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NONSOLOBARONIA: Blog di Marco Camedda

LA NOSTRA "PIAZZETTA VIRTUALE" DOVE CI SI INCONTRA TRA BUONI AMICI

Archivio

Tag: donne

*GIORNATA DELLA MEMORIA*

AUDITORIUM BIBLIOTECA S. SATTA

MERCOLEDI’ 27 GENNAIO ORE 18,30

Donne e bambini nei lager:

“Le Rose di Ravensbrück”

“Per i bambini senza figli”

Milioni di donne e bambini furono perseguitati e uccisi durante l’Olocausto, crimini ignorati e sottovalutati dalla storia per un lunghissimo periodo.

Il Consorzio per la pubblica lettura S. Satta e la Compagnia Shardana Teatro, per la Giornata della Memoria presentano l’evento multimediale Donne e bambini nei Lager: Le Rose di Ravensbrück – Per i bambini senza figli”.

Per una conoscenza che non sia rivolta solo al passato ma che tenta di interpretare i fatti storici, per capire il presente e costruire il futuro.

La Memoria come tassello essenziale delle basi di conoscenza, di sensibilità umana e morale, di combattività in difesa della pace e dei diritti umani che sono la base della nostra democrazia.

Una democrazia che non può in nessun momento ignorare i rischi cui possono essere esposti donne, bambini, innocenti e indifesi di sempre.

La Memoria come punto di partenza irrinunciabile per la costruzione di una società più libera e giusta.

 

(DA: comunicato Biblioteca Satta Nuoro-23 Gennaio 2016)

PAPA: DONNE RETRIBUITE

MENO UOMINI SCANDALOSO

“Perché si dà per scontato che le donne  devono guadagnare meno degli uomini?”, domanda il Papa, nell’udienza generale a San Pietro. “La disparità” di retribuzione,dice “é un puro scandalo“, serve uguale retribuzione per uguale lavoro”.

Parlando della famiglia, Bergoglio sottolinea che ci si sposa sempre meno, che aumentano le separazioni,diminuiscono i figli e attribuisce la paura di legami stabili alla “cultura del provvisorio“.

Critica invece chi sostiene che dipenda dall’emancipazione della donna:”è una ingiuria-dice-una forma di maschilismo”

(DA: TelevideoRai.it-29 Aprile 2015)

Caro Marco, come promesso ti do notizia di un nuovo spettacolo che la compagnia “Le Arti Libere”, della quale mi onoro di far parte, sta per inscenare al teatro del Centro Culturale di Dorgali in via Veneto,

Domenica 18 gennaio alle ore 21,00.

Di seguito i dati dello spettacolo:

Titolo:

D’AMORE… NON VOGLIO MORIRE!

Regia e adattamento di Patrizia Viglino

con: Martina Ardizzoni – Donatella Buttu – Adriana Deplano – IvanaD’Anna -Peppino Loi – Eufemia Mastio – Graziella Monni – Lucio Mundula – Graziella Nonne – Salvatore Nurra – Anna Sale – Graziella Sale – Francesco Ticca.

Testi liberamente tratti da:

OTELLO di William Shakespeare, Michela Murgia & Loredana Lipperini, Simonetta Agnello Hornby.

18 Gennaio 2015 ore 21,00

Centro Culturale via Veneto Dorgali

“I retaggi culturali partono da lontano. in questa rappresentazione si parte dalla vicenda di Otello, rappresentativa del femminicidio per antonomasia, che va ad intrecciarsi in una soluzione di continuità con narrazioni più vicine al nostro tempo, a dimostrare che il comportamento umano è spesso ottusamente insensibile agl’insegnamenti che si potrebbero ricavare dagli errori commessi.

Le donne continuano a morire, negli stessi modi e per gli stessi motivi, oggi come nei secoli passati”.

con affetto

Lucio Mundula

(DA: comunicato di Lucio Mundula x l’Ass. “Arti Libere” Dorgali-16 Gennaio 2015)

PUBBLICATO IL NUOVO BANDO

DELLA PROVINCIA DI NUORO

“Integrazione e inclusione sociale, questo è e rimarrà uno dei nostri obiettivi principali” -

Lo ha dichiarato l’assessore provinciale al Lavoro e alle Politiche Sociali Claudia Simula che annuncia la pubblicazione di un nuovo bando pensato per promuovere l’integrazione e l’ inclusione sociale di uomini e donne di tutte le generazioni che vivono nella provincia.

Il nostro territorio ha conosciuto negli ultimi cinque anni un processo di forte spopolamento in parte compensato da una crescita in valori assoluti e percentuali dall’aumento del fenomeno migratorio. Ad oggi gli immigrati extracomunitari presenti nella nostra provincia sono in costante crescita nonostante la crisi – ha sottolineato l’assessore Simula – Questo fenomeno tuttavia garantisce alla nostra provincia una crescita culturale importante caratterizzata da scambio e pluralità linguistica, sociale, di idee, di visioni del mondo e della società.

Intento di questa iniziativa è quello di rendere armonica la convivenza tra i migranti e i cittadini del nostro territorio. Verranno premiati i progetti presentati dai diversi attori sociali che nella nostra provincia, a vario titolo, concorrono all’inclusione. Saranno valorizzati i progetti innovativi orientati a favore di Donne e Bambini – ha spiegato Claudia Simula – riconoscendo in essi la capacità di veicolare in modo attivo ed incisivo i processi di inclusione di tutti i migranti.

Nel nostro Piano Provinciale per l’immigrazione perseguiamo con ostinazione l’obiettivo dell’inclusione sociale attraverso gli sportelli di mediazione linguistica e culturale istituiti presso i nostri Csl e attraverso le collaborazioni con i diversi attori istituzionali e privato-sociali, spesso formalizzate con i protocolli d’intesa. Da anni manteniamo una stretta collaborazione con istituti penitenziari e con le scuole al fine di raggiungere il nostro scopo istituzionale, politico e sociale.

Pur nella continua contrazione delle risorse, abbiamo intenzione e ferma convinzione che la pluralità sia un processo di evoluzione culturale inarrestabile e noi intendiamo concorrere in tal senso perché siamo convinti che rappresenti prima di tutto una ricchezza ancor prima che un obbligo istituzionale”.

Il Bando sarà aperto fino al 14 luglio ed è consultabile e scaricabile nel sito istituzionale della Provincia di Nuoro:

www.provincia.nuoro.gov.it

(DA: comunicato Provincia di Nuoro-28 Giugno 2014)

Testo approvato con 143 sì e 3 no

Sì definitivo dell’Aula del Senato al decreto legge che contiene le misure per il contrasto del femminicidio. Il testo è stato approvato a Palazzo Madama con 143 sì e 3 no. Lega, M5S e Sel non hanno partecipato al voto

E’ legge il dl di contrasto al femminicidio dopo il sì del Senato alla conversione in legge del decreto licenziato il 14 agosto scorso dal governo. Con una votazione a tempi record, che ha destato diversi malumori nell’opposizione così come nella maggioranza, le nuove norme sono ora pronte per essere promulgate dal presidente della Repubblica e pubblicate in Gazzetta ufficiale. L’aula di Palazzo Madama si è espressa con 143 voti favorevoli e 3 contrari.

Il decreto sul femminicidio approvato in via definitiva oggi dal Senato è quello uscito dalla Camera e lì profondamente modificato dalle commissioni Affari costituzionali e Giustizia.

Il provvedimento spinge sul tasto della repressione arricchendo il codice di nuove aggravanti ma amplia al contempo le misure a tutela delle vittime di maltrattamenti e violenza domestica. Il nuovo testo, inoltre, mette in campo risorse per finanziare un Piano d`azione antiviolenza e la rete di case-rifugio.

Relazione affettiva

E` il nuovo parametro su cui tarare aggravanti e misure di prevenzione. Rilevante sotto il profilo penale è da ora in poi la relazione tra due persone a prescindere da convivenza o vincolo matrimoniale (attuale o pregresso).

Violenza assistita

Il codice si arricchisce di una nuova aggravante comune applicabile al maltrattamento in famiglia e a tutti i reati di violenza fisica commessi in danno o in presenza di minorenni o in danno di donne incinte. Quanto all`aggravante allo stalking commesso dal coniuge, viene meno la condizione che vi sia separazione legale o divorzio. Aggravanti specifiche, inoltre, sono previste nel caso di violenza sessuale contro donne in gravidanza o commessa dal coniuge (anche separato o divorziato) o da chi sia o sia stato legato da relazione affettiva.

Querela doppio binario

Il dilemma revocabilità/irrevocabilità della querela nel reato di stalking è sciolto fissando una soglia di rischio: se si è in presenza di gravi minacce ripetute, ad esempio con armi, la querela diventa irrevocabile. Resta revocabile invece negli altri casi, ma la remissione può essere fatta solo in sede processuale davanti all`autorità giudiziaria, e ciò al fine di garantire (non certo di comprimere) la libera determinazione e consapevolezza della vittima.

Ammonimento

Il questore in presenza di percosse o lesioni (considerati `reati sentinella`) può ammonire il responsabile aggiungendo anche la sospensione della patente da parte del prefetto. Si estende cioè alla violenza domestica una misura preventiva già prevista per lo stalking. Non sono ammesse segnalazioni anonime, ma è garantita la segretezza delle generalità del segnalante. L`ammonito deve essere informato dal questore sui centri di recupero e servizi sociali disponibili sul territorio.

Arresto obbligatorio

In caso di flagranza, l arresto sarà obbligatorio anche nei reati di maltrattamenti in famiglia e stalking.

Allontanamento urgente da casa

Al di fuori dell arresto obbligatorio, la polizia giudiziaria se autorizzata dal pm e se ricorre la flagranza di gravi reati (tra cui lesioni gravi, minaccia aggravata e violenze) può applicare la misura `precautelare dell`allontanamento d`urgenza dalla casa familiare e del divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla persona offesa.

Braccialetto elettronico

Chi è allontanato dalla casa familiare potrà essere controllato attraverso il braccialetto elettronico o altri strumenti elettronici. Nel caso di atti persecutori, inoltre, sarà possibile ricorrere alle intercettazioni telefoniche.

Obblighi di informazione

A tutela della persona offesa scatta in sede processuale una serie di obblighi di comunicazione in linea con la direttiva europea sulla protezione delle vittime di reato. La persona offesa, ad esempio, dovrà essere informata della facoltà di nomina di un difensore e di tutto ciò che attiene alla applicazione o modifica di misure cautelari o coercitive nei confronti dell’imputato in reati di violenza alla persona.

Immigrate

In analogia a quanto già accade in attuazione di direttive europee per le vittime di tratta, il permesso di soggiorno potrà essere rilasciato anche alle donne straniere che subiscono violenza, lesioni, percosse, maltrattamenti in ambito domestico. Sarà sempre però necessario un parere dell`autorità giudiziaria. I maltrattanti (anche in caso di condanna non definitiva) potranno essere espulsi.

Gratuito patrocinio

A prescindere dal reddito, le vittime di stalking, maltrattamenti in famiglia e mutilazioni genitali femminili potranno essere ammesse al gratuito patrocinio.

Processi più rapidi

Nella trattazione dei processi priorità assoluta ai reati di maltrattamenti in famiglia, stalking, violenza sessuale, atti sessuali con minori, corruzione di minori

**DA: TelevideoRai.it-11 ott 2013**

GINECOLOGI A CONGRESSO

Calano aborti e cesarei

In Italia si fanno figli sempre più tardi. L’età media delle donne al primo parto è di 32,6 anni (31,8 nel 2004). La mortalità neonatale è 2,5 per mille quella infantile 3,4 per mille, mentre nell’Unione Europa si attesta al 4,3. Diminuisce del 4,9% il ricorso all’interruzione volontaria di gravidanza, ma nel 2011 abbiamo comunque avuto oltre 9.000 baby mamme con meno di 19 anni (erano 10.000 nel 2010).

Si riduce lievemente il ricorso al parto cesareo che passa dal 38% all’attuale 37,5%. Però ancora 38mila bambini su 540mila nascono in strutture che eseguono meno di 500 parti l’anno. E in più i ginecologi sono assillati dal contenzioso medico-legale che aumenta il ricorso alla medicina difensiva. Con la conseguenza di troppi esami prescritti spesso superflui che incrementano di 12 miliardi le spese a carico dell’interno servizio sanitario nazionale. E che porta invece a 33.700 denunce contro i camici bianchi che, nel 98,8% dei casi, finiscono in una bolla di sapone. Da ultimo, il ginecologo è una specie in via d’estinzione e nei prossimi 10 anni si rischia di avere le corsie sguarnite.

‘Di fronte a questo quadro di luci e ombre, lanciamo un appello alle Istituzioni perché sia tutelata la ginecologia italiana, un’eccellenza del nostro sistema sanitario. Dopo tanti tagli si torni a investire nella formazione di giovani medici, si dia seguito alla riorganizzazione dei punti nascita del 2010 e si giunga finalmente a una riforma del contenzioso medico-legale. L’Italia è il solo Paese dove gli errori clinici sono perseguibili penalmente”.

Con queste richieste si apre oggi a Napoli il congresso nazionale dei ginecologi italiani SIGO-AGOI-AGUI intitolato ‘L’Universo Femminile: un Infinito da Esplorare’ che riunisce fino al 9 oltre 2.000 specialisti. ”La riforma dei punti nascita del 2010 – sottolinea il presidente della Società Italiana di Ginecologia e Ostericia (SIGO), Nicola Surico – è rimasta in gran parte sulla carta e ancora troppi bimbi nascono in reparti materno-infantili non adeguati. La SIGO aveva applaudito a quella giusta e utile riorganizzazione. Dopo tre anni però solo una minima parte di queste strutture sanitarie è stata effettivamente chiusa. Manca (ed è mancata) la volontà politica di andare contro piccoli interessi locali. Per questo lo scorso 12 febbraio, per la prima volta nella storia, i ginecologi hanno scioperato”.

”Il 10% delle denunce contro i camici bianchi è a carico di noi ginecologi – afferma Vito Trojano, presidente dell’Associazione Ostetrici Ginecologi Ospedalieri Italiani (AOGOI) -. Nella stragrande maggioranza delle volte i casi di presunta malasanità si risolvono con un’archiviazione e il 62,7% delle strutture sanitarie sono prive di assicurazione per colpa grave. Una possibile soluzione è stabilire un tetto massimo dei risarcimenti come già avviene per esempio negli Stati Uniti. L’Italia è l’unico Paese al mondo (insieme, solo per certi versi, a Polonia e Messico) in cui gli errori clinici sono perseguibili penalmente. Un’anomalia che rende sempre più difficile svolgere in tranquillità il nostro lavoro”.

E il futuro non si presenta roseo. ”Secondo le nostre previsioni nel prossimo decennio mancheranno all’appello oltre 500 specialisti – avverte Massimo Moscarini, presidente dell’Associazione Ginecologi Universitari Italiani (AGUI) – è necessario che il Ministero dell’Istruzione preveda già dal prossimo anno accademico un aumento del numero di specializzandi in ginecologia ed ostetricia che, nell’aprile 2013, è stato solo di 211 nuovi studenti”.

**DA:TelevideoRai.it-6 ott 2013**

Sette su dieci uccise dal partner o dall’ex

E’ il Nord, e in particolare proprio la Lombardia dove è stata uccisa la giovane brasiliana Marilia Rodrigues Martins, a detenere il tragico primato dei femminicidi in Italia. E le vittime sono soprattutto giovani donne e madri di famiglia tra i 25 e i 54 anni, nella maggior parte dei casi uccise da un uomo con il quale avevano una relazione sentimentale.

I dati sono quelli di uno studio dell’Eures, realizzato in collaborazione con l’Ansa, che ha analizzato i femminicidi tra il 2000 e il 2011, periodo nel quale si sono verificati 728 casi. Quanto al 2012, secondo i dati di telefono Rosa in Italia si sono registrati ben 124 femminicidi, cioè casi di omicidio in cui una donna viene uccisa da un uomo per motivi relativi alla sua identità di genere, e in particolare in relazione al fatto che è o è stata la moglie o in relazione sentimentale con l’autore del delitto.

Nel Nord Italia, dunque, si verifica la metà (49,9%) dei femminicidi, ben più che al Sud (30,7%) e al Centro (19,4%). La proporzione trova conferma anche in termini di incidenza sulla popolazione: al Nord 4,4 vittime per milione di donne residenti, contro una media-paese di 4, che viene confermata al Centro, con appunto 4 vittime per milione di donne, e 3,5 al Sud. Quanto alla casistica regionale, la Lombardia risulta la prima per numero di femminicidi (il 17,2% del totale), seguita dall’Emilia Romagna (8,8%), dal Piemonte e dal Lazio (entrambe all’8,4%).

La stragrande maggioranza di questi omicidi avviene all’interno di una relazione affettiva: nel 70,8% dei casi il carnefice e’ il partner, un ex partner o l’amante. Sono principalmente tre le figure coinvolte: partner, coniuge, ex partner, che rappresentano ben il 66,3% degli autori; prevale la relazione coniugale o di convivenza (41,6%), ma con una significativa percentuale di omicidi compiuti dal partner o dall’amante non convivente (7%) e, soprattutto, da ex coniugi o ex partner (17,6%).

Infine, oltre la metà delle vittime sono giovani donne o madri di famiglia, di età compresa fra 25 e 54 anni, il 49,8% dei casi censiti dal rapporto Eures-Ansa tra il 2010 e il 2011. E anche l’indice di rischio medio annuo e’ più alto nella fascia 25-34 anni (7,2 donne uccise ogni milione di residenti della stessa fascia di eta’), seguita dalla fascia 35-44 anni (7,0 vittime per milione di residenti) e da quella 18-24 anni (con un indice pari a 6,9).

**DA: TelevideoRai.it-4 set 2013**

**DA: comunicato ASL3-16 lug 2013**

 

La Asl assisterà le donne

vittima di violenza e stalking.

Vincitrice di un concorso indetto dal dipartimento Pari opportunità della Presidenza del Consiglio dei ministri, l’azienda sanitaria nuorese ha istituito un gruppo di lavoro che ha seguito un corso di formazione ad hoc e formulato un protocollo operativo.

Venticinque operatori, tra sanitari e rappresentanti delle forze dell’ordine (polizia e carabinieri), ora sono in grado di gestire con cognizione di causa la prima assistenza di carattere sanitario, l’ascolto della vittima, l’individuazione di fattori a rischio e lo studio della normativa vigente e delle procedure necessarie alla presa in carico in ambito socio-sanitario e di primo soccorso.

L’iniziativa sarà presentata domani a partire dalle 9 nell’auditorium della Biblioteca Satta, in occasione del convegno sul tema “La Asl di Nuoro: una squadra sensibile alla violenza di genere”.

Il responsabile scientifico dell’evento è il medico Stefano Sau, direttore dell’unità operativa di Pronto soccorso dell’ospedale San Francesco di Nuoro e del Dipartimento emergenza urgenza: quest’ultimo è la porta di accesso ai servizi sanitari e costituisce un punto fondamentale per osservare i fenomeni di violenza in genere (donne, minori, anziani), in un ambiente riservato, alla presenza di professionalità specifiche in particolare della figura dello psicologo.

Proprio dal Pronto soccorso comincerà dunque il percorso di assistenza e cura alle donne vittime di violenza, un fenomeno ancora in parte sommerso ma che anche nel Nuorese assume i connotati di una vera e propria emergenza sociale.

**DA: L’Unione Sarda-25 giu 2013**

Il Comitato per la promozione dell’Imprenditoria Femminile della CCIAA di Nuoro sta attivando un servizio di informazione/chiarimento sul bando del Microcredito pubblicato dalla Regione Sardegna.

Comitato Imprenditoria Femminile

“Il Comitato per la promozione dell’imprenditoria femminile della Camera di Commercio di Nuoro è a disposizione delle donne con la finalità di promuovere un approccio consapevole nei confronti della motivazione ad intraprendere un’attività di impresa.

A tal fine, per coloro che sono interessate ad accedere allo strumento del “microcredito”, il cui bando è stato pubblicato sul sito della Regione Sardegna, il Comitato è disponibile a dare informazioni e chiarimenti nei seguenti giorni: martedì, mercoledì e giovedì, dalle 17:00 alle 19:00.

E’ fondamentale, infatti, che passi nella cultura delle aspiranti imprenditrici la necessità di riuscire a valutare la propria idea d’impresa analizzando gli elementi specifici che sono in grado, nel loro insieme, di offrire un quadro oggettivo della possibilità o meno che la propria idea possa effettivamente diventare un’impresa”.

Per informazioni:

tel 0784.242516

**DA: comunicato CCIA di Nuoro-31 mag 2013**

Il più alto consumo in Italia di frutta e verdura.

E calano i fumatori

I sardi sono i campioni italiani di sana alimentazione.

L’isola conta infatti il maggior numero di consumatori di frutta e verdura secondo le porzioni raccomandate: in Sardegna l’8,1 per cento della popolazione consuma in media le 5 o più porzioni di verdura, ortaggi e frutta al giorno, un vero e proprio record italiano, a fronte di una media nazionale del 4,9 per cento.

Sarà forse anche per questa attenzione alle buone abitudini alimentari che, almeno tra le donne, i decessi per tumori sono significativamente inferiori rispetto alla media italiana. Secondo i dati raccolti nel 2009, nella popolazione femminile la mortalità per tumore nella fascia tra i 19 e i 64 anni è pari a 7,56 ogni 10.000 persone l’anno, contro una media italiana di 7,93, e i decessi per malattie del sistema circolatorio è di 1,7 per 10.000, a fronte di un valore nazionale medio di 1,84.

Va peggio per i maschi. Nella stessa fascia d’età purtroppo la mortalità per tumore si attesta a 12,38 per 10.000 abitanti, alto in confronto alla media italiana di 10,53, e per quanto riguarda le patologie di cuore e arterie la popolazione maschile è a 5,95 per 10.000, a fronte di un valore medio nazionale di 10,53 per 10.000. La differenza tra maschi e femmine, peraltro, emerge anche dall’aspettativa di vita: in Sardegna la speranza di vita alla nascita è per i maschi pari a 78,8 anni (media italiana 79,4), mentre per le donne la speranza di vita alla nascita è pari a 84,9 anni (valore medio italiano 84,5).

IL DOSSIER Dunque un quadro in chiaroscuro, ma con ampie tinte di rosa, quello sullo stato di salute della Sardegna che emerge dalla decima edizione del Rapporto Osservasalute (2012), un’approfondita analisi dello stato di salute della popolazione e della qualità dell’assistenza sanitaria nelle Regioni italiane presentata ieri all’Università Cattolica di Roma. «La Regione mostra sicuramente un suo lato virtuoso relativamente ad alcune abitudini alimentari: infatti fa rilevare il dato più elevato in assoluto (quasi doppio rispetto alla media nazionale) per quanto riguarda il consumo di verdura, ortaggi e frutta», spiega Walter Ricciardi, direttore dell’Osservatorio e del Dipartimento di Sanità Pubblica del Policlinico Universitario Agostino Gemelli di Roma.

MENO FUMATORI Se a tavola si fa una certa attenzione, anche sfruttando i tanti prodotti di stagione che l’isola offre, per quanto riguarda le altre abitudini gli spazi di miglioramento sono ampi pur se già oggi gli abitanti dell’isola si rivelano tra i più virtuosi d’Italia Prendiamo ad esempio il vizio del fumo. Stando ai dati relativi al 2011, la Sardegna presenta una quota di non fumatori pari al 52,3 per cento della popolazione regionale di 14 anni ed oltre, praticamente in linea con la media nazionale. In Sardegna fuma il 19,4 per cento della popolazione regionale over 14, contro un valore medio nazionale del 22,3 per cento e molti sono quelli che hanno lasciato le “bionde”. La quota di ex-fumatori è infatti pari al 26,6 per cento, contro un valore nazionale del 23,4 per cento.

TROPPO ALCOL Va leggermente peggio se si considerano i consumi di alcolici. Nel 2010 presenta una quota di non consumatori pari al 34,4 per cento a fronte di un valore medio nazionale del 32,7 per cento. I consumatori sono il 62,8 per cento, a fronte di un valore medio nazionale del 65,7 per cento. Preoccupa invece la situazione se si osservano solo i giovani: a rischio di consumi “sbagliati” sono soprattutto i ragazzi adolescenti. La prevalenza di consumatori a rischio di 11-18 anni (ovvero quei giovani che praticano almeno uno dei comportamenti a rischio relativamente al consumo di alcol, come l’eccedenza quotidiana o il binge drinking, il consumo concentrato nel fine settimana) è pari al 17,7 per cento dei maschi (valore medio italiano 15,2 per cento), contro il 7,8 per cento per le femmine (valore medio italiano 10,2).

GLI OBESI Va meglio se si considerano le abitudini alimentari, importanti per contrastare l’avanzata delle patologie cardiovascolari, dell’artrosi e dei tumori. «La Sardegna non evidenzia particolare problemi di linea: infatti, presenta una percentuale di obesi pari al 10,2 per cento dei cittadini, considerando le persone di 18 anni e oltre, contro il valore medio italiano del 10 per cento» fa notare Ricciardi, «ma ci si tiene più in forma considerando la percentuale delle persone in sovrappeso: la percentuale di chi presenta chili di troppo è pari al 32,9 per cento, mentre il valore medio nazionale è il 35,8 per cento».

(DA: L’Unione Sarda-Federico Mereta-30 apr 2013)

Niente di nuovo sul fronte “familiare”.

I dati annuali dell’Osservatorio del Telefono Rosa mostrano che la violenza sulle donne non diminuisce e si connota sempre più come violenza fisica. 124 le donne uccise nel 2012, vittime del femminicidio, non uccise per un raptus ma con specifiche motivazioni sostenute da una cultura di prepotenza e violenza.

Nel Rapporto “Le voci segrete della violenza”, l’associazione che da oltre 25 anni è impegnata a sostegno delle donne vittime di violenza, traccia un bilancio degli accadimenti dell’ultimo anno trascorso senza poter rilevare cambiamenti. Lo studio analizza i dati di 1562 vittime di violenza che si sono rivolte al Telefono Rosa e lo spaccato generale che emerge resta piuttosto immutato nei modi, nei luoghi e nel tempo.

E’ quasi sempre tra le mura domestiche che si consuma la violenza contro le donne e quasi sempre l’autore è considerato “un uomo normale”. E’ il marito nel 48% dei casi,il convivente per il 12%, l’ex partner per il 23%., Quest’uomo “normale “ ha tra i 35 e i 54 anni(61%), è anche istruito, diplomato(46%) o laureato(19%),, non fa uso particolare di droghe o di alcol; in genere,nel 55% dei casi, i maltrattamenti che riserva alla “sua” donna restano sconosciuti al mondo esterno(amici,parenti,colleghi), ma un dato su cui focalizzare l’attenzione è senz’altro quello relativo ai figli che, nell’82% dei casi, assistono alla violenza.

E’ la violenza assistita che, rileva Telefono Rosa, è un fenomeno ampiamente sottovalutato, perché i minori “possono avviarsi alla vita adulta con un bagaglio di problematiche comportamentali e psicologiche fino allo sviluppo di disturbi dissociativi e di personalità”.

Quando la violenza diventa espressione del quotidiano è impossibile restarne immuni. In questa “normalità” dell’orrore rientra anche la donna: è normale pure lei, ha un’età compresa tra i 35 e i 54 anni, istruita con licenza media superiore(53%) o laurea(22%), impiegata(20%),disoccupata (19%) o casalinga (16%),con figli (82%). E proprio i figli, sottolinea lo studio, sono la principale ragione(27%) per la mancata denuncia delle violenze subite, un tentativo della madre di proteggerli, la paura di non poterli sostenere economicamente o di perderli. Gli altri motivi per cui le donne non denunciano le violenze subite, rileva il Rapporto, sono la debolezza(18%), la paura di subire altre violenze(13%), problemi economici(12%).

L’abuso si configura quindi come “fatto privato”:solo il 2% avviene per mano sconosciuta. Il paradosso è che per una donna il luogo meno sicuro è la propria casa.

E’ drammaticamente necessario attuare politiche di pre- venzione,educazione, sensibilizzazione.” Un ministero ad hoc o almeno un sottosegretariato con dedica piena alle Pari Opportunità”: è quanto chiede la presidente di Telefono Rosa Gabriella Moscatelli all’esecutivo che andrà a costituirsi sottolineando “la necessità di non abbandonare le vittime di violenza” e di attuare”politiche di tutela e di sostegno ai servizi di assistenza e presa in carico”.

DA: TelvideoRai.it-Gabriella Ramoni-(g.ramoni@rai.it)-4 mar 2013

Approda anche a Nuoro, il progetto internazionale “ONE BILLION RISING” contro la violenza, lo stupro e gli abusi sulle donne.

«Come nel resto del mondo – spiegano gli artefici dell’iniziativa – un ballo a cui chiunque voglia partecipare, chiunque condivida che anche le donne, come qualsiasi essere umano, debba essere soggetto della propria vita potrà unirsi domani dalle 18.45, di fronte alla chiesa delle Grazie, a Nuoro».

Si danzerà su una musica intitolata Break the chains , Spezza le catene.

Le donne si fanno carico del proprio destino esprimendosi nei passi del ballo, liberatorio ed energetico. «La danza rompe le regole, dice il testo, ed è vero: rompe anche quelle della comunicazione che vorrebbe le donne vittime piangenti su se stesse, esseri autocommiseranti e fragili, incapaci di invertire la propria storia se non interviene una forza esterna», ha detto la scrittrice Michela Murgia, tra le promotrici in Sardegna dell’evento. Si leggeranno dei brani e si canterà. Il tutto, ancora una volta, all’insegna della libera espressione.

(DA: L’Unione Sarda-13 feb 2013)

Casi in aumento, al via domenica 25

una campagna di sensibilizzazione

Prendono botte. Tante. Ma col marito devono continuare a vivere.

Perché spesso quelle mogli sono casalinghe e non hanno la possibilità di trasferirsi in una nuova casa coi loro bambini. È questa la prima fotografia della violenza contro le donne: domenica 25 si celebra la giornata internazionale. Ma già da martedì, a Cagliari, scatta una campagna di sensibilizzazione. Tra piazze, pullman e supermercati.

L’IMPEGNO La regia è della Regione. «Perché la violenza sulle donne – dice Simona De Francisci – è un problema di tutti, e la politica ha il dovere di contrastare un fenomeno in crescita». Da qui parte l’assessore alle Politiche sociali: «Nel 2012, solo l’Associazione Donna Ceteris ha contato 189 richieste d’aiuto contro le 110 del 2011». «Quasi sempre non sono nuovi soprusi – nota la presidente Silvana Maniscalco – ma violenze reiterate. Sta cambiando il coraggio di denunciare».

Il marito-orco è più spesso un professionista, di età dai 31 ai 40 anni. Quanto basta per dire che «la violenza – continua l’assessore De Francisci – non si consuma necessariamente dove manca il lavoro, quindi la serenità». La Maniscalco osserva: «Non tutte le donne che denunciano seguono poi il percorso terapeutico. Alla maggior parte basta essere ascoltate, hanno bisogno di non sentirsi sole».

I SERVIZI Nell’Isola il primo centro anti violenza è nato nel 2007. «Oggi ne contiamo nove», dice Maria Teresa Collu, funzionaria dell’assessorato alle Politiche sociali: «Due a Cagliari, gli altri nei capoluoghi a eccezione di Carbonia-Iglesias. Vanno aggiunte cinque case di accoglienza». Un lavoro di squadra: con la Regione, ecco Asl, tribunali, procure, forze dell’ordine.

Simona De Francisci porta i saluti del presidente Cappellacci: «Questa Giunta – fa sapere – non toglierà nemmeno un centesimo alla difesa di donne e bambini. Negli ultimi tre anni abbiamo investito sei milioni per promuovere quel cambio culturale da tutti auspicato. Ma quando invitiamo una moglie a denunciare il proprio marito, dobbiamo anche darle gli strumenti per continuare a vivere».

Al Ctm è stata la dirigente Marinella Mattana a raccogliere la sfida della sensibilizzazione:

«Sui pullman metteremo foto anti-violenza». I Lions di Cagliari, invece, si affidano a Giovanna Meloni (Club di Villanova): «Martedì 20, nell’aula magna del liceo Siotto, alle 9 comincia il convegno dedicato ai cyberpredatori sessuali. Fermare gli abusi sui minori è una nostra priorità».

(DA: L’Unione Sarda-Alessandra Carta-18 nov 2012)

Appello contro l’esclusione

del Nobel dai programmi

«Anche attualmente in molti sostengono che le donne non dovrebbero chiedere una quota del 50% di presenze in tutti i luoghi decisionali, ma piuttosto insistere per il riconoscimento del “merito”».

Comincia così l’appello alle organizzazioni “Se Non Ora Quando”, “noiDonne 2005” e “Donne in Carrelas” contro un caso di discriminazione letteraria: «Nel programma di Letteratura italiana del prossimo concorso per insegnanti della scuola pubblica sono presenti trentacinque scrittori maschi e una sola donna, Elsa Morante. Tra i nomi possibili della Letteratura italiana è assente una delle più grandi scrittrici italiane del XX secolo, il premio Nobel Grazia Deledda, peraltro ampiamente trascurata nei programmi scolastici curriculari. Per questa donna sarda neppure il premio Nobel è “merito” sufficiente, evidentemente».

L’appello per il reintegro della Deledda nel programma di Letteratura italiana – comunicano le organizzazioni promotrici della mobilitazione – è stato inviato al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, al ministro della Pubblica istruzione Francesco Profumo e alla ministra delle Pari Opportunità Elsa Fornero, ed è stato finora sottoscritto, fra gli altri, da Michela Murgia, Marcello Fois, Francesco Abate, Manlio Brigaglia, Bianca Pitzorno, Paolo Fresu, Geppi Cucciari.

Per le adesioni è stata aperta la mail

graziadeledda.snoq@gmail.com

e per seguire la vicenda è stato creato un gruppo Facebook “graziadeleddasnoq”.

(Logo Sportello Pari Opportunità)

Imprenditoria al femminile?

Per le donne della Baronia crearsi un impresa in rosa diventa più facile.

Ieri a Siniscola è stata presentato lo sportello delle pari opportunità, nato da un accordo di programma che è stato sottoscritto dai Comuni di Siniscola (capofila) Dorgali, Torpè, Posada, Irgoli, Bitti, Lula, Lodè, Orosei, Galtellì, Osidda, Onifai e Loculi. Nella sala consiliare del palazzo civico, davanti ad un nutrito numero di donne (presenti anche i sindaci di Torpè, Posada, Irgoli e Onifai), il sindaco di Siniscola Rocco Celentano, con il presidente provinciale di Impresa Donna, Antonietta Cossu, ha illustrato i contenuti di un progetto transnazionale. Obiettivo, promuovere il turismo e l’agricoltura, ma anche l’artigianato e il commercio attraverso gli investimenti al femminile che contribuiscano a creare nuove opportunità occupazionali per l’intero territorio.

«Far partecipare le risorse umane al femminile al processo di sviluppo del territorio – ha aggiunto l’assessore comunale Riccardo Corosu, che era presente insieme alla collega Danila Pusceddu – dev’essere una normalità per la nostra società, sopratutto in questi tempi di crisi».

(Da:L’Unione Sarda-f. u.-2 giu 2012)

E’ l’impegno assunto in commissione Lavoro del Senato, accogliendo un ordine del giorno dell’Idv, nell’ambito dell’esame del ddl lavoro, approvato all’unanimità.

Uomini e donne dovranno avere, a parità di ruolo, lo stesso stipendio e questo entro il 2016.

E’ l’impegno assunto dal governo in commissione Lavoro del Senato, accogliendo un ordine del giorno dell’Idv (prima firma Giuliana Carlino), nell’ambito dell’esame del ddl lavoro. L’ordine del giorno è stato approvato all’unanimità.

Il documento, approvato dalla commissione con il parere positivo del governo, ricorda i dati diffusi questa settimana in occasione della Giornata europea per la parità retributiva nell’Unione europea, secondo i quali le donne continuano a guadagnare in media il 16,4% in meno degli uomini. “Il fenomeno – sottolinea l’ordine del giorno – rispecchia le difficoltà che incontrano le lavoratrici a conciliare lavoro e vita privata: molte donne si vedono infatti costrette a prendere congedi di maternità o a lavorare part-time”. Il problema è accentuato in Italia dalla bassa spesa sociale a favore della famiglie e la disabilità, che carica sulle donne il peso del lavoro di cura: “più di 2 miliardi di ore in un anno, in un ruolo fondamentale per l’economia e la società”. Insomma “rispetto alle lavoratrici degli altri Paesi dell’Unione europea, per le italiane le condizioni di lavoro sono meno favorevoli sia per la qualità dell’attività, sia per il salario medio (inferiore del 20 per cento, in media, rispetto agli uomini), sia per la possibilità di coniugare i tempi di vita con quelli di lavoro”.

Il documento impegna quindi il governo “a definire e programmare, d’intesa e in stretta collaborazione con le parti sociali, entro un anno dalla data di approvazione del disegno di legge in esame, misure concrete volte a conseguire entro il 31 dicembre 2016 il definitivo superamento per ciascun settore lavorativo del divario retributivo tra uomini e donne”.

(Da:L’Unione Sarda-23 maggio 2012)

La possibilità di trovare un’occupazione è 9 volte inferiore rispetto agli uomini.

Le mamme sono molto piu’ penalizzate dei papa’ nell’accesso al mondo del lavoro: la probabilita’ di trovare lavoro per le madri rispetto ai padri e’ infatti 9 volte inferiore nel Nord, 10 nel Centro e ben 14 nel Mezzogiorno.

E’ quanto emerge dal rapporto Istat 2012, che evidenzia come ”le minori opportunita’ di occupazione e i guadagni piu’ bassi delle donne, insieme alla instabilita’ del lavoro, sono fra le principali cause di disuguaglianza in Italia”. E soprattutto tra i giovani che rischiano di essere ”a lungo” atipici.

UNA DONNA SU 3 SENZA REDDITO COPPIA, ULTIMI IN UE

L’Italia e’ in fondo alla classifica europea per il contributo ‘rosa’ ai redditi della coppia: il 33,7% delle donne tra i 25 e i 54 anni non percepisce redditi, contro il 19,8% nella media Ue27.

E’ la fotografia che arriva dal rapporto annuale dell’Istat, dal quale emerge che a superare l’Italia e’ solo Malta dove tale percentuale sale al 51,9%. Subito dopo il Belpaese c’e’ la Grecia (31,4%).

Al contrario, nei paesi scandinavi le coppie in cui la donna non guadagna sono meno del 4%; in Francia il 10,9% e in Spagna il 22,8%.

(Da:Televideo Rai.it-22 maggio 2012)

“Fare del bene paga sempre: l’augurio che faccio a tutti è di essere in buona salute e di trovarsi sempre nella condizione di donare e non di dover ricevere”.

Rina Latu nata a Bitti 61 anni fa da 20 anni è presidente dell’Avis del suo paese, ma è stata presidente provinciale, vice presidente regionale, consigliere nazionale e attualmente vicepresidente vicario dell’Avis nazionale.

Che ricordi ha della sua infanzia?

Mio padre era un operaio, mia madre casalinga, i miei genitori avevano la terza elementare, ma con noi hanno voluto investire in cultura. Le figlie erano più garantite se c’era il maschio. Mio padre era preoccupato di questo e ha fatto in modo che crescessimo autonome per non dipendere dagli altri.

Che tipo di futuro spettava alle giovani donne?

O andavano fuori a servizio in qualche famiglia o sposarsi. I miei genitori sono stati lungimiranti. C’era un rapporto bellissimo con loro. La domenica mio padre preferiva giocare con noi piuttosto che uscire con gli amici. Riprendeva mia madre quando ci minacciava che al ritorno dal lavoro babbo ci avrebbe punito. “Non devono temere il mio ritorno, ma aspettarmi con gioia – le diceva.

Che studi ha fatto?

Mi sono diplomata alle magistrali a Nuoro, mi sono iscritta alla facoltà di magistero poi ho abbandonato gli studi perché mi sono sposata e ho avuto tre figli uno dietro l’altro. Mi sono specializzata però come insegnante di sostegno alla scuola ortofrenica di Sassari. Per nove anni ho insegnato ai bambini portatori di handicap. Quell’esperienza mi è servita moltissimo. Poi ho insegnato alla scuola comune.

Se potesse tornare indietro rifarebbe l’insegnate?

Anche se dovessi rinascere dieci volte. In 35 anni non ho mai avuto problemi di conflitti con bambini, colleghi. L’ultimo giorno avevo l’entusiasmo del primo, nella misura in cui credi nelle cose riesci ad essere incisiva.

Che cosa ha imparato dalla sua professione?

Faccio agli altri quello che voglio sia fatto ai miei figli. Ho cercato di dare il massimo, vedevo negli alunni i miei figli, mi adoravano ma mi rispettavano. Sono esigente grazie all’educazione che ho avuto, lo sono prima con me stessa poi con gli altri.

Per questo motivo è entrata nel mondo del volontariato?

Insieme all’esperienza nella scuola. Mi ripetevo continuamente Che cosa ho fatto io di grande per avere dei figli sani. Volevo restituire questo dono.

Come mai ha scelto l’Avis?

Nel ’91 insegnavo a Lula ed ero anche assessore ai servizi sociali a Bitti. Un collega mi spinse ad organizzare una raccolta di sangue in paese. Un altro collega faceva parte del direttivo dell’Avis. Da allora non ho più abbandonato l’associazione.

Come ha fatto a trovare il tempo per fare la mamma?

Ho sempre avuto l’appoggio di mio marito, altrimenti avrei rinunciato. Ho aspettato che i miei figli diventassero autonomi, da piccoli li ho voluti allevare io.

E oggi?

Seguo il settore scuola e formazione dell’Avis nazionale, quindi vado spesso fuori. Ho delle grosse responsabilità, ma anche con fatica porto avanti i miei impegni. A questi livelli non ci si può improvvisare.

Anche il donatore non si può improvvisare?

Un donatore deve curare l’alimentazione, l’igiene, fare sport, è lui stesso portatore del messaggio che bisogna condurre uno stile di vita sano. Si fa anche prevenzione di malattie. Ci sottoponiamo regolarmente ad una batteria di esami. Molti donatori hanno scoperto delle anomalie e hanno potuto intervenire prima che fosse troppo tardi.

Se le offrissero l’incarico di presidente nazionale lo accetterebbe?

No. Mi sento già utile anche così.

La situazione delle donazioni in Sardegna.

Abbiamo un buon indice di donazioni ma l’obiettivo è crescere sempre di più. L’autosufficienza sarà un miraggio a lungo termine: si sta cercando di inserire gli immigrati ma stanno aumentando i consumi di sangue. Oggi l’aspettativa di vita dei talassemici è aumentata notevolmente. In Sardegna abbiamo 1200 talassemici adulti, che ogni 10-12 giorni hanno bisogno di essere trasfusi, quindi il 50% delle sacche va a loro. Con la prevenzione fortunatamente la nascita di bimbi talassemici è quasi zero.

(Da:L’Unione Sarda- Maria Bonaria Di Gaetano-3 mar 2012)

Poste Italiane si conferma come una delle realtà con la più alta percentuale femminile in Italia.

In linea con le direttive europee riguardanti le pari opportunità e la parità di trattamento fra uomini e donne in materia di occupazione e impiego, Poste Italiane – spiega una nota – «ha concretamente riconosciuto la centralità di tali principi impegnandosi a valorizzare le competenze femminili in tutti i settori, compresi gli ambiti dirigenziali e gestionali».

La provincia di Nuoro è un esempio concreto dell’integrazione della componente femminile in tutti gli ambiti aziendali. Due dei tre capi servizio della filiale sono donne, come 67 per cento del personale. Oltre il 50 per cento degli uffici postali è diretto da una donna e 10 di questi sono composti solo da personale femminile.

«Nell’azienda – conclude la nota – le figure femminili si sono contraddistinte per la dedizione al lavoro, il coraggio e il senso del dovere svolgendo un ruolo fondamentale nella crescita di Poste Italiane».

(Da:L’Unione Sarda-8 mar 2012)

Sette donne di successo raccontano un mondo al maschile

 I tempi non sono quelli della Grecia di Sofocle, per il quale «il silenzio alla donna reca grazia». Il genere femminile è però ancora discriminato. Lo hanno ribadito le relatrici del convegno ‹‹Percorsi di donne››, promosso dalla Fidapa.

L’incontro alla ‹‹Satta›› ha inaugurato la sezione costituitasi da poco in città, presieduta dal medico Ninetta Busalla. L’obiettivo è ‹‹la parità dei diritti e la valorizzazione di capacità e professionalità femminili».

Il messaggio a Nuoro è stato fatto passare attraverso il racconto di vita di sette donne sarde, che operano in settori e mestieri di responsabilità e prestigio. Ognuna ha portato la sua soddisfazione per il ruolo, ma ancor prima ha voluto puntare il dito sulle difficoltà incontrate, in un mondo che ragiona ancora al ‹‹maschile››. Gli esempi: il primo lo porta la consigliera regionale di Sorgono Francesca Barracciu. La sua soddisfazione è aver contribuito (anche con Fidapa) a smontare la giunta Cappellacci, costretta a dare spazio ad alcune donne, dopo la sentenza del Tar. ‹‹La battaglia deve continuare, perché se si molla la presa si torna al punto di partenza››, ha arringato la Barracciu.

Un risultato della guerra alla giunta ‹‹maschilista›› è l’assessore Simona De Francisci, presente in sala. Flavia Corda, nuorese, giornalista Rai, torna indietro di oltre 20 anni: ‹‹Quando sono entrata in redazione ero l’unica donna su 31 giornalisti. Oggi, in tutta l’azienda, siamo appena un terzo. La discriminazione è soprattutto nei ruoli: facciamo le cronache di tutti gli avvenimenti, anche in aree di guerra, mai però i commenti››. A soffrire anche chi è riuscita a rompere schemi e barriere. Maria Pina Dore, medico Logudorese, ha raggiunto il Texas Medical Centre imponendosi come una delle maggiori studiose del batterio Helicobacter pylori, colpevole della gastrite sino al cancro gastrico. Il richiamo della terra qualche anno fa l’ha riportata a Sassari, all’inizio con uno stipendio di un milione di lire». È andata bene anche per Eugenia Tognotti, docente a Medicina e Chirurgia, a cui si debbono ricerche prima sul colera e poi sulla malaria, con la storia dell’interevento di lotta della fondazione Rockefeller, nel 1946. ‹‹Per noi è sempre difficile conquistare spazi pubblici››.

Francesca Ticca, segretario regionale Uil, ha ricordato Pierina Falchi (la prima ‹‹consigliera›› in Regione), Nerina Fiori e Margherita Sanna, amministratrici comunali a Nuoro: tre pioniere delle conquiste dell’emancipazione femminile. La stessa inseguita a da Vannina Mulas, oggi commissario del Consorzio ‹‹Satta››, prima alla Regione e alla guida del Comune di Dorgali, con un terzo del Consiglio fatto di rappresentanti del gentil sesso: ‹‹Un caso raro, sul quale si è spesso incentrata la curiosità».

(Da:La Nova-Francesco Pirisi-10 dic 2011)

Forti divari tra dirigenti e operai, tra uomini e donne

buste-pagaLa giornata di lavoro di un dirigente vale 356 euro in più di quello di un operaio. Almeno in busta paga, dove il primo guadagna in media 422 euro al giorno, il secondo appena 66.

E” la fotografia del ‘lavoro scomposto”, presentata dalle ACLI all’Incontro nazionale di studi di Castel Gandolfo. Tante le differenze tra lavoratori, con i manager che ricevono 340 euro al giorno in più della media (83 euro), i quadri 111 euro in più e gli impiegati 6 euro in più. Sotto la media ci sono gli operai, gli apprendisti (16 euro in meno) e le donne, che ottengono 27 euro in meno degli uomini.

Sono divergenze ”eccessive” secondo il presidente delle associazioni cattoliche, Andrea Olivero, convinto che ”restituire risorse ai lavoratori è l’unico modo per garantire la tenuta dei consumi e il rilancio del paese” e che, per questo, ”occorre assolutamente ripristinare nella manovra il contributo di solidarietà e la misura patrimoniale”.

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Le ACLI mettono in guardia dal considerare la crisi come unica responsabile delle distorsioni del mercato del lavoro e indicano i ”ritardi storici del sistema produttivo”. A partire dall’occupazione sommersa, il 12% del totale, quella precaria, che riguarda il 23% dei lavoratori, e quella ”sovraistruita”, una realtà per il 19% degli italiani e il 42% degli immigrati. Il nanismo delle imprese, poi, con le grandi che sono appena lo 0,1% del totale, l’invecchiamento della popolazione e la carenza di investimenti in ricerca e sviluppo contribuiscono a un mondo che ”necessita una profonda riorganizzazione”.

Il mercato del lavoro italiano scontenta chi vi fa parte e scoraggia chi ne è tagliato fuori. La quota di persone soddisfatte del proprio impiego è passata dal 25 al 21% per gli uomini e dal 30 al 21% per le donne tra il 1995 e il 2010. I lavoratori meno qualificati sono anche i meno appagati (esprime soddisfazione l’11%), mentre la contentezza cresce tra gli impiegati molto qualificati (34%). Sfortunatamente, sono proprio i posti di fascia bassa quelli più disponibili.

Nel 2010 sono andate perse circa 70 mila posizioni dirigenziali, 78 mila impieghi da professionista della conoscenza e oltre 100 mila tecnici.

E la capacità del mercato italiano di riassorbire chi ha perso il posto è tra le peggiori in Europa:

il 45% dei disoccupati lo è da più di due anni e gli scoraggiati, quelli chi hanno rinunciato a cercare un lavoro, sono più del doppio della media europea, il 10% degli inattivi.

(Da: Televideo.Rai.it-1 sett 2011)

massimo-zeddaL’aveva annunciato, scherzando sulle quote rosa, in campagna elettorale, durante il faccia a faccia tv su Sky con il rivale Massimo Fantola: la nuova giunta comunale di Cagliari avrà almeno un 40% di uomini.

Ridotti a 10 gli assessori, il neo sindaco del capoluogo sardo, Massimo Zedda, stasera ha mantenuto la promessa e ufficializzato una giunta con sei donne e quattro uomini.

Il Bell'edificio sede del Municipio di Cagliari

Il bell'edificio sede del Municipio di Cagliari

Il vice sindaco è Paola Piras, preside della facoltà di Scienze Politiche di Cagliari, che avrà la delega agli affari generali, decentramento, pari opportunità e cimiteri. Gli assessori sono Barbara Argiolas al Turismo e Attività Produttive: 42 anni, imprenditrice, con esperienza di dirigente a Tiscali, già consulente della Giunta regionale guidata da Renata Soru. Luisa Sassu al Personale, ha 51 anni e proviene dalla Cgil di Cagliari, oltre a essere funzionaria amministrativa della questura. Enrica Puggioni alla Cultura Sport e Pubblica Istruzione, ha 32 anni laureata in Filosofia. Paolo Frau all’Urbanistica, ha 59 anni è stato per 10 anni componente della Commissione urbanistica del Comune di Cagliari. Gabor Pinna al Bilancio e Patrimonio, ha 52 anni ed è dirigente della Sfirs, la finanziaria regionale. Mauro Coni ai Trasporti, ha 46 anni, ed è ingegnere civile oltre che docente alla facoltà di Ingegneria di Cagliari. Susanna Orrù alle Politiche sociali, ha 38 anni da 10 anni lavora per Sviluppo Italia Sardegna ed è socia fondatrice della società Etropia. Pierluigi Leo ai Servizi tecnologici, ha 46 anni, ed è stato capo di gabinetto dell’ex presidente della Regione Federico Palomba. Maria Luisa Marras ai Lavori Pubblici, ha 59 anni ed è stata assessore ai Servizi sociali di Carbonia e Selargius, direttore generale dei Beni culturali e dirigente regionale.

(Da:La Nuova-21 giu 2011)

logo camera di commercio nuoroOggi, alle 17.30, nella Camera di commercio si svolge il convegno “Evoluzione del lavoro delle donne, dalla tradizione alle nuove frontiere. Quale futuro?”.

zia michela mastio

In apertura il saluto di Romolo Pisano. Poi l’introduzione di Franca Bosu e del presidente del Soroptimist club di Nuoro Antioca Pisanu. Seguiranno gli interventi di suor Giovanna Are, Daniela Bandinu, Adriana Carta, Maria Corda, Marisa Cualbu, Speranza Deriu, Maria Carmela Folchetti, Anna Gardu, Cesarina Marcello, Michela Mastio, Annalisa Motzo, Maddalena Mula, Cristina Puligheddu, Gabriela Ruggiu, Pasqua Salis e Anna Scancella. Conclusioni di Lucia Bandinu e di Antonietta Cossu. Coordina Carmina Conte.

(Da:L’Unione Sarda- 10 giu 2011)

franco-mula-municipio-oroseiBua vicesindaco

Il sindaco Franco Mula accelera i tempi e dopo aver annunciato nei giorni scorsi gli assessori, ieri ha presentato la nuova Giunta in Consiglio.

LA SQUADRA. Affiancherà il consigliere regionale dei Riformatori sardi al governo del Comune il vicesindaco con delega per l’Urbanistica Salvatore Bua. Come dichiarato da Mula dopo la vittoria schiacciante sugli avversari, in giunta non ci saranno esterni, ma ci sarà spazio per due donne. I cinque assessori comunali sono dunque Franco Tore Bua (capogruppo di maggioranza con delega Programmazione, Bilancio, Commercio e Demanio); Luigi Lutazi (Lavori pubblici); Paolino Serra (Manutenzioni e Arredo urbano); Cristiano Chicchi Loddo (Patrimonio comunale) e Daniela Contu (Cultura e Pubblica istruzione). Decisi anche gli incarichi per ogni consigliere eletto in maggioranza: Silvia Dessena sarà delegata ai Servizi sociali e alla Sanità, Emanuele Murru si occuperà di Turismo anche se l’assessorato rimarrà ad interim nella mani del sindaco, Francesco Soro curerà Sport e spettacolo, Matteo Carta seguirà invece Industria, agricoltura e pesca mentre Giacomo Masala si occuperà di Ambiente e forestazione.


Franco MulaIL SINDACO «Sono tante e di grandissima importanza le sfide che dovremo fronteggiare», ha detto il primo cittadino, «per questo ho forzato le tappe attribuendo le deleghe in anticipo rispetto alla prima assemblea civica».

(Da;L’Unione Sarda-luca urgu-4 giu 2011)

“Per molti l’Africa non è il posto giusto dove nascere, le mamme partoriscono in condizioni inadeguate e i bambini hanno il futuro segnato”:

africa

lo ricorda World Friends lanciando la seconda fase della campagna “Nati nel posto giusto“. Con una donazione di 10 euro effettuata su www.world-friends.it si raccolgono fondi per sostenere il Reparto Maternità del Neema Hospital di Nairobi,Kenya, che aprirà il prossimo febbraio. Circa 2500 donne,ogni anno, saranno assistite prima, durante e dopo il parto da personale qualificato. I neonati saranno visitati periodicamente sino al termine del ciclo vaccinale.

Info su:

http//www.world-friends.it

(Fonte:Televideo.Rai.it -17/01/2011)-foto da internet

Il primo cittadino Daniela Satgia giura e fa i nomi dell’esecutivo Oltre al vicesindaco Vera Costa due assessori su tre sono donne.

LA CERIMONIA  DELL'INSEDIAMENTO E' AVVENUTA MARTEDI' 15 GIU 2010

LA CERIMONIA DELL'INSEDIAMENTO E' AVVENUTA MARTEDI' 15 GIU 2010

Emozionati e tesi come studenti al primo giorno di scuola,

avantieri pomeriggio in perfetto orario, il sindaco Daniela Satgia e i suoi consiglieri hanno preso posto sui banchi dell’aula consiliare per la cerimonia di insediamento della nuova amministrazione. Ad assistere alla storica prima volta di un sindaco in rosa c’era un pubblico altrettanto emozionato di mariti e mogli, fidanzate e fidanzati, amiche e amici e madri e padri dei «Zovanos pro Oniai», lista civica che dopo vent’anni di ininterrotta amministrazione di centrosinistra vissuta sul binomio Branchitta- Succu, alle ultime elezioni ha corso da sola superando di slancio il quorum e conquistandosi così il diritto a governare il paese nei prossimi cinque anni.

È stata una cerimonia sobria e veloce quella di avantieri,

dove la neo prima cittadina ha comunque ben contenuto la visibile emozione del debutto (lei e i consiglieri sono alla prima esperienza amministrativa) e attenendosi agli appunti messi nero su bianco nei giorni scorsi, è andata spedita nel cerimoniale procedendo prima alla convalida degli eletti, quindi al cerimoniale del giuramento e, infine, indossata la fascia tricolore, ha annunciato la composizione dell’esecutivo.

E sarà a forti tinte rosa anche la giunta:

Vera Costa è infatti il nuovo vice sindaco di Onifai, e donne sono anche due assessori su tre. Tonina Gungui ha avuto la delega per le Politiche Sociali, Istruzione, Cultura e Sanità, mentre Maria Giovanna Lai è il nuovo assessore all’Ambiente, Foreste, Terre Civiche, Assetto del Territorio e Lavori Pubblici. Completa la giunta Peppe Lai, assessore alle Attività produttive, Commercio, Industria, Agricoltura e Artigianato. Pier Angelo Branchitta infine sarà consigliere incaricato per Turismo e Sport.

Espletati i rituali dell’insediamento, e finalmente più distesa e sorridente, Daniela Satgia, prima di offrire un pasticcino e una bibita ai convenuti ha voluto rivolgere un sentito ringraziamento a tutti coloro che l’hanno sostenuta in campagna elettorale e a tutti quanti aiuteranno la sua squadra nel governo del paese.

(Fonte:La Nuova-a.fontanesi-17 giu 2010)

palazzo comunale onifai

UNA MIA NOTA

Essendo arrivato in ritardo alla cerimonia dell’insediamento della nuova Amministrazione e Giunta Comunale di Onifai purtroppo non ho potuto scattare tutte le foto della manifestazione d’insieme con i componenti di tutto il  nuovo esecutivo e la festa di popolo. Appena fattibile rimedierò!

Ma fin da ora porgo i miei sinceri complimenti e il classico “in bocca al lupo” a questa Amministrazione composta come consiglio da giovani e sopratutto  al 50% da donne.

Prime in assoluto nella  Baronia-Valle del Cedrino  con una giunta in cui oltre al Sindaco Daniela Satgia, sono donne il vice-sindaco Vera Costa e due su tre assessori, rappresentano una ventata di novità ed entusiasmo tangibile nel paese di Onifai ma anche nei giudizi di chi non è loro concittadino.

Sicuramente i neo-amministratori seguiranno quanto scritto nel loro programma elettorale, aggiungendo ulteriormente idee e fatti nuovi ad un paese come Onifai che in modo evidente si è migliorato negli ultimi due decenni diventando un delizioso paesino da “Vedere e Ammirare” e, parafrasando una nota pubblicità,  da “Assaggiare e Bere” .

Termine  che gli si cuce addosso in modo appropriato viste e e appunto “assaggiate”, oltre a tante altre belle cose comprese la grande ospitalità degli onifaesi, le delizie gastronomiche come gli ottimi formaggi ovi-caprini e la vernaccia prodotta in casa da tantissime famiglie.

Ci rendiamo perfettamente conto che il percorso che dobbiamo affrontare- afferma Daniela Satgia-  sono cinque anni di duro lavoro per migliorare ulteriormente il nostro paese. Ci sarà sempre tanto da fare ma siamo colmi di entusiasmo, ci sorreggono le nostre famiglie e tutta la popolazione di Onifai e anche che ci ha dimostrato simpatia”

” Questo per noi- conclude la neo-sindaco- è ulteriore motivo di stima e ci spinge ancora di più a fare ogni cosa per cercare, di creare lavoro per i giovani  andando a migliorare e ottimizzare  le attività già in atto e crearne delle nuove  legate anche allo sviluppo dell’artigianato, turismo ,cultura e alle nostre bellezze naturali, archeologiche di cui il paese è ricco”.

Marco Camedda



CAGLIARI. «Il problema-lavoro e la situazione del welfare regionale sono una questione di genere e hanno assunto le dimensioni di una discriminazione nei confronti delle donne».

Per la segretaria regionale Cisl Oriana Putzolu, una cosa è certa:
«La disoccupazione rende le donne ancor più deboli, le sospinge alle soglie del dramma quando sono sole e con figli minori a carico e la povertà assoluta diventa per loro un rischio reale». «La Cisl sarda», dice la Putzolu, «chiede alla Regione di individuare un pacchetto di politiche attive del lavoro specifiche per le donne, modifiquelle esistenti accompagnate da un piano articolato per promuovere formazione e occupazione femminile e da interventi sul welfare per facilitare l’accesso delle donne nel sistema produttivo».
Anche l’ultima rilevazione trimestrale Istat
ha sentenziato che su una forza lavoro di 705.000 unità, le donne sono 285.000.
Le non-forze lavoro sono 960.000 di cui 563.000 le donne. A parte le 100.000 ragazze sotto i 15 anni e le 173.000 over 64 anni, nella fascia più propriamente lavorativa (15-64) figurano ben 289.000 donne. 
Esplorare questo microcosmo riserva sorprese:
33.000 cercano lavoro non attivamente, 12.000 sono disponibili a lavorare solamente a certe condizioni, 30.000 non cercano ma sono disponibili a lavorare, mentre 214.000 non sono disponibili a lavorare. C’è dunque il fenomeno delle scoraggiate: ragazze e donne mature, stanche di cercare inutilmente un posto, rinunciano definitivamente per rinchiudersi nell’alveo familiare. Sono quelle che partono con un handicap culturale notevole: lo zoccolo duro della forza lavoro femminile – - il 61,4% – fermo alla terza media o senza titolo. Per non dire del solo 2,4% di donne con qualifica professionale.
«Una delle prime emergenze sociali», dice la Putzolu,
«è rimettere ordine al sistema scolastico e formativo regionale». Tra le 213 mila donne ferme alla licenza elementare e prive di titolo scolastico è forte il rischio di un analfabetismo di ritorno. La seconda emergenza – per la Putzolu – è posta dalle 75.000 donne che, pur pronte al lavoro, se ne tengono lontane con una o più motivazioni. La più importante è la necessità di assistere un familiare impedito. «Non basta stanziare consistenti risorse, è anche necessario», conclude la segretaria Cisl, «finalizzare la spesa. Quella per il welfare al femminile è un utile investimento».
(Fonte:La Nuova)

 

continua…

 

continua…

BERLINO – Una ricercatrice olandese ha scoperto perché le belle donne riescono a ottenere dagli uomini tutto ciò che vogliono ma anche perché, all’università, i ragazzi hanno voti più bassi delle loro coetanee: diffronte alla bellezza femminile…
 il cervello maschile va in tilt, i neuroni connettono a fatica e la capacità di pensare diminuisce notevolmente.
Quello che finora era un luogo comune, quindi, è stato dimostrato scientificamente da Johan Karremans, una psicologa dell’Università Radboud di Nijmegen, in Olanda.
Karremans ha condotto lo studio su un gruppo di 110 studenti,
50 uomini e 60 donne, tutti molto attraenti. Dopo aver conversato con le studentesse, i ragazzi dovevano rispondere a domande d’esame, ma la ricercatrice ha constatato che nella maggior parte dei casi non erano affatto in grado di sostenere l’interrogazione.
Secondo il test, infatti,
la facoltà degli uomini di pensare con chiarezza e lucidità si abbassava notevolmente sia durante la chiacchierata con le ragazze, sia nei minuti immediatamente successivi agli incontro.
E il potere del gentil sesso sulla mente umana, ha raccontato la Karremans, può avere anche conseguenze estreme: come nel caso di un ragazzo, che dopo il test non era assolutamente in grado di pensare.
Da parte loro, invece, le donne non hanno mai ‘perso la testa’ durante gli incontri.
Secondo la psicologa, lo studio dimostrerebbe perché gli uomini che frequentano l’università avrebbero voti più bassi rispetto alle donne.
(Fonte: Ansa.it)
Cari colleghi maschietti, siete d’accordo che alla fin fine, tutto questo che la Karremans ha scritto  lo ha comprovato con una ricerca  ma…
lo sapevamo già?…o no?
Parafrasando il titolo di una commedia di Luigi Pirandello possiamo dire:"Così è se …ci pare" o…pare a loro?…
Le donne intendo dire!
Ciao, Marco