BEATLES, mezzo secolo in magnifica compagnia
Ma John e Paul si conobbero cinque anni prima
Il quindicenne Paul McCartney fece vela, non entrò nelle aule del Liverpool Institute e come fanno tutti i ragazzini del mondo quando saltano la scuola compose un capolavoro, “Love Me Do”. Era il 1958, ma soltanto quattro anni dopo quella canzone (riveduta e corretta da John Lennon) venne incisa sul vinile.
La data è storica: 11 settembre 1962, cinquant’anni fa nasceva ufficialmente (perché la pubblicazione di un disco è una sorta di atto notarile) il più grande gruppo della storia della musica contemporanea, i Beatles. Che quel nome lo avevano già dall’agosto del 1960, dopo essere stati Beatlas, Beetles e Silver Beatles. Sono in tanti però a considerare la data di nascita dei Fab Four il 6 luglio 1957, un sabato, giorno in cui il destino decise di mettere in contatto fra loro quei due bambini prodigio chiamati John Winston Lennon e Paul James McCartney. Lennon era il leader dei Quarryman, dal nome della scuola da lui (poco) frequentata, la Quarry Bank High School, istituto diretto da un preside che – incredibile ma vero – si chiamava George Harrison. Le vite di John e Paul si incrociarono nella parrocchia di Saint Peter: John (classe 1940) e Paul (due anni più giovane) avevano rispettivamente diciassette e quindici anni.
HIT PARADE Neanche loro potevano solo immaginare che, appena due anni dopo il debutto nella leggendaria sala di incisione di Abbey Road con “Love Me Do” (il lato B era “Ps: I Love You”) quel gruppo avrebbe stabilito un record pazzesco: il 4 aprile del 1964 la hit parade britannica aveva ai primi cinque posti cinque canzoni dei Beatles. Nell’ordine: “Can’t Buy My Love”, “Twist and Shout”, “She Loves You”, “I Want to Hold your Hand” e “Please Please Please”. Poche settimane prima in Australia erano state sei le canzoni della band di Liverpool nei primi sei posti. A Lennon e McCartney, poco dopo, ma ancora nel 1957, si unisce Harrison, il quale effettua un vero e proprio provino davanti a Lennon. Nell’autobus che porta a scuola George suona (si sa anche questo) “Raunchy”, un brano rhythm and blues scritto nel 1957 da Bill Justis e Sid Manker.
Solo nel 1960 si unisce alla band Stuart Sutcliffe, detto Stu: è un bassista, ma soprattutto un pittore e infatti acquistò il suo primo basso, un Hoefner, proprio con i soldi ricavati dalla vendita di un suo quadro. Morirà nel 1962, a causa forse di una rissa che gli aveva provocato un ematoma nel cervello. Ma più che un bassista ai Beatles mancava un batterista a tempo pieno: nel 1960 fu ingaggiato Pete Best, che resterà nel gruppo fino al 1962, quando nei Beatles fa il suo ingresso Ringo Starkey, che diventerà ben presto Starr (ma alla registrazione di “Love Me Do” partecipa anche un secondo batterista, Andy White). Sia Sutcliffe che Best erano stati scelti per il loro fascino: Lennon era certo che il loro successo sarebbe dipeso anche dall’estetica. White, scozzese del 1930, era il classico turnista ingaggiato solo per incidere: Best no, era qualcosa di più, era il batterista che suonava da frontman e infatti, trent’anni dopo, Paul McCartney si fece perdonare il licenziamento (pare voluto peraltro da Lennon) versandogli un robusto assegno da un milione di sterline.
CIFRE FAVOLOSE Una goccia nell’oceano dei soldi che i Beatles hanno incassato. Solo con le vendite di dischi i Fab Four hanno (ufficialmente) raggiunto il mezzo miliardo di copie ma pare che la vendita reale sia almeno il triplo, davanti a Elvis Presley e, terzo, Michael Jackson. La discografia dei long playing ha consegnato alla storia tredici capolavori: da “Please Please Me” del 1963 a “Let It Be” del 1970. Rispettando un accordo mai tradito, Lennon e McCartney hanno sempre co-firmato le canzoni scritte dall’uno o dall’altro. Lennon ne ha scritte 73, Paul 69. Poi ci sono Harrison, 22, tra cui “Something” e “Here comes the Sun”, e Ringo che ha scritto solo “Octopus’s Garden” e “Don’t Pass by me”. Infine altre 17 canzoni firmate Lennon & McCartney (tra cui “A day in the Life”) sono state davvero scritte a quattro mani.
IL DERBY PIÙ GRANDE Quello tra McCartney e Lennon è stato il più grande derby della storia della musica moderna. Citando a caso e a memoria, Paul scrive “Yesterday”, John risponde con “All You Need is Love”. Paul scrive “Michelle”, John risponde con “Help!” Paul scrive “Hey Jude”, John risponde con “Girl”. Paul scrive “Let it Be”, John risponde con “Hard Day’s Night”. Paul scrive “Lady Madonna”, John risponde con “Strawberry Fields Forever”. Impressionante il numero dei capolavori scritti da questo gruppo, che non ha solo modificato la storia della musica, ma anche del costume, della società.
Ed è incredibile come a cinquant’anni dal primo 45 giri, ma addirittura cinquantacinque dalle prime schitarrate assieme, questo gruppo continua a essere presente nelle radio e nelle hit parade, nonostante siano trascorsi undici anni dalla morte per malattia di Harrison, avvenuta a Los Angeles il 29 novembre del 2001, e trentadue anni dalla morte di John Lennon, assassinato a New York da un fan: solo quel giorno, era l’8 dicembre del 1980, crollò l’illusione di centinaia di milioni di ammiratori di tutto il mondo di rivedere i Beatles suonare assieme.
LO SCIOGLIMENTO L’attesa era iniziata il 12 aprile del 1970 quando Paul McCartney annunciò lo scioglimento del gruppo proprio nei giorni in cui usciva “Let It Be”, lascia che sia, una sorte di amen posto in coda alla più grande preghiera laica del Novecento formata da circa duecento canzoni più tutte quelle che i Beatles hanno scritto dopo lo scioglimento del gruppo. Un lungo romanzo di note e parole scritto, per circa un decennio, da quattro artisti che hanno davvero cambiato il mondo. In meglio.


