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NONSOLOBARONIA: Blog di Marco Camedda

LA NOSTRA "PIAZZETTA VIRTUALE" DOVE CI SI INCONTRA TRA BUONI AMICI

Archivio

Tag: murru

(DA: comunicato Biblioteca Satta Nuoro-13 Dicembre 2017)

ESTATE AL MUSEO “MAN”

Nuovo orario continuato (10-20) e laboratori

In occasione delle mostre estive il MAN resterà aperto ogni giorno, tranne il lunedì, dalle 10 alle 20.

Sarà possibile visitare le mostre:

  • Vivian Maier. Street Photographer;

  • Thomas Hirschhorn. 3 “Easycollage” and 6 “Collage-Truth”;

  • Sardegna Reportage 2015

In occasione della mostra “Vivian Maier Street Photographer” il Museo MAN presenta un programma di laboratori estivi a misura di bambino incentrati sul gioco e sull’apprendimento delle forme artistiche attraverso la fotografia.

I laboratori, a cura di Miriam Cossu e Monica Sotgiu, avranno come luogo di ritrovo il Museo MAN e si svolgeranno successivamente negli spazi didattici dell’edificio ex Asl (Via N. Ferracciu angolo Via P. Tola). La partecipazione è gratuita.

PROGRAMMA

- “La valigia di Vivian”, 14, 21 e 28 luglio_dalle 9:00 alle 12:00, Età: 4 – 7 anni
(Prenotazione obbligatoria)
- “A spasso con Vivian”, 17, 24 e 31 luglio_ dalle 9:00 alle 12:00, Età: dagli 8 anni
(Prenotazione obbligatoria)

Vivian Maier. Street Photographer 

VIVIAN MAIER- Street Photographer

La mostra al MAN di Nuoro, a cura di Anne Morin, realizzata in collaborazione con diChroma Photography, sarà la prima di Vivian Maier ospitata da un’Istituzione pubblica italiana.

Autoritratto,-Giugno-1953©Vivian-Maier_Maloof-Collection,-Courtesy-Howard-Greenberg-Gallery,-New-York_w

Bambinaia per le famiglie benestanti di New York e Chicago sino dai primi anni Cinquanta del secolo scorso, per oltre cinque decadi ha fotografato la vita nelle strade delle città in cui ha vissuto senza mai far conoscere il proprio lavoro. Ciò che ha lasciato è un archivio sterminato, con più di 150.000 negativi, una miriade di pellicole non sviluppate, stampe, film in super 8 o 16 millimetri, registrazioni, appunti e altri documenti di vario genere che la tata “francese” (la madre era originaria delle Alpi provenzali) accumulava nelle stanze in cui si trovava a vivere, custodendo tutto con grande gelosia. Confinato infine in un magazzino, il materiale è stato confiscato nel 2007, per il mancato pagamento dell’affitto, e quindi scoperto dal giovane John Maloof in una casa d’aste di Chicago.

Senza-titolo,-1954-©-Vivian-MaierMaloof-Collection,-Courtesy-Howard-Greenberg-Gallery,-New-York_w

Insieme a 120 fotografie tra le più importanti dell’archivio di Maloof, catturate tra i primi anni Cinquanta e la fine dei Sessanta, la mostra presenta anche una serie di dieci filmati in super 8 e una selezione di immagini a colori realizzate a partire dalla metà degli anni Sessanta. Privi di tessuto narrativo e senza movimenti di camera, i filmati fanno chiarezza sul suo modo di approcciare il soggetto, fornendo indizi utili per l’interpretazione del lavoro fotografico.

New-York,-NY,-Septembre-1953©-Vivian-MaierMaloof-Collection,-Courtesy-Howard-Greenberg-Gallery,-New-York_w

Gli scatti degli anni Settanta raccontano invece il cambiamento di visione, dettato dal passaggio dalla Rolleiflex alla Leica, che obbligò Vivian Maier a trasferire la macchina dall’altezza del ventre a quella dell’occhio, offrendole nuove possibilità di visione e di racconto. La mostra sarà inoltre arricchita da una serie di provini a contatto, mai esposti in precedenza, utili per comprendere i processi di visione e sviluppo della fotografa americana.

Thomas Hirschhorn. 3 “Easycollage” and 6 “Collage-Truth”

Con 3 “Easycollage” and 6 “Collage-Truth”, Thomas Hirschhorn trasforma la “project room” del Museo MAN in un ambiente provocatorio, carico di suggestioni e di contrasti visivi. Il progetto, a cura di Lorenzo Giusti, propone una serie di lavori di grandi dimensioni, più altri di più piccolo formato, realizzati tra il 2012 e il 2015, in cui servizi fotografici di moda convivono con immagini di guerra. I lavori di Thomas Hirschhorn intendono stimolare il pubblico a prendere consapevolezza del proprio bagaglio visivo, a fare i conti con la propria sensibilità, e ad avvertire la necessità di un pensiero critico elaborato rispetto al mondo dei media e, più in generale, rispetto alla realtà geopolitica e alle condizioni sociali della contemporaneità.

Il progetto 3 “Easycollage” and 6 “Collage-Truth” sviluppa il percorso di indagine sul collage come strumento di analisi critica portato avanti da Hirschhorn nel corso degli ultimi anni. Una ricerca a cui l’artista affianca sia lavori site specific, che rispondono a una precisa volontà di analisi critica della società (ambienti realizzati perlopiù con materiali poveri e oggetti d’uso comune), sia operazioni partecipative, che prevedono un coinvolgimento diretto del pubblico, come nel caso dei progetti della serie “Presence and Production”, come “Deleuze Monument” (Avignone, 2000), “Bataille Monument” (Kassel, 2002), “24h Foucault” (Parigi, 2004), “The Bijlmer Spinoza-Festival” (Amsterdam, 2009), “Gramsci Monument” (New York, 2013) e “Flamme éternelle” (Parigi, 2014).

Sardegna Reportage 2015

Ispirato al lavoro di Vivian Maier il concorso “Sardegna Reportage” 2015 era dedicato alla fotografia di strada (Street Photography), un genere che rivolge la propria attenzione alla vita negli spazi pubblici, e richiedeva la capacità di raccontare ambienti, persone, situazioni o contesti urbani della Sardegna di oggi attraverso il medium fotografico, concentrandosi sulla vita quotidiana, i cambiamenti di costume, le interazioni umane, lo spirito e le contraddizioni del nostro tempo. Coerentemente con quanto richiesto, le opere individuate dalla giuria si distinguono per la capacità di catturare situazioni curiose o dense di pathos e per il tempismo nel cogliere attimi significativi. Dei diversi lavori sono stati valutati le motivazioni originarie, i temi individuati, la forza comunicativa, l’attinenza al genere prescelto, oltre agli aspetti formali e di qualità delle immagini.

Matteo Melis_Cagliari, vita e costumi di una città del 2015_4

La commissione del concorso “Sardegna Reportage ha individuato quattro progetti tra i centouno presentati al Museo MAN da altrettanti concorrenti, segnalando in particolare il lavoro di Matteo Melis, “Cagliari, vita e costumi di una città del 2015”.

Gli altri progetti segnalati dalla commissione sono i reportage di Erik Chevalier, “Terra di nessuno”, di Bruno Olivieri, “Il desiderio”, e di Stefano Pia, “Kilometri Zero”. La commissione ha inoltre ritenuto opportuno attribuire una menzione speciale ad alcuni singoli scatti presentati dai fotografi Paolo Marchi, Gigi Murru, Virgilio Piras e Daniele Pischedda.

(DA: comunicato Museo MAN Nuoro-15 Luglio 2015)

“Sardegna Reportage 2015″

Matteo Melis-Cagliari: Vita e costumi di una città del 2015

Matteo Melis-Cagliari: Vita e costumi di una città del 2015

La commissione del concorso “Sardegna Reportage”, riunitasi a Gavoi il 13 giugno scorso, ha individuato quattro progetti tra i centouno presentati al Museo MAN da altrettanti concorrenti, segnalando in particolare il lavoro di Matteo Melis, “Cagliari, vita e costumi di una città del 2015”.

Gli altri progetti segnalati dalla commissione sono i reportage di Erik Chevalier, “Terra di nessuno”, di Bruno Olivieri, “Il desiderio”, e di Stefano Pia, “Kilometri Zero”. La commissione ha inoltre ritenuto opportuno attribuire una menzione speciale ad alcuni singoli scatti presentati dai fotografi Paolo Marchi, Gigi Murru, Virgilio Piras e Daniele Pischedda.

Ispirato al lavoro di Vivian Maier, alla quale il MAN dedicherà un’importante retrospettiva a partire dal prossimo 10 luglio, il concorso “Sardegna Reportage” 2015 era dedicato alla fotografia di strada (Street Photography), un genere che rivolge la propria attenzione alla vita negli spazi pubblici, e richiedeva la capacità di raccontare ambienti, persone, situazioni o contesti urbani della Sardegna di oggi attraverso il medium fotografico, concentrandosi sulla vita quotidiana, i cambiamenti di costume, le interazioni umane, lo spirito e le contraddizioni del nostro tempo. Coerentemente con quanto richiesto, le opere individuate dalla giuria si distinguono per la capacità di catturare situazioni curiose o dense di pathos e per il tempismo nel cogliere attimi significativi. Dei diversi lavori sono stati valutati le motivazioni originarie, i temi individuati, la forza comunicativa, l’attinenza al genere prescelto, oltre agli aspetti formali e di qualità delle immagini.

La commissione – composta da Michele Smargiassi, giornalista di Repubblica e curatore del blog Fotocrazia, Paolo Curreli, redattore delle pagine culturali della Nuova Sardegna e Max Solinas, giornalista, photo editor e fotoreporter dell’Unione Sarda – ha così motivato la scelta fatta:

“Tra tutti i progetti presentati, molto differenti tra loro per intenzioni e qualità, la giuria ha scelto di selezionare quattro portfolio personali e altrettanti scatti singoli, diversi tra loro per sensibilità, approccio formale, scelta di soggetti e stile. Segnaliamo tra tutti il progetto di Matteo Melis, “Cagliari, vita e costumi di una città del 2015”. Le cinque fotografie presentate colgono, con coerenza stilistica e sensibilità di sguardo, mutamenti della città contemporanea in cui sono ancora ravvisabili le tracce di una specificità locale ma ormai diluite nell’alveo della globalizzazione. A parere della giuria l’autore ha ben interpretato il linguaggio ormai classico della “street photography”, come richiesto dal bando, declinandolo in modo personale; l’attenzione al banale come all’insolito aspetto delle relazioni umane in un angolo di scena urbana rendono questo lavoro particolarmente interessante e degno di nota”.

Il progetto di Matteo Melis, insieme agli altri lavori indicati dalla commissione, sarà presentato al Museo MAN a partire dal prossimo 10 luglio, in concomitanza con la mostra dedicata a Vivian Maier.

 (DA: comunicato Museo Man Nuoro-18 Giugno 2015)

Pitzinnos de Baronia-

-Fotografie di infanzia dall’Archivio Fotografico Popolare

Ricevo e pubblico volentieri questo comunicato e descrizione della mostra organizzata dal Comune di Loculi  in collaborazione con l’Archivio Fotografico Popolare di cui è socio importante l’amico Gigi Murru, nuorese ed eccezionale fotografo dilettante, che non mi meraviglia abbia raggiunto questi traguardi vista la sua sensibilità socio-culturale e l’amore per le foto,sopratutto in Bianco e Nero.

Ed è per questo,vista la stima e amicizia che esiste con Gigi Murru, che ho voluto riproporre la notizia (ne inoltrai un post alcuni giorni fa su notizia del Comune di Loculi) di questa importante manifestazione che si terrà in “Sa Domo de Sas Artes e Sos Mestieris” di Loculi il prossimo sabato 24 Gennaio 2014, spazio inaugurato che ha visto le foto in BN del grande fotarlo,bavagnoli.ografo di Repubblica, Carlo Bavagnoli. Riporto, quì di seguito , il cordiale testo della mail inviatami da Gigi e che pubblico per intero  quì di seguito,

Marco Camedda

COMUNICATO

“Buongiorno Marco,

allego alla mail il testo della mostra “Pitzinnos de Baronia – Fotografie di infanzia dall’Archivio Fotografico Popolare“, prima esposizione di questo nuovo progetto nato dalla collaborazione tra l’Archivio Fotografico Popolare e l’amministrazione comunale di Loculi

Si tratta di un lavoro di digitalizzazione e catalogazione degli album fotografici delle famiglie della Provincia di Nuoro (di cui troverai una piccola presentazione sempre in allegato), per questa occasione incentrato sul territorio baroniese.

Ti scrivo in quanto mi piacerebbe poter dare un pò di risalto all’evento sulle pagine del tuo blog e per invitarti all’inaugurazione di Sabato 24 alle 17:00 presso sa domo de sas artes e de sos mestieris di Loculi.

Rimango a tua disposizione per qualsiasi delucidazione.

Ti ringrazio e ti auguro una buona giornata.

Gigi Murru”

LOCULI: Centro polifunzionale "Sa domo de sas Artes e de sos Mestieris" (foto camedda-2010)

MANIFESTO DI PRESENTAZIONE DELLA MOSTRA

Pitzinnos de Baronia-

Fotografie di infanzia dall’Archivio Fotografico Popolare

Il ritratto fotografico ha assunto diversi significati nel corso del ’900: se i ritratti negli studi di posa degli anni ’20 e ’30 volevano rappresentare una reale agiatezza, tipica delle classi governanti e di una borghesia che sempre più attribuiva al medium fotografico la funzione di massimo rappresentante della propria immagine, quelli effettuati nei paesi dai fotografi ambulanti dimostrano una presa di coscenza anche da parte delle classi popolari, una sorta di riconoscimento in cui il ritratto fungeva da status symbol. Gli anni ’40, gli anni della guerra, sono stati un periodo di transizione; mentre è dagli anni ’50 e ’60 che, a pari passo con il boom economico, anche da noi, in Sardegna, nell’entroterra e in Baronia si sviluppa una passione che andrà a formare un esercito di fotoamatori armati di piccole reflex giapponesi, tedesche, americane e sovietiche.

Fotografare l’infanzia, da sempre, ha avuto la pretesa di creare figure ideali, immagini in cui vengono riposte speranze per il proprio futuro e in cui vengono espresse precise posizioni rispetto alla reale esistenza. La salute e il vestito buono, la festa laica e religiosa, il ritratto di gruppo familiare e scolastico, non sono solo formule beneauguranti o documenti provanti la propria condizione, bensì dei veri e propri codici compitabili e leggibili da chiunque, oltre ogni differenza di ceto o cultura. Senza nessuna preparazione in particolare, la vecchia nonna, ricevendo per posta il ritratto dei nipotini emigrati in Germania, capirà della loro salute in base ai minimi particolari di un orologio in bella vista o di un taglio di capelli ordinato, un grembiulino pulito con il colletto inamidato davanti a una cartina geografica è una prova che il bambino “sarà studiato”, una bambina che prende il caffè con le proprie bamboline e le amichette “sarà una buona padrona di casa” e così via.

E’ anche vero, e prova ne sono diverse immagini presenti in questa raccolta, che non sempre la povertà poteva essere celata all’ obbiettivo “obiettivo” di una macchina fotografica: spesso un buco in un vestito, i piedi nudi o le mani e il viso sporchi di terra, non potevano essere nascosti. Ma la volontà del fotografo “regista” , soprattutto quando si parla di professionisti e non di fotoamatori, è fondamentale per dare all’immagine un risultato ben preciso.

Se Corimbi di Orosei, Mossa di Galtellì, Guiso di Nuoro o Todde di Siniscola (solo per citare alcuni dei fotografi che per decenni hanno battuto il territorio baroniese) avevano l’interesse di assecondare i committenti e di rappresentare una società più ricca di quello che era in realtà, un fotografo come Carlo Bavagnoli, di cui il Comune di Loculi ha realizzato l’importantissima esposizione, negli stessi anni ha realizzato un reportage sull’estrema povertà che affliggeva il territorio, mettendo a nudo le evidenti difficoltà che esistevano nell’inseguire quella rinascita che pareva non potesse mai arrivare.

Quindi chi era in malafede? Chi, da ruffiano, ha creato ad hoc dei documenti faziosi? Da un punto di vista fotografico la risposta è: nessuno. Semplicemente, i primi fotografavano molto spesso la bella occasione, il giorno importante, la festa (tutto quasi sempre in una posa studiata e rigorosa), il secondo si è immerso in una quotidianità di sofferenza, andando a cercare l’immagine che potesse essere rappresentativa della civiltà degli ultimi, in un’ottica da reportage, da giornalista d’inchiesta. E’ raro trovare immagini di questo secondo genere nei nostri album di famiglia per il semplice motivo che nessuno vuole farsi ritrarre in una situazione d’indigenza! La fotografia familiare è il massimo esempio di quel filone noto come foto ricordo, principio fondante dell’iconografia che oggi vediamo quotidianamente nei profili Facebook o che conserviamo gelosamente nelle gallerie digitali dei nostri smartphone e tablet. Dobbiamo passare alla storia come belli, felici e benestanti, quanto meno tendiamo a rappresentarci nel modo che più ci compiace!

Pitzinnos de Baronia”, prima mostra nata dalla collaborazione tra il Comune di Loculi e l’Archivio Fotografico Popolare, è composta da sessanta immagini raccolte negli ultimi mesi nella scuola primaria di Irgoli e nelle case di molte famiglie che hanno messo a disposizione della collettività il proprio passato, facendo loro l’idea che in ogni individualità c’è intrinseca la storia di un territorio, che siamo tutti tasselli che insieme compongono una comunità.

Loculi, Gennaio 2015

L’Archivio Fotografico Popolare è un progetto di catalogazione e digitalizzazione degli album fotografici delle famiglie della Provincia di Nuoro.

L’Archivio Fotografico Popolare prende avvio nell’Aprile 2014, grazie alla collaborazione tra il Comune di Loculi e il sociologo visuale e catalogatore Gigi Murru: primo passo è stato quello di coinvolgere gli alunni delle classi 4° e 5° della scuola Elementare di Irgoli, studiando per loro un programma incentrato sulla lettura dei positivi fotografici che preludesse a una raccolta delle immagini dei propri album familiari.

Il progetto si svilupperà su due piani distinti e strettamente correlati allo stesso tempo: uno virtuale e uno fisico. Il primo, attraverso la creazione di un sito Internet e l’utilizzo degli spazi sui social network più diffusi, servirà da archivio vero e proprio, luogo di consultazione e di ricerca, contenitore dove verranno inserite tutte le fotografie raccolte e corredate dalle schede di pre-catalogo. Il secondo, il luogo “fisico”, vedrà una stupenda casa del centro storico di Loculi (Sa domo de sas artes e de sos mestieris) divenire punto nevralgico e spazio culturale dove allestire le mostre delle immagini digitalizzate e dove ideare incontri, esposizioni, concorsi e tutto ciò che possa ruotare attorno alla fotografia e alle sue mille sfaccettature.

L’Archivio Fotografico Popolare è aperto alla collaborazione tra tutti i soggetti interessati (ricercatori, privati cittadini, amministrazioni e uffici pubblici, imprese, scuole, centri di aggregazione, associazioni culturali, etc.) affinché possano partecipare in maniera attiva allo sviluppo di questo centro culturale, ricordando che ogni giorno che passa noi perdiamo informazioni sulla nostra storia e che deve diventare un nostro dovere preservarle per le generazioni future.

Partecipare con il proprio privato alla creazione di una memoria collettiva è il nostro motto, tutelare e divulgare questo importante patrimonio comunitario il nostro obiettivo.

(DA: comunicato Archivio Fotografico Popolare-Nuoro-18 Gennaio 2015)

Per salvare il salumificio Murru di Irgoli il presidente della Provincia Roberto Deriu scrive al presidente della Regione Ugo Cappellacci.

in una foto delle elezioni provinciali

«Le porto a conoscenza la grave situazione di disagio in cui versa una delle aziende più importanti della provincia di Nuoro nel settore dell’industria agroalimentare» scrive Deriu dopo l’audizione di  nella conferenza dei capigruppo due giorni fa.

«Nel corso della riunione sono state evidenziate le gravi conseguenze occupazionali che si determineranno dalla crisi che ha colpito un settore considerato strategico per il territorio.

Alla luce di tali premesse e sulla base della delega della conferenza dei presidenti dei gruppi consiliari le chiedo la cortese disponibilità a un incontro, finalizzato ad affrontare e risolvere con urgenza le problematiche».

**DA: L’Unione Sarda-8 giu 2013**

http://www.project2000.it/Web_Project2000_FLASH/images/Confindustria.jpgContinuano le riunioni «itineranti» nel territorio  «Il nostro obiettivo è stare più vicini alle imprese»

Nei giorni scorsi Confindustria ha riunito la sua giunta ad Irgoli, al Salumificio Murru. La scelta di fare riunioni di giunta itineranti nasce dalla volontà di affrontare le problematiche dei singoli territori da una prospettiva più vicina alle aziende, analizzando le positività e criticità locali in un momento particolarmente difficile.

Un fatturato annuo di più di 15 milioni di cui il 3% proveniente dalle esportazioni all’estero, il 10% da quelle nella penisola e il restante 77 % dalla vendita dei prodotti in Sardegna.

«La riunione dei vertici della Confindustria – spiega una nota – allo stabilimento Murru è stata un’importante occasione per ribadire l’importanza e la centralità dei settori trainanti e strategici della nostra economia».

(Fonte:La Nuova)

Si è svolta domenica mattina nel santuario di Santu Michelli la seconda edizione di "Mandicos de Baronia" a cura dell’amministrazione comunale.
L’iniziativa ha presentato i piatti più genuini dell’antica cucina povera della Valle del Cedrino.
Accanto, c’è stato un interessante convegno sulle prospettive di sviluppo legate alle tradizionali attività agroalimentari e pastorali. 
Il convegno, introdotto dai saluti del sindaco Giovanni Porcu e moderato da Luigi Crisponi presidente della FederAlbergatori della Sardegna, è stato aperto dal consigliere comunale delegato allo Sviluppo economico Francesco Congiu che ha sottolineato l’impegno che l’attuale maggioranza sta ponendo per portare avanti un piano di sviluppo del settore agrozootecnico che passa attraverso la costituzione di un distretto agroalimentare in tutta la Valle del Cedrino.
A seguire il veterinario Andrea Murgia ha posto l’accento sulla improrogabile necessità che il «pastore diventi allevatore», nel senso che è ormai indispensabile l’adozione di precisi disciplinari nella produzione del latte (specie ovino e caprino) e dare così il via ad una filiera casearia di qualità che permetta alle produzioni locali di inserirsi con successo e con elevato valore aggiunto nei mercati nazionali ed esteri. 
A seguire è stata Rosaria Murru, figlia del "re" dei salumi Antioco, http://www.fraicos.it/irgoli/murru.jpg
ad insistere sulla necessità che le filiere dei prodotti locali siano valorizzate e supportate da una convinta azione politica regionale, individuando come obiettivo per il suo settore quello di uscire una volta per tutte dalla decennale problematica legata alla peste suina.
In conclusione l’enogastronomo Gilberto Arru ha illustrato pregi e difetti di una trentina di vini prodotti nel circondario. Al termine del convegno l’assaggio di alcuni prelibati piatti tradizionali preparati con maestria culinaria dal alcune anziane signore di Irgoli, Onifai e Galtellì.
(Fonte:La Nuova-a.fontanesi)