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NONSOLOBARONIA: Blog di Marco Camedda

LA NOSTRA "PIAZZETTA VIRTUALE" DOVE CI SI INCONTRA TRA BUONI AMICI

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Tag: Dio

6-7-8 Ottobre “Galtellì,il Cammino del Cristo dei Miracoli”…Un importante evento che porta a valorizzare ulteriormente le Comunità che si identificano nel culto per un Santo. I Luoghi di Destinazione Religiosa,(Galtellì, Laconi, Gesturi, Orgosolo,Dorgali Luogosanto).

Una rete di comuni che rappresenta il comune denominatore degli itinerari di pellegrinaggio, cammini intrisi si di spiritualità, ma al contempo, anche percorsi di interesse storico, culturale e naturalistico, fonte di conoscenza del territorio per il pellegrino e per i viaggiatori.

Il Cristo Miracoloso, per noi racchiude queste potenzialità e di questo parleremo al convegno con illustri ospiti. A questo processo riteniamo non possa mancare una piena consapevolezza del valore inestimabile del canto liturgico.

Massima espressione di viva adorazione a Dio che coinvolge la totalità della persona in un frenetico trasporto di emozioni, frutto di una fede consapevole e matura. Profondamente radicato nelle Comunità a forte caratterizzazione religiosa, portato avanti da antiche confraternite e Associazioni, riteniamo meriti la giusta valorizzazione…..

Evento promosso grazie al contributo della Regione Sardegna Ass.Turismo, con la fattiva collaborazione dell’Associazione Milagros, Sos Cantores de Garteddi, la Parrocchia nella persona di Don Ruggero.

….Si invita a partecipare..

(Fonte: Facebook-Comune di Galtellì-29 Settembre 2017)

MA ERANO PALME OPPURE ULIVI?

Tra Vangelo e storia

Il racconto dell’ingresso di Gesù a Gerusalemme è presente in tutti e quattro i Vangeli, ma con delle varianti: Matteo e Marco raccontano che la gente sventolava rami di alberi, o fronde prese dai campi, Luca non ne fa menzione mentre solo Giovanni parla di palme (Mt 21,1-9; Mc 11,1-10; Lc 19,30-38; Gv 12,12-16). Cos’è successo realmente?

L’episodio rimanda a tradizioni legate alla celebrazione della festività ebraica di Sukkot (festa delle Capanne), una festa di pellegrinaggio in occasione della quale i fedeli arrivavano in massa a Gerusalemme e salivano al tempio in processione. Ciascuno portava in mano e sventolava il lulav, un mazzetto composto dai rami di tre alberi, la palma (che simboleggiava la fede attiva), il mirto (che con il suo profumo richiamava la preghiera che sale al cielo) e il salice (che per la forma delle foglie rimandava alla bocca chiusa dei fedeli, in silenzio di fronte a Dio), legati insieme con un filo d’erba (Lv. 23,40).

Spesso attaccato al centro c’era anche una specie di cedro, l’etrog (il buon frutto che Israele unito rappresentava per il mondo). Il cammino era ritmato dalle invocazioni di salvezza (Osanna, in ebraico Hoshana che significa aiutaci, salvaci) in quella che era col tempo divenuta una celebrazione corale della liberazione dall’Egitto: dopo il passaggio del mar Rosso, il popolo per quarant’anni era vissuto sotto delle tende, nelle capanne; secondo la tradizione, il Messia atteso si sarebbe manifestato proprio durante questa festa, cosa che aiuta a comprendere l’importanza di ciò che avviene all’ingresso di Gesù a Gerusalemme.

La benedizione delle palme è documentata sin dal VII secolo ed ebbe uno sviluppo di cerimonie e di canti adeguato all’importanza sempre maggiore data alla processione. Questa è testimoniata a Gerusalemme dalla fine del IV secolo e quasi subito fu accolta dalla liturgia della Siria e dell’Egitto, più tardi in Occidente.

Anche per la pluralità dei racconti evangelici, i cristiani utilizzarono rami delle piante più diffuse nelle varie zone. Nel bacino del Mediterraneo l’uso dell’ulivo, anche per i suoi numerosi rimandi biblici, divenne presto preponderante, ma durante la processione si sventolano anche palme (in Italia sono famosi i parmureli liguri) o rami di salice, di acero, faggio, betulla, nocciolo, uva spina o ginepro (in diverse zone europee).

Questa diversità di costumi è di particolare conforto quest’anno, a causa della malattia che sta colpendo moltissimi ulivi nel nostro Paese: le uova dell’insetto, responsabile della diffusione del batterio xylella, si dischiudono proprio in questo periodo e si teme che il tradizionale utilizzo e lo scambio dei rami d’ulivo diventi un pericoloso vettore di contagio.

Proporre di sostituirli con rami di palma, salice, mirto, o di altre piante profumate potrebbe quindi costituire un’alternativa sensata, e anche biblicamente fondata.

Assunta Steccanella

(articolo tratto da www.chicercate.net e Rete Sicomoro)

PAPA INSISTE,

“APERTURA CHIESA A TUTTI”

Papa Francesco nella messa con i cardinali a San Pietro ha detto:”Non rimanere passivi davanti a sofferenza ma rimboccarsi le maniche”.

Inoltre:”Dio è presente anche in chi si dice ateo“. 

Con queste parole Bergoglio prosegue l’apertura della Chiesa a tutti.

La strada della Chiesa è quella di non condannare eternamente nessuno; di effondere la misericordia di Dio a tutte le persone che la chiedono con cuore sincero, di uscire dal proprio recinto per andare a cercare i lontani nelle periferie dell’esistenza”.

E ai cardinali ha chiesto di non “isolarsi in una casta“.

(DA: Televideo Rai.it-15 Febbraio 2015) foto da internet

 

PRESENTAZIONE DEL LIBRO

“Il Dio che sta ad Auschwitz – Sonata di viaggio”

di Natalino Piras

Nuoro, Giovedì 20 novembre 2014

Ore 18,30

Auditorium Biblioteca “S. Satta”

(DA:sito Istituzionale Comune di Nuoro)

 1986-Titolo: “AVE MARIA,MADRE DI DIO”

Olio su tela dim. 80 x 120 cm.

Ho dipinto la Madonna  su richiesta di una anziana signora di Loculi

che l’ha donato alla chiesa del cimitero del paese,

per onorare la memoria del marito deceduto.

E’ posizionato nella parete frontale dell’altare della chiesa.

Un caro saluto,

Marco Camedda

Sono le parole di Papa Francesco

durante la sua omelia a Santa Marta.

il Pontefice ha dedicato la sua omelia a un lungo appello contro i guadagni da “corruzione”, la cui abitudine “dà dipendenza”, pregando infine “perché il Signore cambi il cuore di questi devoti della dea tangente”.

Il Papa, nell’omelia, ha pregato per i tanti giovani che ricevono dai genitori “pane sporco”, guadagno frutto di tangenti e corruzione, e hanno fame di dignità perché il lavoro disonesto toglie la dignità.

La parabola dell’amministratore disonesto, riferisce la Radio Vaticana, ha dato lo spunto al Papa per parlare “dello spirito del mondo, della mondanità”, di “come agisce questa mondanità e quanto pericolosa sia”. Gesù “pregava il Padre perché i suoi discepoli non cadessero nella mondanità”. “E’ il nemico”: “Quando noi pensiamo ai nostri nemici, davvero pensiamo prima al demonio, perché è proprio quello che ci fa male.

L’atmosfera, lo stile di vita piace tanto al demonio, è questa mondanità: vivere secondo i valori – fra virgolette – del mondo. E questo amministratore è un esempio di mondanità”. “Qualcuno di voi potrà dire – ha proseguito -: ‘Ma, questo uomo ha fatto quello che fanno tutti!’. Ma tutti, no! Alcuni amministratori, amministratori di aziende, amministratori pubblici; alcuni amministratori del governo… Forse non sono tanti. Ma è un pò quell’atteggiamento della strada più breve, più comoda per guadagnarsi la vita”.

Nella parabola, il padrone loda l’amministratore disonesto per la sua furbizia: “Eh sì, questa è una lode alla tangente! E l’abitudine della tangente è un’abitudine mondana e fortemente peccatrice. E’ un’abitudine che non viene da Dio: Dio ci ha comandato di portare il pane a casa col nostro lavoro onesto! E quest’uomo, amministratore, lo portava, ma come? Dava da mangiare ai suoi figli pane sporco! E i suoi figli, forse educati in collegi costosi, forse cresciuti in ambienti colti, avevano ricevuto dal loro papà, come pasto, sporcizia, perché il loro papà, portando pane sporco a casa, aveva perso la dignità! E questo è un peccato grave! Perché si incomincia forse con una piccola bustarella, ma è come la droga, eh!”.

Dunque – ha affermato il Papal’abitudine alle tangenti diventa una dipendenza. Ma se c’è una “furbizia mondana” – ha proseguito papa Francesco – c’è anche una “furbizia cristiana, di fare le cose un pò svelte… non con lo spirito del mondo”, ma onestamente. E’ ciò che dice Gesù quando invita ad essere astuti come i serpenti e semplici come colombe: mettere insieme queste due dimensioni – ha sottolineato – “è una grazia dello Spirito Santo”, un dono che dobbiamo chiedere.

Infine, ha concluso con una preghiera: “Forse oggi ci farà bene a tutti noi pregare per tanti bambini e ragazzi che ricevono dai loro genitori pane sporco: anche questi sono affamati, sono affamati di dignità! Pregare perché il Signore cambi il cuore di questi devoti della dea tangente e se ne accorgano che la dignità viene dal lavoro degno, dal lavoro onesto, dal lavoro di ogni giorno e non da queste strade più facili che alla fine ti tolgono tutto“.

“E poi finirei - ha aggiunto – come quell’altro del Vangelo che aveva tanti granai, tanti silos ripieni e non sapeva che farne: ‘Questa notte dovrai morirè, ha detto il Signore. Questa povera gente che ha perso la dignità nella pratica delle tangenti soltanto porta con sé non il denaro che ha guadagnato, ma la mancanza di dignità! Preghiamo per loro!”.

(DA: L’Unione Sarda-8 nov 2013)

“Così si imita il gesto omicida di Caino”

Chi parla male del prossimo è un ipocrita che non ha “il coraggio di guardare i propri difetti”.

E’ il monito di papa Francesco nella messa di stamani a Santa Marta. Il Papa ha sottolineato che le chiacchiere hanno una “dimensione di criminalità”, perché ogni volta che parliamo male dei nostri fratelli imitiamo il gesto omicida di Caino.

“Perché guardi la pagliuzza che è nell’occhio del tuo fratello e non t’accorgi della trave che è nel tuo?”: papa Francesco ha sviluppato la sua omelia – riportata dalla Radio Vaticana – partendo dall’interrogativo posto da Gesù che scuote le coscienze di ogni uomo, in ogni tempo. Dopo averci parlato dell’umiltà, ha osservato, Gesù ci parla del suo contrario,di quell’atteggiamento odioso verso il prossimo, di quel diventare giudice del fratello”. E qui, ha affermato, Gesù “dice una parola forte: ipocrita”.

Quelli che vivono giudicando il prossimo, parlando male del prossimo, sono ipocriti, perché non hanno la forza, il coraggio di guardare i loro propri difetti – ha detto -. Il Signore non fa, su questo, tante parole. Poi dirà, più avanti, che quello che ha nel suo cuore un po’ d’odio contro il fratello è un omicida… Anche l’Apostolo Giovanni, nella sua prima Lettera, lo dice, chiaro: colui che odia suo fratello, cammina nelle tenebre; chi giudica il fratello, cammina nelle tenebre”. Ogni volta che noi “giudichiamo i nostri fratelli nel nostro cuore – ha proseguito – e peggio, quando ne parliamo di questo con gli altri siamo cristiani omicidi”:

“Un cristiano omicida … Non lo dico io, eh?, lo dice il Signore. E su questo punto, non c’è posto per le sfumature. Se tu parli male del fratello, uccidi il fratello. E noi, ogni volta che lo facciamo, imitiamo quel gesto di Caino, il primo omicida della Storia“.

E aggiunge che in questo tempo in cui si parla di guerre e si chiede tanto la pace, “è necessario un gesto di conversione nostro”. “Le chiacchiere – ha avvertito – sempre vanno su questa dimensione della criminalità. Non ci sono chiacchiere innocenti”.

La lingua, ha detto ancora riprendendo l’Apostolo Giacomo, è per lodare Dio, “ma quando la nostra lingua la usiamo per parlare male del fratello o della sorella, la usiamo per uccidere Dio”, “l’immagine di Dio nel fratello”.

Qualcuno, ha affermato il Papa, potrebbe dire che una persona si meriti le chiacchiere. Ma non può essere così: “‘Ma vai, prega per lui! Vai, fai penitenza per lei! E poi, se è necessario, parla a quella persona che può rimediare al problema. Ma non dirlo a tutti!’.

Paolo è stato un peccatore forte, e dice di se stesso: ‘Prima ero un bestemmiatore, un persecutore e un violento. Ma mi è stata usata misericordià. Forse nessuno di noi bestemmia – forse. Ma se qualcuno di noi chiacchiera, certamente è un persecutore e un violento. Chiediamo per noi, per la Chiesa tutta, la grazia della conversione dalla criminalità delle chiacchiere all’amore, all’umiltà, alla mitezza, alla mansuetudine, alla magnanimità dell’amore verso il prossimo”.

**DA:L’Unione Sarda-13 set 2013**