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NONSOLOBARONIA: Blog di Marco Camedda

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Categoria: archeologia

TERZA GIORNATA DI ARCHEOLOGIA SPERIMENTALE

nel Parco del Nuraghe Tanca Manna

Il Comune di Nuoro (Assessorato all’Ambiente), l’Università di Bologna in collaborazione con ITCG di Siniscola per il giorni 23 e 24 maggio 2015 organizzano nell’area archeologica di Tanca Manna la terza giornata di archeologia sperimentale.

NUORO: il Nuraghe Tanca Manna prima dei recenti interventi sul sito archeologico-(foto anno 2009)

La mattina del 23 si effettueranno visite guidate per le scuole di ogni ordine e grado sia al sito archeologico sia alle dimostrazioni di archeologia sperimentale dove si svolgeranno attività di fusione del bronzo, preparazione e cottura delle ceramiche e del pane.

Domenica 24 si effettueranno visite guidate sia al sito archeologico sia alle dimostrazioni di archeologia sperimentale dove si svolgeranno attività di fusione del bronzo, preparazione e cottura delle ceramiche e del pane. Saranno inoltre presenti artigiani ed artisti (tintura naturale dei tessuti, opere d’arte in fil di ferro, tessitura a telaio, pittura etc.) che spiegheranno le loro attività.

Sarà presente anche il mercatino del biologico (BioSardinia) che presenterà l’iniziativa “cibo per il corpo e per la mente” organizzata da “florapolis” con la quale tramite l’apposizione sui prodotti di un bollino interattivo si potranno avere informazioni sul territorio e culturali.

mail: tancamannanuoro@gmail.com

(DA: comunicato Comuune di Nuoro- 22 Maggio 2015)

Comunichiamo che Casasoddu, associazione di promozione sociale, lunedì 28 luglio p.v. alle ore 21:30 circa, ospiterà Sandra Davis Lakeman, autrice del libro:

“Sardegna, the Spirit of an Ancient Island.”

Saluti, Giuseppe Soddu


28 luglio a Casasoddu Orosei

Sandra Davis Lakeman

“Sardegna, the Spirit of an Ancient Island”

The Art and Architecture of the Pre-Nuragic and Nuragic Cultures

Martha Pulina intervisterà l’autrice.

Un incipit all’americana esordirebbe con questo slogan: “Non troverete un altro libro come questo sugli scaffali delle librerie”.

L’arte e l’architettura delle culture Pre-nuragiche e Nuragiche sono state fotografate con sottile maestria e questa pubblicazione ne contiene sia tutti gli esempi dell’arte, dal bronzo alla ceramica ed alla pietra, sia tutti i vari esempi dell’architettura: il Nuraghe, le fontane e i pozzi sacri, le forme d’arte per la funeraria e i luoghi del rituale. Il libro e la relativa mostra sono organizzati in queste sezioni ed il Centro Giovanni Lilliu di Barumini, che la ospita, sarà aperto tutti i giorni dalle 10.00 alle 20.00 fino al 30 agosto 2014.

1- Il libro è stato concepito nel 2000 con l’idea di aiutare la Sardegna ad informare dei suoi meravigliosi tesori archeologici quanti vivono fuori di essa. L’intento era di realizzare immagini in grado di incoraggiare i viaggiatori a visitare l’isola per vedere i siti di persona, fornendo così un aiuto non solo alla divulgazione culturale ma anche allo sviluppo economico.

2- La Cultura Occidentale, e di conseguenza gli Archeologi, si sono tradizionalmente basati e concentrati sui resti della classicità greca del Mediterraneo e non sull’organico sviluppo dal pre-nuragico al nuragico.

3- Il paesaggio dell’isola, l’inseparabile unione del suo mare e della sua terra, non può essere superato da qualsiasi altra area del Mediterraneo per la sua bellezza, per l’impatto della cultura locale e per i suoi resti archeologici.

4- Il Megalitismo, la più antica forma di architettura sacra, è rappresentato al suo meglio nelle culture neolitiche Pre-nuragica e Nuragica dell’età del bronzo [coprendo un periodo che va presumibilmente dal 6.000 ca. al 238 A.C.].

5- Il clima sardo di inverni freddi ed estati asciutte è tipico del Mediterraneo, tuttavia la vita è come era la terraferma decenni fa. È stato detto che un viaggiatore può esperire di vivere nel passato, dato che la Sardegna è una “società al di fuori di ogni tempo” [Mattone] e rinvia suggestivamente ad un lontano passato.

6- Questa fotografia è un eccezionale tentativo di esprimere ciò che cercano gli archeologi, “l’immateriale” delle civiltà del passato, i sistemi di credenze e la struttura del loro ethos, la morale e l’etica. Per studiare la “coscienza umana”, specialmente religione e credenze, come si può colmare il divario tra il materiale e l’immateriale con i soli resti di artefatti, architettura, cocci e cibo?

Questa fotografia mostra i siti archeologici con la luce naturale, interpretandoli come erano migliaia di anni fa in modo che, in sostanza, i siti sono rappresentati come erano all’epoca in cui vivevano i Nuragici, e i manufatti artistici sono circondati da colore e luce per renderli vivi.

L’Architettura era tanto ambientazione per i rituali mitici e mistici di sciamani, o medium spirituali, che collegavano il mondo materiale ai regni spirituali con poesia, musica e danza, quanto datrice [L. Kahn] di quegli ambienti evocativi che sviluppavano un ordine sacro della cultura.

Questa fotografia è un tentativo di prolungare la vita dei Nuragici, dato che “una società dura molto più a lungo della vita dei suoi singoli membri”. [Brian Fagan]

Questa fotografia potrebbe costituire un nuovo modo di interpretare il passato come l’uso della Luce Naturale, in un certo senso, esprime lo spirito dei Nuragici, il popolo nuragico. Cattura certamente il loro credo nel costruire in sensibilità e simbiosi all’interno della natura.

7- Citazione dal libro:

Nel complesso la coesione, la chiarezza e la maturità dell’arte e della progettazione architettonica sono emblematici di una comune cultura operosa, formalizzata e attiva, in cui le qualità estetiche sono state valutate sinonimo di procreazione, di riparo e di sopravvivenza.

8- La pubblicazione è frutto di 15 anni di lavoro con 8 viaggi in Sardegna. E’ stata anche sovvenzionata nel 2000 dalla Graham Foundation for Advanced Studies in Fine Arts, Chicago, Illinois, Stati Uniti.

Sandra Lakeman

Emeritius Professor of Archtiecture

sandralakeman@gmail.com

39-345-870-1630

Centro Giovannin Lilliu, Barumini: Open 10:00 – 20:00/ 7 Giugno-30 Agosto

(DA: comunicato Ass.Culturale CasaSoddu-24 Luglio 2014)

L’Irgoli archeologica mostra i suoi gioielli al museo Sanna di Sassari nell’ambito della nuova esposizione inaugurata lo scorso 18 maggio.

Una finestra aperta sulle ricchezze di interesse storico del territorio irgolese, grazie a un lisciatoio prestato alla galleria della città turritana, manufatto di pregevole fattura che è stato rinvenuto nell’area del nuraghe Tutturu-Ortola.

«Uno dei pezzi più importanti della collezione del nostro Antiquarium», fa sapere orgoglioso il sindaco Giovanni Porcu, «che ci ha restituito l’agro. È uno degli oggetti più interessanti della struttura museale del paese che raccoglie reperti trovati in gran parte nelle zone circostanti, collocabili tra il Neolitico recente sino all’età medievale».

Un biglietto da visita per il borgo della Baronia: «Il lisciatoio, in micascisto, fa parte di una classe di strumenti realizzati in materiali diversi, pietra, osso e legno, utilizzati per lisciare ad esempio le superfici dei vasi in ceramica. Il nostro esemplare rappresenta un nuraghe quadrilobato in miniatura con bassa base parallelepipeda, da qui il suo valore».

**DA: L’Unione Sarda-fr.gu.-2 giu 2913**

(foto dal sito istituzionale del Comune di Irgoli)

Il libro è stato presentato sabato 16 Giugno alle ore 17:00 nella Sala Consiliare del Municipio di San Teodoro e  lunedì 18 Giugno, alle 19:30 lo sarà nel Caffè Letterario Atene Sarda (Libreria Mondadori) di Nuoro.  Il titolo è “L’ira degli Dei e i Popoli del Mare” ed è edito da CSCM (Centro Studi Culture Mediterranee -associazione onlus-che edita anche la Rivista Sardegna Antica).  Il costo sarà di 10 euro ed il ricavato andrà alla Onlus, per potere finanziare altri libri in futuro.

Ad Orosei sarà presentato sabato 23 giugno alle 19,00 nella Casa-Museo Soddu.

Maurizio Feo è uno squisito Amico bolognese, medico urologo, sposato con una sarda, anch’essa cara amica, e con una seria passione per ricerche mediche, antropologiche, storia, tradizioni sulla Sardegna e…innamorato perso della nostra BARONIA e della NOSTRA ISOLA! Maurizio collabora con diverse riviste scientifiche e di archeologia come “Sardegna Antica ” di Giacobbe Manca, noto archeologo e nostro amico comune. Grazie Maurizio!

INTERVISTA  ALL’AUTORE

-Come si giustifica il fatto che un medico – che non dovrebbe scrivere di storia ed archeologia – abbia scritto su un argomento come questo, considerato più spesso sabbie mobili pericolose ed in cui molti non desiderano impelagarsi?

Intanto non si tratta solo d’archeologia e storia, ma anche molto altro: per esempio, le maggiori novità scientifiche al riguardo ci sono giunte negli ultimi anni da due discipline – geologia e paleoclimatologia – che ci hanno permesso di modificare di molto le nostre posizioni stantie sull’argomento. E poi, la cultura non ha confini rigidi, nelle sue competenze.

-Quindi non è stato per arroganza, che ha scritto?

Al contrario: è con molta umiltà che ho raccolto un’abbondante bibliografia tra gli autori accademici internazionali più accreditati. Ma C’è stata una motivazione molto forte, che mi ha spinto a compiere la fatica di questa ricerca. Ha notato come – negli ultimi tempi – siano proliferate oltremodo in Sardegna  pubblicazioni ,a mio parere, diciamo un po’ inverosimili, tutte sui Popoli del Mare. Per cui ho pensato fosse necessario fare qualche cosa, opporre un pensiero scientifico a questo fenomeno. Riportare alla mente dei lettori quanto reputo più vicino alla verità scientifica . Quando la totale mancanza di fonti affidabili rende gli eventi ed i loro protagonisti indecifrabili, è necessario vagliare le varie ipotesi. Si escludono man mano, partendo prima da quelle che contengono più elementi incredibili e screditati scientificamente. Poi si eliminano quelle che sono composte da elementi meno verosimili: alla fine resta l’ipotesi di massima verosimiglianza competitiva, che è quanto di più vicino alla verità possiamo ottenere. Ho anche raccolto i fatti provati da varie scienze, come accennavo prima. Per cui mettendo tutto insieme, si ottiene un ottimo risultato, come è stato fatto per un altro argomento altrettanto confuso e privo di fonti. Quello dei Protosardi.

-Che cosa intende, esattamente?

La Sardegna del passato è immersa in una nebbia almeno altrettanto confusa quanto quella che ha avvolto per tre secoli i cosiddetti Popoli del Mare, ma alcuni punti fissi sono stati egualmente trovati. Un esempio: la Sardegna non è stata la prima isola ad essere raggiunta via mare dall’uomo, ma è stata la prima isola del Mediterraneo ad ospitare l’uomo in modo permanente, invece che solo stagionale.

Inoltre, la Cultura Nuragica è stata la prima grande cultura del mediterraneo occidentale: questo fatto non si esaurisce in un fatto architettonico distintivo, bensì implica un patrimonio culturale complesso ed articolato avanzato per l’epoca, dal quale hanno ereditato vari elementi tutte le culture successive della Tirrenia. Ma soprattutto, permise a quei Sardi di ottenere un successo biologico che è testimoniato dalla Genetica: il loro genoma è giunto fino a noi. Che è già di più di quanto si può dire per popolazioni che ricevettero terre più generose, come gli Etruschi, che si sono estinti. le conclusioni sono:  che se si vuole essere soddisfatti di discendere dai propri antenati è meglio scegliersi i motivi giusti: in questo caso la consapevolezza di discendere da una popolazione normale, ma capace e tenace, e soprattutto realmente esistita, piuttosto che credersi eredi di super eroi inverosimili per soddisfare la nostra vanità infantile.

-Ma questo parallelo come si applica ai Popoli del Mare?

Sono stati rappresentati in modo scorretto per circa trecento anni: erano considerati predoni organizzati in un’alleanza internazionale; marinai guerrieri inarrestabili che – inventando una guerra lampo impossibile per i mezzi logistici di allora, avrebbero distrutto città, regni ed imperi di quasi tutto il mondo conosciuto e creato una crisi economica di tale portata da determinare il passaggio epocale dall’uso del bronzo a quello del ferro. Assolutamente inverosimile. Il fatto più incredibile è che i cosiddetti Popoli del Mare – dopo avere conquistato facilmente paesi ricchi e produttivi – subito li abbandonavano inspiegabilmente, per fuggire a bordo delle proprie navi verso paesi inventati sulla base di “assonanze”. Un metodo che metterebbe in relazione Anglia con Mongolia e Angola, soltanto per il ripetersi in esse di alcune lettere identiche.

-Perché usa l’espressione “cosiddetti” Popoli del Mare?

Perché l’espressione – che fu coniata nel 1881 da un archeologo francese d’origine lombarda, Gaston Maspero – è oggi considerata errata e fuorviante: la si usa per la sua sintesi e per la sua bellezza nostalgica. Ma sappiamo che è il nome di un Mito. Bellissimo, interessante, splendido come una luccicante moneta d’argento da un euro e mezzo, ma altrettanto falso. Furono certamente storici ed archeologi a creare questo Mito. Ma i loro mezzi, allora, erano limitatissimi. S’apprestavano allo scavo con il piccone in una mano ed i poemi omerici nell’altra, praticamente come Schliemann. Non possiamo rimproverarli per essere stati in buona fede tratti in errore, allora. Ma noi – oggi – quando individuiamo un loro errore, siamo tenuti a correggerlo, non a perpetuarlo come fanno alcuni: e torniamo al motivo per cui ho scritto.

-Qual è la situazione attuale, circa questo Mito?

E’ stato dichiarato ufficialmente morto. La sentenza è stata eseguita nelle parole provocatorie di un archeologo inglese, Robert Morkot, che ha scritto: “I popoli del mare non sono mai esistiti”. La frase è del 1996: strano che qualcuno, in Sardegna, non se ne sia ancora accorto, dopo 16 anni! Il consenso internazionale storico – archeologico è d’accordo con questa frase. Non nel senso di negare che alcuni palestinesi di oggi possano essere proprio i discendenti dei Peleset del 1200 a.C. La scienza, invece, unanimemente nega che siano mai esistiti i personaggi da fumetti che “procedevano con la fiamma davanti a loro” e che “nessuno poteva fermare”.

-Ma quelle non sono frasi scritte proprio dagli scribi egizi?

Sì: ma la fiamma era un fuoco sacro dell’altare e il resto è propaganda egizia per potere poi dire: “ma io, faraone, li ho fermati”.

-Ma allora: chi erano i Popoli del Mare?

Innanzitutto, erano persone come noi, che avevano le nostre medesime pulsioni e necessità ed erano animati dalle medesime aspirazioni e speranze: ubbidivano alle stesse leggi fisiche e biologiche, malgrado la distanza tecnologica che ci separa. E’ strano che in tutta la storia dell’uomo si siano dati soprannomi legati in qualche modo all’acqua a certi gruppi umani: ci sono i “wetbacks” messicani nel sud ovest degli Stati Uniti. Ci furono i “boat people” nel sud est asiatico. Ci sono oggi i disperati dell’Est Europa trasportati dagli scafisti ed i Magrebini che viaggiano nelle carrette del mare. E ci furono i Popoli del Mare.

-Che quindi erano in realtà…che cosa, esattamente?

Emigranti disperati, che abbandonavano le proprie terre d’origine per motivi drammatici complessi e oggi ben dimostrati, perché quelle terre non potevano più mantenerli in vita. E’ una storia di dolore e di disperazione: esattamente come oggi. Sono gesti totali, che non si compiono per fare una scampagnata: portare con sé tutte le suppellettili trasportabili, mogli e figli, per affrontare l’incertezza dell’ignoto, della possibile schiavitù a vita, della morte. Avevano negli occhi il miraggio bellissimo della “terra promessa”, in cui garantire un futuro migliore almeno ai propri figli.

Le loro speranze, lo sappiamo, furono spezzate con le armi: ci sono giunte descrizioni agghiaccianti e ciniche, dagli egizi. Il miraggio fu più spesso soffocato nel sangue e talvolta sepolto nel mare. Ma per alcuni, infine, il sogno si realizzò: e noi siamo debitori verso tutti – chi perì e chi ebbe successo – della restituzione della loro dignità umana e delle loro reali dimensioni.

(Da: una mia intervista a Maurizio Feo)

Le statue di Mont’e Prama raccontate dagli esperti

Pubblicato il libro che ricostruisce le fasi del lungo lavoro

Testa di uno dei giganti di Monti Prama (foto da internet)

 È come se i misteriosi giganti dei Mont’e Prama fossero stati scoperti due volte. Dopo un lavoro di paziente ricostruzione durato anni, infatti, quelle sculture in pietra sono state consegnate alla fruizione del pubblico con l’esposizione nel centro di restauro Li Punti a Sassari dove hanno ripreso nuova vita prima di essere trasferite nella loro casa naturale: il museo di Cabras.

Un saggio La pietra e gli eroi – Le sculture restaurate di Mont’e Prama” riassume tutte le vicissitudini che hanno coinvolto decine di esperti nel ricomporre e ricostruire l’aspetto di quelle opere d’arte autoctone ritrovate in maggior parte in frammenti. La pubblicazione (58 pagine, 8 euro) ha come sponsor la Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici della Sardegna, la Soprintendenza per i Beni Archeologici per le province di Cagliari e Oristano e quella per le province di Sassari e Nuoro, la Regione. La presentazione dell’importante lavoro è stata curata da Maria Assunta Lorrai (direttore regionale per i beni culturali), Marco Minoja (soprintendente per Cagliari e Oristano), Bruno Massabò (soprintendente per Sassari e Nuoro), Ugo Cappellacci (presidente Regione) e Sergio Milia (assessore regionale Pubblica istruzione).

CONTRIBUTI Significativi e di alto livello anche i contributi che fanno dell’opera uno strumento importante per capire la storia di quelle statue misteriose e anche per questo affascinanti, giunte fino a noi e che tanto interesse hanno suscitato anche per il loro alone ancestrale. Così Vincenzo Santoni, Alessandro Usai, Alessandro Bedini, Carlo Tronchetti, Luisanna Usai, Valentina Leonelli, Fulvia Lo Schiavo ed Emerenziana Usai, tutti nomi ben noti nel campo dell’archeologia, ripercorrono la storia di quelle statue, con i loro misteri ma anche con le tante certezze.

 I lavori di restauro fino alla organizzazione della mostra sono stati invece curati nel volume in modo esauriente e puntuale da Antonietta Boninu e Patrizia Luciana Tomassetti.

ATTO FINALE La riconsegna delle statue costituisce l’atto finale di un ampio progetto realizzato grazie alla collaborazione tra Ministero per i Beni e le Attività Culturali e la Regione sarda che, nel 2005, firmarono un accordo di programma in base al quale vennero stanziati fondi da destinare al restauro. Una distesa di 5200 reperti per 10 tonnellate e per circa 400 metri quadri di ingombro ha così preso forma.

 I GIGANTI DI PIETRA Per la prima volta l’insieme dei ritrovamenti è stato presentato nella sua completezza, mostrando aspetti significativi della produzione materiale della civiltà nuragica. Nel volume, ricco di immagini tra foto e disegni, si ripercorrono le tappe della difficile operazione di recupero offrendo al lettore uno spaccato dell’Isola all’epoca nuragica. Quelle grandi sculture a tutto tondo che rappresentano la figura umana, ripropongono alcune iconografie già rappresentate nei più famosi “bronzetti”.

 Oltre quelle grandi statue di guerrieri, sono rinati anche alcuni modelli di nuraghe, realizzati con lo stesso tipo di pietra delle statue e ritrovati in stretta associazione con queste. Le sculture, che al momento sono un unicum in Sardegna per quanto riguarda la rappresentazione della figura umana, si impongono per singolarità, quantità, qualità tecnica e sottintendono un grande sforzo di una comunità autoctona locale. Seppure sia ancora incerta la loro precisa datazione nell’ambito della civiltà nuragica, certamente esse costituiscono al momento l’unico grande complesso scultoreo realizzato in ambito protostorico in Italia e nel Mediterraneo centro-occidentale.

(Da:L’Unione Sarda-6 mar 2012)-foto da internet

NUOVO INTERVENTO

Arriva anche dal Comune di Oliena un concreto segnale per salvare e valorizzare il villaggio nuragico di Tiscali.

Nel bilancio di previsione che tra breve sarà portato alla ‘attenzione del Consiglio gli amministratori hanno infatti deciso di stanziare 50 mila euro da alla strada che nella valle di Lanaitto porta al monumento. L’arteria finora ha ricevuto esclusivamente piccoli interventi tampone che non hanno sanato le condizioni precarie ulteriormente compromessa da temporali e smottamenti, nonostante sia percorsa da 50 mila turisti.

L’ASSESSORE «In questo modo si potranno realizzare tutti i lavori necessari alla sistemazione della strada già a partire dai prossimi mesi – spiega Valentino Carta, delegato in giunta all’ambiente – l’accesso a Tiscali è fondamentale e per facilitarlo abbiamo deciso che fra le priorità di quanto possibile realizzare con i fondi comunali ci fossero questi lavori. Crediamo – prosegue l’assessore Carta – che ognuno debba fare la propria parte per la salvaguardia di un sito archeologico che è patrimonio di tutti i sardi, per questo il Comune di Oliena si è attivato per far sì che la strada per Tiscali sia in condizioni tali da facilitare gli interventi e, in futuro, la fruizione da parte dei visitatori».

I PROGETTI DI DORGALI A breve inoltre partiranno i lavori del Comune di Dorgali (che ha attivato una sottoscrizione a cui i sardi stanno rispondendo oltre ogni previsione) per la sistemazione delle capanne e la sistemazione della strada sarebbe strategica per le opere di restauro. L’accesso al villaggio nuragico tuttavia continuerà ad essere interdetto ai mezzi a motore. L’ultima tappa in auto, contrassegnata da una piazzola di sosta, dista infatti circa due ore a piedi da Tiscali I 50 mila euro del Comune di Oliena permetteranno inoltre la sistemazione della segnaletica verticale, del tutto inesistente. «Investire sulla cartellonistica ci sembra fondamentale – dichiara l’assessore Carta – in questo modo garantiremo la sicurezza delle persone che scelgono di visitare il territorio».

(Da:L’Unione Sarda-M. B. D. G.-24 feb 2012)

Guru della civiltà nuragica

Il professore di Barumini, 97 anni, deve la sua fama internazionale alla scoperta della reggia di Su Nuraxi.

Si è spento questa mattina all’età di 97 anni il professor Giovanni Lilliu, l’archeologo sardo di fama internazionale, ritenuto il massimo conoscitore della Civiltà nuragica.

Accademico dei Lincei dal 1990, il prof. Lilliu deve la sua fama alla scoperta della reggia nuragica di Su Nuraxi, a Barumini, suo paese natale, uno dei villaggi nuragici più importanti e famosi, dichiarato nel 2000 patrimonio dell’Umanità da parte dell’Unesco.

Giovanni Lilliu è morto nella sua casa di Cagliari, questa mattina alle 7. Era nato il 13 marzo del 1914. Laureatosi in Lettere classiche, è stato allievo di Ugo Rellini alla “Scuola Nazionale di Archeologia” a Roma, dove ha ottenuto la specializzazione. Dal 1943 al 1945 ha operato nella “Soprintendenza alle Antichità della Sardegna”. Nel 1955 ha fondato e diretto per 20 anni la “Scuola di specializzazione di Studi Sardi” dell’Università di Cagliari ricoprendo anche il ruolo di Professore ordinario di Antichità sarde. E’ stato anche Preside della Facoltà di Lettere e Filosofia. E’ membro di numerosi istituti scientifici italiani e stranieri, dal 1990 è membro dell’Accademia dei Lincei. Nel 2007 ha ricevuto dalla Regione Autonoma della Sardegna l’onorificenza “Sardus Pater” istituita proprio in quell’anno quale riconoscimento da assegnare a cittadini italiani e stranieri che si siano distinti per particolari meriti di valore culturale, sociale o morale e abbiano dato lustro alla Sardegna.

(Da:L’Unione Sarda.it-19 feb 2012)-foto da internet

Il Comune di Dorgali

lancia l’appello per la tutela del villaggio

La caccia ai fondi, aperta nel novembre dall’amministrazione comunale di Dorgali, per la tutela del villaggio nuragico di Tiscali, cerca nuove adesioni.

«Chiunque fosse interessato a contribuire al finanziamento dei lavori di restauro del villaggio – dice il sindaco Angelo Carta – può effettuare una donazione mediante bonifico bancario sul conto corrente del comune presso il Banco di Sardegna, utilizzando il seguente codice Iban: It 21 I 01015 85280 000065015807, o tramite bollettino postale c/c n 012198081, specificando nella causale “Donazione per restauro villaggio nuragico di Tiscali”. L’amministrazione ringrazia sin d’ora quanti vorranno aderire a tale iniziativa. «La sottoscrizione era partita dopo l’ennesima segnalazione degli addetti alla sorveglianza del sito, sulle precarie condizioni in cui versa l’ultima capanna rimasta in piedi.

Il comune di Dorgali aveva lanciato l’Sos chiedendo 200 mila euro alla Regione per il restauro urgente dell’architrave in ginepro e dei muri sempre più pericolanti. Appello che era stato accolto dall’assessorato regionale della pubblica istruzione che aveva inserito al secondo posto nella speciale graduatoria dei siti a rischio finanziabili, proprio il villaggio di Tiscali per l’intervento del quale erano stati assegnati 130 mila euro. «Fondi che assieme ai 70 mila euro che metterà a disposizione il comune di Dorgali – dice il sindaco – ci consentiranno di iniziare i lavori, non appena otterremo il via dalla Regione». All’appello si era unito anche il comune di Oliena, pronto a collaborare per la salvaguardia dell’importante sito che ogni anno conta oltre 20 mila visitatori. 

Mont’e Prama: restauro finito, ecco la mostra

Da oggi nel Centro di Li Punti. Richieste per le Olimpiadi e l’Expo.

Testa di uno dei giganti di Monti Prama (foto da internet)

Meno eleganti dei bronzi di Riace ma più antichi e possenti, i Giganti di Mont’e Prama potrebbero mostrare i loro muscoli di calcare all’Olimpiade di Londra e all’Expo mondiale in Corea nel 2012.

È arrivata la richiesta per avere un paio dei grandi guerrieri che giacevano sepolti vicino a Cabras. Idea che piace a tutti, dai ministeri alla Regione Sardegna. «Perché sono il nostro patrimonio identitario e un simbolo della civiltà del Mediterraneo», ha spiegato l’assessore regionale alla Cultura Sergio Milia nell’inaugurare la mostra “La pietra e gli eroi” nel Centro di conservazione e restauro dei Beni culturali di Li Punti a Sassari.

La notizia inquadra il valore delle restaurate sculture di Mont’e Prama. Con un lavoro certosino e intelligente di quasi sei anni i restauratori hanno ricomposto (anche se non completamente) venticinque figure che riproducono in grande formato (poco più di due metri) i guerrieri dei bronzetti nuragici e tredici modelli di nuraghe. Un puzzle tridimensionale fatto da quasi dieci tonnellate di pietra di età nuragica, da 5.178 frammenti (datazione probabile VIII secolo avanti Cristo) scoperti casualmente nel 1974 nelle campagne vicino a Cabras.

 GLI EROI Solo viaggiando tra la parata di 16 pugilatori (alcuni con lo scudo ricurvo e rettangolare sopra la testa), 5 arcieri e 4 guerrieri (scudo tondo) dislocati in un’ala del Centro di Li Punti si può però percepire l’alone di mistero che emanano i colossi del Sinis coi loro occhi magnetici rappresentati da due cerchi concentrici. E poco importa se a qualche scultura mancano un braccio, una gamba o la testa. Anche senza i video e i disegni è facile con la mente ricostituirli nella loro integrità, perché si stagliano eretti e fieri in una struttura nera predisposta da Giovanni Maciocco che fa quasi da spina dorsale (facendo risaltare il calcare chiaro) e ha consentito di utilizzare dei morsetti senza perforare la pietra. Sono stati chiamati con nomi sardi: Bainzeddu, Componidori, Balente e Antine.

 I Giganti di pietra saranno scannerizzati col laser per essere riprodotti in ologramma tridimensionale. Una copia maneggevole e facilmente trasportabile. «Abbiamo la tecnologia per farlo, grazie al CRS4, il Centro ricerche, sviluppo e studi superiori in Sardegna» ha spiegato Marco Minoja, soprintendente per i Beni archeologici per le province di Cagliari e Oristano.

 I NURAGHI Le grandi statue rischiano di far passare in secondo piano i modelli di nuraghe monotorre e polilobato, che evidenziano come, oltre alle note torri tronco coniche, ne esistessero altre a torre, o addirittura con torre grande centrale e quattro più snelle ai lati, anch’esse con mensoloni e terrazzi, decorati con tratti verticali e qualche volta con triangoli. E sulla sommità, piccole cupole di forma conica.

 LA MOSTRA È allestita nell’ampio corridoio di raccordo tra il laboratorio di restauro e quella che – si spera- diverrà la Scuola d’alta specializzazione in restauro. Un percorso circolare ne consente la visione dall’alto. I visitatori possono utilizzare un i-pod che fornisce informazioni e foto. Sarà visitabile sino al 30 dicembre dal giovedì alla domenica prenotandosi al numero verde 800148776.

Da:L’Unione Sarda- Giampiero Marras-23 nov 2011

La mobilitazione dei sardi spinge il Comune ad aprire un conto corrente Salvare il sito nuragico, Dorgali e Oliena alleati 

Dorgali, in tandem con Oliena, tenta di dare uno sbocco concreto alla mobilitazione della Sardegna per salvare Tiscali.

L’amministrazione comunale, dopo il risalto avuto la notizia del temuto crollo dell’ultima capanna del villaggio nuragico che ogni anno accoglie ventimila visitatori, ha infatti aperto una sottoscrizione, sollecitata da tanti sardi e tanti emigrati.

Le donazioni potranno essere effettuate sul conto corrente postale numero 12198081 o sul conto aperto presso il Banco di Sardegna (codice Iban IT21I01015852800000onto corrente 65015807) con la causale “Salvaguardia capanna di Tiscali”.

MOBILITAZIONE Un segnale forte di attaccamento alla proprie radici e di rispetto del territorio e delle sue bellezze naturalistiche e culturali, che arriva da una comunità decisa a non aspettare con le mani in mano l’intervento – seppur necessario della Regione – per salvare Tiscali. Il Comune di Dorgali ha già pronti 70 mila euro, ma ne servono altri 130 mila per i lavori di consolidamento necessari per scongiurare il crollo dell’architrave in ginepro dell’unica capanna rimasta in piedi e salvare la struttura muraria in pietra. Fondi chiesti alla Regione.

OLTRE IL CAMPANILISMO All’allarme si è unito anche il Comune di Oliena, con l’assessore all’Ambiente Valentino Carta che ha sottolineato la necessità di un’azione sinergica tra i due paesi con un’attività di progettazione e di intervento unica e condivisa per un sito al confine tra il territorio dei due paesi. Sollecitazione accolta con entusiasmo dal sindaco di Dorgali Angelo Carta: «Tiscali ha dimostrato di essere capace di sollecitare l’interesse di gente anche lontana come è accaduto con diverse persone che si sono dichiarate pronte a collaborare anche finanziariamente per la sua salvaguardia. Tanto più è incoraggiante se svolge la funzione di cerniera fra diverse amministrazioni che insieme si prefiggono di salvaguardare e gestire l’immenso patrimonio ambientale, archeologico e speleologico di cui è ricco il nostro territorio, per questo – dice Carta – accettiamo di buon grado la collaborazione offerta dal Comune di Oliena per Tiscali che può e deve essere estesa a tutta la valle di Lanaitto».
LENTE SUL SUPRAMONTE Secondo il primo cittadino di Dorgali infatti non ci si deve fermare sull’emergenza, ma bisogna far rinascere lo spirito del “Progetto Supramonte” . «Riteniamo che i tempi siano maturi affinché il nostro destino sia determinato dalle nostre scelte che se fatte insieme acquistano maggior forza e autorevolezza», conclude Angelo Carta annunciando a breve una richiesta di incontro con i colleghi di Oliena Orgosolo e Urzulei per avviare insieme il percorso per un grande progetto di sviluppo che coinvolga le popolazioni dei quattro paesie.

(Da:L’Unione Sarda-Fabio Ledda-18 nov 2011)

 

Dopo l’allarme lanciato dal sindaco di Dorgali sui crolli e le frane nel sito archeologico.  L’amministrazione comunale: patrimonio non nostro ma di tutti i sardi.

«Condividiamo la grande preoccupazione espressa dal sindaco di Dorgali sulle condizioni di Tiscali e crediamo fortemente che siano necessari interventi urgenti per impedire che frane e crolli compromettano irrimediabilmente un patrimonio dell’umanità e una testimonianza di un’antichissima civiltà».

Dopo l’allarme lanciato dal primo cittadino di Dorgali Angelo Carta, l’assessore all’Ambiente del Comune di Oliena Valentino Carta richiama all’attenzione le precarie condizioni di conservazione del sito archeologico ricadente nei territori dei due comuni. Un sito visitato ogni anno da 20 mila persone.

«È necessaria un’azione sinergica di entrambi i comuni; un’attività di progettazione e di intervento che passi attraverso il dialogo e la condivisione delle azioni da porre in essere – precisa Valentino Carta -. Come comune di Oliena siamo pronti ad incontrare il sindaco, la giunta e i tecnici di Dorgali per analizzare quali siano le azioni che si intendono portare avanti, pronti a fare completamente la nostra parte per impedire che qualcosa possa rovinare il sito». La Regione è chiamata a farsi carico delle spese necessarie a mettere in sicurezza il villaggio nuragico di Tiscali, considerato patrimonio culturale non solo di Oliena e Dorgali, ma di tutti i sardi.

Nell’immediato servirebbero 130 mila euro per scongiurare il crollo dell’architrave in ginepro dell’unica capanna rimasta in piedi e 200 mila per salvare la struttura muraria in pietra. Il Comune di Dorgali ha già fatto la sua parte nel lanciare per primo l’Sos alla Regione con tanto di dossier sulle cause che mettono in pericolo il sito, tra tutte gli agenti atmosferici che dopo migliaia di anni iniziano a far sentire i propri effetti anche a Tiscali.

(Da:L’Unione Sarda-Maria Bonaria Di Gaetano-13 nov 2011)-foto da internet

Duecentomila euro per salvare l’ultima capanna nuragica

ancora in piedi nel villaggio di Tiscali.

La richiesta del Comune di Dorgali è già partita dalla Regione accompagnata da un drammatico Sos: le intemperie invernali rischiano di trasformare definitivamente in un cumulo di macerie uno dei siti archeologici più conosciuti della Sardegna.

Insomma tra le emergenze che stanno mettendo a rischio i beni culturali non c’è solo Pompei e, soprattutto, bisogna fare in fretta, ricorrendo magari alla fondi della legge numero 14 del 2006 (contributi agli enti locali per gli interventi sui beni culturali di rilevante interesse artistico storico e archeologico ed etno-antropologico), per il restauro conservativo della capanna con l’architrave in legno.

LAVORI URGENTI «Abbiamo chiesto i finanziamenti per salvare l’ultima architrave, dell’ultimo muro dell’ultima capanna di Tiscali rimasta ancora in piedi – conferma il sindaco di Dorgali Angelo Carta – speriamo in un intervento immediato per non ritrovarci a fare i conti con un crollo simile a quello della Casa dei Gladiatori di Pompei che farebbe altrettanto rumore. Siamo assolutamente convinti e fiduciosi – continua il primo cittadino dorgalese – che si riesca ad intervenire in tempo perché Tiscali è un patrimonio di tutti, e per questo contiamo sulla sensibilità della Regione».

IL PROGETTO Si tratta di un intervento strutturale sull’architrave di ginepro di un metro e mezzo. Lo studio preliminare è stato affidato all’architetto Franco Niffoi e prevede una compartecipazione finanziaria del Comune del 35 per cento: «L’operazione di restauro sarà effettuata, di concerto con la Sovrintendenza, con le più avanzate tecniche archeologiche – assicura il sindaco Carta – noi abbiamo già destinato nel nostro bilancio 70 mila euro, subito disponibili, ma non bastano e aspettiamo che la Regione faccia la sua parte».

CORSA CONTRO IL TEMPO A Dorgali aspettano da Cagliari una risposta positiva da 130 mila euro entro il mese. «Contiamo di procedere immediatamente con i lavori strutturali necessari», ribadisce Angelo Carta preoccupato per la situazione statica del monumento e cosciente che un crollo, sarebbe un durissimo colpo per uno dei siti archeologici più visitati della Sardegna e l’immagine stessa della nostra isola. Circa ventimila turisti scalano infatti ogni anno il monte Tiscali per visitare il villaggio nuragico unico nel suo genere per l’ubicazione (costruito all’interno di un’immensa dolina di origine carsica), sia per la tipologia costruttive utilizzata per una quarantina di capanne in gran parte crollate, alcune circolari altre a base rettangolare.

(Da: L’Unione Sarda-Fabio Ledda-3 nov 2011)-foto da internet