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NONSOLOBARONIA: Blog di Marco Camedda

LA NOSTRA "PIAZZETTA VIRTUALE" DOVE CI SI INCONTRA TRA BUONI AMICI

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Categoria: nucleare

Il Consiglio approva un ordine del giorno

La Giunta dovrà respingere ogni possibilità che la Sardegna venga inserita tra le aree idonee ad ospitare siti per i rifiuti radioattivi.

Lo prevede l’ordine del giorno unitario approvato nel pomeriggio dal Consiglio regionale.

Il documento è scaturito da una mozione del centrosinistra, poi ritirata, che ribadiva il no alla possibilità di inserire l’Isola tra le aree idonee per un deposito nazionale dei rifiuti radioattivi, dopo il referendum del 15 e 16 maggio 2011 che ha chiuso la porta al conferimento di scorie nucleari e radioattive in Sardegna.

©-Una mia vignetta del 2003 ancora attuale? NO! alle scorie radioattive

Secondo l’assessore agli Affari generali Gianmario Demuro, “creare un deposito nucleare in Sardegna non è pensabile. L’Isola paga già un costo salatissimo per la presenza delle servitù militari nel suo territorio e non è disposta a mettere a rischio l’ambiente e la salute dei cittadini. Oltretutto – ha aggiunto – puntiamo sul turismo per il nostro sviluppo e questo fatto porterebbe ad effetti negativi”. “La Sardegna non ospiterà rifiuti radioattivi. Il Consiglio si è già espresso su questo tema. Non ci sono margini per riaprire la questione – ha detto Antonio Solinas (Pd), primo firmatario della mozione del centrosinistra.

La questione delle scorie nucleari e radioattive si è ripresenta dopo che il 14 aprile Riccardo Casale, amministratore delegato della Sogin (la società dello Stato incaricata dello smantellamento delle ex centrali nucleari e della gestione dei rifiuti radioattivi), ha annunciato che entro maggio saranno pubblicati “i criteri rilasciati dall’Ispra (Istituto per la protezione e la ricerca ambientale) per la mappatura del territorio nazionale e l’identificazione di una decina di siti idonei per il deposito“.

Incassato il via libera sull’Odg, il Consiglio regionale ha sospeso la discussione della mozione sullo Statuto sardo e la riforma del Titolo V della Costituzione. L’aula ha accolto la proposta del capogruppo di Forza Italia Pietro Pittalis per consentire a maggioranza e opposizione di arrivare alla predisposizione di un ordine del giorno unitario sul tema delle riforme. Il documento sarà portato all’attenzione del Consiglio nella prossima seduta. L’Assemblea è stata convocato a domicilio.

(DA: L’Unione Sarda.it-28 maggio 2014)

svizzera-nucleareLa Camera bassa del Parlamento della Svizzera ha approvato la proposta del governo di procedere allo spegnimento dei cinque reattori nucleari del Paese entro il 2034.

Il provvedimento è stato adottato con 101 voti a favore, 54 contrari e 30 astenuti e ha avuto il sostegno di tutti i partiti tranne i liberaldemocratici e il partito popolare nazionalista.

Il Parlamento svizzero aveva chiesto al governo di presentare una proposta dettagliata sull’uscita dal nucleare entro la fine dell’anno e il governo ha già dichiarato che è a favore dello spegnimento dei reattori svizzeri tra il 2019 e il 2034, dopo che avranno raggiunto un periodo operativo di 50 anni.

Attualmente le centrali nucleari svizzere producono quasi il 40% dell’energia della nazione. Quelle idroelettriche forniscono gran parte della produzione rimanente.

(Da:RAInew.it-8 giu 2011)

adesivo--si-per-fermare-il-L’appello per il “sì” contro il nucleare

di partiti e associazioni: alle urne il 12 e 13 giugno

Un appello ai sardi per confermare nel referendum del 12 e 13 giugno la propria contrarietà al nucleare.

Lo ha lanciato il comitato regionale sardo “Vota sì per fermare il nucleare” che ieri ha diffuso il suo programma di mobilitazione, al centro una campagna informativa sul referendum con postazioni e manifestazioni in numerosi centri dell’Isola.

Al comitato sardo, emanazione di quello nazionale, hanno aderito ottanta sigle fra partiti, associazioni e sindacati tra i quali Idv, Pd, Irs, Verdi, Cgil, Acli, Italia Nostra, Legambiente, Lipu, Wwf e Comitato “Si No Nucle”.

VERSO IL QUORUM «Dopo il risultato del referendum contro il nucleare», ha detto la portavoce del comitato Carla Maria Migoni, «è necessario rafforzare la scelta condivisa da circa il 97 per cento degli elettori sardi votando sì al referendum nazionale e contribuendo al raggiungimento del quorum dei votanti. Da questo voto dipenderanno le scelte energetiche del governo e il blocco del nucleare per i prossimi anni». «Il Governo finge la ritirata – sostengono gli antinuclearisti – e prepara il ritorno all’atomo. Non facciamoci fregare, loro vogliono solo sospenderlo mentre noi vogliamo cancellarlo». «L’Italia dei valori ha raccolto le firme per tre referendum, tra cui quello per il nucleare», hanno detto i dirigenti del partito, «ma oggi il referendum è di tutti e dei diversi comitati e questo deve essere un impulso alla partecipazione al voto». Dai partiti l’invito ad andare a votare «qualunque sia l’opinione anche se noi consigliamo di votare sì».

GLI AMBIENTALISTI Stefano Ciafani (Legambiente) pensa che «sia necessario informare I cittadini che possono dare all’Italia un futuro energetico senza il nucleare». Il comitato contro il nucleare ha messo in piedi un fitto programma d’informazione in molti Comuni dell’Isola.La campagna referendaria si chiuderà con una manifestazione il 10 giugno a Sassari, Olbia, Nuoro e Cagliari.

(Da:L’Unione Sarda-4 giu 2011)-manifesto da internet

Centrali chiuse entro il 2022

centrale nuclere

La Germania abbandona il nucleare: la decisione – anticipata nelle settimane scorse – è stata formalizzata nel corso di un vertice della coalizione di governo che si è svolto la notte scorsa. Tutti gli impianti verranno chiusi entro il 2022 e molti – tranne tre, che resteranno in funzione per eventuali crisi energetiche – verranno disattivati nel 2021.

I leader dei partiti si sono riuniti nell’ufficio del cancelliere Angela Merkel a Berlino per mettere a punto l’accordo sulla chiusura degli impianti e l’intesa è arrivata al termine di una sessione fiume durata 12 ore che ha visto la partecipazione dei leader dei partiti della coalizione – Cdu, Csu e Fdp – ma in cui sono stati coinvolti anche quelli dei Socialdemocratici e dei Verdi.

Oggi verrà divulgato il contenuto del rapporto consegnato sabato dalla commissione etica al governo, in cui si raccomanda la chiusura degli impianti entro dieci anni, con la sospensione immediata del funzionamento di otto impianti e progressiva degli altri nove.

(Adnkronos/Dpa-30 mag 2011)-foto da internet

no-nucleareESITO A SORPRESA

Forse neppure i promotori si

aspettavano numeri così elevati

A Oristano il record dei Sì. Valanga di voti contro le centrali atomiche e i depositi di scorie nell’Isola.

Affluenza a livelli record: sfiorato il 60 per cento Meglio del previsto. Il referendum sul nucleare doveva essere un voto netto contro le centrali in Sardegna: è diventato un plebiscito, oltre 800mila Sì alla richiesta di bandire per sempre dalla Sardegna l’energia atomica. Un’ondata di voti, uno tsunami senza vittime: a differenza di quello giapponese, che ha mandato in crisi la centrale di Fukushima rinfocolando nel mondo l’incubo nucleare.

I NUMERI Una sorpresa persino per i promotori del referendum. Il quorum del 33 per cento, soglia minima per la validità formale della consultazione, era stato centrato già domenica sera. Ma il dato finale dell’affluenza sfiora addirittura il 60% (59,49). Mai visto nei referendum regionali, spesso fermi sotto il 30 se non sotto il 20. L’abbinamento con le elezioni amministrative ha aiutato, ma i dati rivelano che il quorum sarebbe stato centrato comunque: nei Comuni in cui non si è votato per il sindaco (circa i tre quarti del totale) l’affluenza non scende mai sotto il 33% e nel complesso supera il 45.

Più prevedibile il trionfo dei Sì tra i voti espressi: il 97,14%, contro appena il 2,86 dei No (per come era formulato il quesito era necessario barrare il Sì per esprimersi contro il nucleare). Quando restavano da scrutinare appena 8 delle 1.820 sezioni elettorali dell’Isola, il conteggio dei Sì aveva già toccato quota 843.103: più di un sardo su due, contando anche i neonati. Per dare un’idea del peso politico di una simile cifra, basti pensare che Ugo Cappellacci, nel 2009, è stato eletto con 502mila voti. Renato Soru, cinque anni prima, con 487mila.

IL SENSO POLITICO Numeri così schiaccianti danno molta più forza a un pronunciamento che, va ricordato, ha un valore puramente politico. Si trattava di un referendum consultivo: i sardi hanno espresso solo un parere, privo di effetti giuridici. Neppure lo tsunami dei Sì venuto fuori dalle urne può impedire, in linea di principio, che il governo nazionale decida un domani di collocare in Sardegna una centrale nucleare o un deposito di scorie. Ma la portata dell’esito referendario rende molto più difficile, per qualsiasi governo, un simile atto di forza.

Che vincessero i Sì era scontato: ma una partecipazione tiepida, magari appena oltre il quorum del 33%, avrebbe tolto molto peso al voto. Invece questi 850mila Sì rappresentano una vera e propria ribellione popolare contro il nucleare nell’Isola.

I RECORD Tra le otto Province, quella più antinuclearista è Oristano (98,17% di Sì), forse perché si diceva che proprio lì il governo meditasse di collocare una centrale. All’altro estremo c’è il Sulcis: 95,89. Sempre nell’Oristanese, in alcuni piccoli centri non è stato registrato neppure un No: Mogorella, Simala, Soddì.

L’affluenza più alta in assoluto è a Barrali (87,3%), dove però si votava anche per le Comunali. Tra i centri che non andavano al voto il record è a Lodine (65,8), ottimi risultati tra gli altri anche a San Gavino Monreale (62), Gavoi (63,7), Thiesi (61,8). Bassa invece l’affluenza a Orune (33,5), Sindia (33,6), Semestene (34,1). Oristano è anche il capoluogo con la partecipazione più alta (58,8) tra quelli che non votavano per le Comunali, seguita da Nuoro (58,5).

(Da:Unione Sarda-Giuseppe Meloni- 17 mag 2011)

referendum sul nucleareConsultazione su nucleare e elezioni in 97 Comuni

Sono 1.479.570 i sardi chiamati al voto per il referendum consultivo regionale sul nucleare domani e lunedi’ 16 maggio.

referendum_nucleare_votasiPer per dire no alle centrali e allo stoccaggio delle scorie radioattive nell’Isola, i sardi dovranno rispondere si al quesito ”Sei contrario all’installazione in Sardegna di centrali nucleari e siti per lo stoccaggio di scorie radioattive da esse residuate e preesistenti?.

Si vota anche per l’elezione del sindaco e il rinnovo del Consiglio comunale in 97 Comuni, tra cui cinque capoluoghi di provincia: Cagliari, Iglesias, Carbonia, Olbia e Villacidro.

(Da:ANSA.it- 14 mag 2011)

Un gruppo di giovani ha costituito in città il “Comitato antinucleare nuorese”, contro la costruzione di centrali nell’isola.

no nucleareUn problema (forse) superato, alla luce della decisione del governo di sospendere il programma nucleare.

Il sodalizio, comunque, proseguirà la sua attività di sensibilizzazione della popolazione «sui rischi ecologico-sanitari, nonché socio-economici» che deriverebbero in seguito a una simile decisione. Il comitato, che non ha nessun legame con partiti politici, si presenterà domani nel corso di una conferenza stampa, nell’aula magna dell’Istituto “F. Ciusa”.

Durante l’incontro saranno illustrate anche le iniziative che il gruppo ha intenzione di portare avanti. La prima è in programma sabato con un sit-in che inizierà alle 17. Sabato 7 maggio è invece in programma un corteo silenzioso che partirà alle 15 da piazza Sardegna e si snoderà per le vie della città, per concludersi in piazza Vittorio Emanuele, dove i ragazzi daranno vita a un dibattito con intellettuali ed esperti sul tema del nucleare, seguito da un concerto di gruppi musicali locali.

(Da:Unione  Sarda-20 apr 2011)

no-nucleare“La Sardegna non vuole le centrali nucleari. E’ una scelta consapevole, fondata su motivazioni forti e profonde, non certo sull’emozione suscitata dagli eventi avvenuti in Giappone”.

Cosi’ il presidente della Regione Ugo Cappellacci replica alle dichiarazioni dell’astrofisica, Margherita Hack, che in un’intervista al “Giornale”, si dice favorevole al nucleare e suggerisce che le nuove centrali, dato che l’Italia e’ un paese sismico, siano costruite in zone sicure, come la Sardegna.

I fautori del nucleare propongono sempre che le centrali siano realizzate molto lontano da casa loro. Nessuno di loro chiede di farlo a pochi chilometri dal proprio cortile. Questo e’ un fatto sintomatico e rivelatore, che ci convince ancora di piu’ della nostra contrarieta‘”, commenta Cappellacci. “La nostra Isola ha imboccato con decisione un’altra strada: quella della green economy, delle energie rinnovabili, di un modello di sviluppo compatibile con il nostro patrimonio ambientale e paesaggistico. Inoltre, la Sardegna ha gia’ pagato un forte tributo alla ragion di Stato, sacrificando ad essa alcuni dei suoi angoli piu’ suggestivi. Abbiamo gia’ dato e non intendiamo sopportare ulteriori privazioni. Anzi, poiche’ sono mutate le condizioni che in passato hanno permesso di far aggravare sulla nostra terra servitu’ militari e pesi di altro tipo, la Sardegna chiede un ridimensionamento delle stesse“. margherita hack

In terzo luogo non e’ accettabile che col pretesto di una presunta maggiore sicurezza, si pensi di rifilare ad altri le centrali nucleari“, conclude il presidente della Regione sarda.

L’unica sicurezza che verrebbe maggiormente garantita in questo modo, infatti, sarebbe quella di chi si trova dall’altra parte del mare. La professoressa Hack potra’ spendere le sue argomentazioni scientifiche con i suoi vicini di casa. In Sardegna abbiamo gia’ scelto“.

(Fonte: AGI – 18 mar 2011)

LEGGI ANCHE: http://marcocamedda.blog.tiscali.it/2010/02/27/cappellacci-in-sardegna-non-ce-posto-per-le-centrali-nucleari/

"DDL. Sviluppo": Torna il nucleare in Italia. Che smantella le vecchie centraliCappellacci: «Il nostro no è assoluto».

Il Pd: «Contrarissimi»

hackL’astrofisica Margherita Hack accende una luce sinistra sulla Sardegna, indicando l’Isola come luogo ideale per ospitare le centrali nucleari italiane.

Serve «una zona sicuramente non sismica», l’affermazione riportata in un’intervista al Giornale , «e come la Sardegna ce ne sono poche altre».

Parole che rischiano di pesare come macigni e nell’Isola si è subito acceso il dibattito politico. Il muro è compatto, tutti dalla stessa parte: «Il no al nucleare è assoluto».

L’INTERVENTO DELLA REGIONE

ELEZIONI regionali: Soru riparte il 6 gennaio come nel 2004--Cappellacci, aspettando BerlusconiNon si fa attendere il commento del presidente della Regione Ugo Cappellacci, appena le agenzie di stampa diffondono le dichiarazioni della Hack: «I fautori del nucleare propongono sempre che le centrali siano realizzate molto lontano da casa loro». E puntualmente «nessuno chiede di farlo a pochi chilometri dal proprio cortile. Questo è un fatto sintomatico che ci convince ancora di più della nostra contrarietà» all’energia nucleare. Il governatore resta fermo sulla linea iniziale: «La Sardegna non vuole le centrali. È una scelta consapevole, fondata su motivazioni forti e profonde, non certo sull’emozione suscitata dagli eventi avvenuti in Giappone».

Cappellacci ribadisce che «la nostra Isola ha imboccato la strada della green economy, delle energie rinnovabili, di un modello di sviluppo compatibile con il nostro patrimonio ambientale e paesaggistico». Il presidente della Regione va oltre: «Sono mutate le condizioni che in passato hanno permesso di portare sulla nostra terra servitù militari e pesi di altro tipo», e ora «la Sardegna chiede un ridimensionamento delle stesse».

L’APPELLO DEL PD

Bruno_Mario_21

Il Pd ribadisce «il no nettissimo al nucleare» nell’Isola e lancia un appello ai parlamentari sardi: «In questa fase devono far valere il loro peso, innanzitutto chiedendo che diventi vincolante il parere delle regioni», sottolinea Mario Bruno, capogruppo in Consiglio regionale. Di più: quelli del centrodestra «devono anche minacciare di far cadere il Governo» perché «la proposta delle centrali in Sardegna sia una volta per tutte messa da parte». L’esponente del Pd invita poi Cappellacci a far sentire «formalmente» la sua voce a Roma, «anche perché ha il sostegno di tutto il Consiglio regionale, che ha approvato un ordine del giorno unitario, ribadendo il no della Sardegna al nucleare».

IL NO DEL PDL

Diana Mario

Sarcastico il commento del capogruppo del Pdl in Consiglio regionale Mario Diana: «Lontano dagli occhi, lontano dal cuore, dice la saggezza popolare». E forse per questo Margherita Hack «ha pensato di proporre la soluzione a suo avviso più saggia per produrre energia nucleare in Italia, garantendo la sicurezza della Penisola». Diana ricorda che nell’Isola «i cittadini si sono già espressi in modo chiaro e univoco, in più occasioni, contro il nucleare e contro la realizzazione di centrali in Sardegna». Peraltro «si apprestano a farlo nuovamente in occasione del referendum». Interviene anche il deputato Bruno Murgia: «Ciò che sostiene Margherita Hack è in aperta contraddizione con la nostra idea di sviluppo per la Sardegna, un paradiso terrestre ideale che tale deve rimanere. E che non si può permettere di ospitare centrali nucleari». Il senatore Piergiorgio Massidda ritorna alle parole di Romani: «Il ministro giustamente congela la questione del ritorno al nucleare in Italia» perché «dobbiamo fermarci e capire cosa sta succedendo». In ogni caso resta «il no al nucleare in Sardegna».

SEL E IL REFERENDUM

 uras luciano

Sinistra, ecologia e libertà si sfila dal dibattito sulle parole della Hack, ma Luciano Uras conferma «il no deciso al nucleare» che «dev’essere ribadito senza alcuna titubanza nel prossimo referendum regionale promosso dal Comitato Sì contro il nucleare ».Il consigliere regionale allarga il discorso, chiedendo «la costituzione in Sardegna di un’autorità autonoma sulla sicurezza ambientale, una sorta di coordinamento permanente delle competenze pubbliche in materia di tutela, bonifica e ripristino ambientale promosso dalla Regione». Uras torna agli «incidenti capitati di recente nell’area di Porto Torres» e alla «forte e negativa incidenza sull’ambiente delle esercitazioni e delle attività militari, soprattutto nelle aree interessate dai poligoni», fino «all’attività mineraria e di cava e quella industriale di base» che «hanno segnato profondamente il nostro territorio».

Salis_Adriano«NON C’È NUCLEARE SICURO»

Nel dibattito interviene anche il capogruppo dell’Italia dei valori Adriano Salis: «Non c’è nucleare sicuro e le forze politiche sarde, soprattutto quelle di opposizione, combattono ormai da anni una battaglia per evitare che la Sardegna possa essere gravata, tra le altre, dalla peggiore delle servitù: quella nucleare». Per questo, «il nostro obiettivo è lo sfruttamento delle nostre principali e quasi uniche materie prime. Il sole, il vento e il nostro splendido territorio».

(Fonte:Unione Sarda-GIULIO ZASSO-19 mar 2011)

Ci risiamo! Puglia, Sardegna e Piemonte.... Ecco i siti delle centrali nucleari?


no nucleareLa sezione locale del Partito socialista si prepara ad organizzare una serie di incontri in vista del referendum consultivo del prossimo 15 maggio sul ritorno dell’energia atomica in Italia.

Lo slogan è chiaro:

«No alla costruzione di centrali nucleari in Sardegna».
Rocco Celentano

Rocco Celentano

I socialisti della Baronia, nel corso di un dibattito che si è svolto nei giorni scorsi, hanno espresso dissenso sul ricorso al nucleare nell’isola, sottolineando che, per quanto riguarda Siniscola, il consiglio comunale, su iniziativa del suo presidente Rocco Celentano, ha dichiarato il Comune denuclearizzato.

(Fonte:La Nuova-salvatore martini-22 feb 2011)

“Serve anche il parere delle Regioni”

La Regione dove si intende costruire un impianto nucleare deve essere “adeguatamente coinvolta”, per cui d’ora innanzi sarà necessario un parere obbligatorio, seppure non vincolante, della Regione interessata.

UNA CENTRALE NUCLEARELa Corte Costituzionale ha dichiarato l’illegittimità dell’art.4 del decreto attuativo della legge delega in materia di nucleare nella parte in cui non prevede che la Regione, anteriormente all’intesa con la Conferenza unificata, esprima il proprio parere sul rilascio dell’autorizzazione unica per la costruzione e l’esercizio degli impianti nucleari.

Con un’articolata sentenza scritta dallo stesso presidente della Consulta Ugo De Siervo, la Corte ha accolto solo in parte le numerose censure mosse dalle Regioni Toscana, Emilia Romagna e Puglia sul decreto legislativo delegato n.31 di un anno fa. “L’intera attività preordinata alla localizzazione degli impianti di produzione di energia elettrica nucleare e, quindi, alla costruzione ed all’esercizio dei medesimi – premette la Corte nella sentenza n.33 – risulta scandita, nella sua conformazione normativa, da molteplici momenti di attuazione del principio di leale collaborazione, secondo un disegno che rispecchia i diversi livelli di compenetrazione e di condizionamento reciproco tra interessi unitari e interessi territoriali”. Ma l’intesa della Conferenza unificata non basta, secondo i giudici costituzionali, a garantire questo principio di leale collaborazione.

La potenziale attitudine del singolo impianto nucleare, per quanto materialmente localizzato in un determinato territorio, a incidere sugli interessi e sui beni di comunità territoriali insediate anche in altri ambiti regionali, giustifica la previsione (ai fini del rilascio dell’autorizzazione unica) dell’intesa con la Conferenza unificata, quale sede privilegiata per la rappresentazione delle istanze e delle esigenze proprie di tutti i livelli di governo coinvolti”. “Sicchè – scrive De Siervo – il meccanismo concertativo adottato dal legislatore delegato va, nel caso di specie, valutato unitariamente alla luce della circostanza che la partecipazione della singola Regione interessata si è già realizzata nella fase anteriore della certificazione dei siti in relazione alla quale è necessaria l’acquisizione dell’intesa, appunto, con ciascuna delle Regioni il cui territorio risulti idoneo alla localizzazione dell’impianto”.

Dunque, la “Regione interessata deve essere adeguatamente coinvolta nel procedimento”. E, secondo la Consulta, “un adeguato meccanismo di rappresentazione” che “ragionevolmente bilanci le esigenze di buon andamento dell’azione amministrativa e gli interessi locali” è “costituito dal parere obbligatorio, seppur non vincolante, della Regione stessa”. “Attraverso tale consultazione mirata – scrive il presidente della Corte costituzionale nella sentenza di 63 pagine – la Regione è messa nelle condizioni di esprimere la propria definitiva posizione, distinta nella sua specificità da quelle che verranno assunte, in sede di Conferenza unificata, dagli altri enti territoriali”.

(Fonte: Unione Sarda.it-02 febbraio 2011)-foto da internet

ED IO AGGIUNGO:

no al nucleare