Vai ai contenuti

NONSOLOBARONIA: Blog di Marco Camedda

LA NOSTRA "PIAZZETTA VIRTUALE" DOVE CI SI INCONTRA TRA BUONI AMICI

Archivio

Tag: antonio rojch

L’invito a partecipare del Sindaco Giovanni Santo Porcu:

“Domani sera 20.30 presso il museo… con la Proloco e Antonio Rojch“Triulas”…Un viaggio nel nostro mondo o contadino, col racconto del ciclo del grano e del pane, la ripresa delle semine in Sardegna, il rito della mietitura. Un docu-film che racconta anche la vita dei contadini del Cedrino, la magia dell’arte dell’intreccio e dell’intaglio”.

“…Invito a partecipare…

Giovanni Santo Porcu”

Galtellì: Museo Etnografico "Sa domo de Sos Marras" (Casa dei Marras)

(DA: comunicato di Antonio Rojch e testo del sindaco, da Facebook)

Antonio Rojch intervista Massimo Pittau.

(locandina scaricata da Facebook)

dello scrittore Stefano Bitti.

Il mio amico Antonio Rojch, giornalista e regista ha voluto utlizzare un mio dipinto come sottofondo della locandina della presentazione del romanzo “ISTEVENE Bitti 1956″ di Stefano Bitti, che avverrà domani martedí 27 dicembre a Bitti (NU). Antonio Rojch ne introduce e coordinerà la presentazione.

Marco Camedda

(DA: Locandina inviatami da Antonio Rojch)

“Riti e miti contadini, una “Baronia di Pietra”

Venerdi 12 ore 19.00 presso il museo etnografico, inaugurazione della mostra “Riti e miti contadini, una “Baronia di Pietra” dell’artista locale Giuseppe Disi.

Un lungo lavoro autodidatta, che ripercorre nel tempo la Comunità di Galtellì (popolo di massai), con le sue maestranze.

Le opere rappresentano uomini e donne impegnate nei lavori più umili e quotidiani, il tutto impresso in diversi tipi di pietre, marmo e basalto su tutti. Un lavoro venuto a scomparire in quanto faticoso e duro quindi sostituito dalle macchine, ma un lavoro fatto di ricerca studio e poi di sensibilità.

Giuseppe- afferma il sindaco di Galtellì Giovanni Santo Porcu- è un autodidatta che umilmente si presenta alla Comunità con dei lavori marcati dal profondo senso d’appartenenza. Propone tramite il suo ingegno artistico manuale, scene di vita contadina e di fede, ma non solo, che ripercorrono il passato della Comunità di Galtelli, distintasi sempre per grandi Massai, custodi fecondi di cibo prezioso, quale il grano e custodi di antiche tradizioni religiose. Con l’auspicio che il suo esempio susciti l’emulazione dei nostri giovani”

Galtellì: Museo Etnografico "Sa domo de Sos Marras" (Casa dei Marras)

Alla mostra interverranno il Sindaco di Galtellì Giovanni Santo Porcu, il presidente della Pro Loco Salvatore Marras ed il giornalista e documentarista Antonio Rojch.

La mostra sarà poi visitabile per tutto il mese di Agosto, presso il Museo Etnografico “Sa Domo ‘e Sos Marras” (Casa Marras) ed in particolare per la festa del borgo.

(DA: comunicato del Comune di Galtellì-10 Agosto 2016)

Oggi, domenica 22 dicembre ,su RAI3, alle 14,30,

va in onda “TRIULAS“, un documenetario della sede regionale della Rai, realizzato da Antonio Rojch.

Un viaggio nel mondo contadino, col racconto del ciclo del grano e del pane, la ripresa delle semine in Sardegna, il rito della mietitura, la riapertura dei mulini storici, come quello idraulico di Olzai.

Ma racconta anche la vita dei contadini del Cedrino, la magia dell’arte dell’intreccio e dell’intaglio delle maschere e le cassapanche.

Marco Camedda

Domani domenica 9

su RAI3 alle ore 13,25

la sede regionale della Rai propone il documentario “La tela infinita” su Maria Lai, realizzato dai giornalisti Romano Cannas e Antonio Rojch.

Il docu-film, che contiene l’ultima intervista alla grande artista nata ad Ulassai e recentemente scomparsa, ricostruisce il suo percorso e i suoi rapporti con Francesco Ciusa, Costantino Nivola, Salvatore Cambosu e Giuseppe Dessì.

Marco Camedda

Quattro americani scoprono il canto dei pastori

Lunedì si sono esibiti alla Satta

insieme al cuncordu Mialinu Pira di Bitti

Un filmato su Youtube ha spinto gli stranieri ad affinare le voci e contattare i cantori bittesi. Viaggio di studio di venti giorni in Barbagia concluso con la serata nuorese.

Dalla costa orientale degli Stati Uniti fin nel cuore della Sardegna lungo il solco del canto a tenore, marchio e sostanza della terra dei nuraghi. Hanno riempito la sala della biblioteca Satta, lunedì, le quattro voci americane, primi cultori ed esecutori di melodie sarde a cuncordu . L’occasione una tappa del progetto identitario Interior/Intro di Rai Sardegna insieme all’associazione di Bitti Mialinu Pira e il Consorzio Satta, coronato dal documentario Boghes , del giornalista Antonio Rojch che ospita anche una performance dei quattro dal Massachusetts. Trait d’union la Mialinu Pira e il quartetto a cuncordu costituito da Omar Bandinu, etnomusicologo, Marco Serra, Bachisio Pira e Arcangelo Pittudu.

SCOPERTA VIA WEB Galeotto fu Youtube: un video pubblicato in rete da Bandinu nel 2008, in cui oche , mesu oche , bassu e contra risuonano smembrate. È la folgorazione per Doug Paisley, Gideon Crevoshay, Avery Book, Carl Linich, studiosi, ricercatori oltre che essi stessi cantori, che, appena intercettano il filmato, si appassionano a questo genere esotico scaturito dalla pancia di un’isola antichissima del Mediterraneo. E quando Linich scrive la prima mail al sodalizio di Bitti per stabilire un contatto, senza convenevoli e giri di parole esordisce: «Ciao, mi chiamo Carl e sono sa contra , noi proviamo a Brooklyn». A stretto giro la risposta di Bandinu: «Ciao, mi chiamo Omar, sono su bassu e noi proviamo in sa ‘inza de Pirettu ».

NUORESI SORPRESI Due sere fa nell’auditorium della Satta gli stranieri ribattezzatisi Tenore de Atterue (suggerimento dello stesso Bandinu) hanno fatto scalpore. Esibizioni e dibattito a corollario dell’inedita squadra sardo-americana, con il coordinamento dello scrittore Natalino Piras, anche lui di Bitti: «Siamo soddisfatti per come è andata la serata», dice, «sono accorsi in tanti, la sala era gremita. Ad affascinare il folto pubblico è stata soprattutto la scelta di questi quattro tenores di calarsi totalmente in una tipologia musicale che è la matrice della nostra identità». Un’identità che Paisley, Crevoshay, Book e Linich hanno scelto di saggiare in prima persona.

E tutto grazie alla rete: «A dimostrazione», osserva Paquito Farina dell’associazione Mialinu, «di quanto aveva preconizzato già Michelangelo Pira nel Villaggio elettronico in cui prospettava un futuro di interscambi grazie a un circuito che travalicava i canali classici della comunicazione».

VIAGGIO DI STUDIO Per 20 giorni gli americani hanno visitato i centri più rappresentativi del canto a tenore, da Bitti a Nuoro, passando per Fonni, Mamoiada e altri paesi. Una full immersion, culminata nell’appuntamento nuorese, cui hanno preso parte tra gli altri anche il presidente dell’Isre Bruno Murgia, il commissario della Satta Vannina Mulas e il sindaco di Nuoro Sandro Bianchi.

**DA: L’Unione Sarda-Francesca Gungui-29 mag 2013**

Clicca sotto il video del Tenore di Aterue

 

Incontro con il gruppo di Bitti

Si intitola “Interior/Intro” l’iniziativa che propone a Nuoro l’esibizione dei tenores locali e dei colleghi americano.

Lunedì alle 18 nell’auditorium della Biblioteca Satta, il Consorzio per la pubblica lettura in collaborazione con Rai Sardegna e l’associazione culturale “Mialinu Pira” di Bitti ospita un evento di incontri e contaminazioni. Così lo definisce Paqujto Farina, presidente dell’associazione “Mialinu Pira”.

Quattro ragazzi americani affascinati dal canto a tenore dei sardi, dalla profondità, dal “tumbare” delle voci di dentro di una millenaria civiltà pastorale che si fanno cuncordu e polifonia sbarcano nell’Isola. L’arrivo una ventina di giorni. Il primo incontro con il tenore “Mialinu Pira alla festa dell’Annunziata, a Bitti.

Il viaggio prosegue e lunedì sera: i “Tenores de Aterue” incontreranno i cantori di “Mialinu Pira” in biblioteca. Doug Paisley “oche” come Bachisio Pira, Gideon Crevoshay “mesu oche” come Arcangelo Pittudu, kAvery Boo “bassu” come Omar Bandinu, Carl Linich “contra” come Marco Serra. Interverranno l’antropologo Bachisio Bandinu e il direttore di Rai Regione Romano Cannas dopo i saluti di Sandro Bianchi, sindaco di Nuoro, Vannina Mulas, commissario del consorzio Satta, e Bruno Murgia, presidente dell’Isre.

Poi la proiezione del documentario “Boghes” di Antonio Rojch, una produzione della sede regionale della Rai. Coordina Natalino Piras.

**DA: L’Unione Sarda-26 mag 2013**

(foto da internet)

NUORO , LUNEDI’ 22 APRILE 2013,ORE 18,30

AUDITORIUM BIBLIOTECA “SEBASTIANO SATTA”

Gli itinerari dello spirito,

alla scoperta dei santuari della Sardegna.

Domenica 31 marzo, giorno di Pasqua, andrà in onda su Rai 3, alle 13,25, il documentario “Le vie del sacro” di Antonio Rojch, proposto dalla sede regionale della Rai diretta da Romano Cannas.

E’ un percorso che parte da Galtellì, dove 400 anni fa il Crocifisso miracoloso sudò sangue, per seguire il cammino di San Giorgio di Suelli, le strade dei frati cappuccini Fra Nicola da Gesturi e fra Ignazio da Laconi, poi ancora Mandas, col cammino di Santu Jacu.

E infine la via di Santa Barbara, un viaggio fra le chiese dedicate alla santa e l’antica civiltà mineraria, che l’Unesco ha riconosciuto come patrimonio dell’umanità.

Marco Camedda

Galtellì, eventi culturali per l’anniversario della

pubblicazione dell’opera deleddiana più famosa

Sono in via di definizione gli ultimi dettagli dei diversi appuntamenti culturali che il Comune di Galtellì, in collaborazione con il Consorzio per la pubblica lettura Sebastiano Satta di Nuoro, si appresta ad organizzate in occasione del centenario della pubblicazione di Canne al vento, il capolavoro di Grazia Deledda interamente ambientato nella Galte di fine Ottocento.

La presentazione del calendario completo verrà fatta a metà febbraio ma già si sa che il primo evento si terrà a Galtellì l’8 e il 9 di marzo con un convegno dedicato al libro più famoso della Nobel nuorese. Coordinatore delle manifestazioni sarà Natalino Piras, bibliotecario e critico letterario, ma in concerto con l’amministrazione comunale stanno collaborando alla riuscita del programma anche il nipote della Deledda, Alessandro Madesani Deledda, e il giornalista Antonio Roych.

Il programma studiato per celebrare al meglio l’anniversario prevede diversi appuntamenti, tra i quali un concorso fotografico nei luoghi della Barbagia descritti nell’opera. La stessa conferenza in programma a marzo andrà oltre la rilettura critica del libro.

Una sezione dei lavori sarà infatti dedicata al percorso dei santuari che compie Efix (protagonista centrale di Canne al vento) per espiare la pena per l’uccisione del padrone, il padre delle donne Pintor.

Saranno dunque coinvolti tra gli altri i territori di Lula, Fonni, Oliena, Mamoiada e Sarule, tutti titolari di basiliche e chiese che la Deledda conosceva bene, tanto da dedicarle pagine molte suggestive.

«Dopo il fallimento del consorzio del parco letterario intitolato a Grazia Deledda – dice il sindaco di Galtellì Renzo Soro – confido che da questo convegno riparta un nuovo modello di valorizzazione dei luoghi deleddiani. Il comune di Galtellì – conclude il primo cittadino – coinvolgerà tutti questi Comuni con l’auspicio che diventino soggetti attivi di questo nuovo approccio».

(DA:La Nuova- Angelo Fontanesi-31 gen 2013)

 

 

Davanti a 400 studenti la scrittrice ripercorre

la storia del genitore fervente antifascista

Un padre fervente antifascista, una madre di prinzipales di Santu Predu pronti a proteggere con il proprio affetto quella famiglia messa su da due intellettuali disoccupati perché disobbedienti al regime. Ieri all’Eliseo, i dietro le quinte privati che si intrecciano con la grande Storia, nel dialogo tra la scrittrice Maria Giacobbe e gli studenti delle scuole superiori della città, iniziativa promossa dall’associazione nazionale partigiani.

Diario di una maestrina che senza mai salire in cattedra ripercorre la delicata trama delle scelte importanti e difficili di suo padre Dino, costretto all’esilio perché in aperto contrasto con la dittatura, combattente in Spagna contro le forze nazionaliste di Francisco Franco, tornò in Sardegna nel 1945. Al tavolo dei relatori, lo scrittore Natalino Piras, Marco Manotta e Aldo Maria Morace, dell’Università di Sassari.

Ad aiutare l’immaginazione, tangibile come solo la verità sa essere, sullo schermo scorre il documentario del giornalista Antonio Rojch proprio sull’ingegner Giacobbe, illuminato ricercatore della giustizia, studioso, e anche speleologo tra i fondatori del Gruppo grotte nuorese.

Protagonisti all’Eliseo i circa 400 ragazzi ascoltano in silenzio analisi, illustrazioni e rievocazioni storiche, fanno domande, applaudono fuor di etichetta. Scappa loro un sorriso quando la proiezione materializza l’immagine dell’archeologo Giovanni Lilliu mentre, già anziano e debilitato, in un’intervista a Rojch rievoca l’esortazione di Dino Giacobbe: «Giovani sardi, prendete le armi e liberatevi delle servitù militari». Sorridono, gli adolescenti nuoresi, davanti a quel vecchio saggio e l’evidente e inevitabile divario tra il corpo martoriato dall’età e una mente mai vinta dal tempo. Subito dopo però l’ilarità si fa riflessione.

Ma a rapire ancor di più il loro cuore, al di là di ogni elucubrazione, esegesi e controdeduzione, sono le parole della minuta artista sardo-danese, simbolo di un’emigrazione con la valigia vuota, che, libera dal fardello di malinconiche nostalgie, arricchisce il proprio bagaglio culturale a ogni approdo. Sebbene i luoghi da cui arriviamo non riusciremo mai a metterli in un cantuccio. Perciò il primo imprescindibile assioma è: «Non si può costruire il proprio futuro senza aver ricostruito il passato», dice Maria Giacobbe. «Badate bene ragazzi – avverte – la privazione della libertà ha mille travestimenti e non dobbiamo dimenticare ciò che questo Paese ha dovuto subire durante il fascismo».

Una ragazza le domanda se dopo tanti anni di lontananza riesce a sentire ancora amore per la sua terra: «Conserviamo in noi le radici, le fronde, i fusti, ma anche i semi», risponde Giacobbe che vive in Danimarca, ma nell’Isola torna spesso, pur combattuta: «Nel mio profondo rimarrà sempre una bellissima prigione. Tutti ci portiamo dentro il bambino che siamo stati, e per me questa terra che ho tanto amato è stata anche teatro di grande sofferenza, da quando un giorno mi dissero che mio padre non c’era più e non sarebbe tornato indietro, non perché morto, ma in quanto costretto all’esilio».

(DA: L’Unione Sarda-Fr. Gu.-19 ott 2012)

Un viaggio di tremila anni per scoprire “Sos zigantes”

“Sos zigantes nuragicos” è un documentario in limba della sede Rai della Sardegna, che andrà in onda domenica sulla terza rete Tv, alle 13. Il film di Antonio Rojch compie un viaggio di quasi tremila anni per svelare il mistero dei giganti di pietra di Monte Prama, nelle campagne di Cabras.

«Il documentario - ha detto il direttore di Rai Sardegna Romano Cannas – fa parte del progetto identitario che la Rai regionale ha promosso, per la valorizzazione della lingua e della cultura sarda. Il filmato è arricchito dall’ultima testimonianza dell’archeologo Giovanni Lilliu e da interventi di altri protagonisti della eccezionale scoperta del Sinis, forse la più importante del Novecento sardo».

Nella sua ultima intervista, poco giorni prima della morte, raccolta da Antonio Rojch, Giovanni Lilliu, che nel 1974 è stato fra i primi ad accorrere a Monte Prama dopo la storica scoperta, ha affermato “che i giganti dovranno stare dove sono stati ritrovati, a Cabras”. Nessuna polemica, ma forse è una sorta di testamento del padre dell’archeologia sarda.

Per quasi 4 anni un’equipe di archeologi, restauratori, ingegneri e artigiani del centro dei beni culturali di Li Punti della Soprintendenza di Sassari hanno ricomposto le statue di 28 giganti, con l’assemblaggio di 5172 frammenti. Un delicato lavoro eseguito anche con l’utilizzo del microscopio a scansione elettronica. Il lavoro non è finito: nel centro di restauro esistono frammenti di altre sedici statue , che non è stato possibile ricomporre, per la mancanza di importanti tasselli.

La scrittrice Michela Murgia, che è nata a Cabras, nel documentario in un’intervista lancia un appello perché chi, senza conoscere il valore di questo grande patrimonio per la Sardegna, ha portato a casa, dai campi di Monte Prama, pezzi di braccia di giganti, teste, busti, archi o altri reperti dell’armata nuragica di calcare. Per gli archeologi della Soprintendenza di Sassari i giganti sarebbero stati scolpiti intorno all’ottavo secolo a.C., o addirittura nel X sec. a.C, e sarebbero antecedenti ai kouroi, alla grande statuaria greca, finora ritenuta la più antica del bacino del mediterraneo occidentale. Le statue sono fortemente stilizzate, gli occhi concentrici, con forme geometriche, quelle che gli studiosi definiscono “stile dedalico”, unico nel mediterraneo.

Nel documentario aprono interrogativi ancora irrisolti, sul ruolo dei giganti nel santuario del Sinis. Tra le ipotesi la celebrazione di una gens nuragica aristocratica. Mancano ancora tante tessere per svelare il mistero .

(DA: La Nuova-13 ott 2012)

Terza Rete TV

PRESENTA

Domenica 14 ottobre 2012 – ore 13,oo

“S O S   Z I G A N T E S   N U R A G I C O S”

 

un Film-documentario di

ANTONIO ROJCH

che compie un viaggio di quasi tremila anni per svelare il mistero dei giganti di pietra di Monte Prama, nelle campagne di Cabras.

Il documentario – ha detto il direttore di Rai Sardegna Romano Cannas – fa parte del progetto identitario che la Rai regionale ha promosso, per la valorizzazione della lingua e della cultura sarda. Il filmato è arricchito dall’ultima testimonianza dell’archeologo Giovanni Lilliu e da interventi di altri protagonisti della eccezionale scoperta del Sinis, forse la più importante del Novecento sardo”.

Nella sua ultima intervista, poco giorni prima della morte, raccolta da Antonio Rojch, Giovanni Lilliu, che nel 1974 è stato fra i primi ad accorrere a Monte Prama dopo la storica scoperta, ha affermato “che i giganti dovranno stare dove sono stati ritrovati, a Cabras”.

Nessuna polemica, ma forse è una sorta di testamento del padre dell’archeologia sarda.

Per quasi 4 anni un’equipe di archeologi, restauratori, ingegneri e artigiani del centro dei beni culturali di Li Punti della Soprintendenza di Sassari hanno ricomposto le statue di 28 giganti, con l’assemblaggio di 5172 frammenti. Un delicato lavoro di restauro eseguito anche con l’utilizzo del microscopio a scansione elettronica. Ma restano ancora tanti misteri che forse con nuovi scavi, sollecitati anche da Lilliu, potranno essere svelati.

Marco Camedda

Il romanzo infatti fu pubblicato nel 1913

Un apposito Comitato curerà  le iniziative per celebrare il centesimo anniversario del romanzo più conosciuto della scrittrice Premio Nobel nuorese.

I cento anni di “Canne al vento, il più famoso dei romanzi di Grazia Deledda , saranno celebrati con una serie di manifestazioni che si svolgeranno a Galtellì nel prossimo anno.

L’opera venne scritta nel 1913, prendendo lo spunto da un breve soggiorno della scrittrice nel centro della Baronia, nella casa delle dame Pintor (Nieddu), una nobile famiglia decaduta di “ Galte “,

Per le celebrazioni è stato costituito un comitato, guidato dal Comune di Galtellì e composto da Renzo Soro , sindaco del paese , Alessandro Madesani Deledda, nipote della scrittrice Premio Nobel, e dal giornalista Antonio Rojch, con la collaborazione della sede regionale di Rai Sardegna, direttore Romano Cannas, che assicurerà la disponibilità di tutti i filmati Rai su “Canne al vento”.

Grazia Deledda in una mia grafica del 1999

Presto sarà varato il programma. Saranno coinvolti le scuole e i Comuni nei quali la vicenda di “Canne al vento” si è dispiegata. E’ previsto anche un convegno nazionale, che si svolgerà a Galtellì, con la partecipazione di studiosi, storici della letteratura italiana, scrittori.

A Galtellì, col suo parco letterario istituito da quasi 20 anni, si respira ancora l’atmosfera deleddiana, con i luoghi raccontati dalla scrittrice- ha detto il sindaco Renzo Soro- Queste celebrazioni puntano non solo alla valorizzazione dell’opera della Deledda, ma anche a riaffermare la cifra turistico-culturale del paese”.

Per Alessandro Madesani Deledda, con “I cento anni di Canne al vento”, si consolida un legame “tra la figura di Grazia Deledda e il paese di Galte che ha saputo coniugare nel miglior modo possibile cultura e luoghi deleddiani, conservando paesaggio e tradizioni, raccontati dalla scrittrice”.

“Per il paese- ha concluso Madesani Deledda- è un’occasione storica”.

(Da:comunicato del Comitato organizzatore- 4 giu 2012)

 

Ieri mattina il sindaco Franco Mula ha conferito, a nome del consiglio comunale, la cittadinanza onoraria a Maria Giacobbe, la scrittrice nuorese che con i suoi romanzi si è affermata in tutto il mondo.

Residente in Danimarca dal 1957, da circa trent’anni Maria Giacobbe trascorre le vacanze nella sua casa di Orosei.

LA DEDICA «Orosei fa parte di me, ed è un legame che dura da quando ero bambina. Amo Orosei perché è una cittadina bella, con le tradizioni che conserva, con la gentilezza che si respira e che si sente nell’animo degli abitanti. Quella stessa semplicità e genuinità che – ha detto la scrittrice – quando ero piccola ho avuto la fortuna di osservare dai finestrini del postale che attraversava il paese e mi portava fino al mare. Orosei è ancora quella e spero si conservi tale, scegliendo di salvaguardare i valori che fanno parte della sua identità».

Il sindaco ha definito la neo concittadina «Un autentico valore aggiunto per la comunità».

AMBASCIATRICE DI CULTURA Una figura di letterata a tutto tondo che con la sua intensa attività di scrittura narrativa, saggistica e giornalistica in italiano e in danese, si è fatta ambasciatrice della cultura sarda in tutto il mondo. «Come vede la scuola italiana di oggi?», hanno chiesto gli studenti dell’Istituto Tecnico di Orosei (c’era anche qualche classe delle Medie) all’autrice di “Diario di una maestrina”. «Non conosco bene la scuola italiana – ha risposto la scrittrice – ma mi sembra che si sia esagerato con la intellettualizzazione e non ci sia stato invece un approfondimento delle radici culturali. Non per una sterile nostalgia. Ma si deve conoscere il passato per progettare il futuro».

Dopo i saluti del primo cittadino e dell’assessore alla cultura Daniela Contu, sono intervenuti Leonardo Moro, vicesindaco di Nuoro; Francesca Rais, del Centro Studi Guiso; Marco Manotta, dell’Università di Sassari; Anna Saderi, il giornalista Antonio Rojch (che ha proposto un documentario su Dino Giacobbe, padre della scrittrice).

Infine un omaggio del Coro Urisè diretto da Daniela Contu.

(Da:L’Unione Sarda-Agostina Dessena-20 maggio 2012)

 Maria Giacobbe cittadina di Orosei.

Il proposito annunciato l’anno scorso

dalla giunta comunale si traduce in realtà.

Sabato, durante una seduta straordinaria del consiglio comunale convocato alle 11 al cineteatro Pitagora, verrà conferita la cittadinanza onoraria a Maria Giacobbe, scrittrice nuorese da decenni residente in Danimarca con casa al mare a Orosei.

Interverranno il sindaco di Orosei Franco Mula, quello di Nuoro Alessandro Bianchi, l’assessore comunale alla cultura Daniela Contu, il presidente del corso di laurea in Lettere all’Università di Sassari Marco Marotta e la docente dell’ateneo cagliaritano Maria Cristina Lavinio. Un omaggio canoro alla scrittrice Maria Giacobbe verrà eseguito dal coro femminile Urisè.

A seguire verrà proiettato il documentario “Il partigiano Dino” di Antonio Rojch.

(Da:La Nuova-angelo fontanesi-16 maggio 2012)

Sabato  21 aprile, dalle ore 9,30 si terrà nel Museo Archeologico il  convegno, organizzato dall’ANPI, dalla Provincia Olbia-Tempio, dalla Città di Olbia e dall’Associazione Culturale Atlantide “Le storie” di Nuoro.

Sarà aperto dal documentario “L’Ultimo dei Mohicani”, del giornalista Antonio Rojch, sulla vita avventurosa di Dino Giacobbe (padre della scrittrice Maria Giacobbe) che insieme a Emilio Lussu misero a punto negli Stati Uniti  il “Progetto Sardegna” per lo sbarco degli alleati nell’isola.

Marco Camedda

Più che un rivista, una pubblicazione di saggi

Nel secondo numero: omaggio a Nivola e Giorgio Bocca e le  Le memorie della scrittrice Maria Giacobbe su un personaggio dell’antifascimo nuorese, in un racconto inedito

Un omaggio a Giorgio Bocca, che racconta, da scrittore-partigiano, la sua amicizia con Emilio Lussu, fondatore di “Giustizia e libertà”. Dal grande giornalista, di recente scomparso, è arrivato anche un atto di accusa contro il revisionismo storico, che da qualche anno mette in discussione i valori della Resistenza sui quali è fondato lo Stato repubblicano.

E’ uno dei saggi della rivista “Le Storie”, diretta da Antonio Rojch, che ricorda anche i cento anni della nascita di Costantino Nivola, lo scultore di Orani che divenne, secondo il magazine Capital, uno dei cento personaggi italiani più importanti d’America. “In America fu un’accoglienza sorprendente, di casa – scrive Ugo Collu, presidente della fondazione Nivola- tanto da considerarsi presto in una seconda patria. A colpire gli americani fu soprattutto la sua straordinaria originalità”.

“L’altra è la Sardegna, naturalmente -disse Nivola- Le amo entrambe, come un amante scellerato”.

LE STORIE:Il primo numero della rivista

Da Nivola a un percorso storico dei 150 anni dell’Unità d’Italia con il mito dei Dimonios e col Risorgimento di Giorgio Asproni. Un mito quello della Brigata “che ha una sua solida verita storica -scrive nelle ‘Storie’, Manlio Brigaglia- La Brigata fu per l’intero arco dei quattro anni di guerra l’unica formazione dell’esercito italiano reclutata su base regionale…Essa fu veramente un pezzo di Sardegna trasferito- uomini, lingua, codici e valori- sul Carso e sull’Altipiano di Asiago, sul Piave e sui sette comuni, sicché essa sola finì per riassumere emblematicamente, agli occhi dei sardi, l’esperienza della guerra”.

Alessandro Visani, storico dell’università La Sapienza di Roma ha tracciato il ruolo fondamentale di Giorgio Asproni nel Risorgimento Italiano. Secondo Visani “Asproni si attivò fattivamente nel supportare la spedizione di Garibaldi che raggiunse a Palermo nel 1860 dove entrò in contatto anche con Crispi e altri esponenti democratici: più tardi sarà ancora con Garibaldi sulla strada verso Napoli”.

Le Storie” (più che una rivista una pubblicazione di saggi,120 pagine, editrice Atlantide) affronta con lo scienziato Gianluigi Gessa dell’Università di Cagliari i temi delle dipendenze dal cioccolato come ‘una dolce schiavitù’. “La dipendenza da cioccolato – spiega Gessa- in inglese è detta chocolism, alcoholism più chocolate. Il fascino del cioccolato deriva dai suoi 500 aromi e sapori che arrivano al cervello direttamente dalla gola, non dallo stomaco. Cercare la molecola responsabile del piacere del cioccolato è come attribuire a una nota musicale la magia di una sinfonia di Mozart”.

Antonio Rojch riscopre anche il canto di Lucia Pinna, che ha riproposto le sue poesie in limba. ”La poetessa di Barbagia- scrive Antonio Rojch- racconta le attese di un mondo sospeso fra passioni e sacralità, legate ai riti della sua terra. E ritrova le radici pastorali di un nonno celebre, Giuseppe Pinna, nato a Sarule e diventato sindaco di Nuoro e deputato per quattro legislature”.

E Maria Giacobbe infine, in un racconto inedito, svela la vita familiare di uno dei personaggi di spicco dell’antifascismo, sardo, Antonio Dore, condannato nel 1928 dal tribunale speciale a 5 anni di confino per “attività sovversive”.

Con “Le storie” è iniziata una nuova esperienza culturale per il giornalista Antonio Rojch, che nell’ultimo anno è passato alla regia con i documentari identitari in limba, andati in onda su Rai tre, come “Massajos de mare”, sul mondo della pesca, “Cuiles e maghias”,sulle tradizioni dei pastori del Supramonte, e Boghes sul canto a tenore. Con Cristiana Collu ha realizzato anche il documentario “L’arte del Novecento in Sardegna” per i 150 anni dell’Unita’ d’Italia.

Marco Camedda

Il Consorzio per la pubblica lettura “S. Satta” in collaborazione con la Direzione della Sede Regionale RAI Sardegna , presenta , il Natale dei pastori del Supramonte di Urzulei, i riti le tradizioni e i temi della transumanza dei pastori di Fonni dal Gennargentu al Campidano, nel documentario in limba “Cuiles e Maghias” di Antonio Rojch, che verrà proiettato mercoledì 14 dicembre 2011, alle ore 18,30 presso l’auditorium della Biblioteca S. Satta di Nuoro.

Il filmato rientra nel progetto identitario che la direzione della Sede regionale della RAI della Sardegna, Direttore Romano Cannas, sta realizzando per la valorizzazione della lingua sarda in collaborazione con l’Assessorato alla Cultura della Regione Sardegna.

Intervengono:

 Bachisio Bandinu antropologo

 Romano Cannas Direttore Sede Rai della Sardegna

 Vannina Mulas Commissario del Consorzio “S. Satta”

 All’iniziativa collabora:“S’Uffiziu de sa limba sarda de sa provìntzia de Nùgoro”

galtelli-museo-etnografico-sa-domo-de-sos-marras1Nella splendida cornice del Museo Etnografico “Sa Domo de sos Marras” sarà proiettato stasera alle ore 20,30 il documentario “Boghes” di cui è autore Antonio Rojch, giornalista-documentarista, con immagini di Luigi Folino. Il documentario è un programma realizzato dalla Direzione regionale della Rai per scandagliare i misteri del canto a tenore, forse la più antica tradizione musicale della Sardegna.   Un reportage tra le voci e i suoni di sa boghe, sa contra, su bassu , sa mesa oche dei gruppi a tenore del centro dell’isola, con le varianti di su Cuncordu e su Cuntrattu.

cantores de garteddiSulle origini del canto più singolare del Mediterraneo, riconosciuto dall’Unesco come patrimonio intangibile dell’umanità, si confrontano ancora antropologi ed etnomusicologi. La nascita, secondo alcuni studiosi, potrebbe risalire al periodo nuragico, ma i suoni, le vibrazioni, i ritmi sono legati al mondo dei pastori dell’interno della Sardegna.

“Boghes”,sul canto a tenore, è stato già proposto  su RAI3  che lo ha trasmesso il 20 marzo 2011 dedicando un capitolo anche al poeta di Orgosolo Peppino Marotto, la cui voce è stata soffocata con violenza nel 2007. Sarà Romano Cannas, Direttore Rai-Sardegna, a presentare e commentare questo documento sul canto a tenore, riconosciuto alcuni anni fa dall’Unesco come patrimonio dell’umanità, che è a Galtellì è rappresentato da alcuni gruppi di giovani che hanno continuato e rinvigorito  la tradizione di questo canto guidati da  esperti e anziani cantores.

Marco Camedda

UN MOMENTO DEL CONVEGNO SU LLA SCRITTRICE MARIA GICOBBE

UN MOMENTO DEL CONVEGNO SULLA SCRITTRICE MARIA GICOBBE: (da sinistra) Francesco Satta, Antonio Rojch, Franco Mula, Nicola Tanda, Maria Giacobbe,Daniela Contu (foto Pro Loco Orosei)

L’annuncio dato dal sindaco Franco Mula durante un incontro avvenuto al Museo Guiso

Importante riconoscimento del Comune alla grande scrittrice nuorese

Il consiglio comunale, nella prossima seduta, deciderà di dare la cittadinanza onoraria alla scrittrice nuorese Maria Giacobbe, che trascorre alcuni periodi dell’anno nella sua casa nel litorale di Orosei. L’annuncio è stato dato dall’assessore comunale alla cultura Daniela Contu e dal sindaco Franco Mula nell’incontro con la scrittrice nuorese organizzato dalla Proloco del paese. Nel Museo Guiso sabato scorso Maria Giacobbe, emigrata in Danimarca dalla fine degli anni 50, ha incontrato i suoi conterranei per raccontare la sua esperienza letteraria tra la Sardegna ed il nord Europa. Si tratta di un riconoscimento importante per una scrittrice che ha rappresentato la Sardegna in Italia e all’estero.

Durante la serata letteraria è stato tracciato un ritratto della scrittrice soffermandosi in particolare sulle vicende della famiglia bersagliata dal fascismo e a sua volta la Giacobbe, con molta semplicità, ha parlato della sua vita dei suoi romanzi e delle ragioni personali che la spingono contro qualsiasi tipo di guerra e di incitamento alle armi. Alla serata è intervenuto Nicola Tanda, storico della letteratura italiana dell’università di Sassari, che ha commentato con la consueta competenza l’opera della Giacobbe. E’ stato inoltre proiettato il film documentario “Fra due mondi”, prodotto e realizzato dal giornalista e sceneggiatore Francesco Satta, riguardante la vita di Maria Giacobbe tra Sardegna e Danimarca e proiettato in anteprima in omaggio alla stessa scrittrice.

La serata è stata allietata dalla presenza del coro femminile Urisè, che ha reso omaggio alla scrittrice, ambasciatrice della cultura sarda nel mondo. Infatti la Sardegna, e la Barbagia in particolare, compaiono sempre nei romanzi che hanno reso famosa Maria Giacobbe ben oltre i confini nazionali.

(Da:L’Unione Sarda-Maria Bonaria Di Gaetano-20 lug 2011)

documentario-rojch-collu Domani, domenica 26 su RAI3-Regione Sardegna alle ore 13,25 andrà in onda un documentario “La Sardegna nell’arte”  realizzato dal giornalista e scrittore Antonio Rojch con Cristiana Collu, Direttrice del Museo Man di Nuoro, sugli artisti sardi per i 150 anni dell’unità d’Italia.  Ha contribuito alla colonna sonora il coro “Disizzos et sognos”di Galtellì con un loro brano originale.

“E’ un viaggio-afferma Antonio Rojch- che parte dall’ottocento del cagliaritano Giovanni Marghinoti, pittore della corte di Carlo Alberto al novecento di Francesco Ciusa e Costantino Nivola al terzo millennio di Maria Lai. L’obiettivo è raccontare la Sardegna attraverso la vita e le opere di quattro artisti sardi scelti dalla Regione per rappresentare la nostra isola alla mostra Nazionale del Vittoriano a Roma”.

Marco Camedda

Autore: Antonio Rojch

Immagini  di Luigi Folino

“Boghes” è un programma realizzato dalla Direzione regionale della Rai per scandagliare i misteri del canto a tenore, forse la più antica tradizione musicale della Sardegna.

GALTELLI': i "Cantores de Garteddi"

GALTELLI': i "Cantores de Garteddi"

Un reportage tra le voci e i suoni di sa boche, sa contra , su bassu , sa mesa oche dei gruppi a tenore del centro dell’isola, con le varianti di su Cuncordu e su Cuntrattu.

Sulle origini del canto più singolare del Mediterraneo, riconosciuto dall’Unesco come patrimonio intangibile dell’umanità, si confrontano ancora antropologi ed etnomusicologi. La nascita, secondo alcuni studiosi, potrebbe risalire al periodo nuragico, ma i suoni, le vibrazioni, i ritmi sono legati al mondo dei pastori dell’interno della Sardegna. Questa musica arcaica ha conquistato anche un gruppo di giovani del Massachusetts che cantano a tenore.
Il loro canto a tenore viene proposto nel filmato della Rai, che dedica un capitolo anche al poeta di Orgosolo Peppino Marotto, la cui voce è stata soffocata con violenza nel 2007.

“dichiarazione di Romano  Cannas (Direttore Rai-Sardegna)

e dell’ assessore regionale  alla P.Istruzione  Sergio Milia”