una perizia che non lascia dubbi.
L’autore riporta le voci popolari e le testimonianze in Sardegna che fanno letteralmente rimanere a bocca aperta per il contenuto delle rivelazioni e le tante coincidenze che avvalorerebbero la versione del Perón mamoiadino ma che, in tutti i casi, contribuiscono indubbiamente ad un fondo di verità poiché importanti elementi fanno ritenere che Perón sia stato un sardo vero. Che il tre volte presidente argentino nasconda qualcosa di serio nel libro emerge in maniera chiara ed inequivocabile. Fondamentalmente i punti di maggior forza sono: la più volte dichiarata “sardità” del Generale e l’inesistenza dei suoi avi nell’isola; il ritrovamento di documenti ufficiali riguardanti il politico argentino chiaramente sospetti; le fotografie da giovane e da maturo militare non corrispondenti a quelle del bambino e adolescente; le minacce avute dall’avvocato Tola e l’importante testimonianza inedita raccolta dal giornalista Franco Siddi (attuale presidente della Federazione Nazionale della Stampa). Seguono una serie di anomalie e stranezze nella documentazione ufficiale del militare Perón e della famiglia.
elpresidente R affaele Ballore ha seguito e crede in una pista sarda pur non essendo riuscito ad individuare località di provenienza, infatti scriverà “Piras-Perón” sino alla fine del libro ma con questo gioco di cognomi vuole significare più generalmente il caso, appunto, di un Perón sardo.
Ormai sono tanti ad essere colpiti dalla “peronite”, questa storia affascina chiunque: chi procura scritti, chi una piccola testimonianza, altri suggeriscono un indizio. In questo caso chi più ne ha più ne metta, la verità storica si raggiunge con il contributo di tanti.
Per mettere definitivamente la parola fine al caso del Perón sardo, manca solo la prova genetica, prova che, secondo le risultanze riportate sul libro “El Presidente”, dovrebbe essere fatta ai resti di Juan Perón e di sua madre Juana Sosa. Il perché si capisce leggendo questo volume che argomenta il caso con documenti, foto e testimonianze.
Tomás Eloy Martínez, grande scrittore e biografo indipendente di Perón, scrive: «…insieme a Joseph Page ho scoperto che narrare di Perón è un’impresa senza fine e nessuno potrà mai scrivere il libro definitivo».
In Sud America non è stato facile indagare su una storia del genere: troppe difficoltà, troppe porte chiuse, troppo tempo trascorso e, perché no, troppi interessi dello Stato Argentino.
Alcuni scrittori hanno segnalato delle stranezze anagrafiche circa le origini del Generale, chi le giustifica con l’imbarazzo di Perón non legittimato dalla nascita e chi non sa spiegarsene i motivi. Pochi però hanno osservato attentamente le sue vicende, soltanto con un’attenta analisi ci si accorge che tutta la vita di questo illustre personaggio è piena di misteri e sorprese che pongono seri interrogativi sopratutto perché ci sono ora elementi non trascurabili da sottoporre all’attenzione degli storici.
Bisogna dire che questo caso ha meritato la difficile e approfondita ricerca di cui è stato oggetto. Indagare sulla vita di Perón per chiarire la vera identità non vuole assolutamente essere un atto scortese nei confronti del popolo argentino ne’ sminuire la figura del loro ex Presidente.
L’autore non valuta il Perón politico perchè non ha approfondito la conoscenza del suo operato e le sue idee, all’interno di questa ricerca accenna solo un piccolo profilo. Esprime però la personale considerazione dicendo che se é stato eletto democraticamente per tre volte vuol dire che per gli argentini qualche merito l’avrà pur avuto anzi, ancora oggi, lui ed Evita, la famosa venerata e dissacrata sua seconda moglie, rimangono due figure mitiche nell’intero panorama latino-americano. Ma non ha intenzione di celebrare o demolire nessun “mito”, vuole soltanto mettere in discussione una verità di interesse storico perché se tutto corrisponderà a verità un suo conterraneo, con il nome di Juan Perón, nel bene e nel male, è stato un protagonista della storia del 1900.
In uno dei libri di Enrique Pavòn Pereyra, biografo personale di Juan Perón, spicca in maniera enigmatica una frase dettata allo scrittore dall’esule argentino nella casa madrilena su come ha conservato gelosamente l’origine della sua natalità, si legge: «…Io ho giocato con il mio destino una magica scommessa, sono riuscito fino ad oggi a conservare le mie origini come profondo segreto».
¿Donde nació Perón?Anche per un altro ricercatore sardo, Gabriele Casula, una sostituzione di persona in piena regola è la spiegazione della falsificazione e della manipolazione dei documenti anagrafici di Juan Perón e delle contraddizioni esistenti nelle biografie degli storici argentini oltre che nelle sue stesse memorie e lo spiega nel libro “¿Donde nació Perón? Un enigma sardo nella storia dell’Argentina” (Ed. Condaghes, Cagliari). Al di là della fantastica storia che propongono i libri “El Presidente” di Raffaele Ballore e “¿Donde nació Perón? di Casula, un fatto importante accomuna i destini della Sardegna, dell’Argentina e le loro capitali: la città di Buenos Aires prende il nome dalla chiesa della Vergine della Buona Aria, patrona di Cagliari e di tutta la regione sarda.

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Abbronzatissima, che è rimasta nel tempo come una delle canzoni simbolo degli anni ’60 italiani e che molti ancora conoscono (giovani compresi) e cantano in cricca nelle lunghe sere d’estate!

Abbronzatissima

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Ricorre oggi il 16° anniversario della strage di via D’Amelio (Palermo) in cui persero la vita il giudice Paolo Borsellino e i 5 agenti della scorta (Agostino Catalano, Eddie Cosina, Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli, Claudio Traina). Diverse le iniziative in programma in tutta Italia per celebrare questa ricorrenza. L’associazione “Libera” ne segnala tre: a Portella della Ginestra (Pa), a partire dalle ore 18 (agriturismo Portella della Ginestra); a Muggia (Ts), dalle ore 17 (Centro culturale “G.Millo”), e a Roma, dalle 21.30 (Villa Pamphili). “Perché ricordare via D’Amelio?”.
All’interrogativo risponde sul sito di “Libera” (www.libera.it), il presidente dell’associazione, don Luigi Ciotti. “Certe memorie – dice Ciotti – sono memorie di tutti, memorie collettive. Memorie che aiutano una società a non perdersi, a tenere fermi i valori di democrazia, libertà, giustizia, verità.
Ma ricordare via d’Amelio – e tutte le altre stragi e vittime delle mafie – anche per sottolineare il legame tra la memoria e l’impegno. Non basta il ricordo delle ricorrenze. La memoria vuole continuità, si misura nel costruire ogni giorno la giustizia. È questo tenace impegno quotidiano che loro si aspettano da noi.
Non sono morti per essere ricordati. Sono morti perché noi trasformassimo la loro memoria in speranza e giustizia. L’io capace di diventare noi è stata la loro ricchezza: deve diventare anche la nostra”.

"Vergogna per i loro misfatti, devono essere portati davanti alla giustizia!" Condanna "inequivocabile" dei preti pedofili, che "devono essere portati davanti alla giustizia","condivido il dolore e della sofferenza delle vittime", che devono riceve compassione e cura". Condanna senza mezzi termini del Papa da Sydney per la Giornata mondiale della gioventù.
In Australia, secondo i dati della associazione delle vittime di abusi sessuali Broken Rites, sono già stati condannati per violenza sui minori 107 tra preti e religiosi cattolici. E altri processi sono in corso. Alla notizia dell’arrivo di Benedetto XVI a Sydney le associazioni di abusati hanno cominciato a chiedere con insistenza che, analogamente a quanto ha fatto lo scorso aprile negli Stati Uniti – dove il fenomeno dei preti pedofili ha avuto portata molto ampia, portando la chiesa americana a una gravissima crisi di immagine e finanziaria – papa Ratzinger chiedesse scusa per le colpe dei preti pedofili.
Benedetto XVI ha detto: "Desidero qui fare una pausa per riconoscere la vergogna che tutti abbiamo sentito a seguito degli abusi sessuali sui minori da parte di alcuni sacerdoti o religiosi di questa nazione". A questo punto, integrando il testo del discorso scritto, ha aggiunto: "Davvero sono profondamente addolorato per il dolore e la sofferenza subita dalle vittime e assicuro loro che come loro pastore anche io condivido la loro sofferenza".
"Questi misfatti – ha proseguito riprendendo il testo -, che costituiscono un così grave tradimento della fiducia, devono essere condannati in modo inequivocabile. Essi hanno causato grande dolore e hanno danneggiato la testimonianza della Chiesa. Chiedo a tutti voi di assistere i vostri vescovi e di collaborare con loro per combattere questo male. Le vittime devono ricevere compassione e cura, e i responsabili di questi misfatti devono essere portati davanti alla giustizia". "E’ una priorità urgente – ha aggiunto subito dopo – quella di promuovere un ambiente più sicuro e sano, specialmente per i giovani".

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Da tempo le famiglie delle vittime degli abusi avevano chiesto di essere ricevute da Benedetto XVI, e di fronte al rifiuto del Vaticano hanno organizzato una manifestazione di protesta in Taylor Square. Una protesta che ha ricevuto la solidarietà dei Papaboys. "Una riflessione – si legge nel testo diffuso in sala stampa a Sydney – va fatta: da due anni stavano preparando questa manifestazione di protesta, che andrà su tutti i giornali del mondo in contemporanea alle notizie della Giornata mondiale della gioventù".
Intanto sono già oltre 250mila i giovani che si sono radunati nella spianata dell’ippodromo dove Benedetto XVI officerà la veglia di preghiera con i giovani partecipanti alla Gmg.

Giacomo Antonio Polizzi, oroseino, ha 15 anni appena compiuti e da sempre una grande passione per il calcio giocato ma anche per altri sport. Inizia a 7-8 anni con i Pulcini dela Fanum di Orosei con cui ha giocato fino all’anno scorso.

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SIDNEY (Australia) Benedetto XVI ha lasciato stamattina il Kenthurst Study center dove ha trascorso, in forma privata, i primi giorni della sua permanenza in Australia. Tra 400 e 500 mila fedeli sono attesi oggi alla messa che il Papa celebrerà a Sydney per la 23/ma Giornata mondiale della gioventù.
Prima di partire al pontefice sono stati mostrati alcuni animali (un cangurino, un koala, un serpente, un pappagallo, un coccodrillo, tutti cuccioli) sono stati portati a Benedetto XVI da una decina di giovani operatori dello zoo di Sydney.
"Questo è Sebastian, un pitone tappeto", ha detto un giovane che aveva il serpente intorno al collo.

"Mangiano cose come gli opossum. Possono comprimere e avvolgersi, un po’ come sta facendo col mio collo".

continua…

continua…

E’ il ramoscello nel quale prima o poi inciampiamo tutti, la trave che fin dai tempi antichi abbiamo nell’occhio ma che ignoriamo, inorriditi dalla pagliuzza altrui. E’ l’ipocrisia!
Stavolta è inutile dare la colpa alla velocità della recente evoluzione della società umana, perché, secondo gli esperti, si tratta di una caratteristica che accompagna l’essere umano da sempre. Lo psicologo Piercarlo Valdesolo, ricercatore della Northeastern University e docente di "Psicologia della moralità" presso l’Amherst College, nel Massachusetts, ha condotto uno studio proprio su questo, dimostrando quanto l’ipocrisia vada a braccetto con i nostri meccanismi mentali.
L’esperimento, che verrà pubblicato sul Journal of Experimental Social Psychology, ha preso in esame 85 persone, suddivise in due gruppi, uno di 42 e l’altro di 43. I partecipanti sono stati messi di fronte a una domanda: ti senti più un tipo lento e perditempo o dinamico e affidabile? La maggior parte ha appoggiato la prima soluzione, confermando poi di sentirsi dalla parte del giusto.
Ma, dopo aver saputo che anche gli altri avevano dato la stessa risposta, tutti si sono indignati additando gli altri come bugiardi.
I ricercatori americani sono andati oltre, chiedendo ai soggetti di ripetere l’operazione dopo aver memorizzato lunghe strisce numeriche. Lo sforzo mentale, gravoso e distraente, ha di colpo reso imparziali gli intervistati che dopo l’esercizio hanno fatto mea culpa, ammettendo quanto in fondo i propri difetti non fossero meno gravi di quelli altrui.
La chiave, secondo gli studiosi, sta nel tempo, tempo trascorso a pensare.

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