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NONSOLOBARONIA: Blog di Marco Camedda

LA NOSTRA "PIAZZETTA VIRTUALE" DOVE CI SI INCONTRA TRA BUONI AMICI

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Categoria: archeologia

Arriva al terzo anno di attività la ricerca scientifica e valorizzazione del sito archeologico del Nuraghe di Tanca Manna a Nuoro.

L’attività è curata dall’Assessorato all’Ambiente del comune di Nuoro, in collaborazione con il Dipartimento di Storia, Cultura e Civiltà, sezione Archeologia, dell’Università di Bologna e la Soprintendenza ai Beni Archeologici per le province di Sassari e Nuoro.

Il “Programma Campagna di scavi e ricerche archeologiche Tanca Manna 2014” oltre alle attività di studio prevede incontri settimanali da svolgersi sul sito con le scuole e i cittadini, giornate aperte al pubblico dedicate all’archeologia sperimentale ed una conferenza finale per la presentazione dei risultati conseguiti con lo scavo archeologico ripreso lo scorso 18 agosto.

Sabato 4 ottobre alle ore 10.00 è in programma “Come 3600 anni fa” dimostrazione di archeologia sperimentale sulle arti e mestieri dell’Età del Bronzo presso il sito archeologico di Tanca Manna.

Il prossimo 18 ottobre alle ore 15.30Novità e scoperte della campagna di scavi e ricerche archeologiche Tanca Manna 2014”, visita guidata al sito archeologico di Tanca Manna. Alle ore 18:00 presentazione dei risultati delle ricerche presso l’auditorium della biblioteca S. Satta.

Per contatti:

tancamannanuoro@gmail.com

(DA: comunicato Comune di Nuoro-2 Ottobre 2014)

Nuoro, martedì 18 febbraio-ore 18,00

presentazione nella Biblioteca Satta

“NEL SEGNO DELL’ACQUA”

Santuari e bronzi votivi della Sardegna Nuragica

 

un nuovo, suggestivo volume dedicato ai tesori archeologici della nostra Isola scritto dal’archeologa Maria Ausilia Fadda, direttrice della soprintendenza dei Beni Archeologici della Provincia di Nuoro, ed edito da Carlo Delfino.

(DA: comunicato Direzione Generale Banco di Sassari-14 feb 2014)

(DA: comunicato Comune di Irgoli-30 ott 2013)

Cede l’arco di una finestra del maniero di S. Lucia 

Il sindaco chiama la Soprintendenza: «Salvate il monumento»

Ieri gli operai del Comune hanno transennato lo spazio attorno alla fortezza. La torre aragonese, immortalata in tante foto, è il simbolo della frazione e del mare della Baronia.

Una mia foto del 2003: pericolosi vuoti nell'architrave (con profondità uguale allo spessore del muro) eseguito con mattoni pieni di una delle finestre di osservazione nella parte alta del maniero

L’allarme era già stato lanciato due anni fa quando il cedimento di alcune pietre aveva assottigliato la base delle pareti, creando dei vuoti di diversi metri nel basamento. Quella erosione, però, era poca cosa rispetto al cedimento, avvenuto ieri, di uno degli architravi delle finestre di osservazione. E oggi la torre aragonese di Santa Lucia di Siniscola rischia davvero di venire giù sotto il peso del tempo, dell’incuria e dell’indifferenza.

L’ALLARMEL’antica fortezza risalente al sedicesimo secolo – simbolo della piccola borgata e richiamo strepitoso per i turisti che vengono a visitare la costa baroniese – rischia seriamente di essere sfigurato da ben più imponenti cedimenti delle mura. Ieri pomeriggio diversi massi sono rovinati a terra. Dopo la segnalazione al Comune, fatta

ieri mattina da alcuni residenti, immediatamente è stato disposto un sopralluogo da parte dei tecnici dell’ente municipale. I rilievi effettuati sul posto hanno infatti evidenziato un pericoloso cedimento di uno degli architravi delle finestre di osservazione posizionata nella parte alta del maniero. Che la cosa sia maledettamente seria, lo dimostra il fatto che la fortezza, che una volta serviva come avamposto di osservazione a difesa delle coste siniscolesi contro le scorribande dei pirati che mettevano a ferro e fuoco i villaggi della zona, è stata subito messa in sicurezza.

LE TRANSENNE Gli operai del Comune hanno sistemato in tutta l’area attorno alla torre delle transenne per evitare eventuali rischi per i passanti. Il sito, in effetti, sovrasta uno degli angoli maggiormente frequentati del lungomare della borgata, soprattutto nel fine settimana, quando a Santa Lucia si riversano decine di famiglie sia da Siniscola che dai centri dell’entroterra per fare passeggiate all’aria aperta e godere delle bellezze del mare. «La situazione che abbiamo riscontrato – spiega il sindaco di Siniscola Rocco Celentano – è estremamente precaria. La parte interessata dai segni di cedimento è abbastanza ampia e necessita di un intervento urgentissimo». Il primo cittadino ha già messo in allerta sia i funzionari della Soprintendenza di Sassari, sia gli uffici regionali competenti. La speranza è che questa volta le segnalazioni portino a una soluzione del grave problema.

I PRIMI SEGNALI I segni dell’erosione dell’importante sito storico e architettonico erano già emersi un paio d’anni fa con il distaccamento di alcune pietre che avevano aperto delle vere e proprie voragini alla base delle mura perimetrali. La questione era venuta a galla perché i ciottoli staccatisi dalla parete comparivano misteriosamente a terra, facendo sospettare il tentativo di furto da parte dei soliti incivili.

Anche allora Rocco Celentano denunciò la condizione di precarietà della fortezza, ma senza ottenere alcuna risposta.

(DA: L’Unione Sarda-Fabrizio Ungredda-3 mar 2013)

Firmato il protocollo d’intesa tra la Regione e il comune di Dorgali per il recupero paesaggistico ed ambientale del sito archeologico di Tiscali.

È l’ultimo atto prima della progettazione e immediatamente dopo del via ai lavori veri propri di scavo. Opera che dovrebbe vedere il via già dalla prossima primavera e nel giro di un anno e mezzo circa dovrebbe essere portata a termine.

«Il protocollo è già stato sottoscritto sia da me che dal responsabile l’ingegnere Giuseppe Furcas – dice il sindaco Angelo Carta –. Adesso stiamo aspettando l’accreditamento dei fondi per procedere con la progettazione e immediatamente dopo con i lavori. In questo momento a Tiscali stiamo procedendo con i lavori del primo lotto ( 300mila euro), non appena tutto sarà pronto si inizierà con il secondo. Penso che si potrà cominciare con gli scavi già dalla prossima primavera. Lavori che non impediranno le visite, anzi potranno essere agevolate in quanto saranno già a buon punto i lavori per la sistemazione degli accessi».

La somma in questione è pari 740mila euro che verrà utilizzata per un serio intervento di recupero e scavo all’interno della dolina. Il primo vero intervento dopo 5 mila anni, da quando il villaggio nuragico venne costruito in cima al monte Tiscali , forse per sfuggire alle invasioni dei Romani.

È la prima volta che la Regione si occupa realmente di uno dei siti più conosciuti e visitati dell’isola. Si è arrivati a questo risultato grazie alle iniziative del sindaco di Dorgali che la scorsa primavera aveva scosso l’ambiente mettendo in luce i grossi problemi che il sito stava correndo, quello cioè di perdere definitivamente anche l’ultima capanna nuragica a rischio crollo dopo che tutte le altre 39 erano diventate un mucchio di pietre.

(DA: La Nuova-Nino Muggianu-16 nov 2012)

La volta della grotta era crollata e ne rimaneva solo un pezzo sospeso per aria, come una tettoia di una stazione ferroviaria. Di fronte si estendevano i resti di due villaggi e di piccole torri.

Ettore Pais quasi non crede a ciò che vede: l’ispettore della Soprintendenza Filippo Nissardi aveva ragione. Gli aveva parlato di una “cosa” curiosa sopra i monti di Oliena, rovine, scoperte per caso dai dei carbonari che stavano disboscando lì vicino.

Le voci si erano sparse giù siano ad Oliena ed erano arrivate alle orecchie di Nissardi che poi ne aveva parlato con Pais. Lo studioso arrivò nella dolina il 25 settembre del 1910, a mezzogiorno, e ci rimase sino alle 3 del pomeriggio dopo cinque ore di cavallo attraverso un percorso faticoso. Girò in lungo e in largo e trovò in superficie delle ceramiche romane che libri alla mano lo convinsero che quel luogo era l’ultimo avamposto dei sardi contro l’avanzata degli eserciti di Roma.

Una visione romantica per molti aspetti, ma anche divertente. Fatto sta che la descrizione del Pais a distanza di un secolo rimane tutt’ora ancora valida, visto che il sito è rimasto immutato. Una campagna negli anni 2000 ha cercato di trovare nuovi dati e ha aperto nuovi interrogativi sulla presenza di un sito del genere a quote così elevate e senza un corso d’acqua nelle vicinanze. L’ipotesi più accreditata è quella di una sorta di villaggio-santuario, quindi un insediamento non stabile ma temporaneo, forse stagionale, legato a festività, cerimonie e riti.

Il fascino che aveva suscitato in Ettore Pais rimane intatto: i due villaggi e i nuraghi sono inseriti all’interno di una dolina in parte crollata. Il primo insediamento è formato da una quarantina di capanne e si trova nel settore Nord della cavità. Il secondo è situato sul lato Sud-Ovest ed è composto da trenta abitazioni. Per arrivare: uscire da Oliena, prendere la strada per Dorgali fino a Su Gologone. Prima del piazzale di sosta delle sorgenti, svoltare a destra verso Lanaittu. Percorrere la valle a Sud per circa 8 km sino al Monte Tiscali. Da lì proseguire a piedi seguendo il percorso segnalato dalle frecce rosse.

(Da:La Nuova- 4 set 2012)

“L’ira degli dei e i popoli del mare”

Il prossimo 30 agosto, presentazione del libro di Maurizio Feo “L’Ira degli Dei e i Popoli del Mare”, a Fordongianus nello spazio antistante la Casa Aragonese.

L’evento è organizzato in collaborazione con l’Amministrazione comunale e la Cooperativa “La Lettura” e l’incontro con il pubblico avrà luogo alle 21,00. L’opera, che analizza le vicende degli antichi popoli costieri e mette in discussione la tesi sui sardi discendenti dagli Shardana, verrà presentata da Giacobbe Manca, archeologo e direttore della rivista “Sardegna Antica”, alla presenza dello stesso autore, mentre la serata sarà introdotta dal presidente della Cooperativa Forum Traiani Pina Vacca:

“Ho creduto utile offrire al lettore la versione ufficiale della Scienza, circa l’argomento dei cosiddetti “Popoli del Mare” e mi sono sobbarcato il lavoro di ricercare e riportare con cura la bibliografia internazionale e nazionale più accreditata esistente al riguardo – spiega l’autore – Al di là delle notizie già note ai cultori, studiosi ed appassionati di queste poche pagine di Storia, ho scoperto che alcune Discipline, che mai prima d’ora si erano interessate dell’argomento, dietro preciso invito degli addetti ai lavori, lo hanno, invece, fatto negli ultimi anni e hanno prodotto prove scientifiche rilevanti, che ci hanno costretto a modificare le nostre idee preconcette e superate sull’argomento.

Sono grato al Direttore Scientifico del CSCM, l’archeologo ed amico Giacobbe Manca, senza la cui precisa volontà questo libro non avrebbe probabilmente visto la luce – precisa Feo – Da anni collaboro con la Rivista Sardegna Antica e sono molto lieto di contribuire alla Onlus con il ricavato delle vendite di questo mio libro, che è il terzo della splendida iniziativa culturale a cui auguro lunga vita e fortuna. La Sardegna non è stata la prima isola ad essere raggiunta via mare dall’uomo, ma è stata la prima isola del Mediterraneo ad ospitare l’uomo in modo permanente, invece che solo stagionale – puntualizza – Quella Nuragica, è stata la prima grande cultura del mediterraneo occidentale e non si esaurisce solo in un fatto architettonico distintivo, ma implica un patrimonio culturale complesso ed articolato, avanzato per l’epoca, dal quale hanno ereditato vari elementi tutte le culture successive della Tirrenia, che permise a quei Sardi di ottenere un successo biologico che è testimoniato dalla Genetica: il loro genoma è giunto fino a noi. Che è già di più di quanto si può dire per popolazioni che ricevettero terre più generose, come gli Etruschi, che si sono estinti. Pertanto, se si vuole essere soddisfatti di discendere dai propri antenati, è meglio scegliersi i motivi giusti: in questo caso la consapevolezza di discendere da una popolazione come le altre, ma capace e tenace, e soprattutto, realmente esistita, piuttosto che credersi eredi di super eroi inventati di sana pianta, per soddisfare la nostra vanità infantile”.

Le premesse per una presentazione scoppiettante ci sono tutte, pertanto, l’appuntamento è a Fordongianus, per giovedì 30 agosto.

(Da: Sardegna Reporter-Gian Pieri Pinna- 28 ago 2012)

le foto di Maurizio Feo sono di Marco Camedda

museo archeologico asproniUna notte a spasso nella storia. Il museo Asproni aderisce all’iniziativa patrocinata dal ministero dei beni culturali.

L’esposizione dell’Archeologico rimarrà aperta fino alle 2. La struttura diretta dalla Fadda sarà fruibile gratuitamente anche con visite guidate.

Immaginate di vagare una notte intera tra pannelli e teche illuminate da una luce fioca. A farvi da guardia, tra navicelle, vasellame e animali preistorici, solo le sagome altere dei bronzetti. Sarà un’esperienza unica quella che stanotte, dalle 20 alle 2, si potrà vivere tra le sale del Museo Archeologico Nazionale “Giorgio Asproni” di Nuoro.

La struttura, diretta da Maria Ausilia Fadda, aderisce all’iniziativa “La Notte dei Musei” – patrocinata dal Ministero dei Beni e delle Attività Culturali – che si svolge su tutto il territorio nazionale. L’obiettivo è lasciare aperti i musei statali in orario notturno e gratuitamente, permettendo quindi la fruizione dell’inestimabile patrimonio artistico italiano anche a chi non riesce a farlo nel normale orario di visita.

la notte dei musei 2011La Notte dei Musei” è una iniziativa di portata europea che vede in tutte le principali capitali europee l’apertura delle strutture museali al grande pubblico in orario notturno.

Nella bella casa padronale di fine Ottocento, situata in pieno centro storico (via Manno al numero 1), a pochi passi dalla biblioteca Sebastiano Satta, il personale specializzato della Soprintendenza ai Beni Archeologici sarà a disposizione del pubblico per visite guidate attraverso le numerose vetrine del museo, che conservano i materiali provenienti dai territori delle province di Nuoro e dell’Ogliastra.

I nuoresi che ancora non conoscono quest’importante realtà culturale del territorio, potranno approfittare dell’occasione offerta e visitare gratuitamente i due percorsi, comprendenti una sezione paleontologica e una archeologica.

macaca fossileIl Museo Archeologico “Giorgio Asproni”, infatti, è considerato tra i più interessanti del territorio nazionale per la ricchezza e la varietà del materiale esposto e catalogato nelle teche delle salette di via Manno. In quella dedicata ai carnivori c’è un cranio di Chasmaporthetes, una specie di iena considerata una novità assoluta non solo per la Sardegna, ma per il complesso delle faune endemiche insulari. Tra gli altri reperti rinvenuti a Orosei c’è la Macaca fossile, e nella Grotta Corbeddu di Oliena il cervo Megaceroides cazioti, presente nella valle di Lanaittu.

Ma queste sono soltanto alcune delle preziose chicche ammirabili, in quello che ha tutte le caratteristiche di un misterioso viaggio temporale nella Sardegna del più profondo e affascinate passato.

(Da:La Nuova-Gianluca Corsi-14 mag 2011)-foto da internet

Testa di uno dei giganti di Monti Prama (foto da internet)

Testa di uno dei giganti di Monti Prama (foto da internet)

Verranno esposte per la prima volta a Sassari, a fine maggio, le gigantesche statue di Mont’e Prama restituite al pubblico dopo il lavoro di ricostruzione da parte degli esperti della Soprintendenza.

Lo ha annunciato questa mattina l’assessore alla Cultura della Regione Sardegna, Sergio Milia, in occasione della presentazione di Monumenti aperti 2011.

I giganti saranno in mostra per 20 giorni all’interno del centro di restauro di Li Punti, a Sassari, poi verranno trasferiti al museo di Cabras (Oristano), che li accoglierà stabilimente. “Il centro di Li Punti – ha spiegato Milia – è il secondo per importanza in Italia ed è stato realizzato con una spesa di 6,5 milioni di euro. Le copie delle statue – ha aggiunto l’assessore – faranno anche il giro del mondo, ad iniziare da Londra dove in autunno saranno uno dei gioielli della Fiera del turismo”.

Nel febbraio scorso, l’allora ministro per i Beni e le Attività culturali, Sandro Bondi, dopo una querelle sulla loro custodia e collocazione, aveva garantito che i giganti di Mont’e Prama sarebbero tornati a Cabras, luogo del ritrovamento, destinato a diventare un polo archeologico di primario interesse nel bacino del Mediterraneo.

(Da:Unione Sarda-3 mag 2011)

museo archeologico asproniIl Museo archeologico nazionale Asproni, in occasione della festività del 1º maggio, osserverà una apertura straordinaria e sarà aperto al pubblico dalle ore 9 alle ore 13:30.

Ne dà notizia la direttrice Maria Ausilia Fadda. Personale specializzato della Soprintendenza ai beni archeologici sarà a disposizione dei visitatori per accompagnare chi lo desidera con visite guidate gratuite tra le vetrine del Museo, dove sono esposti materiali provenienti dagli ultimi trent’anni di scavi tra il Nuorese e l’Ogliastra. L’iniziativa si inserisce nel programma di aperture straordinarie organizzate dal ministero per i Beni e le attività culturali su tutto il territorio nazionale per consentire le visite in orari più fruibili rispetto a quelli ordinari.

(Da:La Nuova-28 apr 2011)

Archeologia: Ministero pronto a sostegno progetto con 700mila euro

Testa di uno dei giganti di Monti Prama (foto da internet)

Testa di uno dei giganti di Monti Prama (foto da internet)

ORISTANO – La posizione del ministro per i Beni culturali Sandro Bondi sui giganti di Monte Prama e’ perentoria: le statue devono tornare a Cabras. Lo ha riferito il deputato del Pdl Mauro Pili nel corso di un incontro col sindaco Cristiano Carrus.

Nelle intenzioni del ministro, ha spiegato il parlamentare sardo, c’e’ la volonta’ di far nascere a Cabras, attorno ai giganti di Monte Prama, un polo archeologico di rilevanza nazionale nel cuore del Mediterraneo.

Pronto uno stanziamento ministeriale di 700 mila euro (300 mila per il 2010, 400 mila per il 2011) a sostegno del progetto.

(Fonte: ANSA.it-7 feb 2011)

Nasce a Oristano, ammessi 11 laureati italiani e stranieri

archeologia-subacqueaIl rettore dell’Universita’ di Sassari, Attilio Mastino, ha inaugurato ufficialmente a Oristano la prima Scuola italiana di specializzazione post lauream in Archeologia subacquea e dei paesaggi costieri.

Undici i laureati ammessi, tra italiani e stranieri, che conseguiranno il diploma a settembre 2012. Previste diverse collaborazioni con le universita’ di Tunisi e Barcellona, della Tuscia, Bari, Pisa e Palermo. Tra i progetti, una campagna di scavi nei fondali della citta’ tunisina di Nabeul.

La Scuola si candida come punto di riferimento per l’archeologia subacquea nel Mediterraneo.

(Fonte:ANSA.it)-foto da internet

composizione-edilizia: un mio disegno del 2000

composizione-edilizia: un mio disegno del 2000

Propongo questo mio (provocatorio) disegno in cui il sacro si mischia al profano. E cosa sia il sacro e il profano è evidente, almeno per me! Lo propongo senza scrivere altro per sapere…

…cosa vi fa pensare il tema che rappresenta?

A Cuccuru ’e Janas, dalle parti di Sant’Elene, un cittadino ha deciso che per questi monumenti naturali attigui a un suo terreno è giunta l’ora del rilancio.

UNA MIA GRAFICA con tre Domus de Janas e guerriero nuragico. (l'ho disegnata appositamente per questo post)

UNA MIA GRAFICA: Domus de Janas varie e guerriero nuragico (disegnata per questo post)

Carmelo Conteddu ha ripulito l’intera zona, eliminando le sterpaglie e il pattume che nascondevano due suggestive «casette» nella pietra, che in quelle condizioni erano quasi inaccessibili. Poi ha indietreggiato con i propri confini, lasciando libere parti del terreno per aprire a tutti il passaggio che conduce al sito archeologico.

Ora chiunque può raggiungere le domus de janas.

Una bella iniziativa, segno di sensibilità e amore per la storia. Sperando che il Comune ne faccia tesoro, segnalando la località attraverso cartine e pannelli e occupandosi della sua pulizia. «È un peccato che le domus de janas siano trascurate – spiega Carmelo Conteddu – sono un patrimonio di grande bellezza. Sas janeddas sono ancora in ottimo stato. Occorre però averne grande cura, predisponendo interventi periodici di pulizia. Serve, inoltre, un percorso semplice e ben segnalato per consentire a tutti di raggiungerle».

A beneficiarne sarebbe l’intero territorio, dove la presenza di siti archeologici richiama tanti turisti. I monumenti di Cuccuru ’e janas sono molto ricercati, anche se in pochi ne conoscono l’esatta ubicazione, incastonata in una collinetta. Domus de janas significa «case delle fate», proprio per sottolinearne il fascino antico, quasi misterioso. L’intervento di valorizzazione è stato importantissimo per ridare visibilità alle due domus de janas dell’agro di Sant’Elene. Anche se c’è ancora molto da lavorare per farne un punto di attrazione in piena regola.

(Fonte:La Nuova-Salvatore Martini)

siniscola-panoramaUNA MIA NOTA

Un grandissimo gesto di altruismo a beneficio

della  propria terra e del proprio prossimo!

…GESTO DA IMITARE!

Ho voluto introdurre come post questo articolo, comparso nella Nuova Sardegna circa  quattro giorni fa per evidenziare il grandissimo gesto  di altruismo compiuto dal Sig. Carmelo Conteddu che, come sopradescritto nell’articolo, ha ceduto un pezzo del suo terreno per creare un passaggio a queste domus de Janas “eliminando le erbacce e il pattume” che le nascondevano alla vista delle persone e della scienza  archeologica.

Un gesto denso di senso della civiltà, amore per la propria terra e del proprio prossimo che ora può beneficiare di questa riscoperta archeologica.

Credo che questo nobile gesto debba essere di esempio a chi, trovandosi in condizioni simili,  nicchia o rifiuta a amministrazioni e di conseguenza a tutti noi il godimento di siti di valore archeologico abbondanti nelle nostre campagne e spesso nascosti perchè impediti alla fruibilità pubblica da cancelli, steccati e comunque chiudende varie delle proprietà.  I problemi di tipo pratico (leggi anche economico) si superano.

Ma da quanto leggo nell’articolo il Sig Carmelo Conteddu non solo ha ceduto la striscia di terreno per l’accesso al sito, ma ha speso di persona per fare le prime pulizie onde poter cominciare a far raggiungere a tutti e ammirare queste domus de Janas.

Spero vivamente che chi in campagna ha questi gioielli incastonati nei propri terreni e dovesse leggere queste notizie abbia la sensibilità e copi l’amore per la storia e per la propria terra che ha dimostrato Carmelo Conteddu facendole fruire a tutti coloro che vogliono dissetarsi a queste fonti culturali.

Marco Camedda

Nuovi studi gettano luce sul mistero degli antichi Shardana

ROVINE DI AL-AHWAT (ISRAELE) – Tremiladuecento anni dopo la sue gesta, il ruvido e possente condottiero Sisara desta ancora brividi di inquietudine fra i bambini ebrei che leggono la Bibbia. Se quel giorno a Meghiddo (Galilea), con le sue 900 bighe, avesse sopraffatto l’esercito di Barak, per gli israeliti sarebbe stato il tracollo.

 UN EDIFICIO CHE  ASSOMIGLIA A UN NURAGHE A AHWAT (HAIFA)

UN EDIFICIO CHE ASSOMIGLIA A UN NURAGHE A AL-AHWAT (HAIFA)

Invece – come narra il ‘Cantico di Debora’ – al termine dell’epica giornata Sisara avrebbe trovato la morte a tradimento, trafitto alla tempia con un picchetto da una donna, Giaele (Yael), che credeva amica. Chi fosse Sisara (in ebraico Sisra’) , con esattezza non si e’ mai saputo.

L’alone di mistero che ne circonda il ricordo comincia forse a diradarsi adesso con la pubblicazione di un libro del professor Adam Zartal dell’Universita’ di Haifa (‘Il segreto di Sisara’), frutto di vent’anni di scavi e ricerche in uno dei siti archeologici piu’ enigmatici di Israele: le rovine di al-Ahwat, su una collina che dominava la Via Maris, l’arteria che gia’ all’epoca dei Faraoni conduceva dalla costa mediterranea verso la spianata di Meghiddo (l’ ‘Armageddon’ delle profezie apocalittiche) e verso la Galilea.

Dallo studio integrato di reperti archeologici, di geroglifici egizi, di documenti accadici e del testo biblico, Zartal suggerisce che al-Ahwat fosse una cittadella fortificata nuragica – la piu’ imponente della zona, al suo tempo – eretta dagli Shardana: un popolo di navigatori e guerrieri giunti dalla Sardegna. Erano stati fieri nemici degli egizi, che li rappresentavano con un elmetto su cui svettavano due corna. Ma una volta sbaragliati, accettarono di farsene vassalli e di presidiare per loro conto localita’ strategiche.

Per esempio al-Ahwat: dove il comandante Sisara – secondo Zartal – avrebbe stabilito il proprio quartier generale. Il suo nome non e’ semitico ed evoca radici Shardana, dice lo studioso. A riprova, cita reperti nuragici di Creta che menzionano una figura religiosa chiamata Saisara. ”Chi costrui’ al-Ahwat doveva essere un megalomane”, aggiunge Zartal all’ANSA, rifendosi alle peculiarita’ di questo sito inesplicabile. Le sue mura – cosa inaudita all’epoca – erano spesse cinque-sette metri. La loro forma esterna era ‘ondulare’, sconosciuta nella Regione. All’interno c’erano zone rigidamente suddivise da muri secondo criteri funzionali, e corridoi bassi, ciechi e lunghi, forse utilizzati come magazzini per le armi.

Un’architettura del genere - afferma l’archeologo – esisteva allora solo in Sardegna e in Corsica. Ne deduco che fu ‘importata’ da combattenti Shardana”, che si sarebbero schierati al fianco dei canaanei di re Yabin contro gli israeliti per la partita finale: in palio c’era il controllo della vallata di Jezreel, d’importanza vitale per tutti. Assisteva a quegli eventi la donna-giudice Debora, un personaggio circondato da un’aura mistica. Tramandato di generazione in generazione, il biblico Cantico di Debora descrive l’inaspettata piega presa dalla battaglia quando un torrente in piena disperse le forze di Sisara per trascinarle via. E la fuga a perdifiato, tallonato da Barak, fino alla tenda della scaltra Giaele: luogo del suo destino, secondo la preveggenza dell’Altissimo.

Il Cantico di Debora e’ un testo difficile, con riferimenti non sempre chiari. Secondo Zartal, anche alla luce delle informazioni recuperate ad al-Ahwat, e’ tuttavia lecito interpretarlo ora come una conferma del fatto che Sisara fosse appunto un guerriero Shardana. Cosa che consentirebbe di comprendere meglio la storia di quell’antico popolo, tanto misterioso quanto evoluto, sviluppatosi in Sardegna fra migliaia di nuraghi. Ma senza lasciare ai posteri testimonianza scritta di se.

(Fonte:ANSA.it- 26 giugno 2010- di Aldo Baquis)

Ringrazio Hanto per il link che mi ha inviato via posta elettronica e che mi ha fatto conoscere questa bellissima notizia  sul popolo Shardana. Marco Camedda