Vai ai contenuti

NONSOLOBARONIA: Blog di Marco Camedda

LA NOSTRA "PIAZZETTA VIRTUALE" DOVE CI SI INCONTRA TRA BUONI AMICI

Archivio

Categoria: chiesa

PAPA: PERSECUZIONI SOTTO OCCHI DI TUTTI

Papa Francesco nella basilica di San Pietro consegna i “pallii” ai nuovi arcivescovi metropoliti nominati quest’anno.

Bergoglio ha ricordato “le atroci, disumane e inspiegabili persecuzioni,purtroppo ancora oggi presenti in tante parti del mondo, spesso sotto gli occhi e nel silenzio di tutti”.

“Oggi -dice Papa Francesco- non c’è tanto bisogno di maestri, ma di testimoni coraggiosi e convincenti”, sull’esempio “di Pietro e di Paolo e di tanti altri testimoni lungo tutta la storia della Chiesa”.

(DA: TelevideoRai.it-29 Giugno 2015)

PAPA INSISTE,

“APERTURA CHIESA A TUTTI”

Papa Francesco nella messa con i cardinali a San Pietro ha detto:”Non rimanere passivi davanti a sofferenza ma rimboccarsi le maniche”.

Inoltre:”Dio è presente anche in chi si dice ateo“. 

Con queste parole Bergoglio prosegue l’apertura della Chiesa a tutti.

La strada della Chiesa è quella di non condannare eternamente nessuno; di effondere la misericordia di Dio a tutte le persone che la chiedono con cuore sincero, di uscire dal proprio recinto per andare a cercare i lontani nelle periferie dell’esistenza”.

E ai cardinali ha chiesto di non “isolarsi in una casta“.

(DA: Televideo Rai.it-15 Febbraio 2015) foto da internet

 

 ”OGNUNO DI NOI HA BISOGNO

DI ESSERE ACCOLTO”

Così Papa Francesco all’Angelus odierno

in una Piazza S. Pietro piena.

“Se il male è contagioso, lo è anche il bene!”.

Papa Francesco lo ricorda dalla finestra del Palazzo Apostolico, ai fedeli commentando il brano del Vangelo dedicato alla guarigione del lebbroso.

Il saluto del Papa è andato al popolo dell’estremo Oriente che festeggia il capodanno lunare con l’invito a questi popoli di ritrovare fraternità e radici della persona e della famiglia.

(DA: Televideo Rai.it-15 Febbraio 2015)

 

CONCERTO DI NATALE

(Scuola Civica di Musica “A. Chironi”)

Chiesa Santa Maria della Neve

Esibizione degli Allievi della Scuola Civica di Musica “A. Chironi” con la partecipazione del Coro “Jesus Christ Soul Gospel”.

(DA: sito istituzionale Comune di Nuoro)

MEMORIALE SUI MIRACOLI

DEL CRISTO DI GALTELLI’

DEL 3 MAGGIO 1612

LA PREGHIERA

Il Comitato Los Milagros del Cristo di Galtellì, in un momento di particolare difficoltà del paese, delle famiglie dei giovani e non giovani in occasione della festa del 3 maggio 2014 intende richiamare all’attenzione della gente di Galtellì, della Sardegna e del mondo, il memoriale dei prodigi del sudore, del sangue, della trasformazione del corpo avvenuti il 3 maggio 1612.

Il memoriale vuole essere non momento di semplice conoscenza storica di un fatto straordinario e certificato, ma di meditazione e preghiera personale e comunitaria al Cristo miracoloso, i cui prodigi hanno riempito pagine di libri e la chiesa di ex voto nel corso dei secoli.

MEMORIALE DEL 3 MAGGIO 1612

I prodigi del 3 maggio 1612, descritti minuziosamente dal can. Melchiorre Pirella nella sua deposizione, seguono quelli del 29 aprile, del 1° maggio, 2 maggio, miracoli certificati da ben 5 notai e da oltre 100 testimoni. Il can. Pirella, insieme ad altre 15 autorevoli persone di Galtellì e della Sardegna accorse nel paese, fece una ricognizione del simulacro per verificare i segni dei prodigi:” Stando accanto al SS. Crocifisso, scalzo e con la stola, aperte le cortine con le quali era velato, vide alcune gocce grosse sul costato sinistro che erano coagulate e quasi cominciate a dissecare, che volle detergere con un purificatoio e su di esso si impresse un segno, e scorse sopra il ginocchio sinistro altre gocce di sangue, minute, secche che non lasciarono tracce nel purificatoio. Invece sull’immagine di Nostra Signora ‘e Turre, trovò sul mento un’altra goccia grossa di sangue, la quale sembrava scesa dal volto che appariva umida e quasi fresca, che lasciò il segno nel purificatoio”.

Così pure “la statua di San Giovanni, nella mano destra con la quale regge il mantello c’era una goccia grossa di sangue, la quale rimase impressa nel purificatoio. Questa fu portata nel sacrario della chiesa”.

La testimonianza di padre Giovanni Maria Serra ripete le stesse cose.

Aggiunge: “si vide il Cristo sudare come nei due giorni precedenti”.

Aggiunge ancora che “le statua della Madonna e di San Giovanni sarebbero state viste coperte di sudore sanguigno già il giorno prima e che sarebbe continuato anche il 3 di maggio”.

La testimonianza del commissario del santo uffizio di Dorgali, reverendo Sebastiano Cuca, mentre conferma la deposizione del can. Pirella, rivelò il fatto più straordinario:

“...affermò di aver toccato con la punta del dito le cosce del SS Crocifisso, che gli sembravano di essere di carne palpabile e molle”.

Tutto ciò, affermò il curato Agostino Pisquedda è vero, perché è così puntualmente avvenuto, per averlo visto con i miei occhi, e aggiungo, che sono stato con quel sacerdote, che toccando una delle cosce del SS. Crocifisso s’accorse che essa era molle palpabile come se fosse di carne viva”.

Il Cristo continuò la serie dei prodigi, in forma più ridotta, nel 1624 e ancora il 29 maggio del 1667”.

il "SS.Crocifisso" di Galtellì in una foto degli anni 1955-1960

LA PREGHIERA AL CRISTO DE LOS MILAGROS

La preghiera al Santissimo Crocifisso è l’unica arma che può salvare l’umanità in crisi, in particolare Galtellì e la Sardegna.

Diceva San Paolo: “pregate incessantemente”; Origene: “chiedete le cose grandi e le piccole saranno aggiunte”; San Paolo a Timoteo: ”voglio che gli uomini preghino dovunque si trovino alzando al cielo le mani”. Cristo nel Getsemani, in un momento di tribolazione e angoscia: “pregate e vegliate con me”.

In questo momento di grandissima precarietà, di preoccupazioni, spesso di disperazione per le difficoltà di ogni giorno, il Comitato Los Milagros del Cristo di Galtellì, spinto dalla sua vocazione, invita se stesso e tutti gli uomini di buona volontà a invocare con forza il Cristo Miracoloso, singolarmente, in famiglia, in ogni momento della giornata, specialmente il mattino e la sera, possibilmente anche la notte.

Come pregare? Dopo una iniziale meditazione sui miracoli del 1612, sul sudore che si trasforma in sangue, come nel Getsemani, la trasfigurazione del volto e del corpo a somiglianza del monte Tabor, sul perché il Cristo si è voluto rivelare in Sardegna, a Galtellì nel mondo, cosa ha voluto dire alla gente di allora e di oggi?

Preghiamo il Cristo de Los Milagros di Galtellì perché:

illumini gli uomini di governo affinché trovino le giuste soluzioni per dare un futuro ai giovani, una risposta al dramma delle famiglie;

benedica i malati e i matrimoni in crisi ritrovino l’unità e l’amore, vengano superate le divisioni, le conflittualità, sino ad amare il prossimo;

benedica le nostre famiglie;

per i non credenti perché possano meditare nel profondo sui miracoli del Cristo, anche alla luce di quanto detto da grandi scienziati, Galileo Galilei, del Nobel Rubbia, da Einstain, da Zichichi, i quali affermano, che c’è un ordine nella natura, nella vita nel cosmo, che non può essere frutto del caos, ma presuppone una realtà superiore.

Poiché la comunità di Galtellì ha ospitato il più grande incontro delle religioni del mondo riuniti ai piedi del Cristo di Galtellì, un fatto mai avvenuto prima e accettato dalle altre religioni, dopo tale evento sta diventando, Galtellì, punto di riferimento mondiale. La nostra preghiera vuole essere un ringraziamento a Dio concesso al Cristo de Los Milagros.

Tutti gli uomini di Galtellì, credenti e non credenti hanno il dovere spirituale e storico di valorizzare questo momento di straordinario rapporto col Cristo, non solo con la comunità di Galtellì ma del mondo.

La preghiera della comunità galtellinese e della Sardegna deve trovare un momento di grande intensità valoriale, in un incontro comune di preghiera e di riflessione, per accompagnare l’indizione del secondo incontro mondiale delle religioni ai piedi del Cristo de Los Milagros.

(DA: comunicato del “Comitato Los Milagros del Cristo di Galtellì”-2 maggio 2014)-foto m.camedda

Papi Santi, a Roma atteso 1 mln di fedeli

Ratzinger affiancherà Francesco nel rito

Papi Santi, a Roma atteso 1 mln di fedeli Ratzinger affiancherà Francesco nel rito Giovanni XXIII e Giovanni Paolo II, i Papi che domani saranno proclamati Santi

“L’Italia è pronta ad ospitare questo grande evento”. Lo ha assicurato il ministro dell’Interno, Angelino Alfano, alla vigilia del rito di canonizzazione dei due papi. Accanto al pontefice ci sarà anche Ratzinger.

Il papa emerito Benedetto XVI sarà presente domani alla canonizzazione di Roncalli e Wojtyla e concelebrerà il rito. Lo ha annunciato il portavoce vaticano padre Federico Lombardi.

Intanto il ministro dell’Interno afferma che Roma è pronta ad accogliere i pellegrini.

I NUMERI DELL’EVENTO – E’ stimata in un milione di persone l’affluenza alla canonizzazione domani dei papi Roncalli e Wojtyla. Secondo Alfano saranno in tutto due miliardi le persone pronte a seguire l’evento in tutto il mondo. Per garantire la sicurezza scenderanno in campo 10 mila uomini con la dotazione aggiuntiva di 3.500 uomini delle forze dell’ordine.

A Roma sono anche attesi 24 capi di Stato, compresi i sovrani e reali. Sono previsti anche 100 capi di governo, 40 tra ministri e viceministri, 8 vicecapi di stato e 20 capo delegazioni. In tutto saranno 122 le delegazioni straniere presenti, di queste già 105 si trovano a Roma.

(DA: L’Unione Sarda- 26 aprile 2014)

Non lasciatevi ingannare dai “leader di questo mondo”, dai “santoni” e da chi vuole “attirare a sé le menti e i cuori”.

Lo ha detto il Papa all’Angelus, ricordando che Gesù ha ammonito contro quanti “verranno nel mio nome”, con un “invito al discernimento”.

Anche oggi “ci sono falsi “salvatori”, che tentano di sostituirsi a Gesù: leader di questo mondo, santoni, anche stregoni, personaggi che vogliono attirare a sé le menti e i cuori, specialmente dei giovani. Non andate dietro a loro”, ha raccomandato il Papa.

Poi l’idea della Misericordina: “Come mezzo di prevenzione si assume una volta al giorno – recita la posologia – e in casi urgenti si assume tante volte quante chiede la tua anima. La posologia è identica per bambini e adulti”. Tirati in ventimila copie i “bugiardini” realizzati in italiano, polacco, inglese e spagnolo, spiegano quando ricorrere a “Misericordina – 50 grani per il cuore“.

E ventimila scatolette della “medicinavengono distribuiti in piazza San Pietro dopo l’Angelus del Papa. Si tratta di 20.000 rosari, contenuti in una piccola scatoletta in tutto simile a quelle dei farmaci – con l’ illustrazione di un miocardio e di un tracciato cardiaco – e accompagnati dalle istruzioni. Tra queste: “prima di usare la medicina, leggere il contenuto di questo prospetto; se è necessario leggerlo una seconda volta, e quando è necessario un consiglio o una informazione aggiuntiva, mettersi in contatto con un sacerdote”.

Seguono le spiegazioni su cosa sia Misericordina e quando vada usata, sulle precauzioni per l’uso, la posologia, le forme di somministrazione, le controindicazioni.

(DA: TelevideoRai.it-17 nov 2013)-foto da internet

IL PONTEFICE APRE AI DIVORZIATI

E ALLE DONNE CHE HANNO ABORTITO

La Chiesa del buon Samaritano, capace di «chinarsi sulle ferite».

Più «ospedale da campo» che «laboratorio».

Sempre in frontiera, fatta di pastori e non di «chierici di Stato»,

pronta ad ascoltare i «dubbi» dei veri profeti.

E a guidarla un papa che dai suoi errori ha imparato a non essere «autoritario», che mette il «Vangelo puro» prima delle riforme, che non giudica i gay, e per loro predica misericordia, come anche per i divorziati risposati e le donne che hanno abortito. E intende il dialogo ecumenico anche come possibilità di imparare dagli altri cristiani, che vuole che i dicasteri romani siano «al servizio del Papa e dei vescovi». Un papa gesuita, quindi capace di «discernimento» e di «creatività»

Questa è la Chiesa di Francesco, a sei mesi dall’elezione, come emerge da una lunga intervista al direttore di Civiltà cattolica , Antonio Spadaro, frutto di tre colloqui, che sarà pubblicata in diverse riviste gesuite. L’intervista è davvero a tutto campo, e fornisce un quadro prezioso delle idee e della storia del Pontefice, dei suoi rapporti con la spiritualità gesuita, spiega molto di ciò che è stato Bergoglio e di ciò che potrebbe essere la sua riforma della Chiesa. «Il mio modo autoritario e rapido di prendere decisioni», racconta, «mi ha portato ad avere seri problemi e a essere accusato di essere ultraconservatore». Un’esperienza difficile che oggi mette a frutto: ha capito quanto sia importante «la consultazione». «I Concistori, i Sinodi sono, ad esempio, luoghi importanti per rendere vera e attiva questa consultazione. Bisogna renderli però meno rigidi. Voglio consultazioni reali, non formali».

«Molti, ad esempio», osserva il Papa chiarendo l’importanza dell’esercizio del discernimento, richiesto da sant’Ignazio, fondatore dei gesuiti – pensano che i cambiamenti e le riforme possano avvenire in breve tempo. Io credo che ci sia sempre bisogno di tempo per porre le basi di un cambiamento efficace. E questo è il tempo del discernimento. E a volte il discernimento invece sprona a fare subito quel che invece inizialmente si pensa di far dopo». Ma la prima riforma deve essere quella dell’atteggiamento. I ministri del Vangelo devono essere persone capaci di riscaldare il cuore delle persone, di camminare nella notte con loro, di saper dialogare e anche di scendere nella loro notte, nel loro buio senza perdersi».

**DA: L’Unione Sarda-20 set 2013**

“Così si imita il gesto omicida di Caino”

Chi parla male del prossimo è un ipocrita che non ha “il coraggio di guardare i propri difetti”.

E’ il monito di papa Francesco nella messa di stamani a Santa Marta. Il Papa ha sottolineato che le chiacchiere hanno una “dimensione di criminalità”, perché ogni volta che parliamo male dei nostri fratelli imitiamo il gesto omicida di Caino.

“Perché guardi la pagliuzza che è nell’occhio del tuo fratello e non t’accorgi della trave che è nel tuo?”: papa Francesco ha sviluppato la sua omelia – riportata dalla Radio Vaticana – partendo dall’interrogativo posto da Gesù che scuote le coscienze di ogni uomo, in ogni tempo. Dopo averci parlato dell’umiltà, ha osservato, Gesù ci parla del suo contrario,di quell’atteggiamento odioso verso il prossimo, di quel diventare giudice del fratello”. E qui, ha affermato, Gesù “dice una parola forte: ipocrita”.

Quelli che vivono giudicando il prossimo, parlando male del prossimo, sono ipocriti, perché non hanno la forza, il coraggio di guardare i loro propri difetti – ha detto -. Il Signore non fa, su questo, tante parole. Poi dirà, più avanti, che quello che ha nel suo cuore un po’ d’odio contro il fratello è un omicida… Anche l’Apostolo Giovanni, nella sua prima Lettera, lo dice, chiaro: colui che odia suo fratello, cammina nelle tenebre; chi giudica il fratello, cammina nelle tenebre”. Ogni volta che noi “giudichiamo i nostri fratelli nel nostro cuore – ha proseguito – e peggio, quando ne parliamo di questo con gli altri siamo cristiani omicidi”:

“Un cristiano omicida … Non lo dico io, eh?, lo dice il Signore. E su questo punto, non c’è posto per le sfumature. Se tu parli male del fratello, uccidi il fratello. E noi, ogni volta che lo facciamo, imitiamo quel gesto di Caino, il primo omicida della Storia“.

E aggiunge che in questo tempo in cui si parla di guerre e si chiede tanto la pace, “è necessario un gesto di conversione nostro”. “Le chiacchiere – ha avvertito – sempre vanno su questa dimensione della criminalità. Non ci sono chiacchiere innocenti”.

La lingua, ha detto ancora riprendendo l’Apostolo Giacomo, è per lodare Dio, “ma quando la nostra lingua la usiamo per parlare male del fratello o della sorella, la usiamo per uccidere Dio”, “l’immagine di Dio nel fratello”.

Qualcuno, ha affermato il Papa, potrebbe dire che una persona si meriti le chiacchiere. Ma non può essere così: “‘Ma vai, prega per lui! Vai, fai penitenza per lei! E poi, se è necessario, parla a quella persona che può rimediare al problema. Ma non dirlo a tutti!’.

Paolo è stato un peccatore forte, e dice di se stesso: ‘Prima ero un bestemmiatore, un persecutore e un violento. Ma mi è stata usata misericordià. Forse nessuno di noi bestemmia – forse. Ma se qualcuno di noi chiacchiera, certamente è un persecutore e un violento. Chiediamo per noi, per la Chiesa tutta, la grazia della conversione dalla criminalità delle chiacchiere all’amore, all’umiltà, alla mitezza, alla mansuetudine, alla magnanimità dell’amore verso il prossimo”.

**DA:L’Unione Sarda-13 set 2013**

Brevi dati storici (da cartello lato portone verso la P.zza omonima posizionato all’esterno della Chiesa)

 

(Foto: m. camedda)

Il Papa a Lampedusa:

“Mai più morti in mare, spina nel cuore”

Francesco ha gettato in mare fiori in ricordo dei morti nelle traversate: ‘no globalizzazione indifferenza’. Diecimila persone hanno assistito alla Messa

Papa Francesco ha visitato l’isola di Lampedusa. Arrivato poco prima delle nove di mattina, il pontefice e’ ripartito alle 13.15. Appena giunto e’ salito a bordo di una motovedetta della Guardia costiera, accompagnato da un corteo di barche di pescatori. Dalla motovedetta ha gettato nel mare di Lampedusa, presso la “porta d’Europa” di Punta Maluk, una corona di crisantemi bianchi e gialli in ricordo dei migranti morti durante le traversate. Prima di lanciare i fiori il Papa si è raccolto in preghiera. Il lancio della corona in mare è stato salutato dal suono delle sirene delle barche dei pescatori.

Poi Francesco è arrivato al porto di Lampedusa, a Punta Favarolo, con la motovedetta della Capitaneria di porto che in otto anni ha tratto in salvo dal mare 30 mila persone. Sul molo lo attendevano gruppi di migranti, che ha salutato al suo passaggio. Ha stretto loro la mano, quasi tutti i migranti erano giovanissimi, gli ha sorriso.

Vi saluto tutti e ringrazio per l’accoglienza, tutti siamo qui nella preghiera e anche per questo non ho parlato. E’ per questo che sono qui. Grazie, grazie“, ha detto il Papa agli immigrati. I profughi sono per metà cristiani e per metà musulmani, molti eritrei, tra loro anche tre donne e per la maggioranza sono minorenni.

Noi siamo fuggiti dal nostro Paese per due motivi, politico e economico, per arrivare in questo luogo tranquillo abbiamo superato vari ostacoli, siamo stati rapiti da vari trafficanti. Per arrivare qui in Italia abbiamo sofferto tantissimo“. Così un giovane immigrato si è rivolto a Papa Francesco al quale ha anche consegnato una lettera sul Molo Favarolo di Lampedusa. Nell’intervento il ragazzo, che si è anche interrotto per la commozione, ha chiesto aiuto per la situazione particolare: “Siamo qui - ha detto - costretti a rimanere in Italia perché abbiamo lasciato le impronte digitali e per questo non possiamo andare via. Quindi - ha aggiunto - chiediamo agli altri Paesi europei di aiutarci“.

A bordo della “campagnola” scoperta, poi, il Pontefice ha percorso le strade di Lampedusa, salutato e acclamato dalla folla, per dirigersi al campo sportivo “Arena”, in località Salina, per la messa. Il Pontefice è stato circondato dalla folla che lo ha acclamato: ha stretto al petto petto e baciato bambini, li ha accarezzati, ha stretto le mani che i fedeli gli hanno teso, ha sorriso a tutti e li ha salutati con la mano. L’ingresso al campo sportivo è stato accolto da grida dei presenti e dallo sventoli dei cappellini bianchi e gialli.

LA MESSA A LAMPEDUSA – E’ stata la notizia degli “immigrati morti in mare, da quelle barche che invece di essere una via di speranza sono state una via di morte”, diventata per lui “una spina nel cuore che porta sofferenza” a spingere il Papa ad andare a Lampedusa, ha detto, per “risvegliare le nostre coscienze perché ciò che è accaduto non si ripeta“. “Immigrati morti in mare, da quelle barche che invece di essere una via di speranza sono state una via di morte. Così il titolo dei giornali“, ha detto il Papa all’inizio dell’omelia.

Quando alcune settimane fa ho appreso questa notizia, che purtroppo tante volte si è ripetuta - ha proseguito -, il pensiero vi è tornato continuamente come una spina nel cuore che porta sofferenza”. E allora “ho sentito che dovevo venire qui oggi a pregare - ha aggiunto -, a compiere un gesto di vicinanza, ma anche a risvegliare le nostre coscienze perché ciò che è accaduto non si ripeta. Non si ripeta per favore“.

Vorrei dire una parola di sincera gratitudine e di incoraggiamento a voi, abitanti di Lampedusa e Linosa, alle associazioni, ai volontari e alle forze di sicurezza, che avete mostrato e mostrate attenzione a persone nel loro viaggio verso qualcosa di migliore“, ha detto il Papa durante la messa: “Voi siete una piccola realtà, ma offrite un esempio di solidarietà! Grazie“.

Nella messa a Lampedusa, papa Francesco ha rivolto un pensiero “ai cari immigrati musulmani che, oggi, stasera, stanno iniziando il digiuno di Ramadan, con l’augurio di abbondanti frutti spirituali”. “La Chiesa vi è vicina - ha aggiunto - nella ricerca di una vita più dignitosa per voi e le vostre famiglie. A voi, ‘O ‘scià“.

Partendo dalle domande bibliche “Adamo, dove sei?” e “Caino, dov’è tuo fratello“, papa Francesco, con riferimento ai naufragi dei migranti, ha detto a Lampedusa che “queste due domande di Dio risuonano anche oggi, con tutta la loro forza!”. “Tanti di noi, mi includo anch’io, siamo disorientati, non siamo più attenti al mondo in cui viviamo”, e “non siamo più capaci neppure di custodirci gli uni gli altri“. E’ così, secondo Bergoglio, che “si giunge a tragedie come quella a cui abbiamo assistito“. “‘Dov’è tuo fratello?’, la voce del suo sangue grida fino a me, dice Dio - ha detto il Pontefice -. Questa non è una domanda rivolta ad altri, è una domanda rivolta a me, a te, a ciascuno di noi”. “Quei nostri fratelli e sorelle - ha proseguito - cercavano di uscire da situazioni difficili per trovare un po’ di serenità e di pace; cercavano un posto migliore per sé e per le loro famiglie, ma hanno trovato la morte“. “Quante volte coloro che cercano questo non trovano comprensione, accoglienza, solidarietà! – ha aggiunto - E le loro voci salgono fino a Dio!”.

La “cultura del benessere” ci rende “insensibili alle grida degli altri“, ci fa vivere “in bolle di sapone”, in una situazione “che porta all’indifferenza verso gli altri – per il Papa -, anzi porta alla globalizzazione dell’indifferenza. Ci siamo abituati alla sofferenza dell’altro, non ci riguarda, non ci interessa, non è affare nostro!”. “Chi è il responsabile del sangue di questi fratelli e sorelle? – ha chiesto il Papa parlando dell’aspetto dell’indifferenza – Nessuno! Tutti noi rispondiamo così: non sono io, io non c’entro, saranno altri, non certo io“. “Ma Dio – ha proseguito – chiede a ciascuno di noi: ‘Dov’è il sangue di tuo fratello che grida fino a me?’. Oggi nessuno si sente responsabile di questo; abbiamo perso il senso della responsabilità fraterna; siamo caduti nell’atteggiamento ipocrita del sacerdote e del servitore dell’altare, di cui parla Gesù nella parabola del Buon Samaritano: guardiamo il fratello mezzo morto sul ciglio della strada, forse pensiamo ‘poverino’, e continuiamo per la nostra strada, non è compito nostro; e con questo ci sentiamo a posto“.

La cultura del benessere – ha spiegato Bergoglio -, che ci porta a pensare a noi stessi, ci rende insensibili alle grida degli altri, ci fa vivere in bolle di sapone, che sono belle, ma non sono nulla, sono l’illusione del futile, del provvisorio, che porta all’indifferenza verso gli altri, anzi porta alla globalizzazione dell’indifferenza“. Secondo il Papa, “ci siamo abituati alla sofferenza dell’altro, non ci riguarda, non ci interessa, non è affare nostro!“. “Ritorna la figura dell’Innominato di Manzoni - ha aggiunto -. La globalizzazione dell’indifferenza ci rende tutti ‘innominati’, responsabili senza nome e senza volto“.

Di fronte alle morti in mare, ha detto il Papa, “domandiamo al Signore la grazia di piangere sulla nostra indifferenza, sulla crudeltà che c’é nel mondo, in noi, anche in coloro che nell’anonimato prendono decisioni socio-economiche che aprono la strada a drammi come questo. ‘Chi ha pianto?’”. “Chi di noi ha pianto pe questo fatto e per fatti come questo? Chi ha pianto per la morte di questi fratelli e sorelle? Chi ha pianto per queste persone che erano sulla barca? Per le giovani mamme che portavano i loro bambini?”, “siamo una società che ha dimenticato l’esperienza del piangere“.

Nell’omelia a Lampedusa il Papa ha sottolineato in un passaggio a braccio anche il dramma dei migranti di cui sono responsabili i trafficanti di uomini. I migranti “prima di arrivare qui - ha detto - sono passati attraverso i trafficanti, quelli che sfruttano la povertà degli altri, queste persone per cui la povertà degli altri è fonte di guadagno” e a causa di questi “hanno sofferto“.

Per i morti in mare “Signore, ti chiediamo perdono“, ha detto il Papa al termine dell’omelia a Lampedusa. E ha aggiunto a braccio: “perdono Signore“.

Lampedusa sia faro per tutto il mondo, perché abbia il coraggio di accogliere quelli che cercano una vita migliore”, ha chiesto il Papa al termine della messa, ringraziando i lampedusani sia per “l’accoglienza” che per la “tenerezza” verso gli immigrati. “Voglio ringraziarvi ancora di più, voi lampedusani - ha detto il Papa a braccio – per l’esempio di amore, di carità, di accoglienza“. Dopo aver citato il vescovo che ha parlato dell’isola come “faro”, il Papa ha invitato il mondo a prendere esempio da Lampedusa. “Grazie per la vostra testimonianza - ha concluso - e voglio ringraziare anche per la vostra tenerezza, che ho sentito dai racconti di don Stefano e del suo viceparroco, sulla nave“. Nel suo saluto al Papa l’arcivescovo di Agrigento, mons. Francesco Montenegro, ha parlato di Lampedusa come “scoglio e faro”, che “purtroppo per molti è diventato tomba”, un “faro – ha detto mons. Montenegro, che è anche presidente della Fondazione della Cei per i migranti, la ‘Migrantes’ – acceso per la Chiesa intera, per l’Italia, per l’Europa. Essa – ha proseguito mons. Montenegro – ricorda a tutti che ci sono delle esigenze di giustizia, di dignità, che non possono essere soppresse; quest’isola è lampada accesa perché non si pensi più in termini di emergenza o di semplice accoglienza, ma a promuovere politiche adeguate di giustizia e di rispetto di ogni vita umana”.

Protettrice dei migranti e degli itineranti, assisti con cura materna gli uomini, le donne e i bambini costretti a fuggire dalle loro terre in cerca di avvenire e speranza“. E’ un passo della preghiera pronunciata dal Papa a Lampedusa davanti alla statua di Maria, stella del mare. “L’incontro con noi e con il nostro popolo non si trasformi in sorgente di nuove e più pesanti schiavitù e umiliazioni“. “Rifugio dei peccatori – ha detto ancora il Pontefice -, ottieni la conversione del cuore si quanti generano guerra, odio e povertà, sfruttano i fratelli e le loro fragilità, fanno indegno commercio della vita umana“.

Dopo l’ennesimo bagno di folla, Papa Francesco ha lasciato il campo sportivo per raggiungere la parrocchia di San Gerlando, l’ultimo degli appuntamenti ufficiali della sua visita a Lampedusa. Nella chiesa del paese il Pontefice ha incontrato altri migranti, un gruppo di cittadini di Lampedusa con il sindaco, Giusi Nicolini, e i parrocchiani guidati da don Stefano Nastasi.

Grazie per questa testimonianza, il Signore vi benedica e vi aiuti a proseguire in questo atteggiamento tanto umano quanto cristiano“. Con queste parole Papa Francesco ha concluso la sua visita a Lampedusa, salutando gli isolani davanti alla parrocchia di San Gerlando. Il Papa si è poi diretto in aeroporto seguito dalla folla che per tutta la mattina lo ha accompagnato nella sua visita.

Un barcone carico di migranti è giunto a Lampedusa poco prima dell’arrivo del Papa. L’imbarcazione, con 165 stranieri a bordo, e’ stata intercettata dalle motovedette della Guardia di Finanza e della Capitaneria di Porto. I 165 migranti sono stati caricati su due motovedette della Capitaneria di porto e una della Guardia di finanza a poche miglia di distanza dal porto dell’isola. Una volta soccorsi, sullo stesso Molo Favarolo dove meno di un’ora dopo è sbarcato il Pontefice, sono stati accompagnati al Centro di primo soccorso sull’isola. Tra di loro ci sono anche quattro donne.

**DA: TelvideoRai.it-8 lug 2013**

(foto da internet)

A me fa male quando vedo un prete o una suora con un’auto di ultimo modello: ma non si può!“.

Lo ha detto papa Francesco durante l’incontro con i seminaristi, i novizi e le novizie nell’Aula Paolo VI.

Il Papa parlava del fatto che la gioia non nasce “dalle cose che si hanno”. “Alcuni diranno la gioia nasce dalle cose che si hanno - ha detto il Papa -, allora ecco la ricerca dell’ultimo modello di smartphone, lo scooter più veloce, l’auto che si fa notare”.

Ma a me fa male quando vedo un prete o una suora con l’auto ultimo modello, ma non si può!“, ha aggiunto, suscitando un grande applauso dei circa seimila presenti. Scherzando, Bergoglio ha poi aggiunto: “Voi ora pensate questo, ‘adesso padre dobbiamo andare con la bicicletta?’ Ma la bicicletta è buona, mons. Alfred va con la bicicletta“, ha detto accennando al suo segretario particolare, mons. Alfred Xuereb.

Io credo che la macchina è necessaria, si deve fare tanto lavoro, spostarsi tanto, ma prendetene una più umile - ha detto ancora il Papa -. Se prendete quella bella, pensate a quanti bambini muoiono di fame. Soltanto quello. La gioia non viene dalle cose che si hanno“.

Proprio stamane, per spostarsi dalla residenza Santa Marta al Palazzo apostolico, a quanto si apprende papa Francesco è salito su una vecchia Ford Focus.

**DA: L’Unione Sarda.it-6 lug 2013**

Ultimi interventi conservativi per la chiesetta della Solitudine, che ospita le spoglie del premio Nobel alla letteratura Grazia Deledda.

Venerdì la ditta cagliaritana Tre N si è aggiudicata l’appalto di poco superiore ai ventimila euro per il completamento dei lavori di restauro della chiesa che si trova ai piedi del monte Ortobene.

Un monumento ricco di opere che è stato ricostruito negli anni Cinquanta su progetto del pittore nuorese Giovanni Ciusa Romagna, e dove si possono ammirare i lavori del sassarese Eugenio Tavolara come il crocifisso sovrastante l’altare.

Ora la chiesa, che ha già subito in questi anni un importante intervento di ristrutturazione da parte dell’amministrazione comunale, compreso anche le pertinenze esterne, sarà oggetto degli ultimi lavori di restauro.

**DA:L’Unione Sarda- fabio ledda-2 giu 2013**

SI DEFINI’ “ANGELICAMENTE ANARCHICO”

Oggi l’addio al salesiano imprevedibile ma fedele alla Chiesa

E così, dopo il funerale, oggi lo seppelliranno, questo prete folle e geniale che ha commosso l’Italia e fatto irruzione nei Tg con il suo viso lungo e incavato, il suo immancabile sigaro e il suo cappello a falda larga sempre calcato in testa (quando non indossava un terrificante colbacco!): se ne va un prete famoso come una rockstar.

Don Andrea Gallo lascia questa terra, dopo aver unito nell’ultimo saluto tutti i mondi lontanissimi che ha attraversato, da monsignor Bagnasco, che ha tenuto l’orazione funebre, al suo amico Vasco Rossi che ieri ha scritto nel libro degli omaggi: «Il mondo che vorrei è il tuo mondo», a uno stupefacemte Flavio Briatore che ha detto «Era uno di noi», all’amico Gino Paoli, che aveva cantato con lui «Bella ciao» alla fine di una messa.

AMICI E NEMICI Lo hanno pianto gli ex tossicodipendenti della sua comunità e i prelati, le prostitute e i politici, gli amici (e ne aveva tanti) ma anche i nemici: perché poi, quando te ne vai, i primi attributi che restano impressi nel ricordo sono la statura e la grandezza. Il fatto è che Don Gallo, anche per quelli che lo detestavano (e ce n’erano tanti) era uno che, come diceva Primo Levi, «Aveva una statura tale che non passava per le porte».

La sua, peró, è una figura molto più complessa di quanto non sembri: era appassionato, lirico, sregolato, innamorato delle proprie parole ma non di se se stesso, frugale, imprevedibile, libertario, logorroico. Parlava sempre all’impronta, ma dietro questa improvvisazione c’era il sostegno robusto di anni di severissimi studi teologici a Roma, dopo la formazione nell’ordine dei salesiani. A guardarlo a volte sembrava quasi un cartone animato disneyano, con quel profilo che poteva essere disegnato solo con un tratto stilizzato: ma osservandolo meglio si scopriva che era molto più sfaccettato e complesso di quanto non rivelassero le apparenze.

LO SPINELLO La sua posizione a favore della legalizzazione delle droghe leggere, per dire, un tempo aveva suscitato scandalo: oggi non più. «Ne abbiamo discusso per una vita», ha spiegato don Mazzi, aggiungendo che lo piange come un fratello. E lo stesso don Andrea ha raccontato che un giorno un parlamentare gli aveva chiesto di registrare un spot in cui doveva recitare lo slogan: «Lo spinello fora il cervello». Don Gallo aveva declinato l’invito rispondendo sdegnato: «Voi il cervello ce l’avete forato anche senza bisogno di fumare». Era a favore della contraccezione, e spiegava: «Siccome combatto l’Aids so che non violo nessun comandamento di nostro Signore, visto che il preservativo è un modo per salvare il valore più sacro: la vita».

LE AMMONIZIONI Un’altra volta invece aveva raccontato con orgoglio la sua fedeltà alla Chiesa, anche come istituzione: «Sapete, noi funzioniamo come la Federazione gioco calcio, ci sono i cartellini rossi e le espulsioni. Io ho avuto cinque diversi cardinali, e nemmeno una ammonizione!». Era (quasi) la verità. Perché in realtà, agli inizi della sua carriera, negli anni Sessanta, era stato allontanato dalla parrocchia del Carmine per una ormai celebre omelia contro «la droga del cervello» (che secondo lui era la propaganda per la guerra). In quell’occasione aveva rischiato l’esilio nell’isola si Capraia, ma lui ricordava quell’allontanamento come una fortuna: «Chissà, se non mi avessero cacciato non avrei mai fondato la mia comunità. Le vie del Signore sono imperscrutabili!».

UN RIBELLE Agli inizi della carriera, dopo essersi formato nei salesiani era sempre in odore di eresia. Per il resto della sua vita è stato un ribelle, che però sta ben attento a non rompere mai il cordone della sua appartenenza. Alla lettera di un superiore, in cui gli si rimproverava di essere anarchico e comunista, aveva risposto con l’ironia: «Si decida! O comunista, o anarchico: perché, come è noto, non sono la stessa cosa». Ma a decidere tra i due aggettivi poi era stato lui, al punto da intitolare il suo primo libro «Angelicamente anarchico».

Un giorno gli avevo chiesto come avesse fatto a scriverne ben quindici titoli (più un dvd con il meglio delle prediche!). E lui aveva risposto: «Sono così tanti?». Allora mi aveva raccontanto che non rifiutava mai nessuna proposta, da nessun editore, dai Fratelli Frilli alla Mondadori, da Aliberti a Dalai, a Chiarelettere: «Prendo l’acconto e ci paghiamo subito le bollette della comunità: poi arriva qualcuno con un registratore, io parlo per un paio di giorni, e fanno tutto loro, eh eh».

GESÙ, UN LEADER Anche questo non era del tutto vero, ma la cosa incredibile è che finiva sempre in classifica. Con l’amico Loris Mazzetti lavoró giorni per scrivere «Sono venuto per servire». Frase memorabile di quel libro: «Peccato che Gesù sia un prete. Se fosse un politico avremmo trovato il nostro leader!». Sempre a Mazzetti, poco prima di morire, aveva rivelato il suo entusiasmo per papa Bergoglio: «Ohé, ma lo sai che questo papa, quando parla, le azzecca tutte?». Fino all’ultimo dormiva in una stanzetta grande come un fazzoletto. Oppure in una più grande con altre tre persone, perché le storie del dolore a Genova erano tante, gli spazi della comunità di San Benedetto erano limitati, e lui andava orgoglioso di un’altra cosa: «Magari ci stringiamo, ma qui non abbiamo mai chiuso la porta a nessuno».

LA SUA COMUNITÀ Amava dissacrare, certo, ma senza mai abbandonare il suo Vangelo, in cui rimaneva piantato con entrambi i piedi: girava tutta Italia come se fosse in tourné, ma sempre per tornare a i ragazzi della sua comunità, con cui aveva costruito persino un ristorante e una libreria di seconda mano. C’era gente che andava a pranzo al porto solo per salutarlo: «Oggi abbiamo le permette al pesto e il don passa all’una». Sul muro della comunità il verso del suo amico Fabrizio De André: «Dai diamanti non nasce niente/ dal letame nascono i fior». Aveva tenuto l’omelia per Fernanda Pivano, aveva letto la lista degli incontri importanti della sua vita da Fazio, partecipato addirittura come cantante al disco solista di Cisco, il leader dei Modena city rambler, a Genova, nel 2001, aveva vagheggiato (per fortuna senza riuscire nell’intento) questa idea: «Come sarebbe bello se oggi, io e altri cinque sacerdoti, violassimo, con spirito eucaristico e nonviolento, la zona rossa».

LA STRADA E LA LIBERTÀ Eppure, malgrado qualche iperbole, non aveva l’insopportabile tasso di ideologia di alcuni sacerdoti pseudo-no global che sono andati di moda in questi anni. «Vedi -ripeteva – tu puoi fare molti errori, io ne ho fatti una caterva, e sono molto severo con me stesso. Poi, però, se credi alla parola di Gesù restano solo le opere». Ecco, molti lo hanno amato per le sue prediche teatrali e le sue trasgressioni. Invece quello che resta di lui sono le tante persone che ha salvato dalla strada, e quella idea semplice ma terribilmente bella della fede: «Per me Cristo è essenzialmente tre cose: la vita, la gioia e la libertà».

Roba da far convertire gli atei.

**Da: L’Unione Sarda-Luca Telese-25 mag 2013**

(foto da internet)

“Questa è una crisi dell’uomo, che distrugge l’uomo, ci si preoccupa delle banche e non delle famiglie, di chi muore di fame”.

Ha parlato con parole sentite, commosse, Papa Francesco, della crisi che oggi colpisce la società.

Una crisi – ha detto durante la veglia in Piazza San Pietro con i movimenti ecclesiali, davanti a circa duecentomila persone – che è prima di tutto etica. “Nella vita pubblica, politica se non c’è l’etica tutto è possibile, tutto si può fare. Allora vediamo, leggiamo i giornali, come la mancanza di etica nella vita pubblica fa tanto male all’umanità intera“.

Il Papa rispondeva ‘a braccio‘ a domande rivoltegli dai rappresentanti delle aggregazioni laicali e delle nuove comunità, in particolare a una su come si possa vivere “una Chiesa povera per i poveri“. Ha quindi raccontato, citando un rabbino del dodicesimo secolo, la storia della costruzione della Torre di Babele. “Quando cadeva una torre era una tragedia nazionale, veniva punito l’operaio, perché i mattoni erano preziosi – ha detto -. Ma se cadeva l’operaio non succedeva niente“.

Oggi, ha proseguito, “se cadono gli investimenti, le banche, questa è una tragedia. Se invece le famiglie stanno male, non hanno da mangiare, allora questo non fa niente: questa è la nostra crisi di oggi. La Chiesa povera per i poveri va contro questa mentalità“.

Bergoglio ha comunque spiegato che “la Chiesa non è un movimento politico, nè una struttura ben organizzata“.

Noi non siamo una ong – ha detto -. Quando la Chiesa diventa una ong perde il sale, non ha sapore, diventa una vuota organizzazione“.

Siate furbi – ha avvertito – perché il diavolo ci inganna, perché c’è il pericolo dell’efficientismo, e una cosa è predicare Gesù, un’altra cosa è l’efficienza“.

Per Bergoglio, inoltre, “quando la Chiesa diventa chiusa si ammala, come una stanza che rimane chiusa e dove l’aria è viziata“.

Preferisco mille volte una Chiesa incidentata, che subisce degli incidenti, piuttosto che una Chiesa malata per chiusura“.

Quindi andare incontro agli altri, combattere la “cultura dello scontro, la cultura della frammentazione“. E anche la “cultura dello scarto”, quella che emargina anziani e bambini.

“Dobbiamo fare con la nostra fede una cultura dell’incontro, una cultura dell’amicizia – ha detto il Papa -, dobbiamo andare incontro a chi non la pensa come noi, perché tutti sono figli di Dio, senza negoziare la nostra presenza“.

Per Bergoglio, poi, è uno “scandalo” che non faccia notizia la morte di un barbone per il freddo, che ci siano bambini che non hanno da mangiare.

Non dobbiamo essere cristiani inamidati, come persone che prendono il tè: dobbiamo essere cristiani coraggiosi, andare incontro a quelli che sono la carne di Cristo“.

Ha parlato a braccio per quasi 40 minuti, il Pontefice, anche con molti momenti sorridenti. Come quando ha raccontato della nonna che da bambino gli ha fatto incontrare la fede. O della confessione fatta a 17 anni che gli ha fatto sentire la vocazione al sacerdozio. O quando ha ammesso che delle volte si addormenta guardando il sacrario. O quando ha rimproverato bonariamente i duecentomila della piazza perché al suo passaggio gridavano “Francesco, Francesco” e non “Gesù, Gesù“. “Mai più Francesco – ha scherzato- gridate Gesù“.

Il Papa ha anche ironizzato sui vincoli a cui è sottoposto in Vaticano. “Quando io vado a confessare – ha detto – anzi, quando andavo, adesso non si può, perché uscire da qui non è possibile...”. E giù gli applausi della folla.

Presenti in piazza circa 150 movimenti, tra cui Cl, Azione Cattolica, Focolari, Sant’Egidio, Neocatecumenali, Rns, gli Scout, tra canti, preghiere, letture bibliche. In prima fila anche il ministro della Difesa Mario Mauro.

Il Papa ha invitato tutti a dare soprattutto “testimonianza” della propria fede. E pensando ai tanti cristiani perseguitati, ha sottolineato che “ci sono più martiri oggi che nei primi secoli della Chiesa“, ma “un cristiano deve sempre saper rispondere al male con il bene“. Stamattina ancora i movimenti in piazza per la messa di Pentecoste presieduta dal Papa.

Papa Francesco il 22 settembre a Bonaria:

al Porto canale incontrerà i cassintegrati

(DA: L’Unione Sarda.it-19 mag 2013)

Appuntamento di fede per la

conclusione dell’anno giubilare

Tra i presenti Cappellacci, Barracciu, Crisponi, Cucca, Pittalis e Arbau

Chissà se sia stata più influente l’opportunità di lucrare le indulgenze o l’attuale clima di larghe intese che abbraccia la nazione. Sta di fatto che mercoledì pomeriggio, a piedi del Cristo miracoloso di Galtellì, in concomitanza dalla giornata giubilare dedicata ai rappresentanti delle istituzioni e alle organizzazioni sociali, sindacali ed economiche del territorio, si sono incontrati un gran numero di politici isolani di primo piano miscelati in un cocktail assolutamente trasversale e bipartisan.

Tra loro, giusto per citare i più noti, il governatore Ugo Cappellacci, la neo europarlamentare Francesca Barracciu, il senatore Giuseppe Luigi Cucca, l’assessore regionale al Turismo Luigi Crisponi e i consiglieri regionali Pietro Pittalis e la new entry Efisio Arbau. Il tutto sotto gli occhi benedicenti dell’arcivescovo di Cagliari Arrigo Miglio e del vescovo di Nuoro Mosè Marcia, e quelli rallegrati da un sorriso carico di soddisfazione degli organizzatori dell’evento: il parroco don Ruggero Bettarelli, il coordinatore del comitato Los Milagros l’ex presidente della Regione Angelino Rojck, il sindaco in carica Renzo Soro e l’ex primo cittadino Giovanni Cosseddu. L’appuntamento era inserito all’interno delle celebrazioni per la conclusione dell’anno giubilare, proclamato dal pontefice Benedetto XVI e decretato dal vescovo di Nuoro monsignor Mosé Marcìa l’aprile dello scorso anno in occasione del 400esimo anniversario dei miracoli del Cristo di Galtellì.

La giornata giubilare è stata celebrata dall’arcivescovo di Cagliari monsignor Arrigo Miglio ed è stata caratterizzata dalla processione partita alle 17.30 dall’antica basilica di San Pietro e conclusasi nella chiesa parrocchiale del Santissimo Crocifisso, dove si è svolta la messa con indulgenze allegate. «È stato un momento profondo di unione, solidarietà e speranza – ha affermato il presidente Cappellacci, autore mercoledì di una vera maratona di fede avendo assistito in mattinata a Cagliari anche alla processione di sant’Efisio – un evento che raccoglie insieme idealmente tutte le comunità isolane attorno al Cristo di Galtellì».

Tutti insieme sotto il segno della Croce dunque, almeno sino ad avanti ieri. Perchè il clima ecumenico tra gli illustri ospiti potrebbe cambiare presto: a molti osservatori non è sfuggito infatti che due tra i partecipanti all’appuntamento galtellinese, nello specifico Ugo Cappellacci e Francesca Barracciu, potrebbero trovarsi a breve, “l’un contro l’altro armati”, impegnati in una sfida all’ultimo voto per la conquista della poltrona isolana più ambita: quella di Villa Devoto a Cagliari. E così, almeno ad indulgenze, i due partirebbero alla pari.

(DA: LA Nuova-Angelo Fontanesi-3 mag 2013)

Ricevo dalla Parrocchia del SS. Crocifisso e dal  Comitato “Los Milagros” del Cristo di Galtellì questo comunicato e che, essendo da sempre devotissimo al Cristo Miracoloso, pubblico con molta gioia questo piccolo documentario fotografico che penso possa rendere sinteticamente almeno in parte questo grandissimo evento religioso che è l’Anno Giubilare che ha portato migliaia di pellegrini a Galtellì, mio paese natio.

TESTO DEL COMUNICATO

“La Parrocchia e il Comitato evidenziano che si stanno per concludere (3 maggio) le celebrazioni dell’Anno Giubilare con l’indulgenza plenaria, proclamato dal Pontefice Benedetto XVI e decretato dal Vescovo di Nuoro Mons. Mosè Marcia in occasione del 400° Anniversario dei miracoli del Cristo di Galtellì.

Rendendo straordinaria e unica la conclusione dell’Anno Giubilare , tutti i Vescovi della Sardegna presiederanno a turno ogni sera il pellegrinaggio giubilare e la novena per il SS. Crocifisso dal 24 aprile al 3 maggio 2013.

Questo il calendario della presenza

dei Vescovi sardi alle celebrazioni Giubilari:

1. Mons. Giovanni Dettori Vescovo di Ales Terralba Mercoledì 24 Aprile

ore 17.30 pellegrinaggio giubilare ore 18 Santa Messa;

2. Mons. Giovanni Paolo Zedda Vescovo di Iglesias Giovedì 25 Aprile

ore 17.30 pellegrinaggio giubilare ore 18 Santa Messa.

3. Mons. Paolo Atzei Arcivescovo di Sassari Venerdi 26 Aprile

ore 17.30 pellegrinaggio giubilare ore 18 Santa Messa.

4. Mons. Pietro Meloni Vescovo emerito di Nuoro Sabato 27 Aprile

ore 17.30 pellegrinaggio giubilare ore 18 Santa Messa.

5. Mons. Mosè Marcia Vescovo di Nuoro Domenica 28 Aprile

ore 17.30 pellegrinaggio giubilare ore 18 Santa Messa.

6. Mons. Ignazio Sanna Arcivescovo di Oristano Lunedì 29 Aprile

ore 17.30 pellegrinaggio giubilare ore 18 Santa Messa.

7. Mons. Sebastiano Sanguinetti Vescovo di Tempio – Olbia Martedì 30 Aprile

ore 17.30 pellegrinaggio giubilare ore 18 Santa Messa.

8. Mons. Arrigo Miglio Vescovo di Cagliari Mercoledì 1 Maggio

ore 17.30 pellegrinaggio giubilare ore 18 Santa Messa.

9. Mons. Mauro Maria Morfino Vescovo di Alghero Bosa Giovedì 2 Maggio

ore 17.30 pellegrinaggio giubilare ore 18 Santa Messa.

VENERDI 3 Maggio Festa del SS. Crocifisso.

Ore 8 Santa Messa ore 10 processione con le confraternite per le strade del centro storico. Santa Messa solenne presieduta da Mons. Mosè Marcia Vescovo di Nuoro.

Il tema comune a tutti Vescovi è la Croce come forza che trasforma il mondo, che attira a Dio gli uomini che apre un cammino di fede e di redenzione, che da senso alla sofferenza e al perdono.

La Croce “coperta e tinta” del preziosissimo sangue del Cristo miracoloso si pone come sfida all’uomo moderno, ad una società in crisi non solo economica ma di valori spirituali e morali.

La presenza di 9 Vescovi nell’antica Diocesi della “Civitas Galtellina” rappresenta uno dei più alti momenti spirituali per la Sardegna .

Il Comitato Los Milagros, mentre invita i pellegrini e raccogliersi intorno ai Vescovi esprime il più vivo ringraziamento insieme a tutta la comunità ecclesiale e civile, al Vescovo Mosè Marcia e al parroco don Ruggero Bettarelli per la straordinaria conclusione dell’Anno Giubilare e del 400esimo Anniversario dei Miracoli del Cristo di Galtellì”. 

                  Parrocchia SS. Crocifisso                                                    Comitato “Los Milagros”

                              di Galtellì                                                                       del Cristo di Galtellì

(DA: comunicato della Parrocchia e  Comitato-26 apr 2013)-foto Vincenzo Gallus

“Voglio soltanto la mia croce di ferro”

Papa Francesco si è presentato alla folla senza

mozzetta e croce d’oro indossata dai predecessori.

Papa Francesco ha rinunciato a mozzetta di velluto rosso e croce d’oro. Le prime indiscrezioni la dicono lunga sul carattere di Papa Francesco. Due tratti, su tutti, emergono con forza fin dai primissimi atti successivi all’accettazione e alla scelta del nome, la semplicità e la decisione.

Non appena condotto nella stanza delle Lacrime, infatti, la sala dove il neo Pontefice abbandona una volta per tutte la talare rossa da cardinale per indossare la veste bianca da Pontefice, c’è stato, secondo quanto si apprende, quasi un braccio di ferro con il Maestro delle Celebrazioni liturgiche, mons. Guido Marini. Il quale ha proposto al neo Papa di indossare, sopra la veste bianca, la mozzetta di velluto rosso bordata di ermellino e la croce d’oro. “Questa la mette lei”, avrebbe detto Papa Francesco con piglio deciso, “io mi tengo questa, la croce di quando sono divenuto vescovo, una croce di ferro”. Una scena simile si è ripetuta questa mattina presto, mentre Papa Bergoglio si accingeva a raggiungere la basilica di Santa Maria Maggiore, luogo di culto mariano, dove ha voluto compiere una preghiera per ringraziare la Madonna.

“Lasciate la basilica aperta”, ha chiesto ai suoi collaboratori. “Sono un pellegrino e voglio andare a pregare da pellegrino tra gli altri pellegrini”, ha aggiunto.

Insofferente, Papa Francesco si è dimostrato subito anche alle rigide misure di sicurezza. “Non mi servono le guardie, non sono un indifeso”, ha protestato. Parole però, in questo caso, ovviamente vane. L’era di un Papa che possa andare in giro liberamente per le vie di Roma e magari essere avvicinato dalla gente non è ancora arrivata. Tuttavia, se queste sono le premesse, molto c’è da aspettarsi in quanto a sorprese dal primo Pontefice sudamericano della storia. Intanto, questa mattina, Papa Francesco si è dovuto accontentare di una visita privata a Santa Maria Maggiore, basilica a cui è dovuto accedere da un ingresso laterale. In futuro, chissà che non lasci avvicinare a sé qualche fedele.

(DA: L’Unione.it-15 mar 2013)

Spoglie di Grazia Deledda e opere d’arte

attirano visitatori da tutto il mondo

La Solitudine, oltre a ospitare i resti della Deledda, gode dell’arricchimento di diverse opere d’arte realizzate dagli incisori sassaresi Eugenio Tavolara e Gavino Tilocca.

Insieme agli elementi di architettura paleocristiana e di carattere romanico-regionale che caratterizzano il bronzeo portale d’ingresso, vengono raffigurate le stazioni della via Crucis, realizzate su progetto del pittore nuorese Giovanni Ciusa Romagna. Si tratta di figure stilizzate, secondo motivi tipici dell’arte popolare.

Portale in bronzo con i frontale eseguito da Eugenio Tavolara (foto camedda)

Dello stesso Tavolara sono il bassorilievo che separa la navata dell’abside dall’altare, insieme al crocefisso soprastante. Sempre all’interno del piccolo santuario, originariamente costruito nel 1600, e successivamente ricostruito sempre su progetto di Giovanni Ciusa Romagna, si trova, esattamente nell’abside, anche un pannello di un altro scultore sassarese: si tratta di Gavino Tilocca.

(DA: La Nuova-a.b.-5 mar 2013)

A Galtellì indagini serrate dopo il furto sacrilego avvenuto nella chiesa parrocchiale del Santissimo Crocifisso, il tempio-gioiello risalente al XIII secolo.

I ladri, entrati in azione nella notte tra giovedì e venerdì, hanno forzato due porte e scardinato una terza, quella della sagrestia. Qui hanno rovistato alla ricerca di soldi. Poi hanno rotto il lucchetto della catena in ferro che protegge l’inferriata davanti all’altare e alla statua del Cristo miracoloso di cui nel 2012 sono stati celebrati i 400 anni dall’evento con l’indulgenza concessa dal Papa.

I ladri sono fuggiti con le offerte contenute in una cassetta – presumibilmente poche decine di euro -, un anello e una collana d’oro.

Al di là del bottino, Galtellì è una comunità ferita dell’atto sacrilego che ha violato la sacralità di una chiesa molto cara al paese.

(DA: L’Unione Sarda-3 mar 2013)

GALTELLI': Una S.Messa sulla cima del Monte Tuttavista ai piedi della imponenete statua bronzea del Cristo

Delibera sul turismo religioso

I Cammini e gli Itinerari dello spirito della Sardegna hanno una valenza turistica e avranno un loro registro.

Lo ha riconosciuto ufficialmente la Giunta regionale che ha approvato una delibera proposta dall’assessore al Turismo, Luigi Crisponi. Si conferma così il ruolo del turismo religioso per la promozione sui mercati delle vacanze di un segmento capace di diversificare e destagionalizzare i flussi e integrato con le linee d’azione della Regione.

LA DELIBERA Il provvedimento stabilisce – è scritto in una nota – che saranno istituiti un registro dei Cammini di Sardegna e uno degli Itinerari dello spirito, tenuti dall’assessorato al Turismo, mentre l’assessore individuerà tipologie e parametri necessari per l’identificazione ufficiale da parte della Regione, fermi restando i riconoscimenti di tipo ecclesiastico, nonché quelli nazionali ed europei, che ogni cammino o itinerario potrà eventualmente ottenere. Fra le iniziative anche il consolidamento di eventi con contenuti identitari-spirituali e la promozione dell’immagine unitaria della cultura religiosa e turismo in Sardegna, anche attraverso il sito www.camminidisardegna.it .

GLI ITINERARI I maggiori operatori dell’intermediazione turistica hanno già individuato tre cammini: quello di San Giorgio Giorgio Vescovo di Suelli, dalla Trexenta alle Baronie, quello di Santu Jacu, dal Campidano di Cagliari alla Barbagia, e quello dei Santi e Martiri Sardi, dalla Gallura alla Marmilla, ai quali si aggiungono, per esempio, le celebrazioni de Los milagros del Cristo di Galtellì, il pellegrinaggio a Laconi nei luoghi di Sant’Ignazio, quello alla casa di Fra Nicola a Gesturi, quello di Santa Barbara nel Sulcis, e di Sant’Efisio nel Basso Campidano, e altri sul territorio regionale.

Nei propositi della Regione è un modo per attirare turisti anche fuori stagione con buone possibilità di successo anche in un periodo di crisi come quello che l’Isola sta attraversando.

(DA: L’Unione Sarda-12 dic 2012)

Che business, i pellegrini

I turisti per fede come opportunità di sviluppo

Le nuove frontiere dello sviluppo turistico in Sardegna lungo gli storici sentieri della spiritualità. Gli itinerari dello spirito tracciano un solco che accoglie i semi di nuove prospettive per l’economia isolana. Parte da Galtellì una riflessione collettiva, con il primo forum regionale su “Cultura religiosa e turismo” in programma il 30 novembre e il primo dicembre.

LE RAGIONI DELL’ANIMA Ragioni dell’anima Progetto di ampio respiro in cui le sublimano quelle della finanza. In prima linea l’assessorato regionale al Turismo guidato da Luigi Crisponi, l’agenzia Sardegna promozione diretta da Renato Tomasi, il comitato Milagros presieduto da Angelo Rojch, che cura le celebrazioni per i 400 anni dai miracoli del Cristo di Galtellì, l’amministrazione comunale con il sindaco Renzo Soro e il parroco don Ruggero Bettarelli.

UNA RETE DI COMUNITÀ «L’intento è quello di creare una cabina di regia che coordini una rete di comunità disposte a collaborare tra loro, con l’obiettivo comune di intercettare quel turismo spirituale che in Italia conta 5 milioni e mezzo di visitatori, la metà stranieri», spiega Crisponi nel corso della presentazione all’Isre. E auspica «una sorta di filiera, perché la Sardegna ha un importante patrimonio identitario, non sufficientemente valorizzato, monumenti e siti ad alta valenza religiosa».

IL CRISTO DI GALTELLÌ La fase iniziale vedrà protagoniste sei comunità: Galtellì e il suo Crocifisso, Laconi con i luoghi di sant’Ignazio, Suelli e il cammino di san Giorgio, Gesturi e la casa di fra’ Nicola, san Giacomo di Mandas e santa Barbara nell’Iglesiente. Coinvolta l’Opera romana: «Il simulacro del Cristo galtellinese si è dimostrato un simbolo molto forte, capace di accendere l’interesse di attori e flussi sovra regionali», osserva Rojch.«Questa figura, con il suo messaggio di fede e di pace segna oggi la via per inaugurare un percorso sardo del turismo religioso.

Lo dimostrano la concessione dell’anno giubilare, della indulgenza plenaria da parte del papa, la trasmissione sulla tv nazionale della messa galtellinese, la partecipazione di monsignor Angelo Becciu sostituto della segreteria di stato vaticana, la comparazione tra la Sindone e le essudazioni ematiche del Crocifisso». E gli oltre 9 mila pellegrini, diversi dei quali raccontano già di grazie ricevute: «Una nuova scommessa evangelica», commenta don Bettarelli.

ESPERTI A CONFRONTO Il consesso di fine mese, coordinato dal giornalista Paolo Matta, vedrà avvicendarsi esperti, autorità civili e religiose, in un simposio di livello su esperienze, arte, storia e cultura religiosa sarda, linee guida a pastorali, accoglienza dei fedeli.

(DA: L’Unione Sarda-Francesca Gungui-20 nov 2012)

 

Tutto pronto per l’appalto dei lavori

Due anni e mezzo fa il crollo della volta ha reso inagibile il piccolo tempio 

A distanza di due anni e mezzo dal giorno in cui venne dichiarata inagibile a causa del cedimento di una parte della volta, stanno per andare in appalto i lavori di recupero della chiesa parrocchiale di Santa Lucia.

Grazie ai fondi raccolti con due distinti finanziamenti pubblici, a cui si aggiungono le somme messe a disposizione dalla Cei e dalla questua popolare, il comune di Siniscola è riuscito a dare risposte concrete alle attese della comunità parrocchiale del piccolo villaggio dei pescatori. Sul versante pubblico, a contribuire è stata la Regione con centomila euro e l’amministrazione comunale di Siniscola con un mutuo da 200 mila euro. La Chiesa ha deciso di stanziare 240 mila euro a cui si sommano i proventi arrivati dalle donazioni dei fedeli per altri 65 mila euro.

I lavori prevedono il consolidamento e il risanamento di tutte le mura perimetrali, il rifacimento della pavimentazione del sagrato e il consolidamento del tetto, sia della chiesa che della canonica. Prevista, infine, la sistemazione dei porticati esterni, che una volta rimessi a nuovo saranno destinati ad attività sociali di interesse pubblico, ad uso dei cittadini.

Si tratta di attendere adesso i tempi tecnici per esperire la gara d’appalto e poi finalmente potranno prendere il via i lavori di risanamento. Il cedimento che determinò la chiusura del piccolo santuario ai fedeli si verificò nel maggio del 2010. All’epoca una delle volontarie (il nome per sua volontà rimase segreto) che si occupava della pulizia del sagrato si disse miracolata, perché per un caso fortuito non si trovò all’interno della chiesa al momento del crollo del solaio. Nel primo pomeriggio si recò in parrocchia, ma andò via quasi subito per recuperare il figlio che si trovava a casa di una conoscente. Tornata in chiesa si trovò davanti a un cumulo di calcinacci che ostruivano la navata.

(DA: L’Unione Sarda-F. U.-6 ott 2012)-foto:m.camedda

GALTELLI': Vista panoramica della antichissima Chiesa di S.Pietro (XII secolo)

Appaltati i lavori per il restauro della chiesa di San Pietro, cattedrale dell’ antica diocesi di Galtellì e attualmente custode di un importante ciclo pittorico affrescato messo in luce agli inizi degli anni 90, cronologicamente ascrivibile agli anni compresi tra la fine del sec XII e agli inizi del secolo XIII.

La chiesa in stile romanico-pisano, che risale al XI secolo, e collocata su un altura da cui si domina tutta la piana della valle del cedrino. Il ciclo pittorico custodito nella chiesa di San Pietro rappresenta una delle poche testimonianze di decorazioni pittoriche medioevali superstiti in Sardegna. Tale opera si puo associare, per importanza, probabolmente solo al ciclo di ffreschi absidali esistenti nella cheisa della Santissima Trinità di Saccargia, alla quale, fino a pochi decenni fa, era affidata la testimonianza della storia di pittura medioevale in Sardegna.

In virtù di questa importanza, e per l’importante ruolo storico che ha svolto nel corso dei secoli, come sede vescovile, l’antica basilica è considerata dai galtellinesi, il tesoro piu prezioso, insieme alla chiesa del Santissimo Crocifisso dove e collocata la statua del cristo Miracoloso. Nel corso degli ultimi decenni , nella chiesa sono stati realizzati diversi interventi di restauro e di consolidamento delle mura e del tetto. Interventi che oggi manifestano carenze progettuali, come quello della facciata principale, che presenta un tipo di intonacatura con prodotti cementizi e con rete elettrosaldata, oggi corrosa dalla ruggine.

Una suggestiva vista dall'alto del campanile.Si intravede la chiesa dell SS.Crocifisso

Il crescere dell’umidità all’interno della chiesa, rischiava di compromettere fortemente il ciclo pittorico, e l’amminsitrazione comunale ha provveduto a recuperare le risorse per un intervento di risanamento e cosnservativo, attraverso la rimozione delle parti di intonaco rigonfiato, eliminazione della rete elettro saldata e consolidamento della muratura di facciata tramite iniezioni di legante idraulico. Inoltre saranno sostituite le tegole che coprono il tetto e risanate le parti piu logore ed esposte alla pioggia e alla umidità esterna. Un intervento che comporta una somma di circa 100.000,00 euro e sarà realizzato dalla ditta Mauro Vita di Udine, gia conosciuto ai Galtellinesi per avere recentemente restaurato 12 statue lignee, compresa quella del Santissimo Crocifisso.

”Non nascondo -afferma il sindaco Renzo Soro-che lo stato di degrado della chiesa ci preoccupava non poco, per cio che rappresenta per la storia, non solo di Galtelli, ma delle chiesa sarda. Una tra le piu antiche dell’isola e testimone di un ciclo pittorico, che come raccontano i documenti era stato commissionato direttamente dal papa Innocenzo III” . Inoltre la basilica e quotidianamente oggetto di visita da parte dei turisti e cultori della storia e della cultura sarda.

(DA: Sito del Comune di Galtellì-10 ott 2012)

 

Festosa accoglienza domenicale dei fedeli a don Francesco Pala

Al sacerdote di Lula mano tesa dal sindaco: collaboriamo per la comunità

Nuova guida spirituale per la comunità di Orotelli: è don Francesco Pala, 39 anni, originario di Lula, ex parroco di Onifai. Guiderà entrambe le parrocchie del paese, San Giovanni Battista e Spirito Santo. Don Pala sostituisce don Ruggero Bettarelli, trasferito a Galtellì.

Don Pala è stato ordinato sacerdote nel settembre del 2002. In questi anni è stato parroco di Onifai, vicario parrocchiale nella chiesa di san Giacomo a Orosei e, da pochi mesi, anche amministratore della parrocchia del Santissimo Crocefisso di Galtellì, in cui si è avvicendato proprio il suo predecessore a Orotelli, don Bettarelli.

La cerimonia di insediamento si è svolta domenica pomeriggio, alla presenza del vescovo di Nuoro Mosè Marcia, numerosi sacerdoti, tra cui don Francesco Mariani (parroco di Orotelli per 18 anni). Don Pala è stato inoltre accompagnato da una folta rappresentanza della comunità di Onifai, giunta in pullman a Orotelli per salutare il suo ex sacerdote. Diversi sono stati i messaggi di benvenuto letti durante la solenne celebrazione eucaristica. «Siamo contenti di averla tra noi e siamo pronti ad iniziare un nuovo cammino insieme». Questo il tenore delle piccole lettere dedicate al nuovo pastore d’anime. Che si è rivolto, soprattutto, ai giovani: «Per voi sarò amico, padre e fratello». Al termine della funzione il giovane sacerdote si è intrattenuto sul sagrato della chiesa di San Giovanni Battista per un rinfresco, che ha condiviso con la nuova e la vecchia comunità tra saluti, sorrisi, strette di mano e anche tanta commozione.

In seguito don Pala è stato ospitato nel Palazzo municipale dal sindaco Nannino Marteddu, che insieme a Giunta e Consiglio ha abbracciato idealmente la nuova guida spirituale del paese. «Auspichiamo – ha detto il primo cittadino – una fattiva collaborazione per il bene della comunità. Chiesa e Comune devono essere uniti nella crescita sociale e spirituale della collettività».

(Da: L’Unione Sarda-Giovanna Falchetto-12 set 2012)

Ricordi speciali nell’anniversario della scomparsa del sacerdote: celebrate due messe

L’arcivescovo di Milano veniva spesso a Orosei, ospite dell’ex parroco

Dorgali ricorda don Stefano Bacchitta a un anno dalla scomparsa, avvenuta il 25 agosto 2011. Parroco di Orosei per più di quarant’anni, ebbe una grande amicizia umana e spirituale con l’arcivescovo di Milano Carlo Maria Martini.

«Don Stefano, Tentei per parenti e amici, era un sacerdote di provata fede, dava grande importanza alla dimensione spirituale ed era sempre pronto a confortare chi aveva bisogno di lui. Per chi lo conosceva bene però, è impossibile dimenticare il suo lato umano, l’amore per i viaggi, ha girato il mondo, la vena scherzosa, la battuta pronta che non mancavano mai in sua compagnia». Questo il ricordo del parroco di Dorgali, don Angelino Fancello domenica sera durante la messa in ricordo del sacerdote.

Sono state tante le amicizie costruite negli anni da don Stefano – ricordano parenti e amici – fra queste ce n’è una speciale, il legame con l’arcivescovo di Milano Carlo Maria Martini. Per tanti anni, ogni volta che poteva l’arcivescovo veniva ad Orosei dove amava trascorrere i suoi periodi di riposo ospite dell’amico Stefano».

Cala Gonone ha ricordato don Bacchitta sabato sera, con una messa celebrata dal parroco don Salvatore Fancello. Domenica una messa a Dorgali, concelebrata da don Filippo Fancello Ungredda e da don Angelino Fancello, entrambi dorgalesi e amici di don Stefano. Don Angelino si trovava a Fonni nel convento dei Martiri quando don Bacchitta morì. «Diceva di riposarsi, ma finiva sempre con l’andare in giro per far visita a vecchi amici, fedeli infermi, senza troppo riguardo per la sua età e la salute che non eran più quelle di una volta», ricordano i familiari, «ma quando insistevamo perché si riguardasse rispondeva: avrò tempo dopo per riposare».

(Da:L’Unione Sarda-p. l.-28 ago 2012)

Sono pronti 560mila euro che serviranno

a far riaprirela struttura inagibile da oltre due anni

Don Ciriaco Vedele è ottimista. Il parroco di Siniscola apre un faldone di carte, esibisce alcuni atti e afferma fiducioso: «I lavori per il restauro della chiesa di Santa Lucia inizieranno entro pochi mesi».

Si avvia così verso la fase esecutiva un’opera che sta molto a cuore a tantissime persone, non a caso al centro di svariate iniziative di raccolta fondi. È dal maggio 2010 che la chiesa della frazione marina di Siniscola è chiusa al culto, a causa del crollo di una parte del controsoffitto che ha sancito l’inagibilità dell’immobile. Per consentire i lavori di recupero, così, due anni fa è partita una gara di generosità tra i fedeli. Ognuno ha dato quanto poteva. Sono stati raccolti spontaneamente più di 60mila euro, tra le offerte private e i proventi derivati da diverse manifestazioni organizzate dal comitato Salviamo la chiesa di Santa Lucia. A questa bella cifra si aggiungono inoltre i fondi concessi dalla Conferenza episcopale italiana, che ha riconosciuto al restauro della chiesa 200mila euro, più altri 100mila euro concessi dalla Regione sarda e 200mila euro disposti dal Comune di Siniscola. In tutto 560mila euro, insomma. Che, nonostante siano inferiori rispetto al progetto finale, consentiranno ai lavori di partire nel giro di pochi mesi.

Fare previsioni è azzardato. La speranza è che la chiesa parrocchiale di Santa Lucia possa riaprire al culto per la prossima estate. I lavori saranno molto delicati. Oltre al tetto della chiesa, infatti, occorre recuperare tutte le pertinenze della struttura, comprese le cumbissias, che vengono messe a disposizione dei cittadini per molte iniziative. Sono in programma anche delle complesse operazioni di consolidamento strutturale a lunga durata, per proteggere la chiesa dall’umidità e dal processo di erosione della salsedine. Le attività religiose, intanto, continuano ad essere accolte nel Centro ambientale, seguite da moltissimi fedeli. L’imminente partenza dei lavori di restauro è una notizia attesa da tempo. «La chiesa di Santa Lucia – afferma don Ciriaco Vedele – è un punto di riferimento e di aggregazione della comunità, importantissimo sotto il profilo culturale, sociale, storico e religioso. Apprezziamo gli sforzi fatti da tutti per raccogliere i fondi necessari per poter partire con i lavori. Un ringraziamento va ai fedeli, alla Cei, alla Regione e all’amministrazione comunale di Siniscola, che ha dato un segnale concreto e di sensibilità per il recupero della chiesa». Tanta gente pregusta già la riapertura della pieve.

(Da: La Nuova-Salvatore Martini-3 ago 2012)-foto camedda