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NONSOLOBARONIA: Blog di Marco Camedda

LA NOSTRA "PIAZZETTA VIRTUALE" DOVE CI SI INCONTRA TRA BUONI AMICI

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Categoria: Curiosità

Ammirazione anche della Royal Navy

Il comandante Pacifici, ‘Nave è bandiera Italia nel mondo’

Decine di turisti e cittadini del Regno Unito si sono fermati a fotografare l’Amerigo Vespucci attraccata a Londra fra i grattacieli di Canary Wharf. Nei cinque giorni (5-10 agosto) in cui la nave scuola della Marina militare italiana è rimasta nella capitale britannica, nel corso della campagna di istruzione per i suoi 102 allievi di prima classe, il fascino per il veliero ha conquistato perfino i vertici militari della Royal Navy.

”Non c’è dubbio, ci invidiano la nave scuola – ha spiegato all’ANSA il comandante del Vespucci, Curzio Pacifici – loro ne avevano una simile ma poi l’hanno dovuta dismettere”. Nei giorni a Londra sono state numerose le visite a bordo da parte di autorità militari e civili.

Oltre all’ambasciatore d’Italia nel Regno Unito, Pasquale Terracciano, sono saliti l’ammiraglio Clive Johnstone, in rappresentanza della Royal Navy, che ha apprezzato molto l’organizzazione e lo spirito di gruppo che si ‘respira’ sulla nave scuola, e numerosi addetti militari di altri Paesi, come Stati Uniti, Germania e anche Cina.

Il comandante Pacifici ha ringraziato per il grande interesse suscitato dalla nave nel corso del ricevimento che si è tenuto sabato sera sul Vespucci, che ha avuto il culmine nella cerimonia dell’ammainabandiera.

”Questa nave è la bandiera dell’Italia nel mondo – ha detto a margine della cerimonia Pacifici – ma è anche un esempio da seguire per tutto il nostro Paese”. Il veliero è salpato da Londra e le prossime tappe saranno Amburgo, Anversa, Lisbona e Malaga, per far rientro a Livorno il 21 settembre.

**DA: TelevideoRai.it-11 ago 2013**

barca-su-petrosu

Una mia foto di una barca che si riflette nello splendido e suggestivo stagno che costeggia per diversi chilometri l’altrettanto splendida e lunghissima spiaggia della Marina di Orosei e le pinete di Su Barone, Avallè e Su Petrosu.

Il luogo è incantevole e la barca si adagia  tranquilla e sorniona sulla riva sfiorando un cespuglio di giunco riflettendosi sulle acque piatte di uno stagno elemento principe di una zona umida di notevole valore paesaggistico e ambientale.

Spero sia un buon auspicio per la stagione estiva ormai alle porte e che ,spero ancora, sia foriera di soddisfazioni per chi del turismo ne fa la sua attività. Augurandomi che questo mio desiderio (e non solo mio) si realizzi…

…Buona Estate a tutti, Marco

Un caratteristico arco vicino al Museo Guiso (foto camedda)

Un caratteristico arco vicino al Museo Guiso (foto camedda)

Una mia foto  in notturna di  un caratteristico e antico incastro di archi a tutto sesto e rampanti,  esempio di architettura povera ma ricca di pregio   ed eleganza  davanti ad un portico di accesso ad un vecchio cortile comune dove ancora abitano diverse famiglie in pieno centro storico e a due passi da antichi palazzi, dal Museo Guiso, dalla Chiesa di Sas Animas e da Piazza del Popolo fulcro e salotto del paese.

Il secondo arco rampante anteriore risulta solaio di supporto di un vano scala interno che il costruttore “di allora” è riuscito a trasformare in pregevole particolare architettonico esterno che insieme agli altri fa di questo gioco di archi, evidenziato da una delicata e soffusa  illuminazione con faretti incastrati nel pavimento e nelle volte, un particolare fotografatissimo e caratteristico.

L’attento e pregevole restauro della casa che si assona alla pavimentazione in lastre di basalto  e acciottolato sono sapienti interventi che hanno abbellito il centro storico restituendolo al suo ruolo primario di centro  creativo della vita attiva e pulsante del paese.

Questa è la strada maestra per far rivivere i centri storici, recuperandoli e facendoli diventare punto di riferimento di attenta osservazione itinerante, di vita quotidiana e attrazione per chi turista vuole vivere le emozioni che solo essi , all’interno del paese, sanno dare insieme alle chiese e monumenti e ai luoghi di cultura di cui Orosei è ricca.

Marco Camedda


barche nello stagno Dedico questa foto:

agli amici pescatori di Orosei e

all’anziano lupo di mare

a me molto caro

che nella foto è ai remi!

Ciao, Marco

SA VINNENNA: (foto di Tziu Anzelinu Desosas)

SA VINNENNA (la vendemmia): foto di Tziu Anzelinu Derosas

Ormai si avvicina il periodo della Vedemmia (nel sardo oroseino e baroniese “Vinnenna”). Per l’occasione quale miglior documento se non questa bellissima vecchia foto in bianco e nero di Tziu Anzelinu Derosas, fotografo per passione che ha immortalato con la sua macchina fotografica gli scorci, usi e costumi e attività della sua (anni  50-60) “antica”Orosei.

Marco Camedda

http://www.animaliblog.com/wp-content/uploads/2009/11/Formiche.jpgL’etologo Mark Moffett ha fatto la sua scoperta con una spedizione nel Borneo.

Le missioni suicide non sono una prerogativa solo degli uomini, ma anche delle formiche. Lo afferma l’etologo Mark Moffett, che nel suo libro appena uscito Adventures Among Ants (avventure fra le formiche) descrive un caso in cui una operaia si fa letteralmente esplodere per respingere un invasore. Lo scienziato ha fatto la sua scoperta con una spedizione nel Borneo, durante la quale ha preparato una trappola con un po’ di miele alla base di un albero colonizzato da formiche cilindriche. La trappola ha attirato un’altra specie di formiche, che hanno cercato di penetrare all’interno dell’albero.

“Quando una delle formiche ‘straniere’ ha cercato di superare una formica cilindrica – si legge nel libro – quest’ultima ha ‘detonato’, rompendo il proprio corpo e rilasciando una sostanza tossica giallastra che ha ucciso all’istante la rivale”. Secondo Moffett questo non è l’unico ‘sacrificio’ che avviene nel mondo delle formiche: un’altra specie ad esempio usa delle ‘porte viventi’, cioé degli esemplari che si incastrano perfettamente nelle aperture dei formicai e che lasciano passare le compagne solo dopo che queste si sono ‘fatte riconoscere’ con un colpo di antenna.

In caso contrario la formica rimane al suo posto impedendo fisicamente l’accesso agli estranei. Anche in Brasile, riporta sempre il libro, ci sono formiche che si sacrificano:”Fuori dai nidi di Forelius Pusillus ogni notte si fermano fino a otto esemplari, che passano il tempo a mimetizzare l’entrata – spiega lo scienziato – entro l’alba muoiono tutte, per motivi sconosciuti”. Secondo Moffett la causa di questi comportamenti può essere spiegata dalle dimensioni delle colonie: “La colonia è come un unico organismo vivente – spiega – in caso di pericolo è disposta a sacrificare una parte di sé per salvarne una più grande”.

(Fonte:ANSA.it-14.07.2010)

Mi sono ritrovato in mezzo alle migliaia di foto questa che ho  scattato nel 1978  in Via S.Giacomo  vicino alla Chiesa di S.Giacomo nella zona che porta alla chiesa aderente di S.Croce. Nella foto vecchia si può notare l’edificio di  “Su Frigoriferu” o “La cella frigorifera” dove anche si faceva “Su Mercatu”. Questo edificio è stato demolito diverso tempo fa per allargare l’accesso sia pedonabile che carrabile al sagrato delle due chiese.

Via S.Giacomo con l'edifico "Su Frigoriferu"

1978:Via S.Giacomo con l'edifico "Su Frigoriferu"

 Una mia foto attuale della stessa zona

2009: foto attuale della stessa zona

Al posto dell’edificio cosiddetto “Su Frigoriferu” è stato eseguito un allargamento stradale  con annesse fioriere  e piante per arredo della gradinata esistente. A quella del 1978  ho voluto affiancare la foto  scattata nel 2009 dalla stessa posizione  per poter notare le differenze. Anche questa foto del 1978 concorre a ricordare pezzi di  paese che scompaiono. In questo caso, a mio modestissimo parere, l’intervento eseguito ha illuminato quel tratto di Vuia S.Giacomo che è stata  rifinita con un buon selciato e lastricato e consentito un più agevole ingresso al sagrato per le auto a servizio delle manifestazioni e funzioni religiose.

Testo e foto:

Marco Camedda

.
…correva il 1997 e il freddo e la neve attanagliavano la Sardegna e…straordinariamente innevava la spiaggia della Marina di Orosei.
Ma era già capitato altre volte…dicevano gli anziani!
Non mi sono lasciato sfuggire questo evento che ho voluto fotografare con la mia vecchia cara macchina a pellicola!
Che emozione allora…
…non avevo mai visto la Marina innevata!
Ciao, marco
Li riconoscete?
GALTELLI’ 1937(?):
Mia madre Ines Saju, maestra dell’asilo
(come si diceva allora ) con  i bambini nel
primo edificio usato per asilo a Galtellì.
La foto , del mio archivio, che avevo scritto come del 1943-45  parrebbe, secondo  ul cortese commento di una lettrica, Caterina, del 1937
(nalla foto oroginale purtroppo  non c’è scritta la data).
Ciao,Marco
Li riconoscete?
GALTELLI’ 1943-45:
Una cricca del paese con mio padre Antonio
(che  sta suonando la chitarra).
La foto  ,presumibilmente è del  1943-45 (purtroppo  non c’è scritta la data).
Ciao,Marco

continua…

Gli scarti di produzione del cocomero (anguria) potrebbero essere usati per produrre biocarburanti. Infatti uno studio sulla rivista Biotechnology for Biofuels dimostra che le angurie invendute possono essere agevolmente usate per produrre etanolo.http://www2.regione.veneto.it/videoinf/rurale/precedenti/anno%202004/29/img/anguria.GIF
Lo studio è stato diretto da Wayne Fish del USDA-Agricultural Research Service presso il South Central Agricultural Research Laboratory di Lane in Oklahoma.
La produzione di etanolo in un modo che sia sostenibile per le popolazioni,

e cioé senza togliere troppi ettari di terreno alle coltivazioni agricole, può essere incentivata recuperando scarti di produzione che oggi semplicemente vanno persi.
La coltivazione dei cocomeri produce molti scarti, il 20% dei cocomeri prodotti resta sui campi perché ha una forma esteticamente non appetibile e che quindi il consumatore difficilmente acquisterebbe, oppure perché presenta macchie o imperfezioni sulla buccia, anche queste dei deterrenti alla vendita.
Piuttosto che perderli, questi scarti possono
essere utilizzati perhttp://www.giallozafferano.it/images/prodotti/cocomero380.jpg produrre etanolo:
gli esperti hanno infatti dimostrato che dal succo zuccherino dell’anguria si può ricavare facilmente, per processo di fermentazione, etanolo.
I ricercatori hanno calcolato che si ottengono 0,4 grammi di etanolo per ogni grammo di zucchero, e che quindi per ogni ettaro di angurie si possono produrre 220 litri di etanolo.
Una quantità non trascurabile, soprattutto se pensiamo che per produrla sono stati usati scarti, quindi con un processo a ‘costo zero’.
(ROMA -Ansa.it-26 ago 2009)
Lui 94 anni, lei 89.
Se ne sono andati insieme,
a pochi minuti l’uno dall’altro,
così come hanno vissuto:
inseparabili, per settant’anni.

Li hanno trovati a terra, senza vita, l’una vicina all’altro. Giovanni Buscaglia, 94 anni e la moglie Liliana, 89, se ne sono andati insieme, a pochi minuti l’uno dall’altro, così come hanno vissuto: inseparabili, per settant’anni. Lui caduto dal letto, nel loro appartamento di Via Gorizia, lei sopra di lui, morta nel tentativo di soccorrerlo. A trovare i corpi dei due pensionati, come riportato stamani da Secolo XIX e Corriere Mercantile, sono stati i vigili del fuoco, intervenuti dopo che il figlio della coppia, allarmato perché non rispondevano al telefono, era andato a trovarli ma non era riuscito ad entrare nell’appartamento con la sua chiave perché la serratura era chiusa dall’interno. Giovanni e Liliana avevano festeggiato l’ 8 dicembre il settantesimo anniversario di matrimonio . "Di certo non sarebbero sopravvissuti un giorno, l’uno senza l’altra" ha affermato il figlio Enrico, di 68 anni.

continua…

Ha chiesto al ristoratore aragoste per 1.300 euro. Ma la sua intenzione non era mangiarle, bensì permettere loro di tornare in mare aperto. I crostacei erano infatti ancora vivi e l’uomo,un cittadino sloveno, convinto animalista, ha pensato bene di comprare con i propri soldi la loro libertà. Un gesto altamente altruistico che è valso all’uomo la citazione in diversi giornali sloveni e croati.

La notizia ha poi fatto presto il giro del mondo.
L’episodio è avvenuto a Zara in Croazia, dove l’animalista era in vacanza.Teatro della vicenda il ristorante «Niko», di proprietà di Erik Pavin, che parlando con i cronisti ha raccontato i dettagli della vicenda, sottolineando come in tanti anni di attività mai gli era capitata una richiesta simile.
Secondo il quotidiano Slobodna Dalmacija sono state trenta le aragoste acquistate dall’uomo. Il quale, secondo il racconto del proprietario, stava comunque mangiando del pesce. http://www.marenostrum.it/wp-content/uploads/2009/02/cucina-aragoste.jpg
«Non era disturbato dalle aragoste nell’acquario – ha spiegato Pavin, come riporta il Croatian Times - tuttavia ha deciso di volerle liberare perché erano ancora vive. Mi ha anche detto di aver fatto la stessa cosa durante una precedente vacanza in Grecia».
L’uomo avrebbe voluto acquistare tutte le aragoste presenti nell’acquario,ma il proprietario gli ha spiegato che alcune erano già state prenotate per la cena da alcuni altri clienti.
A far scattare la molla dell’acquisto dei crostacei sarebbe stata in realtà una bambina,
la figlia dell’uomo, che ad un certo punto si sarebbe alzata dal tavolo – dove stavano mangiando otto turisti sloveni – offrendo al ristoratore il suoi risparmi per acquistare un’aragosta da liberare in mare.
Il ristoratore aveva detto di non potere esaudire il desiderio perché i crostacei stavano dormendo.
A quel punto sarebbe intervenuto il padre rilanciando l’offerta della ragazzina e comprando tutte le aragoste non prenotate.
(FONTE:www.parchizoo.it)

 

continua…

Un doppio murale all’incrocio di Via Sebastiano Satta e Via G.Porru (fronte Asilo Suore)
Percorrendo Via S.Satta  ho notato all’incrocio delle due vie un murale e un graffito. Poco dopo sono tornato sul posto e ho fotografato le opere.Non volevo perdermi "la prima ad Orosei" in questo campo (se si escludono alcuni disegni eseguiti a coronamento di ingressi di attività commerciali).
Per niente male…quello di sinistra!
Chi lo ha eseguito ha una buona mano, augurando che sia stato autorizzato dai padroni dell’abitazione e…dal Comune. L’autore mi sembra lo stesso che ha eseguito un disegno simile in una cabina elettrica  a metà strada della bretella di Fuile ‘e Mare utilizzata per arrivare a Sos Alinos prima dell’apertura del Ponte di Sa Minda

Non è vero che sbagliando si impara. L’ennesima certezza della nostra vita quotidiana viene grazie alla scoperta dei ricercatori americani del Massachusetts Institute of Technology (Mit).

continua…

È morto sabato 20 giugno all’età di 102 anni Antonio Argiolas, patriarca della famiglia di imprenditori vitivinicoli di Serdiana. Nei giorni scorsi era stato accompagnato all’ospedale per una visita, nel pomeriggio di ieri ha cessato di vivere nella sua casa di via Roma. I funerali oggi alle 18 nella chiesa di San Salvatore a Serdiana.http://winecountry.it/wineries/argiolas/antonio.jpg
Salutò il secolo di vita con un brindisi e un sorriso:
«Cent’annus a oi». Tziu Antoneddu – Antonio Argiolas di Serdiana, viticoltore di genio baciato dal successo – chiuse gli occhi e gustò il piacere della nuova conquista. Giurò: «Non m’intendu ancora becciu».
Nella sua casa-cantina di via Roma, proprio di fronte all’azienda che aveva consolidato (partendo dalle basi messe dal padre Francesco all’inizio del Novecento) e che con i figli gemelli Franco e Giuseppe (Peppetto) aveva rinnovato e dagli anni Ottanta modernizzato fino a farne un gioiello dell’enologia nazionale, s’abbandonò ai ricordi mentre attorno a lui i familiari (i figli, le nuore e i sette nipoti, a cominciare da Valentina, direttrice del marketing, e da Francesca, biologa, responsabile del laboratorio della cantina Argiolas) preparavano i festeggiamenti in suo onore.
Ancora non sapeva, tziu Antoneddu, che per i suoi cento anni
figli e nipoti gli avevano preparato una sorpresa:
una nuova etichetta con il suo nome – Antony Argiolas, «cannonau e malvasia, rosso e dolce come piace a nostro nonno» – e che si aggiunse ai vini della casa: Turriga, Korem, Cerdena, Is Argiolas, Angialis, Costamolino, S’elegas, Perdéra, Costéra, Serra Lori, Alasi, Grappa Turriga.
Seduto in una stanza-salotto che dava su gigantesche cisterne in cemento per la vendita del vino sfuso, non si lasciò sfuggire neppure un lamento per il braccio sinistro fratturato l’estate prima.http://winecountry.it/wineries/argiolas/vite.jpg
Non sembrava un centenario: «Lavoro ancora». Il segreto?
«Mangio il necessario, bevo il giusto: uno, massimo due bicchieri di vino». Confidò: «Il vero segreto è il lavoro, mi è sempre piaciuto. A scuola non andavo bene, non ho neppure concluso la seconda elementare».
Carita era una zona fertile, il padre Francesco, intraprendente bottegaio, acquistò un piccolo terreno e vi impiantò una vigna. Fu lì, molti anni dopo, che Antonio decise di investire: http://www.hitechlab.it/kuvee/images/stories/vini_sardi/Turriga.JPG
«Acquistai due ettari di terreno e piano piano allargai l’azienda».
Ancora poco per sentirsi soddisfatto. «Mi sentivo un commerciante, bisognava inventare qualcosa». L’idea: vendere fichi d’India e formaggio ai sardi di Genova. Fece affari d’oro: «Aprii anche un deposito in via Neva».
Negli anni Settanta arrivò la politica degli espianti:
contributi europei ai viticoltori sardi per sradicare i vigneti. Antonio Argiolas sentì di essere a un bivio: amava la viticoltura ma fu anche tentato dal settore caseario.
Che fare? I figli Franco e Peppetto l’aiutarono a scegliere: meglio la viticoltura. Mentre gli altri proprietari cancellarono vigne, torchi e cantine, gli Argiolas investirono.
Quel che successe dopo fu un susseguirsi di scelte obbligate: Antonio e i figli rinnovarono l’azienda agricola, ristrutturarono la cantina che in breve diventò un gioiello. «Nell’arco di alcune vendemmie, a partire dal 1985, abbiamo reimpiantato tutte le vigne e modificato i sistemi di coltivazione».
Dai suoi viaggi ricavò sempre suggerimenti e ispirazione.
L’azienda si allargò. «Oggi abbiamo circa 220 ettari, più 39 ettari di oliveti: un terreno di cento ettari che ha poi dato il nome al vino Turriga l’abbiamo preso a Selegas grazie a un prestito bancario, poi ne abbiamo acquistato a Siurgus Donigala, a Guamaggiore e nel Sulcis, non lontano da Porto Pino».
Il salto di qualità all’inizio degli anni Ottanta con la conoscenza di Giacomo Tachis. «Enologo di fama e grande competenza.È grazie al suo contributo e a quello dell’enologo Mariano Murru che i nostri vini sono diventati quel che sono».
Bicchiere di Turriga in mano, tziu Antoneddu confessò: «Rifarei tutto quello che ho fatto in cent’anni di vita».
   (Fonte e foto : Unione Sarda)   
              UNA MIA NOTA              

Mi ha colpito questa storia, che in parte già conoscevo, perchè la trovo un enorme esempio di come dovrebbero essere le persone che vogliono andare avanti e che progredendo concorrono a far salire le quotazioni della Sardegna in questo caso ma di qualunque regione o luogo in cui nascono. Determinazione, spirito di sacrificio, intuizione geniale, competenza, modestia ma anche forza, e non aspettare che  passi la fortuna ma andarsela a cercare, sempre, finchè non l’hai presa per mano e non mollarla più. E questo richiede sacrificio, abnegazione, e credere in se stessi senza mai fermarsi o deprimersi ma anche senza compiacersi troppo e proseguire ogni giorno sul cammino in salita del prossimo traguardo.

continua…

BERLINO – Una ricercatrice olandese ha scoperto perché le belle donne riescono a ottenere dagli uomini tutto ciò che vogliono ma anche perché, all’università, i ragazzi hanno voti più bassi delle loro coetanee: diffronte alla bellezza femminile…
 il cervello maschile va in tilt, i neuroni connettono a fatica e la capacità di pensare diminuisce notevolmente.
Quello che finora era un luogo comune, quindi, è stato dimostrato scientificamente da Johan Karremans, una psicologa dell’Università Radboud di Nijmegen, in Olanda.
Karremans ha condotto lo studio su un gruppo di 110 studenti,
50 uomini e 60 donne, tutti molto attraenti. Dopo aver conversato con le studentesse, i ragazzi dovevano rispondere a domande d’esame, ma la ricercatrice ha constatato che nella maggior parte dei casi non erano affatto in grado di sostenere l’interrogazione.
Secondo il test, infatti,
la facoltà degli uomini di pensare con chiarezza e lucidità si abbassava notevolmente sia durante la chiacchierata con le ragazze, sia nei minuti immediatamente successivi agli incontro.
E il potere del gentil sesso sulla mente umana, ha raccontato la Karremans, può avere anche conseguenze estreme: come nel caso di un ragazzo, che dopo il test non era assolutamente in grado di pensare.
Da parte loro, invece, le donne non hanno mai ‘perso la testa’ durante gli incontri.
Secondo la psicologa, lo studio dimostrerebbe perché gli uomini che frequentano l’università avrebbero voti più bassi rispetto alle donne.
(Fonte: Ansa.it)
Cari colleghi maschietti, siete d’accordo che alla fin fine, tutto questo che la Karremans ha scritto  lo ha comprovato con una ricerca  ma…
lo sapevamo già?…o no?
Parafrasando il titolo di una commedia di Luigi Pirandello possiamo dire:"Così è se …ci pare" o…pare a loro?…
Le donne intendo dire!
Ciao, Marco

 «La Regione privatizza le spiagge sarde», denuncia la Federconsumatori contestando la delibera del 19 maggio scorso con cui la giunta regionale ridefinisce i criteri per il rilascio di nuove concessioni demaniali marittime ad alberghi, villaggi turistici e campeggi.
«Vuoi andare al mare? Paghi.
O prenoti una camera d’albergo, meglio se da tre stelle in su. Diversamente sarà difficile trovare lo spazio per stendere l’asciugamano in spiaggia, da quest’estate in poi», avverte l’associazione di consumatori.
«La delibera autorizza in buona sostanza la privatizzazione delle spiagge da parte delle strutture ricettive», attacca Federconsumatori. Secondo l’associazione «la volontà di offrire servizi turistici più competitivi si traduce, per i sardi, in una vera e propria violazione del demanio pubblico». 
Federconsumatori invita i sardi
«a ribellarsi» 
contro quello che definisce un «sopruso» e a rivolgersi agli sportelli, inviando messaggi all’indirizzo info
federconsumatori.cagliari.it.
http://www.codacons.it/pics/federconsumatori.gif
 
Secondo i calcoli di Federconsumatori, in base ai criteri indicati dalla giunta, «è sufficiente che le spiagge siano lunghe almeno 250 metri perchè la metà venga privatizzata da villaggi turistici e alberghi, meglio se di categoria superiore a tre stelle, che stiano entro il chilometro e mezzo di distanza dalla costa: minore è la lontananza, maggiore è la quantità di spiaggia loro concessa». http://4.bp.blogspot.com/_v5V3IsD9VgA/RnY3zrU9wqI/AAAAAAAAAbA/LfLdoWlXcIA/s320/ombrelloni1.png
«Ecco spiegata la premura della giunta Cappellacci di abolire la legge salvacoste:

d’ora in poi», osserva l’associazione, «sarà possibile costruire entro tre chilometri di distanza dalle coste, ma sarà addirittura più fruttuoso farlo entro gli 800 metri.
Ciò comporterà un aumento dei costi per i consumatori che vorranno andare al mare, costretti a noleggiare un ombrellone o una sdraio nelle strutture ricettive e, allo stesso tempo, la diminuzione della fruibilità delle spiagge pubbliche fino al 50%».
La delibera, approvata su proposta dell’assessore all’Urbanistica Gabriele Asunis, 
prevede che a ogni camera d’albergo o di villaggio turistico corrisponda la possibilità di disporre un punto ombra, con il limite che le spiagge, lunghe almeno 250 metri, non possano essere interessate da concessioni per più del 50% della superficie complessiva. 
Hotel o villaggi situati fra gli 800 e i 1.500 metri dalla costa potranno avere cinque metri quadri di punto ombra per ogni camera, mentre quelli più vicini al mare potranno beneficiare di sette metri quadrati se di categoria fino a tre stelle e di nove metri quadrati se di categoria superiore.
Inoltre, gli hotel che abbiano fino a 50 camere potranno richiedere concessioni fino a 25 metri lineari, mentre le strutture più grandi potranno ottenerne fino a 40.
I villaggi che abbiano oltre 1.500 posti letto potranno richiedere tre metri quadri per posto letto per servizi ludici e ricovero natanti.
Quanto ai campeggi, sarà concesso un metro quadrato per ospite,
con il limite massimo di 40 metri lineari del fronte mare. In compenso, i beneficiari della concessione, che durerà sei anni e decadrà automaticamente al termine del periodo, dovranno garantire servizi primari come torrette d’avvistamento, passerelle, bagni e pronto soccorso.
(Fonte: La  Nuova)
 
Il primo grande impianto di serre fotovoltaiche in Sardegna sorgerà a Galtellì,
in località “Campo e Libros”, a poche centinaia di metri dalla centrale dell’Enel ben visibile dalla statale 125 nel tratto tra Orosei e Dorgali.Avrà una estensione di circa sette ettari, servirà per la coltivazione protetta di piante di aloe e l’impianto fotovoltaico impiantato sulla copertura monofalda avrà una potenza nominale di 5 MW.
L’energia elettrica prodotta e non consumata dall’utenza sarà riversata in rete creando reddito agricolo aggiuntivo attraverso il Conto Energia.
Il progetto, presentato nei mesi scorsi al Suap di Galtellì dalla impresa agricola EnerVitaBio di Ravenna che ha stipulato un contratto preliminare di compravendita con i proprietari del fondo originari di Dorgali, ha ottenuto tutte le autorizzazioni necessarie e i lavori per la costruzione del complesso serricolo dovrebbero iniziare a breve.
http://www.allungo.com/eolicosolare/floriade.jpgIl business plane dalla ditta ravennate parla di grandi numeri: dalle 10 alle 20 tonnellate di foglie di aloe prodotte all’anno per ogni ettaro da cui si estrarrebbe una media di circa 10 mila litri di succo di aloe.
E’questo il vero “oro verde” 
che, se prodotto in ciclo biologico (come prevede di fare la EnerVitaBio), ha un mercato in costante espansione nei campi della cosmetica, erboristeria e farmaceutica con un prezzo di riferimento di circa 8.50 euro al chilo. Ma nelle serre fotovoltaiche di Campo e Libros potrebbero esser prodotte anche altre colture di pregio che ben si adattano all’ombreggiatura fornita dai pannelli fotovoltaici quali l’asparago bianco, pomodorini camona, lattughe a foglia larga ma anche valeriana, rucola, basilico, ravanelli, spinaci.
Nessuna difficoltà nello smercio:
la ditta ravennate assicura di avere i canali commerciali giusti per inserire tutti questi prodotti nei migliori mercati nazionali ed esteri e promette inoltre diversi posti di lavoro.
È previsto l’impiego di 20/30 persone durante la costruzione dell’impianto (circa un anno) e di 5 addetti fissi (più eventuali stagionali) per la conduzione a regime delle serre.
Tutto questo senza contare due fondamentali valori aggiunti: la produzione di energia fotovoltaica consentirà di evitare l’emissione nell’atmosfera di 3 mila 664 tonnellate di CO2 ogni anno e un cospicuo guadagno attraverso il Conto Energia. Di quest’ultimo però non è specificata l’entità.
(fonte: La Nuova) 
Aloe Barbadensis Miller meglio conosciuta come  Aloe Vera  
deve il suo nome alle Isole Barbados dove è molto diffusa.http://www.guadagnorisparmiando.com/wp-content/uploads/2008/07/aloe_vera.jpg
 
Questa pianta può essere considerata la regina delle piante officinali, amante dei climi caldi e secchi, cresce prevalentemente in zone rocciose da 700 a 1800 metri sul livello del mare. L’ Aloe Vera è una pianta della famiglia delle Liliacee, ed è una pianta perenne priva di tronco e con foglie lunghe, grandi e succulente di gel che ha infinite proprietà curative medicinali che apportano molteplici benefici tanto da definire l’Aloe Vera la pianta miracolosa, che grazie ai suoi effetti diventa un vero guaritore naturale di tutti i mali. Esistono in natura oltre 170 varietà di piante di Aloe ma solo l’ Aloe Barbadensis Miller meglio conosciuta come Aloe Vera, da oltre 2000 anni viene utilizzata per le sue proprietà curative utili all’ uomo, grazie alla sua particolarissima composizione biochimica.

 
Ci farà risparmiare 100 milioni di euro!
 
 Lancette avanti di un’ora nella notte tra sabato 28 e domenica 29. Scatta l’ora legale, che resterà in vigore fino alla notte tra il 24 e il 25 ottobre. Termina così il periodo di ora solare che accompagna i cinque mesi invernali: l’obiettivo è di recuperare un’ora di luce a fine giornata.Ma anche risparmiare svariati milioni di euro in minor uso di energia elettrica. Secondo i dati di Terna, la società responsabile in Italia della trasmissione dell’energia elettrica sulla rete, i consumi saranno ridotti di 655 milioni di kWh, con un risparmio di oltre 342 mila tonnellate di CO2. A livello economico, considerando che un kilowattora costa in media al cliente finale 15 centesimi di euro al netto delle imposte, il risparmio economico relativo all’ora legale per il 2009 sarà di quasi 100 milioni di euro,

Ettari di serre per la produzione di pregiate piante esotiche o impianti fotovoltaici a livello industriale camuffati e copiosi nelle piane agricole in spregio alle norme di tutela paesaggistica?
 A denunciare il pericolo di una elettrificazione selvaggia
 delle campagne baroniesi è il sindaco di Galtellì Renzo Soro in una lettera spedita l’altro ieri al Presidente della Regione Ugo Cappellacci e agli assessori regionali alla Difesa dell’Ambiente Emilio Simeone, agli Enti Locali Finanze e Urbanistica Gabriele Asunis, all’Agricoltura Andrea Prato e all’assessorato Difesa dell’Ambiente della Provincia di Nuoro.
«Nello scorso mese di febbraio - scrive il sindaco Soro – al Suap di questo Comune sono pervenuti due progetti di miglioramento fondiario relativi alla realizzazione di impianti serricoli con coperture fotovoltaiche in zone classificate “E”- agricole. Entrambi i progetti prevedono la copertura di vaste estensioni per produzioni energetiche termiche per la quale è stato avviato il procedimento amministrativo per il rilascio dell’autorizzazione provinciale prescritta dalla Legge Regionale numero 9 del 12 giugno 2006».
Impianti per i quali, spiega Soro, anche le più recenti direttive regionali in materia confermano l’esclusione della procedura di screening ambientale.
«In buona sostanza - riassume Renzo Soro – le direttive consentono la realizzazione di veri e propri impianti fotovoltaici, purché integrati architettonicamente, in spregio a qualsivoglia valutazione di tipo paesaggistico-ambientale».
Nello specifico le pratiche istruttorie presentate al Suap di Galtellì sono quelle di una ditta del cagliaritano e di una del ravennate e prevedono la realizzazione di due serre di vaste dimensioni. La prima di 3 ettari per prodotti ortofrutticoli e la seconda addirittura di 7 ettari per la coltivazione di Aloe. Serre che Soro teme siano state ideate ad hoc per permettere l’integrazione architettonica delle installazioni fotovoltaiche eludendo così ogni forma di controllo e di verifica di impatto ambientale. E ad allarmare ulteriormente il sindaco galtellinese è la notizia di imminenti presentazioni di ulteriori progetti di dimensioni ancora più vaste da parte di ditte estere.http://www.at-acustica.com/images2/pannelli_fotovoltaici.jpg
Da qui la richiesta alla Regione affinchè valuti la situazione esposta ed adotti i
necessari provvedimenti per evitare irreparabili danni paesaggistici sull’intera Sardegna.
«Da tempo – sottolinea con una certa preoccupazione Renzo Soro – riscontriamo che il nostro territorio à visitato da società interessate alla realizzazione di impianti fotovoltaici attraverso impianti serricoli, con estensione per migliaia di metri quadri. Un fenomeno che sappiamo esistere anche in altre zone dell’isola.
Da una attenta analisi delle norme e da diversi colloqui avuti con i funzionari regionali dell’assessorato all’Ambiente e all’Urbanistica, abbiamo accertato che nella materia specifica c’è non solo confusione ma anche incertezza giuridica. Per questo come giunta comunale – continua Renzo Soro – abbiamo deciso di chiedere chiarimenti agli organi competenti al fine di scongiurare il rilascio di autorizzazioni non corrette. Mi preme sottolineare che da parte nostra non esiste nessun pregiudizio ideologico in merito alla realizzazione di impianti per la produzione di energia alternativa – conclude il primo cittadino – in coerenza con i trattati internazionali di Kyoto. Ma non si può prescindere dal pretendere che il tutto avvenga attraverso un percorso di norme e leggi chiari».

 

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12.08.2008: Legambiente consegnerà domani al Comune di Posada le Cinque Vele, massimo riconoscimento assegnato dalla Guida Blu dell’associazione e del Touring Club Italiano alle località che si sono distinte nella tutela del territorio.
Gli altri due Comuni sardi che hanno ottenuto il riconoscimento sono
Domus de Maria e Baunei.Coste, a Posada le cinque vele
Goletta Verde, presenterà inoltre domani i dati sullo stato di salute delle acque marine delle province di Carbonia- Iglesias, Medio- Campidano, Olbia , Oristano, Nuoro e Sassari, insieme al riepilogo regionale.
Battaglie contro gli ecomostri, lotta agli scarichi illegali e "Bandiere Nere" ai pirati del mare sono gli obiettivi della campagna di monitoraggio del mare e delle coste italiane.
Goletta verde si occupa anche di promozione del territorio, tutela della biodiversità e aree marine protette.

Le correnti marine possono portare a riva tesori di ogni tipo. Ispirando gli artisti, mettendo in allarme gli investigatori, svelando nuovi segreti agli scienziati e agli storici.Si calcola che ogni anno, nel mondo, le navi da carico perdano 10 mila container in mare

Conchiglie, pesci, rifiuti, petrolio. Ma anche giocattoli, fossili, statue, messaggi etc…
Le correnti marine possono portare a riva tesori di ogni tipo. Ispirando gli artisti, mettendo in allarme gli investigatori, svelando nuovi segreti agli scienziati e agli storici. E trasformando i litorali e le spiagge in un deposito di memorie, in un grande magazzino all’aperto o in una discarica. Inconsueti spiaggiamenti di oggetti che ‘Focus’, il prestigioso periodico scientifico, fotografa in un inedito servizio nel numero che uscira’ in edicola venerdi’ prossimo, 18 luglio.
In fenomeno e’, tra l’altro, ben noto agli "abitanti di British Columbia (Canada), Oregon e California (Usa) che -ricorda il giornale- nel 1990 trovarono 80 mila scarpe sportive Nike che si erano riversate in mare dalla nave Hansa Carrier a sud delle Isole Aleutine (Usa). Nel 2002, invece, al largo della California, caddero in acqua 17 mila scatolette di Chow Mein Noodles (fettuccine orientali): molte, arrivate sulla costa, risultarono ancora mangiabili".
"Ed e’ stata una vera caccia al tesoro -continua- il recupero dei 200 container approdati a Branscombe (Uk): erano caduti dal cargo Msc Napoli in seguito a una tempesta; sulla battigia arrivarono persino auto e motociclette.
Del resto, si calcola che ogni anno, nel mondo, le navi da carico perdano 10 mila container in mare.
E gli abitanti delle coste del Sud-est asiatico lo sanno: dopo le tempeste tropicali si riversano sulle spiagge per recuperare legna, plastica e metalli".http://www.fotoplatforma.pl/foto_galeria/3392__Kopia-DSCN3519.jpg
"Un’abitudine atavica: fin dall’alba della storia, le conchiglie portate dalle onde sono state, per i primitivi, -scrive ancora- una delle prime fonti di cibo, ma anche arnesi, ornamenti, monete.
Ecco perche’ alcuni artisti moderni hanno riscoperto questa abitudine: nel 1951 Bruno Munari realizzo’ vari lavori, intitolati ‘Il mare come artigiano’, usando oggetti trovati in spiaggia. Stoffe, sugheri, sassi, radici, ma anche valvole di radio, corde e frammenti di manifesti.
Cosi’ Munari descriveva il fascino di questi tesori:Tu butti qualcosa in mare, e il mare (dopo un tempo imprecisato e imprecisabile) te lo restituisce lavorato, finito, levigato, lucido o opaco secondo il materiale, e anche bagnato perche’ cosi’ i colori sono piu’ vivaci’".
"Talvolta, pero’, -continua- arrivano in spiaggia statue fatte e finite.
In alcuni casi si tratta di polene di navi affondate (all’isola di San Pietro, in Sardegna, la chiesa della Madonna dello Schiavo conserva una statua di legno trovata in spiaggia); in altri casi delle statue sacre gettate in mare nell’8° secolo, per sfuggire alle distruzioni iconoclaste ordinate dall’imperatore bizantino Leone III. Alcuni santi, come S. Marino, furono considerati come realmente arrivati dal mare; non a caso, in alcune citta’ ancora oggi le processioni si fanno in barca".
Ma a chi appartengono gli oggetti trasportati sulla battigia?
"Non a chi li trova:
il Codice della Navigazione italiano dice che entro 3 giorni vanno consegnati alla piu’ vicina Capitaneria di Porto, che dirama un avviso di ritrovamento. Dopo 6 mesi senza che nessuno lo reclami, l’oggetto sara’ venduto all’asta".

 

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Il presidente emerito ha presentato col nome di "DJ Kappa"i suoi dischi preferiti e ha intrattenuto gli ospiti nella trasmissione di Radio2 ‘Un giorno da pecora’: "Non mi sono mai divertito tanto in una trasmissione radiofonica", ha detto Cossiga proponendosi come conduttore di una trasmissione dal titolo ‘Aspettando Dj Kappa’".

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Tziu Zoseppe Bassu e mia madre Ines Saju (Sa Mastra ‘e s’asilo) , mentre posano su un cavallo in una foto scattata da mio padre Tziu Antoni Camedda. La foto è stata scattata nell’ovile, forse  di Tziu Zoseppe, ma non riesco a capire esattamente dove! Nel carro dietro il cavallo c’è una cesta ("sa coffa") che mi fa presumere, visti gli abiti estivi di mia madre, che questa foto sia stata scattata in periodo di vendemmia! Tziu Zoseppe , in gambali da "massaiu", ha avuto sempre ottimi rapporti con la mia famiglia paterna.
Questa foto sicuramente farà felice un nipote di Tziu Zoseppe  che mi ha chiesto di averne una copia. Da quì si può scaricare.