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NONSOLOBARONIA: Blog di Marco Camedda

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Categoria: politica

Election day, 1,4 mln di sardi alle urne

Si eleggono anche diciotto sindaci

Election day, 1,4 mln di sardi alle urne Si eleggono anche diciotto sindaci Diciannove Comuni al voto per le amministrative

Oltre un milione e quattrocentomila sardi chiamati alle urne domenica 25 maggio per le elezioni europee. Si vota anche per rinnovare 18 amministrazioni comunali.

Nell’elenco dei Comuni al voto anche due città, Alghero e Sassari, con oltre 15mila abitanti. Se nessuno dei candidati supererà il 50% delle preferenze in questi due comuni si ritornerà al voto fra 15 giorni, l’8 giugno, per il ballottaggio tra i due più votati.

Le urne rimangono chiuse, invece, a Tadasuni, un piccolo comune della provincia di Oristano, dove non sono state presentate liste e resterà il commissario straordinario.

Chiamati alle urne 1.407.105 sardi per le Europee (684.386 uomini e 722.719 donne) in 1.836 sezioni che rimarranno aperte solo domenica dalle 7 alle 23, e subito dopo comincerà lo scrutinio. Oltre 230 mila gli elettori per le Amministrative.

(DA: L’Unione Sarda-23 maggio 2014)

SARDI AL VOTO IL 16 FEBBRAIO

Il presidente della Regione, Ugo Cappellacci, ha firmato il decreto per l’indizione dei comizi elettorali.

I cittadini sardi voteranno per il rinnovo del Consiglio regionale e l’elezione del presidente della Regione il 16 Febbraio 2014.

(DA: Sito Regione Sarda-28 dic 2013)

Hanno impiegato una settimana esatta i nuovi sindaci Giovanni Porcu di Irgoli e Giovanni Santo Porcu di Galtellì, per definire gli assetti di giunta e per disegnare il profilo amministrativo delle rispettive maggioranze.

Rispettate in pieno le previsioni della vigilia con entrambi i primi cittadini che hanno tagliato un assessore rispetto alle precedenti giunte (da quattro a tre) ma in compenso hanno cooptato tutti gli altri consiglieri di maggioranza nell’amministrazione del Comune con incarichi specifici.

GALTELLI'-panoramica (foto camedda-2009)

A Galtellì il sindaco mantiene per sé le deleghe di urbanistica, servizi sociali, Unione dei Comuni e cultura e nomina come suo vice Pina Cosseddu con deleghe all’istruzione e all’ambiente. Completano la giunta Franco Solinas (lavori pubblici, arredo urbano e patrimonio) e Marzia Gallus (al Turismo e alle Attività produttive).

Questi invece gli incarichi per i consiglieri: Gian Paolo Cosseddu a protezione civile e agricoltura, Angelo Tore Loriga allo sport, Maria Antonietta Dessì al bilancio e Giulia Mastio alle politiche giovanili.

Come preannunciato il sindaco uscente Renzo Soro si occuperà prevalentemente del ruolo di Galtellì all’interno di Borghi autentici italiani e di altre associazioni similari.

Il primo appuntamento pubblico è fissato per martedì prossimo alle18 nella sala consiliare per la cerimonia di insediamento del nuovo consiglio comunale.

PANORAMA DI IRGOLI

A Irgoli Giovanni Porcu ha scelto invece Mario Mulas come suo vice e come assessore alle attività produttive. In giunta rimane l’assessore uscente Daniela Murru (servizi sociali e pubblica istruzione) ed entra Roberto Ruiu (urbanistica, lavori pubblici e arredo urbano).

Deleghe particolari a Maria Pireddda (cultura e turismo), Luca Floris (protezione civile), Ignazio Porcu (patrimonio, bilancio e sviluppo economico), Jacopo Porcu (agricoltura) e Barbara Puggioni (informatizzazione uffici e demanio). Intanto a Irgoli si prepara a governare anche la minoranza.

«Siamo orgogliosi e fieri per la correttezza e la trasparenza che abbiamo dimostrato ai nostri cittadini, con i quali abbiamo parlato e discusso sempre alla luce del sole – dice Massimo Mele che guidava la lista perdente Irgoli per il futuro – Il risultato elettorale ottenuto (oltre settecento voti ndc) è decisamente propulsivo e stimolante per portare avanti i temi fondamentali del nostro programma che rimangono Onestà, Trasparenza e Sviluppo».

«Nell’ultima riunione di coordinamento del nostro gruppo – annuncia infine Mele – abbiamo deliberato di dare vita ad un organismo permanente che avrà il compito di riunirsi periodicamente per coinvolgere tutti coloro che vorranno dare un contributo per la crescita sociale della nostra comunità».

**DA: La Nuova-Angelo Fontanesi-6 giu 2013**

Porcu sindaco erede di Soro.

Beccari staccato di 600 voti

Renzo Soro, sindaco uscente, è il consigliere comunale più votato. Beccari: «Psi e Psd’az sicuramente non mi hanno sostenuto».

È sommerso da complimenti e brindisi il neo sindaco di Galtellì. Giovanni Santo Porcu, acclamato da 1118 voti rispetto ai 502 raccolti da Gesuino Beccari, ringrazia e festeggia.

«È una bella vittoria, sono felice», dice. «Il paese mi dà una grande responsabilità, sono conscio delle difficoltà, anche della non facile eredità lasciata dal sindaco uscente Renzo Soro. Ma ho avuto in lui un grande maestro. Io mi metto a disposizione del paese con il massimo dell’entusiasmo, ho tanti progetti».

IN CONSIGLIO Il neo sindaco, 40 anni, sposato, tre figli, sottoufficiale dell’Aeronautica in servizio a Perdesdefogu, dovrà solo lasciare l’ufficio da assessore uscente a Turismo e attività produttive e sistemarsi in quello accanto al primo piano del municipio. Festeggia con Soro che è il consigliere più votato della lista “Pro Garteddi” e anche della competizione con 180 preferenze. «È il risultato di una lista molto eterogenea che ha voluto rappresentare tutta la comunità e porsi in continuità con le amministrazioni precedenti», commenta l’ormai ex sindaco pensando alla vittoria elettorale e anche all’affluenza al voto che arretra rispetto all’82,72 per cento di cinque anni fa, ma raggiunge la quota ragguardevole del 76,49 per cento.

Per la formazione “Pro Garteddi, oltre a Renzo Soro, entrano in Consiglio Pina Cosseddu, Giampaolo Cosseddu, Maria Antonietta Dessì, Marzia Gallus, Angelo Tore Loriga, Franco Solinas e Giulia Mastio che mette assieme 76 voti, è ex aequo con Serenella Meloni, ma è premiata perché la precede nell’ordine della lista.

LA MINORANZA «Il nostro obiettivo era garantire la democrazia e dare un’opportunità di scelta alla comunità. E questo è stato centrato», commenta Gesuino Beccari, a capo di “Lista civica per Galtellì”. «Ho fatto la lista in un giorno e mezzo, ho inserito persone mai coinvolte in altre consultazioni, non ho potuto organizzare di più», sottolinea. Ammette la sconfitta, evidente nel divario di oltre 600 voti: «Il risultato è schiacciante, diamo merito a questa coalizione che ha avuto il tempo di preparsi».

Beccari fa anche una considerazione politica. «Sicuramente il Partito socialista e il Psd’az non ci hanno sostenuto», dice pensando al forte distacco, forse oltre le attese, che lo separa da Porcu. Parole che seguono un tiepido appello pubblico fatto dai due partiti, fino alla vigilia della presentazione della lista partners della stessa coalizione che per strada è poi rimasta monca.

Per la minoranza siederanno, accanto a Beccari, i consiglieri Gavino Porcu, Antioca Sale e Dina Mastio.

**DA: L’Unione Sarda-Marilena Orunesu-28 mag 2013**

(Nell’Isola eletti trentatrè nuovi sindaci)

A Decimo vince Marongiu, Barca a Sarule. Eletti i primi cittadini a Collinas, Boroneddu, Modolo, Simala e Villa Verde.

A distanza di oltre due ore dalla chiusura dei seggi, il primo sindaco eletto è stato Marco Atzei, della lista civica Arcobaleno, candidato primo cittadino di Pompu, in provincia di Oristano. Con il 55% delle preferenze ha superato l’avversario Pietro Pani con la lista Il paese che vogliamo, bloccatosi al 45%. Quasi un plebiscito a Cheremule (Sassari) per Salvatore Masia: con la lista Cheremule Bene Comune è stata eletto sindaco con il 78% sbaragliando l’avversario Antonio Chessa candidato della lista L’alternativa Cristiana. Stefano Ruiu (57,7%) è il primo cittadino di Sedini: battuto Giovanni Gavino Degortes (42,2%). Ad Aglientu successo di Antonio Tirotto (55,5%) su Pietro Giorgioni (44,4%). A Nugheddu Santa Vittoria è stato eletto Francesco Mura (61,43%). Il nuovo sindaco di Furtei è invece Nicola Cau (56,52%).

A Irgoli Giovanni Porcu (56,12%) supera Massimo Mele (43,87%). A Seui Marcello Cannas è stato eletto sindaco col 43,02%, sconfiggendo Giampaolo Desogus (31,08%) e Mario Deplano (25,17%). Luigi Demetrio Daga è il nuovo sindaco di Sindia con il 54,94%, mentre Domenico Scanu si è fermato al 45,05%. A Meana Sardo ha vinto Angelo Nocco (52,68%), mentre Giovanni Cogoni si è fermato al 47,31% dei voti.

Giovanni Santo Porcu è il nuovo sindaco di Galtellì con il 68,25% dei voti, davanti a Gesuino Beccari col 31,74%.   A Teulada è stato eletto Daniele Serra (40,49%), arrivato davanti a Marina Lai (38,27%)e Francesca Monni (21,23%). Elio Mameli è il nuovo sindaco di Villaspeciosa col (76,79%), mentre Antonio Secci si è fermato al 23,20%. A Senorbì Adalberto Sanna ha raccolto il 39,27% dei voti ed è stato eletto sindaco. Walter Carta si è fermato al 35,09%, Michele Schirru al 13,07% e Luigi Contu al 12,54%.

Lucia Meloni (col 64,99%) ha vinto la competizione elettorale a Donori, battendo Stefano Pes (34%). A Ortacesus Fabrizio Mereu è stato eletto sindaco col 50,72% dei voti, davanti a Maria Carmela Lecca (43,65%) e Salvatore Sestu (5,61%). Eletta a Narbolia Maria Giovanna Pisanu (36,13%), dopo un testat a testa con Pietro Fabrizio Fais (32,78%) e Giuseppina Scanu (31,07%). Roberto Congiu è il nuovo sindaco di Jerzu con il 36,06% dei voti, davanti a Gianni Carrus (32,65%) e Gianluigi Piras (31,27%). A Fluminimaggiore le elezioni sono state vinte da Ferdinando Pellegrini (38,99%) davanti a Antonio Congia (36,77%) e Liviana Licheri (24,22%).

A Budoni Giuseppe Porcheddu (51,97%) ha vinto contro Loredana Meloni (48,02%). A Palau vince Francesco Pala (64,73%), che batte Pietro Cuccu (35,26%). Ad Ales Simonetta Zedda (52.23%) ha vinto contro Lino Trudu (47,76%). Mario Fadda ha vinto a Maracalagonis con il 53,10% dei voti, davanti a Gianluca Mudu (31,06%) e Elisabetta Melis (15,82%). A Putifigari è stato eletto Giancarlo Carta che ha superato di un voto (285 a 284) Giovanni Piras. Mariangela Barca (col 59,55% dei voti) è il nuovo sindaco di Sarule: ha superato Francesco Bertocchi (40.44%). Cristiano Carrus viene riconfermato a Cabras col 46,46% dei voti, davanti a Andrea Abis (36,57%), Ivo Zoccheddu (12,44%) e Angelo Pulselli (4,51%).

A Decimomannu ha vinto Anna Paola Marongiu, con il 31,69% dei voti, seguita da Luigi Porceddu (23,38%), Alberta Grudina (15,93%), Vincenza Maria Cristina Gai (14,51%), e Mario Grieco (14,47%). Antonio Succu è il nuovo sindaco di Macomer col 33,30% dei voti. Seguono Riccardo Uda (26,54%), Giuseppe Matteo Pirisi (18,80%), Giuseppe Ledda (13,91%) e Diego Russo (7,42%).

GLI ELETTI CON IL QUORUM -Sono cinque i sindaci di altrettanti Comuni sardi eletti ancora prima dello spoglio. In questi centri era stata infatti presentata una sola lista ed è stato raggiunto il quorum strutturale del 50% degli eventi diritto che si sono recati alle urne. Oltre a Francesco Paolo Cannas (Crescere Insieme) eletto ieri a Collinas (Medio Campidano), possono esultare anche Fabrizio Miscali (Dialogo e Continuità) a Boroneddu (Oristano), Omar Aly Kamel Hassan (Democrazia e trasparenza) a Modolo (Oristano), Giorgio Scano (Insieme per crescere) a Simala (Oristano) e Roberto Scema (Bannari Logo comune) a Villa Verde (Oristano).

**DA: L’Unione Sarda-28 mag 2013**

Le dighe sarde sono salve,

a Roma nessuno vuole svuotarle.

«Seguo la vicenda e chiariremo presto tutti gli aspetti tecnici e normativi con il Servizio nazionale dighe. Nessun allarmismo», spiega il sottosegretario alle Infrastrutture, Erasmo D’Angelis.

Quanto alla possibilità di svuotare gli invasi per verificare se sono in regola con le norme antisismiche, «si tratta di un provvedimento in corso di approfondimento. Abbiamo ben presenti i problemi connessi alla carenza di risorsa idrica in Sardegna e l’immenso valore dell’acqua, soprattutto nei mesi estivi». «Nessuno vuole aumentare le criticità del settore», aggiunge il sottosegretario, «e svuotare gli invasi dell’Ente Acque, attualmente con circa 2200 milioni di metri cubi di preziosa risorsa invasata, buttandone via 1.500 milioni. È del tutto evidente poi, per quanto riguarda la normativa anti-sismica, che la Sardegna è tra le pochissime aree della nostra penisola che ai fini della pericolosità sismica rientrano in zona 4 con sismicità molto bassa. Resta, in ogni caso, il tema della valutazione tecnica circa la progettazione e la costruzione delle dighe di sbarramento italiane alla luce dell’entrata in vigore delle nuove normative di sicurezza. Ma ciò non può comportare automatismi privi di alcuna logica».

Sulla vicenda è intervenuto anche Sisinnio Piras, consigliere regionale del Pdl che ha presentato un’interrogazione urgente: «Neanche una goccia d’acqua deve essere riversata in mare». Per l’assessore regionale all’Agricoltura si tratta di «un’ipotesi che non sta né in cielo né in terra. Se dovessimo rinunciare alle scorte degli invasi isolani tutta la Sardegna sarebbe in ginocchio».

(DA: L’Unione Sarda-10 mag 2013)

GIORGIO NAPOLITANO RIELETTO PRESIDENTE PER LA SECONDA VOLTA

Il capo dello Stato parla alle Camere:

Napolitano giura, si commuove più volte

Basta tatticismi e proteste sterili’.

‘Rifiutare le intese è segno di regressione’.

‘No a contrapposizione tra piazza e Camere’.

‘Imperdonabile resta mancata riforma legge elettorale’.

IL DISCORSO INTEGRALE

Aula della Camera dei Deputati, 22/04/2013

Signora Presidente, onorevoli deputati, onorevoli senatori, signori delegati delle Regioni,

lasciatemi innanzitutto esprimere- insieme con un omaggio che in me viene da molto lontano alle istituzioni che voi rappresentate – la gratitudine che vi debbo per avermi con così largo suffragio eletto Presidente della Repubblica. E’ un segno di rinnovata fiducia che raccolgo comprendendone il senso, anche se sottopone a seria prova le mie forze : e apprezzo in modo particolare che mi sia venuto da tante e tanti nuovi eletti in Parlamento, che appartengono a una generazione così distante, e non solo anagraficamente, dalla mia.

So che in tutto ciò si è riflesso qualcosa che mi tocca ancora più profondamente : e cioè la fiducia e l’affetto che ho visto in questi anni crescere verso di me e verso l’istituzione che rappresentavo tra grandi masse di cittadini, di italiani – uomini e donne di ogni età e di ogni regione – a cominciare da quanti ho incontrato nelle strade, nelle piazze, nei più diversi ambiti sociali e culturali, per rivivere insieme il farsi della nostra unità nazionale.

Come voi tutti sapete, non prevedevo di tornare in quest’aula per pronunciare un nuovo giuramento e messaggio da Presidente della Repubblica.

Avevo già nello scorso dicembre pubblicamente dichiarato di condividere l’autorevole convinzione che la non rielezione, al termine del settennato, è “l’alternativa che meglio si conforma al nostro modello costituzionale di Presidente della Repubblica”. Avevo egualmente messo l’accento sull’esigenza di dare un segno di normalità e continuità istituzionale con una naturale successione nell’incarico di Capo dello Stato.

A queste ragioni e a quelle più strettamente personali, legate all’ovvio dato dell’età, se ne sono infine sovrapposte altre, rappresentatemi – dopo l’esito nullo di cinque votazioni in quest’aula di Montecitorio, in un clima sempre più teso – dagli esponenti di un ampio arco di forze parlamentari e dalla quasi totalità dei Presidenti delle Regioni. Ed è vero che questi mi sono apparsi particolarmente sensibili alle incognite che possono percepirsi al livello delle istituzioni locali, maggiormente vicine ai cittadini, benché ora alle prese con pesanti ombre di corruzione e di lassismo. Istituzioni che ascolto e rispetto, Signori delegati delle Regioni, in quanto portatrici di una visione non accentratrice dello Stato, già presente nel Risorgimento e da perseguire finalmente con serietà e coerenza.

E’ emerso da tali incontri, nella mattinata di sabato, un drammatico allarme per il rischio ormai incombente di un avvitarsi del Parlamento in seduta comune nell’inconcludenza, nella impotenza ad adempiere al supremo compito costituzionale dell’elezione del Capo dello Stato. Di qui l’appello che ho ritenuto di non poter declinare – per quanto potesse costarmi l’accoglierlo – mosso da un senso antico e radicato di identificazione con le sorti del paese. La rielezione, per un secondo mandato, del Presidente uscente, non si era mai verificata nella storia della Repubblica, pur non essendo esclusa dal dettato costituzionale, che in questo senso aveva lasciato – come si è significativamente notato – “schiusa una finestra per tempi eccezionali”. Ci siamo dunque ritrovati insieme in una scelta pienamente legittima, ma eccezionale. Perché senza precedenti è apparso il rischio che ho appena richiamato : senza precedenti e tanto più grave nella condizione di acuta difficoltà e perfino di emergenza che l’Italia sta vivendo in un contesto europeo e internazionale assai critico e per noi sempre più stringente.

Bisognava dunque offrire, al paese e al mondo, una testimonianza di consapevolezza e di coesione nazionale, di vitalità istituzionale, di volontà di dare risposte ai nostri problemi : passando di qui una ritrovata fiducia in noi stessi e una rinnovata apertura di fiducia internazionale verso l’Italia.

E’ a questa prova che non mi sono sottratto. Ma sapendo che quanto è accaduto qui nei giorni scorsi ha rappresentato il punto di arrivo di una lunga serie di omissioni e di guasti, di chiusure e di irresponsabilità. Ne propongo una rapida sintesi, una sommaria rassegna. Negli ultimi anni, a esigenze fondate e domande pressanti di riforma delle istituzioni e di rinnovamento della politica e dei partiti – che si sono intrecciate con un’acuta crisi finanziaria, con una pesante recessione, con un crescente malessere sociale – non si sono date soluzioni soddisfacenti : hanno finito per prevalere contrapposizioni, lentezze, esitazioni circa le scelte da compiere, calcoli di convenienza, tatticismi e strumentalismi. Ecco che cosa ha condannato alla sterilità o ad esiti minimalistici i confronti tra le forze politiche e i dibattiti in Parlamento.

Quel tanto di correttivo e innovativo che si riusciva a fare nel senso della riduzione dei costi della politica, della trasparenza e della moralità nella vita pubblica è stato dunque facilmente ignorato o svalutato : e l’insoddisfazione e la protesta verso la politica, i partiti, il Parlamento, sono state con facilità (ma anche con molta leggerezza) alimentate e ingigantite da campagne di opinione demolitorie, da rappresentazioni unilaterali e indiscriminate in senso distruttivo del mondo dei politici, delle organizzazioni e delle istituzioni in cui essi si muovono. Attenzione : quest’ultimo richiamo che ho sentito di dover esprimere non induca ad alcuna autoindulgenza, non dico solo i corresponsabili del diffondersi della corruzione nelle diverse sfere della politica e dell’amministrazione, ma nemmeno i responsabili di tanti nulla di fatto nel campo delle riforme.

Imperdonabile resta la mancata riforma della legge elettorale del 2005. Ancora pochi giorni fa, il Presidente Gallo ha dovuto ricordare come sia rimasta ignorata la raccomandazione della Corte Costituzionale a rivedere in particolare la norma relativa all’attribuzione di un premio di maggioranza senza che sia raggiunta una soglia minima di voti o di seggi.

La mancata revisione di quella legge ha prodotto una gara accanita per la conquista, sul filo del rasoio, di quell’abnorme premio, il cui vincitore ha finito per non riuscire a governare una simile sovra-rappresentanza in Parlamento. Ed è un fatto, non certo imprevedibile, che quella legge ha provocato un risultato elettorale di difficile governabilità, e suscitato nuovamente frustrazione tra i cittadini per non aver potuto scegliere gli eletti.

Non meno imperdonabile resta il nulla di fatto in materia di sia pur limitate e mirate riforme della seconda parte della Costituzione, faticosamente concordate e poi affossate, e peraltro mai giunte a infrangere il tabù del bicameralismo paritario. Molto si potrebbe aggiungere, ma mi fermo qui, perché su quei temi specifici ho speso tutti i possibili sforzi di persuasione, vanificati dalla sordità di forze politiche che pure mi hanno ora chiamato ad assumere un ulteriore carico di responsabilità per far uscire le istituzioni da uno stallo fatale. Ma ho il dovere di essere franco : se mi troverò di nuovo dinanzi a sordità come quelle contro cui ho cozzato nel passato, non esiterò a trarne le conseguenze dinanzi al paese.

Non si può più, in nessun campo, sottrarsi al dovere della proposta, alla ricerca della soluzione praticabile, alla decisione netta e tempestiva per le riforme di cui hanno bisogno improrogabile per sopravvivere e progredire la democrazia e la società italiana.

Parlando a Rimini a una grande assemblea di giovani nell’agosto 2011, volli rendere esplicito il filo ispiratore delle celebrazioni del 150° della nascita del nostro Stato unitario : l’impegno a trasmettere piena coscienza di “quel che l’Italia e gli italiani hanno mostrato di essere in periodi cruciali del loro passato”, e delle “grandi riserve di risorse umane e morali, d’intelligenza e di lavoro di cui disponiamo”. E aggiunsi di aver voluto così suscitare orgoglio e fiducia “perché le sfide e le prove che abbiamo davanti sono più che mai ardue, profonde e di esito incerto. Questo ci dice la crisi che stiamo attraversando. Crisi mondiale, crisi europea, e dentro questo quadro l’Italia, con i suoi punti di forza e con le sue debolezze, con il suo bagaglio di problemi antichi e recenti, di ordine istituzionale e politico, di ordine strutturale, sociale e civile”.

Ecco, posso ripetere quelle parole di un anno e mezzo fa, sia per sollecitare tutti a parlare il linguaggio della verità – fuori di ogni banale distinzione e disputa tra pessimisti e ottimisti – sia per introdurre il discorso su un insieme di obbiettivi in materia di riforme istituzionali e di proposte per l’avvio di un nuovo sviluppo economico, più equo e sostenibile.

E’ un discorso che – anche per ovvie ragioni di misura di questo mio messaggio – posso solo rinviare ai documenti dei due gruppi di lavoro da me istituiti il 30 marzo scorso. Documenti di cui non si può negare – se non per gusto di polemica intellettuale – la serietà e concretezza. Anche perché essi hanno alle spalle elaborazioni sistematiche non solo delle istituzioni in cui operano i componenti dei due gruppi, ma anche di altre istituzioni e associazioni qualificate. Se poi si ritiene che molte delle indicazioni contenute in quei testi fossero già acquisite, vuol dire che è tempo di passare, in sede politica, ai fatti; se si nota che, specie in materia istituzionale, sono state lasciate aperte diverse opzioni su varii temi, vuol dire che è tempo di fare delle scelte conclusive. E si può, naturalmente, andare anche oltre, se si vuole, con il contributo di tutti.

Vorrei solo formulare, a commento, due osservazioni. La prima riguarda la necessità che al perseguimento di obbiettivi essenziali di riforma dei canali di partecipazione democratica e dei partiti politici, e di riforma delle istituzioni rappresentative, dei rapporti tra Parlamento e governo, tra Stato e Regioni, si associ una forte attenzione per il rafforzamento e rinnovamento degli organi e dei poteri dello Stato. A questi sono stato molto vicino negli ultimi sette anni, e non occorre perciò che rinnovi oggi un formale omaggio, si tratti di forze armate o di forze dell’ordine, della magistratura o di quella Corte che è suprema garanzia di costituzionalità delle leggi. Occorre grande attenzione di fronte a esigenze di tutela della libertà e della sicurezza da nuove articolazioni criminali e da nuove pulsioni eversive, e anche di fronte a fenomeni di tensione e disordine nei rapporti tra diversi poteri dello Stato e diverse istituzioni costituzionalmente rilevanti.

Né si trascuri di reagire a disinformazioni e polemiche che colpiscono lo strumento militare, giustamente avviato a una seria riforma, ma sempre posto, nello spirito della Costituzione, a presidio della partecipazione italiana – anche col generoso sacrificio di non pochi nostri ragazzi – alle missioni di stabilizzazione e di pace della comunità internazionale.

La seconda osservazione riguarda il valore delle proposte ampiamente sviluppate nel documento da me già citato, per “affrontare la recessione e cogliere le opportunità” che ci si presentano, per “influire sulle prossime opzioni dell’Unione Europea”, “per creare e sostenere il lavoro“, “per potenziare l’istruzione e il capitale umano, per favorire la ricerca, l’innovazione e la crescita delle imprese“.

Nel sottolineare questi ultimi punti, osservo che su di essi mi sono fortemente impegnato in ogni sede istituzionale e occasione di confronto, e continuerò a farlo. Essi sono nodi essenziali al fine di qualificare il nostro rinnovato e irrinunciabile impegno a far progredire l’Europa unita, contribuendo a definirne e rispettarne i vincoli di sostenibilità finanziaria e stabilità monetaria, e insieme a rilanciarne il dinamismo e lo spirito di solidarietà, a coglierne al meglio gli insostituibili stimoli e benefici.

E sono anche i nodi – innanzitutto, di fronte a un angoscioso crescere della disoccupazione, quelli della creazione di lavoro e della qualità delle occasioni di lavoro – attorno a cui ruota la grande questione sociale che ormai si impone all’ordine del giorno in Italia e in Europa. E’ la questione della prospettiva di futuro per un’intera generazione, è la questione di un’effettiva e piena valorizzazione delle risorse e delle energie femminili. Non possiamo restare indifferenti dinanzi a costruttori di impresa e lavoratori che giungono a gesti disperati, a giovani che si perdono, a donne che vivono come inaccettabile la loro emarginazione o subalternità.

Volere il cambiamento, ciascuno interpretando a suo modo i consensi espressi dagli elettori, dice poco e non porta lontano se non ci si misura su problemi come quelli che ho citato e che sono stati di recente puntualizzati in modo obbiettivo, in modo non partigiano. Misurarsi su quei problemi perché diventino programma di azione del governo che deve nascere e oggetti di deliberazione del Parlamento che sta avviando la sua attività. E perché diventino fulcro di nuovi comportamenti collettivi, da parte di forze – in primo luogo nel mondo del lavoro e dell’impresa – che “appaiono bloccate, impaurite, arroccate in difesa e a disagio di fronte all’innovazione che è invece il motore dello sviluppo”. Occorre un’apertura nuova, un nuovo slancio nella società ; occorre un colpo di reni, nel Mezzogiorno stesso, per sollevare il Mezzogiorno da una spirale di arretramento e impoverimento.

Il Parlamento ha di recente deliberato addirittura all’unanimità il suo contributo su provvedimenti urgenti che al governo Monti ancora in carica toccava adottare, e che esso ha adottato, nel solco di uno sforzo di politica economico-finanziaria ed europea che meriterà certamente un giudizio più equanime, quanto più si allontanerà il clima dello scontro elettorale e si trarrà il bilancio del ruolo acquisito nel corso del 2012 in seno all’Unione europea.

Apprezzo l’impegno con cui il movimento largamente premiato dal corpo elettorale come nuovo attore politico-parlamentare ha mostrato di volersi impegnare alla Camera e al Senato, guadagnandovi il peso e l’influenza che gli spetta : quella è la strada di una feconda, anche se aspra, dialettica democratica e non quella, avventurosa e deviante, della contrapposizione tra piazza e Parlamento. Non può, d’altronde, reggere e dare frutti neppure una contrapposizione tra Rete e forme di organizzazione politica quali storicamente sono da ben più di un secolo e ovunque i partiti.

La Rete fornisce accessi preziosi alla politica, inedite possibilità individuali di espressione e di intervento politico e anche stimoli all’aggregazione e manifestazione di consensi e di dissensi. Ma non c’è partecipazione realmente democratica, rappresentativa ed efficace alla formazione delle decisioni pubbliche senza il tramite di partiti capaci di rinnovarsi o di movimenti politici organizzati, tutti comunque da vincolare all’imperativo costituzionale del “metodo democratico”.

Le forze rappresentate in Parlamento, senza alcuna eccezione, debbono comunque dare ora – nella fase cruciale che l’Italia e l’Europa attraversano – il loro apporto alle decisioni da prendere per il rinnovamento del paese. Senza temere di convergere su delle soluzioni, dal momento che di recente nelle due Camere non si è temuto di votare all’unanimità. Sentendo voi tutti – onorevoli deputati e senatori – di far parte dell’istituzione parlamentare non come esponenti di una fazione ma come depositari della volontà popolare. C’è da lavorare concretamente, con pazienza e spirito costruttivo, spendendo e acquisendo competenze, innanzitutto nelle Commissioni di Camera e Senato. Permettete che ve lo dica uno che entrò qui da deputato all’età di 28 anni e portò giorno per giorno la sua pietra allo sviluppo della vita politica democratica.

Lavorare in Parlamento sui problemi scottanti del paese non è possibile se non nel confronto con un governo come interlocutore essenziale sia della maggioranza sia dell’opposizione. A 56 giorni dalle elezioni del 24-25 febbraio – dopo che ci si è dovuti dedicare all’elezione del Capo dello Stato – si deve senza indugio procedere alla formazione dell’Esecutivo. Non corriamo dietro alle formule o alle definizioni di cui si chiacchiera. Al Presidente non tocca dare mandati, per la formazione del governo, che siano vincolati a qualsiasi prescrizione se non quella voluta dall’art. 94 della Costituzione : un governo che abbia la fiducia delle due Camere. Ad esso spetta darsi un programma, secondo le priorità e la prospettiva temporale che riterrà opportune. E la condizione è dunque una sola : fare i conti con la realtà delle forze in campo nel Parlamento da poco eletto, sapendo quali prove aspettino il governo e quali siano le esigenze e l’interesse generale del paese. Sulla base dei risultati elettorali – di cui non si può non prendere atto, piacciano oppur no – non c’è partito o coalizione (omogenea o presunta tale) che abbia chiesto voti per governare e ne abbia avuti a sufficienza per poterlo fare con le sole sue forze. Qualunque prospettiva si sia presentata agli elettori, o qualunque patto – se si preferisce questa espressione – si sia stretto con i propri elettori, non si possono non fare i conti con i risultati complessivi delle elezioni. Essi indicano tassativamente la necessità di intese tra forze diverse per far nascere e per far vivere un governo oggi in Italia, non trascurando, su un altro piano, la esigenza di intese più ampie, e cioè anche tra maggioranza e opposizione, per dare soluzioni condivise a problemi di comune responsabilità istituzionale.

D’altronde, non c’è oggi in Europa nessun paese di consolidata tradizione democratica governato da un solo partito – nemmeno più il Regno Unito – operando dovunque governi formati o almeno sostenuti da più partiti, tra loro affini o abitualmente distanti e perfino aspramente concorrenti.

Il fatto che in Italia si sia diffusa una sorta di orrore per ogni ipotesi di intese, alleanze, mediazioni, convergenze tra forze politiche diverse, è segno di una regressione, di un diffondersi dell’idea che si possa fare politica senza conoscere o riconoscere le complesse problematiche del governare la cosa pubblica e le implicazioni che ne discendono in termini, appunto, di mediazioni, intese, alleanze politiche. O forse tutto questo è più concretamente il riflesso di un paio di decenni di contrapposizione – fino allo smarrimento dell’idea stessa di convivenza civile – come non mai faziosa e aggressiva, di totale incomunicabilità tra schieramenti politici concorrenti.

Lo dicevo già sette anni fa in quest’aula, nella medesima occasione di oggi, auspicando che fosse finalmente vicino “il tempo della maturità per la democrazia dell’alternanza” : che significa anche il tempo della maturità per la ricerca di soluzioni di governo condivise quando se ne imponga la necessità. Altrimenti, si dovrebbe prendere atto dell’ingovernabilità, almeno nella legislatura appena iniziata.

Ma non è per prendere atto di questo che ho accolto l’invito a prestare di nuovo giuramento come Presidente della Repubblica. L’ho accolto anche perché l’Italia si desse nei prossimi giorni il governo di cui ha bisogno. E farò a tal fine ciò che mi compete : non andando oltre i limiti del mio ruolo costituzionale, fungendo tutt’al più, per usare un’espressione di scuola, “da fattore di coagulazione”. Ma tutte le forze politiche si prendano con realismo le loro responsabilità : era questa la posta implicita dell’appello rivoltomi due giorni or sono.

Mi accingo al mio secondo mandato, senza illusioni e tanto meno pretese di amplificazione “salvifica” delle mie funzioni ; eserciterò piuttosto con accresciuto senso del limite, oltre che con immutata imparzialità, quelle che la Costituzione mi attribuisce. E lo farò fino a quando la situazione del paese e delle istituzioni me lo suggerirà e comunque le forze me lo consentiranno.

Inizia oggi per me questo non previsto ulteriore impegno pubblico in una fase di vita già molto avanzata ; inizia per voi un lungo cammino da percorrere, con passione, con rigore, con umiltà. Non vi mancherà il mio incitamento e il mio augurio.

Viva il Parlamento! Viva la Repubblica! Viva l’Italia!

(DA: TelevideoRai.it-22 apr 2012)-foto da internet

L’incontro con la Cancellieri non fa illudere i sindaci

Le questioni aperte:

dalla criminalità alla scuola, dal lavoro alla pressione fiscale

«Ci sentiamo soli», dice alla vigilia dell’incontro con il ministro dell’Interno Anna Maria Cancellieri. E lo ripete anche dopo. Il sindaco di Orosei, Franco Mula, riassume così gli umori degli amministratori locali, bersagliati dagli attentatori e portavoce della disperazione dilagante nei piccoli paesi a rischio estinzione. Il giorno dopo il faccia a faccia nella prefettura di Nuoro, i sindaci esternano apprezzamento istituzionale per la visita, ma niente di più.

PROMESSE MANCATE «Non è cambiato nulla», commenta non a caso Graziano Deiana, primo cittadino di Mamoiada. «Abbiamo parlato di sicurezza e molto del lavoro che non c’è. Ma un ministro con la valigia in mano non può prendere impegni. Ha detto però che parlerà ai colleghi di Governo della grave crisi della Sardegna, tutto compatibilmente con le disponibilità finanziarie pubbliche che sappiamo quali sono», sottolinea Deiana che nella sua carriera di sindaco ha incontrato altri tre ministri dell’Interno: Claudio Scajola, Beppe Pisanu e Roberto Maroni. Una promessa onorata? «Maroni promise un tavolo permanente tra Regione, Governo, enti locali, il potenziamento dell’intelligence e un organismo ad hoc per indagare sugli attentatori agli amministratori. A parte che la sicurezza è per tutti i cittadini, non solo per i sindaci, non mi risulta che qualcosa sia stato realizzato».

PATTO DI STABILITÀ «Apprezzo che un ministro venga a Nuoro, ma non credo che la visita porti frutti vista la vicinanza delle elezioni», commenta Franco Scanu, sindaco di Sindia, che si accontenterebbe di vedere realizzato un auspicio: «Il patto di stabilità ora lega le mani anche ai Comuni con meno di mille abitanti. Blocca il bilancio, un cantiere o un’opera pubblica fondamentali per imprese e cittadini. Va rivisto, altrimenti è un ulteriore colpo».

PATRIMONIO PUBBLICO «Il ministro non poteva prendere impegni e non ne ha presi. Anche la mia presenza è stata di cortesia e ospitalità», dice Giovanni Porcu, sindaco di Irgoli, che da sardista rivendica il principio di sovranità della Sardegna. E pone un altro problema: «Non c’è un’adeguata normativa e tutela nella gestione del patrimonio pubblico del Comune che spesso è causa di molte tensioni».

SPECIFICITÀ LOCALI «La visita del ministro non avrà effetti operativi. Ma mi auguro che lasci al suo successore le istanze poste, dal lavoro alla scuola, alla sicurezza», dice Franco Pinna, sindaco di Orani. «Non è pensabile che il centro Sardegna abbia gli stessi standard di riferimento di altre realtà su scuola, servizi sociali o altri. I cittadini pagano le tasse e devono avere i servizi primari, a iniziare dalla scuola».

ZONA FRANCA REGIONALE Franco Mula, di Orosei, rilancia le tre richieste fatte al ministro Cancellieri: «Le risorse riconosciute dalla Corte costituzionale non vanno date sulla carta, ma bisogna poterle spendere allentando i vincoli del patto di stabilità; per l’intero territorio regionale serve il riconoscimento della zona franca fiscale che farebbe della Sardegna un’area più appetibile per gli investimenti; il riconoscimento dell’insularità deve essere motivo di vantaggio, non di emarginazione come succede ora su energia e trasporti».

SENZA PROGETTO Alessandro Bianchi, sindaco di Nuoro, parte da lontano: «Più di 40 anni fa, nella commissione Medici, la classe dirigente aveva colto che le zone interne avrebbero potuto liberarsi dal fardello del banditismo grazie a un massiccio intervento infrastrutturale ed economico. L’industria a Ottana, il parco del Gennargentu, l’università barbaricina sono figlie di quella stagione. Figlie cresciute male, che hanno tradito le promesse, strumenti di sviluppo per i quali, in questi anni, si è dovuto lavorare non per farli crescere ma per tenerli faticosamente in vita. A fronte di questo, non si vede da parte delle istituzioni nazionali una attenzione lontanamente vicina a quella di quel periodo».

(DA: L’Unione Sarda-Marilena Orunesu-10 gen 2013)

(foto da internet)

Il governo vara il dl che le riordina

Escluse le cinque Regioni a Statuto speciale

Ecco la nuova mappa delle 51 Province e città metropolitane (in maiuscolo nell’elenco) dopo l’approvazione del decreto legge relativo al loro riordino. Sono escluse le cinque regioni a statuto speciale. 

La riforma sarà attiva a partire dal 2014; a novembre del 2013 si terranno invece le elezioni per decidere i nuovi vertici.

PIEMONTE: 1) TORINO 2) Cuneo 3) Asti-Alessandria 4) Novara-Verbano-Cusio-Ossola 5) Biella-Vercelli;

LIGURIA: 6) GENOVA 7) Imperia-Savona, 8 ) La Spezia;

LOMBARDIA: 9) MILANO-Monza-Brianza 10) Brescia 11) Mantova-Cremona-Lodi 12) Varese-Como-Lecco 13) Sondrio 14) Bergamo 15) Pavia

VENETO: 16) VENEZIA 17) Verona-Rovigo 18) Vicenza 19) Padova-Treviso 20) Belluno

EMILIA ROMAGNA 21) BOLOGNA 22) Piacenza-Parma 23) Reggio Emilia-Modena 24) Ferrara 25) Ravenna-Forlì-Cesena-Rimini

TOSCANA: 26) FIRENZE-Pistoia-Prato 27) Arezzo 28) Siena-Grosseto 29) Massa Carrara-Lucca-Pisa-Livorno

MARCHE: 30) Ancona 31) Pesaro-Urbino 32) Macerata-Fermo-Ascoli Piceno

UMBRIA: 33) Perugia-Terni

LAZIO: 34) ROMA 35) Viterbo-Rieti 36) Latina-Frosinone

ABRUZZO: 37) L’Aquila-Teramo 38) Pescara-Chieti

MOLISE: 39) Campobasso-Isernia

CAMPANIA: 40) NAPOLI 41) Caserta 42) Benevento-Avellino 43) Salerno

PUGLIA: 44) BARI 45) Foggia-Andria-Barletta-Trani 46) Taranto-Brindisi 47) Lecce

BASILICATA: 48) Potenza-Matera

CALABRIA: 49) Catanzaro-Vibo Valentia-Crotone 50) Cosenza 51) REGGIO CALABRIA

(DA: TelevideoRai.it-1 nov 2012)

La Nobel a Ginevra e Oslo

 Dopo 24 anni Aung San Suu Kyi può tornare a viaggiare.

E dopo aver riottenuto dal regime di Rangoon il passaporto e l’autorizzazione a lasciare il Paese, la leader dell’opposizione birmana non ha aspettato oltre. E ha già in agenda un tour per l’Occidente, che comincerà a fine maggio da Ginevra, per partecipare alla Conferenza annuale dell’Organizzazione internazionale del Lavoro (Ilo).

A darne conferma, lo stesso direttore generale dell’Ilo, Juan Somavia, nel corso di una conferenza stampa. Somavia ha anche spiegato che nell’occasione Suu Kyi «pronuncerà il suo primo discorso internazionale».

Il tour proseguirà poi con una tappa storica, a Oslo, il prossimo 16 giugno. Qui Aung potrà finalmente ricevere direttamente dalle mani del comitato organizzatore il premio Nobel per la Pace assegnatole nel lontano 1991 e mai ritirato, a causa degli arresti domiciliari in cui la giunta militare al potere in Birmania l’ha tenuta costretta dal 1988 al 2011.

(Da:L’Unione Sarda-23 maggio 2012)

Il Servizio Elettorale del Comune di Nuoro informa che dal 16 maggio c.a. sono in pagamento, presso tutte le sedi del Banco di Sardegna, gli onorari ai componenti uffici elettorali di sezione (Presidenti, Scrutatori e Segretari), relativi ai Referendum Popolari Regionali del 6 maggio 2012.

(Da: comunicato del Comune di Nuoro- 15 maggio 2012)

Il futuro dell’Isola in mano ai sardi

Il 6 maggio, con un’unica convocazione degli elettori, si svolgeranno i 5 referendum abrogativi regionali e i 5 referendum consultivi regionali. I cittadini saranno protagonisti di importanti decisioni come la diminuzione del numero dei consiglieri regionali. L’obiettivo è di raggiungere il quorum del 33%.

Con Decreto n. 18 del 20.02.2012 il Presidente della Regione e successivo Decreto di revoca n. 9/E del 10.03.2012 ha fissato la data di svolgimento dei 5 referendum abrogativi regionali e i 5 referendum consultivi regionali con i seguenti quesiti:

Referendum n. 1:

Volete voi che sia abrogata la legge regionale sarda 2 gennaio 1997, n. 4 e successive integrazioni e modificazioni recante disposizioni in materia di “Riassetto generale delle Province e procedure ordinarie per l’istituzione di nuove Province e la modificazione delle circoscrizioni provinciali?”.

Referendum n. 2:

Volete voi che sia abrogata la legge regionale sarda 1 luglio 2002, n. 10 recante disposizioni in materia di “Adempimenti conseguenti alla istituzione di nuove Province, norme sugli amministratori locali e modifiche alla legge regionale 2 gennaio 1997, n. 4?”.

Referendum n. 3:

Volete voi che sia abrogata la deliberazione del Consiglio regionale della Sardegna del 31 marzo 1999 (pubblicata sul BURAS n. 11 del 9 aprile 1999) contenente “La previsione delle nuove circoscrizioni provinciali della Sardegna, ai sensi dell’art. 4 della legge regionale 2 gennaio 1997, n. 4?”.

Referendum n. 4:

Volete voi che sia abrogata la legge regionale sarda 12 luglio 2001, n. 9 recante disposizioni in materia di “Istituzione delle Province di Carbonia-Iglesias, del Medio Campidano, dell’Ogliastra e di Olbia-Tempio?”.

Referendum n. 5:

Siete voi favorevoli all’abolizione delle quattro province “storiche” della Sardegna, Cagliari, Sassari, Nuoro e Oristano?”.

Referendum n. 6:

Siete voi favorevoli alla riscrittura dello Statuto della Regione Autonoma della Sardegna da parte di un’ Assemblea Costituente eletta a suffragio universale da tutti i cittadini sardi?”.

Referendum n. 7:

Siete voi favorevoli all’elezione diretta del Presidente della Regione Autonoma della Sardegna, scelto attraverso elezioni primarie normate per legge?”.

Referendum n. 8:

Volete voi che sia abrogato l’art. 1 della legge regionale sarda 7 aprile 1966, n. 2 recante “Provvedimenti relativi al Consiglio regionale della Sardegna” e successive modificazioni?”.

Referendum n. 9:

Siete voi favorevoli all’abolizione dei consigli di amministrazione di tutti gli Enti strumentali e Agenzie della Regione Autonoma della Sardegna?”.

Referendum n. 10:

Siete voi favorevoli alla riduzione a cinquanta del numero dei componenti del Consiglio regionale della Regione Autonoma della Sardegna?”.

Documenti e normativa

- Pubblicazione n. 2 – Calendario delle operazioni elettorali [file.pdf]

- Decreto n. 18 del 20.02.2012

- Decreto di revoca n. 9/E del 10.03.2012

Elettori sardi residenti all’estero

Gli elettori sardi residenti all’estero iscritti all’Aire possono usufruire dei contributi per la partecipazione al voto. Occorre rivolgersi al comune presso il quale si è votato.

I comuni possono rivolgersi all’Assessorato degli Affari generali, personale e riforma della Regione – Direzione generale degli affari generali e della società dell’informazione – Servizio affari generali, bilancio e supporti direzionali – via Posada s.n. – 09122 Cagliari.

Agevolazioni per gli elettori sardi residenti all’estero

PER MAGGIORI INFORMAZIONI CONSULTARE IL

SITO  DELLA REGIONE SARDEGNA

(Da: L’Unione Sarda- 1 maggio 2012)

L’Assessorato ai Servizi Sociali del Comune di Nuoro in collaborazione con la cooperativa Progetto Uomo, in occasione dei Referendum Popolari Regionali del 06 maggio 2012 organizza in favore degli anziani e dei portatori di handicap, il servizio di trasporto disabili da e per i seggi elettorali con i seguenti orari:

DOMENICA 06 MAGGIO 2012 DALLE ORE 7.00 ALLE 22.00

Per poter usufruire del servizio occorre prenotare :

Fino a Sabato 05/05/ 2012 dalle ore 12.00 alle ore 20.00 al seguente numero telefonico 0784/30343.

Domenica 06/05/2012 dalle ore 7.00 alle 22.00 al seguente numero telefonico 3298108100.

Si precisa, inoltre, che gli elettori disabili possono votare in qualsiasi seggio della citta’ ad eccezione dei seggi n. 26 e 27 (scuola media di Via Tolmino).

Si comunica inoltre che i certificati medici, per gli elettori fisicamente impediti, verranno rilasciati negli ambulatorio del A.S.L. di Nuoro via Trieste 80 secondo i seguenti orari:

-Giovedì 03 maggio 2012 dalle ore 8.00 alle ore 11.00

-Venerdì 04 maggio 2012 dalle ore 8.00 alle ore 11.00

-Domenica 06 maggio 2012 dalle ore 9.00 alle ore 11.00

(Da: comunicato comune di Nuoro del 2 maggio 2012)

 

 

Il premio Nobel per la pace Aung San Suu Kyi ha prestato oggi giuramento davanti al Parlamento birmano, ponendo fine a una settimana di stallo per approvare il suo primo mandato elettorale, dopo due decenni di lotta politica.

La leader d’opposizione, che ha vinto il suo primo seggio nelle elezioni suppletive del 1 aprile, e altri 33 membri della Lega nazionale per la democrazia, hanno giurato di “salvaguardare” la Costituzione, che assicura ampi poteri ai militari.

“Sarò fedele alla Repubblica dell’Unione della Birmania e alla sua gente e mi impegnerò anche ad assicurare la non-disintegrazione dell’Unione e della solidarietà nazionale e la perpetuazione della sovranità”, hanno affermato.

(Da:Rai.news24.it- 2 maggio 2012) foto da internet

La leader dell’opposizione birmana Aung San Suu Kyi, eletta nelle ultime elezioni suppletive, siederà per la prima volta alla Camera bassa del Parlamento il 23 aprile.

Lo rende noto oggi un portavoce del suo partito, la Lega nazionale per la democrazia (Lnd).

La premio Nobel per la pace, deputata per la circoscrizione rurale di Kawhmu, vicino Rangoon, farà la sua prima apparizione come rappresentate del popolo dopo aver passato 15 anni agli arresti domiciliari.

(Da:L’Unione Sarda.it-9 apr 2012)

Cambio nei Riformatori: all’esponente di Orosei subentra l’ex sindaco di Galtellì

GALTELLÌ. Cambio di poltrone tutto basso baroniese in casa dei Riformatori nel consiglio provinciale di Nuoro.

L’oroseino Michele Frau, eletto nel maggio del 2010, ha infatti rassegnato le dimissioni per motivi personali ed è stato surrogato dal galtellinese Gesuino Beccari, secondo dei non eletti del suo partito, già sindaco del suo paese e attualmente consigliere comunale di minoranza.

Per Beccari si tratta di un ritorno nell’assise di Piazza Italia dove sedeva già nella passata amministrazione Deriu come esponente dell’Udc. Anche allora era entrato in consiglio grazie alle dimissioni di un suo compagno di partito. Questa volta, oltre alle dimissioni di Frau, Gesuino Beccari deve il suo ingresso in Provincia anche alla rinuncia del primo dei non eletti dei Riformatori, il nuorese Gianni Poggiu, attuale presidente dell’Ersu di Sassari, che ha di conseguenza rinunciato al doppio incarico.

Si concentra tutta su Galtellì dunque la rappresentanza della Valle del Cedrino in seno all’amministrazione provinciale, dove Gesuino Beccari trova infatti il suo sindaco, Renzo Soro, consigliere eletto del Partito democratico e capogruppo dello stesso partito.

Perde invece l’unico suo rappresentante in consiglio provinciale Orosei dove però, coincidenza vuole, che sindaco sia Franco Mula, consigliere regionale proprio dei Riformatori e, secondo i ben informati, abile regista del cambio.

(Da:La Nuova-angelo fontanesi-24 mar 2012)

Al via da domani la campagna per i dieci referendum regionali che vedranno i sardi alle urne il 10 giugno prossimo.

Si riunisce infatti a Cagliari, al Caesar’s hotel, il Movimento referendario per organizzare il primo Comitato che si occuperà di coordinare la campagna elettorale in tutta l’Isola.

I quesiti proposti riguardano l’abolizione delle Province, la riscrittura dello Statuto sardo da parte di una Costituente, l’elezione diretta del Presidente della Regione, l’abolizione dei consigli di amministrazione degli Enti, la riduzione a 50 del numero dei consiglieri regionali. Trasversale il Movimento che ha raccolto le firme a sostegno del referendum, con sindaci, amministratori locali, partiti, associazioni e semplici cittadini impegnati nei vari centri della Sardegna. Tra i più attivi i Riformatori. Ieri, in occasione del coordinamento regionale svoltosi a Oristano, il coordinatore Michele Cossa ha ribadito che il partito “si impegnerà a fondo nella campagna elettorale: si tratta di una grande occasione – ha spiegato – per cambiare davvero la Sardegna”.

(Da:L’Unione Sarda- 26 feb 2012)

Il presidente della Regione ha firmato il decreto. I sardi saranno chiamati alle urne il 10 giugno per esprimere il loro parere sui dieci quesiti referendari

 Il presidente della Regione, Ugo Cappellacci, ha firmato questa mattina il decreto per l’indizione dei 10 referendum regionali, fissando la data del voto per il prossimo 10 giugno.

I sardi si recheranno alle urne per i quesiti riguardanti: abolizione delle Province, la riscrittura dello Statuto sardo da parte di una Costituente, l’elezione diretta del presidente della Regione, abolizione consigli amministrazione enti, riduzione a 50 dei consiglieri regionali.

 Ecco i dieci quesiti referendari:

 1 – Volete voi che sia abrogata la legge regionale sarda 2 gennaio 1997, n. 4 e successive integrazioni e modificazioni recante disposizioni in materia di “Riassetto generale delle Province e procedure ordinarie per l’istituzione di nuove Province e la modificazione delle circoscrizioni provinciali?”-la nuova

 2 – Volete voi che sia abrogata la legge regionale sarda 1 luglio 2002, n. 10 recante disposizioni in materia di Adempimenti conseguenti alla istituzione di nuove Province, norme sugli amministratori locali e modifiche alla legge regionale 2 gennaio 1997, n. 4?

 3 – Volete voi che sia abrogata la deliberazione del Consiglio regionale della Sardegna del 31 marzo 1999 (pubblicata sul Buras n. 11 del 9 aprile 1999) contenente La previsione delle nuove circoscrizioni provinciali della Sardegna, ai sensi dell’art. 4 della legge regionale 2 gennaio 1997, n. 4?

 4 – Volete voi che sia abrogata la legge regionale sarda 12 luglio 2001, n. 9 recante disposizioni in materia di Istituzione delle Province di Carbonia-Iglesias, del Medio Campidano, dell’Ogliastra e di Olbia-Tempio?

5 – Siete voi favorevoli all’abolizione delle quattro province “storiche” della Sardegna, Cagliari, Sassari, Nuoro e Oristano?

6 – Siete voi favorevoli alla riscrittura dello Statuto della Regione Autonoma della Sardegna da parte di un’Assemblea Costituente eletta a suffragio universale da tutti i cittadini sardi?

 7 – Siete voi favorevoli all’elezione diretta del Presidente della Regione Autonoma della Sardegna, scelto attraverso elezioni primarie normate per legge?

8 – Volete voi che sia abrogato l’art. 1 della la legge regionale sarda 7 aprile 1966, n. 2 recante “Provvedimenti relativi al Consiglio regionale della Sardegna” e successive modificazioni?

9 – Siete voi favorevoli all’abolizione dei consigli di amministrazione di tutti gli Enti strumentali e Agenzie della Regione Autonoma della Sardegna?

10-Siete voi favorevoli alla riduzione a cinquanta del numero dei componenti del Consiglio regionale della Regione Autonoma della Sardegna?

(Da:La Nuova-18 feb 2012)

Acqua, nucleare e legittimo impedimento:

48_referendumPercentuali pressoché identiche per tutti e quattro i quesiti: il 57% degli elettori italiani è andato alle urne. Torna il quorum dopo 16 anni.

Il quorum è stato raggiunto: il 57% degli elettori italiani è andato alle urne per rispondere ai quattro quesiti referendari. Quando lo scrutinio ha oramai superato i due terzi delle sezioni, inoltre, i sì si attestano attorno al 95% per tutti i quesiti.

Sul versante affluenza, i dati definitivi trasmessi dal Viminale indicano percentuali pressoché identiche per tutti i referendum: per i quesiti sull’acqua pubblica ha votato infatti il 57,02% mentre sull’energia nucleare i votanti sono stati il 56,99% e per il legittimo impedimento il 56,98%. Questi dati si riferiscono agli 8.092 comuni italiani mentre non è stata ancora comunicata la percentuale di affluenza alle urne relativa alle 1.279 sezioni per gli italiani residenti all’estero.

Ma il dato complessivo del 57% dei votanti rende comunque ininfluente il dato sull’affluenza alle urne all’estero, in quanto il quorum è ampiamente superato. L’ultimo che aveva superato il ’50%+1′ risaliva al 1995.

Entrando nel particolare dei dati, il quorum è stato superato in tutte le venti regioni italiane: il dato nazionale del 57% si articola infatti in percentuali di affluenza alle urne tutte comunque superiori alla metà degli elettori. Il dato più alto si è registrato in Trentino-Alto Adige con il 64,6% mentre il più basso si è avuto in Calabria con il 50,4.

Sul fronte delle città, sono otto le province italiane in cui non è stato raggiunto il quorum della metà più uno degli elettori per i quattro quesiti: sette si trovano al Sud e una sola al Nord. Il dato percentuale più basso di votanti si è registrato nella provincia di Crotone con il 45,1%. Seguono in ordine crescente Vibo Valentia con il 46,7%, Sondrio con il 48,6, Trapani con il 48,7, Reggio Calabria con il 49,3 e Catania e Caltanissetta con il 49,9%. Tutte città in cui il quorum è stato sfiorato ma non raggiunto.

Ed è Reggio Emilia la provincia dove gli elettori sono corsi in maggior numero alle urne facendo registrare il 68,5% di votanti.

(Da: Adnkronos/Ign-13 GIU 2011)-foto da internet

Vincenzo Secci, rieletto sindaco di Loculi (foto camedda)

Vincenzo Secci, rieletto sindaco di Loculi

Il sindaco Vincenzo Secci alla guida di «Pro Locula» ha respinto l’attacco sferrato dalle altre due liste

L’esito delle votazioni non ammette dubbi: la roccaforte rossa della Valle del Cedrino è Loculi.

Il sindaco uscente Vincenzo Secci del Pd alla guida di «Pro Locula», una lista di centro sinistra senza se e senza ma, respinge perentoriamente l’attacco a tenaglia sferrato dalle altre due liste civiche, Loculi Cresce guidata dall’ingegnere Gian Luca Chessa e Uniti per Loculi capeggiata dall’avvocato Alessandro Luche, che non nascondevano simpatie verso altre sponde.

E la risposta è stata quanto mai chiara e forte: Vincenzo Secci con la sua lista ha inflitto distacchi percentuali abissali ad entrambi gli avversari che per conto loro hanno pagato pesantemente il fatto di non avere trovato l’accordo per andare uniti davanti agli elettori. Ma sarebbe riduttivo dire che Secci e compagni abbiano vinto solo perchè gli avverasi non si sono apparentati: il responso delle urne è stato quanto mai netto e inequivocabile. La lista «Pro Locula. ha preso 182 voti pari al 45,8% delle preferenze staccando di 69 voti «Loculi Cresce» (113 voti pari al 28,5 %) e di 80 voti la terza arrivata «Uniti per Loculi» che con 102 non è andata oltre il 25,7 %.

In un paese di poco più di 500 abitanti che metteva in lizza ben 34 candidati sono dati che parlano da soli. Una vittoria di gruppo quella della lista di Secci certificata anche dai buoni risultati personali ottenuti da tutti gli undici candidati.

Ecco nell’ordine di presentazione i voti di preferenza raccolti da ogni candidato tenendo presente che i tre candidati a sindaco hanno preso in testa 10 voti Secci, 5 Chessa e 3 Luche. Lista Pro Locula: Chessa Antonio Maria 33, Chessa Giacomo 12, Lai Gianluca 11, Mereu Paolina 7, Murru Nicoletta 8, Pira Gianni 18, Puggioni Gianfranco 10, Ruiu Rosella 16, Sanna Sonia 17, Sanna Tania 13, Sini Santina 27. Lista Uniti per Loculi: Mercurio Angela Maria 16, Gaddone Giuseppe 14, Podda Tanino 25, Mereu Paolino 3, Cambedda Giacomo 6, Rozzo Giovanni Maria 8, Cancedda Andrea 4, Serra Antonietta 7, Puggioni Antonia Angela 4, Cancedda Daniela 8, Ruiu Michele 4. Lista Loculi Cresce: Cambedda Antonio 13, Cancedda Veronica 9, Chessa Giuseppe 33, Dalu Renzo 6, Floris Mauro 5, Fronteddu Salvatore 12, Puggioni Graziano 21, Sanna Redento 6, Uscidda Maria Antonietta 3.

(Da:La Nuova-Angelo Fontanesi-20 mag 2011)-foto camedda

siniscola-panorama

A Siniscola il centrosinistra vince ancora e incassa il terzo mandato consecutivo alla guida della città.

Rocco Celentano nuovo sindaco di Siniscola

Rocco Celentano nuovo sindaco di Siniscola

Al posto dell’uscente Lorenzo Pau (Pd), diventa primo cittadino il socialista Rocco Celentano con 2198 voti di lista e 273 personali (per trovare un suo compagno di partito a capo di un esecutivo, bisogna tornare indietro di 40 anni con l’elezione di Salvatore Mogno).

I consiglieri che entrano a far parte del consiglio comunale sono, per la maggioranza Lucio Carta (284 preferenze), Giuseppe Pipere (246), Riccardo Corosu (205), Marcello Dadea (189), Emiliano Pintore (107), Francesco Piu (103), Danila Pusceddu (90), Piero Carta (89), Martina Cocco (86), Piergiorgio Lapia (79), Antonello Pipere (79), Davide Secchi (74) e Maria Concetta Geranio (61).

Per la minoranza invece sono stati eletti: Marco Fadda (1990 voti di lista e 252 personali), Gianluigi Farris (con 345 preferenze è stato il consiglieri più votato), Giuseppe Mele (178), Pier Paolo Coronas (1400 i voti di lista e 237 personali), Sebastiano Fronteddu (213), Antonio Satta (1112 di lista e 225 personali) e Angioletto Fadda (629 di lista e 80 personali).

(Da:Unione Sarda-F. U.-19 mag 2011)

sardegnaComunali: alta affluenza in Sardegna, dato definitivo 75,13%. Piu’ 4 punti su dato nazionale. Cagliari citta’ si ferma al 71,41

La Sardegna conferma il dato in controtendenza sull’affluenza alle urne nelle elezioni comunali. La percentuale dei votanti alle 15, alla chiusura dei seggi, ha infatti toccato il 75,13, quattro punti in piu’ rispetto al dato nazionale (71,09) e tre sulle precedenti consultazioni (72,64).

L’Isola e’ la terza regione in Italia, dopo Lazio (77,95%), Umbria (76,11%), per numero di elettori andati alle urne. Tra le province Sassari e’ quella con la piu’ alta affluenza (79,83%), fanalino di coda Cagliari con il 73,13, che in citta’ ha fatto invece registrare il 71,41%.

(Da:ANSA-16 MAG 2011)

Franco Mula

FRANCO MULA

è il nuovo sindaco di Orosei


La sua lista civica “LA TUA OROSEI” vince le elezioni amministrative con 2091 voti (45,64%). Alta l’affluenza che ha raggiunto l’81,69% degli aventi diritto al voto. Franco Mula, attuale consigliere regionale, nella precedente amministrazione comunale è stato consigliere di minoranza.

I VOTI DELLE ALTRE DUE LISTE:

“OROSEI CIVICA”:
(candidato sindaco Francesco Loi) 1633


“OROSEI DEMOCRATICA”:
(candidato sindaco Gino Derosas) 857


Vincenzo Secci,sindaco di Loculi (foto camedda)

Vincenzo Secci

Vincenzo Secci è il nuovo sindaco di Loculi.

la sua lista civica “Pro Locula” vince le elezioni amministrative con 182 voti (45,84%). Molto alta l’affluenza alle urne, 83,75% dei 474 elettori aventi diritto. Vincenzo Secci, sindaco uscente, è al suo secondo mandato.

I VOTI DELLE ALTRE DUE LISTE:

“Loculi Cresce”:

(candidato sindaco Gianluca Chessa) 113

“Rinnovamento Democratico”:

(candidato sindaco Alessandro Luche) 102.


Arco_latinoroberto deriuIl presidente della Provincia Roberto Deriu (nella foto), è stato eletto nel consiglio di amministrazione di Arco Latino, l’associazione formata da 59 province di Italia, Francia e Spagna che si affacciano sul Mediterraneo occidentale. L’elezione è avvenuta durante l’assemblea plenaria dell’associazione in corso di svolgimento a Carcassonne, in Francia nel corso della quale Andrè Viola, presidente del Conseil General dell’Aude (ente intermedio francese con capoluogo Carcassonne), è stato eletto nuovo presidente di Arco Latino.

(Da:Unione Sarda-13 apr.2011)

OROSEI-PUC1
Mancavano pochi minuti alle 2 della mattina quando ieri l’applauso di una ventina di irriducibili spettatori rimasti in aula sino alla fine di una seduta fiume del consiglio comunale ha salutato la seconda adozione del Piano urbanistico comunale.

Dopo sedici ore di ininterrotta discussione, e trent’anni di attesa,

Orosei ha un nuovo Puc.

Ora il Piano andrà in Regione per la sua definitiva approvazione, ma i presupposti perchè ciò accada senza ulteriori intoppi ci sono tutti. A incominciare dall’esito della votazione che non ha registrato nessun voto contrario: i nove della maggioranza (compresi i due assessori «dissidenti») hanno votato compatti e l’unico esponente di minoranza rimasto in aula sino al termine, Manuel Delogu, ha offerto la sua astensione al Puc redatto dall’ufficio di piano guidato dall’architetto Sandro Roggio.

Gli altri componenti della minoranza avevano lasciato l’aula circa un’ora prima, soddisfatti di quanto ottenuto: l’accoglimento della maggior parte delle osservazioni presentate dai cittadini, circa 200 tra Puc e Pul, che non cambiano peraltro di una virgola la filosofia e l’impianto urbanistico del progetto. Un fatto preannunciato dalla stessa maggioranza che si è limitata a respingere solo le osservazioni chiaramente non accettabili per carenze normative.

La sostanza del nuovo Puc era già stata messa in cassaforte con l’approvazione unanime delle linee guida e con la prima adozione del piano avvenuta il luglio scorso. Orosei, il paese costiero a più forte vocazione turistico immobiliare del Nuorese e salito negli ultimi anni alla ribalta della cronaca come esempio non certo esaltante di edificazioni sopra le righe, sposa così con questo strumento le tesi del Ppr soriano e per il sindaco Gino Derosas e la sua giunta è sicuramente una importante vittoria politica.

L'architettoTore Dessena-Presidente Commissione PUC«Siamo orgogliosi di aver messo a punto un piano urbanistico in coerenza con il Ppr – è il commento di Tore Dessena, consigliere comunale e presidente della commissione Puc che l’altro ieri ha condotto praticamente da solo l’estenuante maratona consiliare – Un fatto che dimostra che è possibile fare sviluppo in un sistema di regole certe a garanzia gino derosasdell’interesse comune e del patrimonio paesaggistico del territorio».

Ovvia, anche se come sempre senza toni roboanti, la soddisfazione del primo cittadino: «Questo risultato non premia questa amministrazione ma il paese – dice Gino Derosas – chiunque verrà ora dopo di noi avrà a disposizione uno strumento valido e giusto per programmare il futuro sostenibile e duraturo di Orosei».

(Da: La Nuova-Angelo Fontanesi-8 apr 2011)

no-nucleare“La Sardegna non vuole le centrali nucleari. E’ una scelta consapevole, fondata su motivazioni forti e profonde, non certo sull’emozione suscitata dagli eventi avvenuti in Giappone”.

Cosi’ il presidente della Regione Ugo Cappellacci replica alle dichiarazioni dell’astrofisica, Margherita Hack, che in un’intervista al “Giornale”, si dice favorevole al nucleare e suggerisce che le nuove centrali, dato che l’Italia e’ un paese sismico, siano costruite in zone sicure, come la Sardegna.

I fautori del nucleare propongono sempre che le centrali siano realizzate molto lontano da casa loro. Nessuno di loro chiede di farlo a pochi chilometri dal proprio cortile. Questo e’ un fatto sintomatico e rivelatore, che ci convince ancora di piu’ della nostra contrarieta‘”, commenta Cappellacci. “La nostra Isola ha imboccato con decisione un’altra strada: quella della green economy, delle energie rinnovabili, di un modello di sviluppo compatibile con il nostro patrimonio ambientale e paesaggistico. Inoltre, la Sardegna ha gia’ pagato un forte tributo alla ragion di Stato, sacrificando ad essa alcuni dei suoi angoli piu’ suggestivi. Abbiamo gia’ dato e non intendiamo sopportare ulteriori privazioni. Anzi, poiche’ sono mutate le condizioni che in passato hanno permesso di far aggravare sulla nostra terra servitu’ militari e pesi di altro tipo, la Sardegna chiede un ridimensionamento delle stesse“. margherita hack

In terzo luogo non e’ accettabile che col pretesto di una presunta maggiore sicurezza, si pensi di rifilare ad altri le centrali nucleari“, conclude il presidente della Regione sarda.

L’unica sicurezza che verrebbe maggiormente garantita in questo modo, infatti, sarebbe quella di chi si trova dall’altra parte del mare. La professoressa Hack potra’ spendere le sue argomentazioni scientifiche con i suoi vicini di casa. In Sardegna abbiamo gia’ scelto“.

(Fonte: AGI – 18 mar 2011)

LEGGI ANCHE: http://marcocamedda.blog.tiscali.it/2010/02/27/cappellacci-in-sardegna-non-ce-posto-per-le-centrali-nucleari/

Il sindaco tranquillo nonostante l’incertezza sulla maggioranza

OROSEI:Unna foto panoramica scattata da Gollai

A poco più di due mesi dalla scadenza naturale del mandato, il sindaco Gino Derosas si appresta a portare in consiglio il pezzo forte del suo quinquennio. E lo fa senza poter più contare sulla striminzita maggioranza di un voto che gli ha consentito di governare negli ultimi due anni.

Il sindaco di Orosei Gino Derosas

Il sindaco di Orosei Gino Derosas

L’assessore socialista Agostino Mameli, già assente alla delicatissima seduta sul bilancio, si ripeterà quasi certamente la prossima settimana in aula per l’esame delle osservazioni al Puc per la sua seconda e definitiva adozione. «La situazione è questa – non ha difficoltà ad ammettere il primo cittadino – ma non sono preoccupato: il Puc è un argomento di stretta pertinenza consiliare e non della giunta. È stato il consiglio all’unanimità ad approvarne le linee guida e ad adottarlo in prima istanza senza voti contrari. E la commissione Puc ha seguito passo passo l’iter sulle osservazione che in buona parte sono state recepite. Saranno i singoli consiglieri dunque ora a doversi esprimere e a rispondere del proprio voto davanti ai cittadini e agli imprenditori che attendono questo strumento urbanistico da decenni».

Poco conto dunque alla fronda socialista. Del resto la spallata tentata sul bilancio la settimana scorsa è stata scongiurata proprio dalla presenza sui banchi di un esponente di minoranza: «Ho chiesto a tutti i consiglieri di garantire la legittimità di una seduta di grande importanza per il paese perché liberava fondi necessari alla comunità. La consigliera Giovanna Canu, con responsabilità, ha accolto l’invito e gliene sono grato. E per il Puc farò la stessa richiesta».

Gino Derosas insomma, nonostante l’imminente scadenza elettorale, fa capire di non temere la prossima prova senza rete: «Noi, comunque, rispetteremo l’impegno con gli elettori: cioè quello di definire il Puc in tutti i passaggi di nostra competenza».

(Fonte:La Nuova-a.fontanesi-03mar 2011)

no nucleareLa sezione locale del Partito socialista si prepara ad organizzare una serie di incontri in vista del referendum consultivo del prossimo 15 maggio sul ritorno dell’energia atomica in Italia.

Lo slogan è chiaro:

«No alla costruzione di centrali nucleari in Sardegna».
Rocco Celentano

Rocco Celentano

I socialisti della Baronia, nel corso di un dibattito che si è svolto nei giorni scorsi, hanno espresso dissenso sul ricorso al nucleare nell’isola, sottolineando che, per quanto riguarda Siniscola, il consiglio comunale, su iniziativa del suo presidente Rocco Celentano, ha dichiarato il Comune denuclearizzato.

(Fonte:La Nuova-salvatore martini-22 feb 2011)