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NONSOLOBARONIA: Blog di Marco Camedda

LA NOSTRA "PIAZZETTA VIRTUALE" DOVE CI SI INCONTRA TRA BUONI AMICI

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Tag: ricerca

Anche ad Orosei le azalee della ricerca Airc

Sabato mattina prossimo 9 Maggio 2015

dalle ore 8:30 alle 13:00 l’Associazione Volontari Croce Bianca Orosei sarà presente, nella piazza antistante il Municipio di Orosei, con un gazebo per la manifestazione nazionale con l’Azalea della Ricerca AIRC. Come tradizione, in occasione della Festa della Mamma, l’AIRC offre un modo unico e ricco di significati per festeggiare tutte le mamme.

Basta un contributo associativo minimo di 15,00 euro per ricevere in omaggio una Azalea della Ricerca contrassegnata dal marchio dell’Associazione, aiutando la ricerca contro il cancro.

La Croce Bianca invita tutti a non mancare a questa nobile opera di solidarietà .

Marco Camedda- 6 Maggio 2015

(Pubblicato su: La Nuova Sardegna-(m.c.) -8 Maggio 2015)

1998: "SU BALLU TUNDU", un mio dipinto 50x25 cm in acrilico su compensato

IL BALLO SARDO? FA BENE AL CUORE

Ricerca dell’ateneo su 20 ballerini

Per mantenersi in forma e far star bene anche il cuore c’è un’alternativa alla zumba, al tango o al reggaeton. E fa parte delle tradizioni dell’Isola.

Si chiama “ballu tundu“, il tradizionale ballo sardo: 30 minuti continuativi di danza sarda equivalgono, come intensità dello sforzo e dispendio in calorie, alle più conosciute e diffuse pratiche motorie e sportive.

E’ quanto emerge dalla prima fase del progetto di ricerca scientifica “Un nuovo approccio alla tradizione: terapia motoria, qualità di vita e su Ballu sardu“, ideato e realizzato dall’equipe integrata della Cardiologia del Policlinico Universitario di Monserrato e del corso di Laurea magistrale in Attività Motoria, diretta e coordinata dal professor Giuseppe Mercuro, in collaborazione con il Centro Medico “I Mulini”. Il progetto è in fase di sviluppo.

I primi esiti, in fase di pubblicazione e divulgazione, troveranno spazio nei prossimi, più importanti congressi internazionali di settore; i membri dell’equipe stanno già lavorando ai successivi step. La ricerca ha voluto rendere omaggio alla tradizione valutandone le qualità preventive e codificando gli effetti sul corpo. E’ emerso che la pratica di questa attività comporta una intensità di sforzo fisico compresa fra il 64% e il 94% della frequenza cardiaca massima. Lo studio è stato condotto su venti soggetti di entrambi i sessi con età media di circa 35 anni, ovviamente tutti sardi e praticanti il ballo sardo da oltre 15 anni.

Lo studio ha avuto una durata di circa sei mesi: sono state effettuate valutazioni massimali in laboratorio messe poi in relazione con lo sforzo fisico richiesto e le chilocalorie impiegate per effettuare circa 15 minuti di ballu tundu.

Da questa analisi di confronto, è emersa la chiara collocazione di questo ballo all’interno delle attività motorie allenanti e consigliabili per il miglioramento ed il mantenimento di uno stato di buona salute degli individui.

OROSEI: su ballu tundu dei ragazzi alla festa di S.Maria del Mare di circa 10 anni fa (foto m.camedda)

(DA: L’Unione Sarda.it -3 Gennaio 2015)

 

Si informa che il Consiglio Comunale è convocato, presso la sala consiliare, in seduta straordinaria ed urgente, alle ore 18,00 di Venerdì 21 Novembre 2014 per discutere del  seguente

ordine del giomo:

1)- Usi Civici. Richiesta annullamento in autotutela dall’atto di accertamento della Regione a°30498/949 del 20/12/2011

2)- Proposta del Sindaco approvazionae Ordine del Giomo sul Permesso di ricerca pr acque termali e risorse geotermiche denominato “Monte Sospile” da eseguire nel territorio comunale. Riconferma PARERE SFAVOREVOLE;

3)- Istanza mantenimento distaccamento Polizia Stradale Orosei;

Il Sindaco

F.P.Mula

(DA: sito Istituzionale Comune di Orosei-18 Novembre 2014)

RICERCA DELL’ASL E DELL’AILUN

PER LA GESTIONE DEL RISCHIO IN SANITÀ

A seguito di una convenzione siglata dalla Azienda Sanitaria di Nuoro, dall’AILUN (Associazione per l’Istituzione della Libera Università Nuorese) e dalla Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, nei prossimi trenta mesi verrà svolto nei reparti di Chirurgia Generale dell’ospedale “San Camillo” di Sorgono, di Ostetricia e Ginecologia e di Pediatria e Neonatologia dell’Ospedale “San Francesco” di Nuoro, con la fattiva partecipazione anche dell’Unità Operativa di Anestesia e Rianimazione comune ai due presidi ospedalieri, un progetto di ricerca su “La Misurazione e la Gestione del Rischio Sanitario attraverso Indicatori Idonei e la Formazione attraverso la Simulazione”, che mira a studiare meccanismi efficaci per rendere più sicura l’assistenza sanitaria, con l’obiettivo sia di anticipare la soluzione delle controversie con i pazienti in sede non contenziosa, sia di combattere il correlato fenomeno della medicina difensiva, utilizzando le più avanzate tecniche di analisi e gestione del rischio clinico.

Il giorno 7 ottobre scorso, presso la sede della ASL di Nuoro, si è tenuto un incontro con i Direttori delle strutture ospedaliere interessate per la presentazione del progetto, che si avvarrà delle competenze e delle strumentazioni del centro SIMANNU (Simulazione Medica Avanzata a Nuoro) sia ai fini dell’analisi dei rischi, sia per incrementare i livelli di efficienza e di sicurezza dell’offerta sanitaria tramite corsi specificamente disegnati.

Il progetto sarà caratterizzato da un approccio collaborativo ed orizzontale, in cui tutto il personale coinvolto cercherà, insieme con i ricercatori dell’AILUN e della Scuola Sant’Anna, di affrontare – insieme e senza gerarchie – i problemi esistenti nei reparti coinvolti e di proporre possibili soluzioni.

(DA: comunicato Asl3 Nuoro-!7 Ottobre 2014)

 

SABATO 9 NOVEMBRE

I Cioccolatini della Ricerca tornano nelle piazze.

In Sardegna sono a: NUORO, SASSARI, CAGLIARI 

Sabato 9 novembre in oltre 600 piazze italiane, tornano per il secondo anno i volontari di AIRC con migliaia di confezioni di cioccolatini. Con un contributo di 10 euro puoi sostenere il lavoro del ricercatori e ricevere una confezione creata appositamente da Lindt di cioccolatini che potrai gustare o regalare.

Dall’11 al 15 novembre UBI Banca nelle sue 1708 filiali continua la distribuzione per i ritardatari e per i propri clienti.

Digita il nome del comune che ti interessa e clicca su Cerca: visualizzerai l’elenco delle piazze e delle filiali UBI Banca.

(DA: sito ufficiale AIRC)

Al Sud più fragili che al Nord

Vivono in Sardegna i maschi più in salute d’Italia, mentre in generale quelli del Sud sono più fragili rispetto a quelli del Nord. E’ quanto emerge da una ricerca condotta dal pediatra di Milano Italo Farnetani, che sarà presentata al 9th International Workshop on Neonatology in programma a Cagliari dal 23 ottobre.

“In Italia nasce il 6% in più di maschi rispetto alle femmine. La ripartizione dei neonati a livello regionale è piuttosto costante: 106 maschi rispetto a 100 femmine. Ma a 43 anni il numero fra maschi e femmine si equivale, cioè – spiega Farnetani all’Adnkronos Salute – è deceduto un numero maggiore di maschi”.

Insomma, in generale le femmine sembrano dotate di una salute più solida. “In effetti siamo partiti con il ricercare, con ripartizione provinciale, a che età il numero dei maschi è uguale a quello delle femmine in base ai dati Istat 2009-2011. La media italiana si ha appunto a 43 anni, e globalmente i maschi del Sud Italia sono più fragili: in queste aree del Paese la parità si raggiunge precocemente, a differenza del Nord in cui la sopravvivenza dei maschi è superiore e la parità si raggiunge un po’ in ritardo”.

I dati relativi alle otto province della Sardegna presentano delle caratteristiche che hanno colpito i ricercatori.

“Il maschio sardo è fra i più resistenti in Italia, infatti il numero dei decessi durante gli anni è nettamente inferiore a quello della media italiana – dice Farnetani – cioè il maschio sardo vive più a lungo, infatti solo due province si ritrovano nella media nazionale, Cagliari in cui il sorpasso delle femmine avviene a 42 e Sassari a 43. La parità fra maschi e femmine si raggiunge nella provincia dell’Ogliastra a 53 anni, mentre le altre province sarde si trovano fra le prime otto a livello nazionale in cui i maschi vivono più a lungo. Il record si ha con Oristano, ove la parità – insieme a Isernia – si raggiunge a 66 anni (primo posto ex aequo), al secondo si ha la provincia del Medio Campidano (65 anni), al terzo Cuneo (64 anni), al quarto Olbia-Tempio e Carbonia-Iglesias insieme a Trento (63 anni), al quinto Nuoro e Aosta, ove la parità si raggiunge a 62 anni”.

Dall’altro lato della classifica nazionale, tra le province che raggiungono precocemente la parità (prima dei trent’anni) tra maschi e femmine troviamo Palermo e Pistoia (24 anni), Lecce (25), Napoli, Caserta e Catanzaro (27), Siena (28), Catania e Caltanissetta (29)

(Da: Adnkronos- 22 ott 2013)

- Il mio dipinto del 1997 è stato eseguito con acrilico spray e pennarello-dim. 35×50-

Si attiva molecola che migliora

apprendimento e memoria

Lo sport ”rende intelligenti” stimolando la sintesi di una molecola neuroprotettiva che potenzia le funzioni cognitive.

Si tratta di una molecola chiamata ‘irisina‘, che viene prodotta quando facciamo sport e che potrebbe spiegare perché l’esercizio fisico migliora le funzioni cognitive, apprendimento e memoria.

È la scoperta frutto di una ricerca pubblicata sulla rivista Cell Metabolism e diretta da Bruce Spiegelman del Dana-Farber Cancer Institute e Harvard Medical School di Boston.

L’irisina potrebbe divenire la base per un farmaco contro le malattie neurodegenerative e per migliorare la cognizione negli anziani.

Sono numerosi gli studi che dimostrano che fare ginnastica favorisce l’intelligenza e che essere in forma è legato a voti migliori a scuola. Ma il perché finora non era noto. Questo nuovo studio comincia a far luce sul nesso tra sport e intelligenza.

Gli esperti si sono accorti studiando cavie che durante l’esercizio fisico nel sangue e nel cervello degli animali aumenta la concentrazione di irisina e che questa a sua volta stimola l’aumento nel cervello di un fattore importante per memoria e apprendimento, il fattore neurotrofico BDNF. Inoltre hanno visto che diminuendo sperimentalmente l’irisina si riduce la produzione di BDNF. L’aumento dell’irisina sport-indotto è legato inoltre all’accensione di geni coinvolti nelle funzioni cognitive.

Il prossimo studio sarà volto a vedere gli effetti di una molecola analoga all’irisina ma più stabile sulle malattie neurodegenerative in cavie.

**DA: TelevideoRai.it-11 ott 2013**

Ricerca clinica protagonista

all’Ospedale San Francesco

Un’occasione di confronto e interscambio – momento indispensabile per fare sintesi – tra le numerose professionalità aziendali, ma anche vetrina per presentare e far conoscere ai cittadini una realtà poco conosciuta ma vivace .

È il duplice obiettivo della prima edizione della “Giornata della ricerca”, promossa dall’Azienda Sanitaria di Nuoro, che si svolgerà mercoledì 13 febbraio nella sala conferenze dell’ospedale San Francesco.

La mattinata sarà riservata ai professionisti e ricercatori operanti in Azienda, così da favorire un sano e sempre auspicabile momento di incontro e confronto;

la sera – dalle 15,30 alle 18,00 – cittadini, associazioni di volontariato e scuole avranno l’opportunità imperdibile di conoscere i progetti di attività scientifica che si svolgono all’interno dell’ASL di Nuoro. Sono previste una serie di relazioni e presentazioni di poster sull’attività di ricerca illustrate, in forma divulgativa e accessibile, anche ai non addetti ai lavori.

Ingresso dell'ospedale S.Francesco di Nuoro

Sono circa trenta i progetti portati avanti in Azienda, e contemplano sia la ricerca clinica sperimentale delle Unità Operative che aderiscono a specifici protocolli clinici, sia le ricerche finanziate dalla Regione Autonoma della Sardegna, Ministero della Salute, università, fondazioni, associazioni ecc.

Un patrimonio notevole, ma anche una consolidata tradizione, visto che, storicamente, l’Azienda Sanitaria di Nuoro ha sempre salvaguardato e incentivato il settore della ricerca scientifica.

Basta ricordare alcuni nomi di professionisti di fama internazionale che sono passati proprio dall’Ospedale San Francesco di Nuoro, come i professori Licinio Contu, Bachisio Latte, Antonio Mosca, Luciano Lenzerini e tanti altri.

L’evento di mercoledì è stato organizzato dalle ricercatrici, Dottoresse Alessandra Onida e Giovanna Piras, col supporto delle attività degli uffici di Formazione e del Comitato Etico Aziendale, l’organismo di garanzia che valuta la conformità e la buona conduzione dei progetti di ricerca, in linea con i principi etici.

«La Giornata della ricerca – spiega il Direttore Generale dell’ASL di Nuoro, Dottor Antonio M. Soru – nasce per fornire una panoramica sulla attività di ricerca clinica e sanitaria, che vede protagonisti tanti medici e operatori sanitari della ASL di Nuoro». «Siamo fermamente convinti – continua Dottor Soru – che la ricerca biomedica, unitamente alla formazione costante degli operatori sanitari, contribuisce al miglioramento continuo dei servizi forniti ed è funzionale agli obiettivi aziendali di risposta al bisogno di benessere delle persone. È necessario promuovere la ricerca in loco, cercando – per quanto possibile – di limitare la “fuga di cervelli».

(DA: comunicato ASL Nuoro-12 feb 2013)

Sposi: un delicato e noto disegno di Peynet.

Rischio morte precoce raddoppiato per i single. Se state sempre a battibeccare col vostro amato consorte e lo criticate per ogni cosa che fa, vi sentirete di certo un po’ in colpa sapendo che, forse, è proprio grazie a lui o lei che giungerete alla vecchiaia.

Infatti essere single è associato a un rischio più che doppio di morire precocemente, o meglio di non superare la mezza età e non raggiungere gli anni della saggezza. Lo rivela uno studio statunitense condotto da Ilene Siegler della Duke University Medical Center presso Durham i cui risultati sono stati pubblicati sulla rivista Annals of Behavioral Medicine.

La differenza tra single e coniugati è rilevante, tanto che secondo gli esperti lo stato civile o la ‘situazione sentimentale’ di una persona potrebbero essere presi in considerazione nel valutare i fattori di rischio di un individuo di mezza età e stimare il pericolo che muoia prematuramente. Che la vita di coppia sia un toccasana per la salute sembra testimoniato da svariati studi: per esempio una ricerca pubblicata sul Journal of Health and Social Behavior svela che divorziare fa male lasciando sugli ex coniugi effetti negativi a lungo termine, soprattutto malattie croniche come problemi di cuore o diabete.

Una ricerca condotta da Linda Gallo e Wendy Troxel presso la San Diego State University e l’Università di Pittsburgh e pubblicata sulla rivista Health Psychology mostra che le donne stanno fisicamente meglio quando vivono un matrimonio felice, hanno meno fattori di rischio cardiovascolari come colesterolo alto, sovrappeso e pressione alta.

E non è finita, una ricerca condotta dall’italiano Dario Maestripieri che lavora all’Università di Chicago, pubblicata sulla rivista Stress, svela che il matrimonio o la convivenza riducono lo stress per lui e lei; le persone in coppia producono meno ormone dello stress, il cortisolo, rispetto ai single.

Il cortisolo, specie se prodotto in quantità eccesive come in caso di stress cronico, ha molteplici effetti negativi sull’organismo. Il nuovo studio mostra qualcosa in più: la vita da single potrebbe minare la salute al punto da aumentare il rischio di non superare la mezza eta’ e morire precocemente. Gli esperti hanno tenuto sotto osservazione oltre 4800 individui per moltissimi anni vedendo quali di loro raggiungevano la vecchiaia e quali invece morivano precocemente, quando erano adulti di mezza età.

E’ emerso che i single o coloro che non erano più sposati avevano un rischio più che raddoppiato di morire precocemente, senza raggiungere la vecchiaia. Il matrimonio evidentemente garantisce un sostegno fisico e psicologico e fa guadagnare in salute. ”I nostri risultati suggeriscono che è importante porre attenzione allo stato civile di un individuo di mezza età”. I legami sociali e il grado di supporto emotivo in questa fase della vita possono, infatti, suggerire qualcosa sul suo rischio di morte prematura.

(DA: TelevideoRai.it-12 gen 2013)

Dal 5 all’11 novembre 2012

Una settimana per informarsi e per sostenere la crescita di una nuova generazione di ricercatori.

Il cancro è forse la sfida più difficile che la ricerca deve affrontare. Non si tratta infatti di una sola malattia, ma di almeno cento malattie diverse. Combattere il cancro è un’emergenza prioritaria, perché ogni giorno in Italia vengono diagnosticati mille nuovi casi di tumore.

Oggi, grazie ai progressi della ricerca, il 55% circa dei casi di tumore è curabile. E’ già molto, ma non basta.

Ogni giorno tremila ricercatori finanziati da AIRC esplorano nuovi orizzonti diagnostici, prognostici e terapeutici per fare nuove scoperte e trasferirle sempre più velocemente alla cura dei pazienti. Per questo AIRC ogni anno rinnova il suo impegno per destinare alla migliore ricerca oncologica le risorse di cui necessita. E’ dal lavoro dei ricercatori che dipende il progresso e la vittoria sulla malattia. E’ da noi che dipende la continuità del loro lavoro.

In 18 anni di collaborazione la RAI ha contribuito, insieme ad AIRC, a imprimere una svolta culturale nell’opinione pubblica sul “problema cancro”: la qualità delle testimonianze e degli spazi di approfondimento ha fatto crescere negli italiani la consapevolezza sulle opportunità di cura che, anno dopo anno, si rendono disponibili grazie alla ricerca.

Da lunedì 5 a domenica 11 novembre, RAI e AIRC uniscono le loro forze per raccontare al pubblico i risultati e le nuove sfide della ricerca sul cancro attraverso le testimonianze dei protagonisti della ricerca: medici, ricercatori, persone note e sconosciute che hanno vissuto in prima persona l’esperienza della malattia e beneficiato dell’efficacia delle cure.

Dalla tv alla radio, dalle testate giornalistiche al web, per una intera settimana, la RAI mette in campo tutte le sue risorse per una staffetta che parte su Raiuno lunedì 5 da Uno Mattina, si sviluppa sulle reti tv e radio per concludersi con lo Speciale di Elisir, domenica alle 21:30 su RaiTre, interamente dedicato alle novità diagnostiche e terapeutiche.

Una grande squadra di amici di AIRC scende in campo per coinvolgere il pubblico a partecipare da protagonista, con una donazione, ai progressi della ricerca sul cancro: con Antonella Clerici, madrina della campagna, tanti colleghi della tv e della radio – tra cui Pippo Baudo, Carlo Conti, Lorella Cuccarini, Massimo Giletti, Michele Mirabella, Max Giusti e Luca Barbarossa – e molti personaggi del mondo dello spettacolo, della musica, della cultura e dello sport.

Per tutta la settimana sarà attivo il numero unico 4 5 5 0 5* per donare 5 o 10 euro con chiamata da telefono fisso oppure 2 euro con un sms. Insieme, RAI e AIRC, fanno crescere la ricerca e mettono il cancro all’angolo. Insieme rendiamo il cancro sempre più curabile.

 (DA:sito ufficiale AIRC)

Sogno indipendenza svelato in Scozia

Non ci basta più. L’autonomia regionale è una camicia stretta, nove sardi su dieci vorrebbero un governo locale con più poteri.

Alcuni di loro si accontentano di una piena sovranità fiscale, altri (addirittura il 40%) si spingono a sognare l’indipendenza. Ma sembra ormai un patrimonio comune la richiesta di un vero autogoverno dell’Isola.

Lo dice una ricerca dell’Università di Cagliari, presentata nei giorni scorsi a Edimburgo (dove è in corso un lavoro parallelo). Un sondaggio che racconta cose interessanti su noi che viviamo in quest’Isola mediterranea: emerge, per esempio, che tendiamo a sentirci più sardi che italiani.

La terra è il richiamo più forte tra gli elementi della nostra identità: più del lavoro o delle idee politiche.

I risultati definitivi saranno resi noti a fine maggio, ma sono pronti i primi conteggi di una ricerca statistica che ha assunto proporzioni mastodontiche: circa 6mila risposte a un questionario con oltre 40 domande sull’identità, l’autonomia, le istituzioni regionali.

(Da: L’Unione Sarda.it- 1 maggio 2012)

Ricevo dal ricercatore Battista Piras questa interessante risposta ad un quesito posto sul blog da un lettore che chiede “Ho letto sul blog dell’utilità di coltivare e valorizzare il monococco. M’interesserebbe capire meglio di cosa si tratta, in particolare vorrei avere delle risposte più chiare superchè è importante introdurre in Sardegna il grano monococco” A questa domanda Battista Piras risponde inviandomi questa seguente   considerazione che introduco volentieri ed integralmente:


PERCHE’ E’ IMPORTANTE INTRODURRE IN SARDEGNA

IL GRANO MONOCOCCO?

“L’opinione pubblica è molto sensibile alle caratteristiche dietetiche, nutrizionali e salutari dei prodotti agricoli e alla sicurezza degli alimenti ed Ë sempre pi_ interessata allo sviluppo della ricerca su quelli tradizionali e sui nuovi. La crisi attuale aggrava i problemi della gente ed Ë necessario disporre di nuovi strumenti, per reagire davanti alle vecchie e alle nuove difficoltà

Questo blog è  finalizzato ad aprire un dibattito sulle caratteristiche naturali del grano monococco e dei prodotti fatti con le sue farine: pane, pasta e tanti prodotti da forno, considerato che le esperienze realizzate in Italia e in altri Paesi dimostrano che questi alimenti suscitano l’interesse di molti consumatori per il gusto, il valore nutritivo, la digeribilità e le qualit‡ salutari.

Le prime ricerche su questi argomenti sono di particolare interesse, perchè trattasi di un grano del tutto naturale e i risultati fino ad ora acquisiti permettono di aprire strade nuove nell’alimentazione di coloro che sono sensibili al glutine, hanno difficoltà nella digestione, soffrono di diabete o di morbo celiaco. Si tratta di lavori sperimentali che potranno continuare solo se sostenuti da adeguate risorse finanziarie, che in questo momento sono carenti o assenti.

In Italia, delle tantissime varietà naturali esistenti ed afferenti alla specie monococco, sono stati studiati solamente il Monlis a granella vestita e lo Stendal a granella nuda. Queste prime ricerche hanno riguardato la loro coltivazione, la genetica, le propriet‡ nutrizionali, la digeribilit‡ degli amidi, la ricchezza in proteine (18-21%), vitamine (A ed E) e microelementi (ferro, zinco, rame).

Gli agricoltori, consapevoli delle enormi difficolt‡ che incombono sulle loro imprese in questo momento, sono interessati a conoscere le innovazioni che potenzialmente possono elevarne la competitivit‡. L’introduzione in Sardegna del grano monococco puÚ essere di grande interesse per quei produttori che operano sulla filiera corta, perchÈ godono di tutto il valore aggiunto derivante dal proprio lavoro.

Si è osservato che in diverse parti dell’Italia alcuni agriturismi che lo coltivano da anni, lo trasformano e ne vendono direttamente i prodotti finali stanno aumentando il numero dei clienti e il loro giro d’affari, nonostante l’aggravarsi della crisi economica e occupazionale.

Per le semine  in Sardegna si utilizzerà la varietà Stendal, considerato che Ë l’unica a granella nuda, cioè pronta per la macina.

L’introduzione nell’Isola del monococco potrebbe avere una notevole importanza sociale ed economica, creando un mercato di questo grano antico e molto rustico, nell’interesse dei produttori, dei trasformatori e dei consumatori, comprese le tante famiglie che lavorano in casa il pane carasau, la pasta e i dolci e che dal prossimo anno potranno acquistare le sue farine”.

Battista Piras

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BREVE BIOGRAFIA E ATTIVITA’ SVOLTE DA BATTISTA PIRAS

E’ nato a Nuoro nel 1943 dove risiede fino al 1978, quando si trasferisce a Roma per lavorare al Ministero dell’agricoltura e delle foreste. Dal 2008 è in pensione e vive fra: Roma, dove collabora con l’Istituto per la cerealicoltura e con la Rete delle fattorie sociali; Sardegna, dove trascorre le vacanze e collabora con alcuni agricoltori per l’introduzione e la valorizzazione del grano monococco; Acuto-Fiuggi dove, come hobby, alleva cinquanta famiglie d’api e coltiva duecento piante da frutta, cinquanta olivi e un orto.

Nel 1960 inizia a collaborare con la propria famiglia per la conduzione di aziende agricole ubicate in agro di Nuoro e Oliena e per la gestione di un ristorante a Farcana, sul monte Ortobene. Contemporaneamente studia e consegue la maturità scientifica a Nuoro e la laurea in Scienze agrarie a Sassari, discutendo la tesi sull’allevamento della popolazione caprina sarda.

Nel 1975 consegue l’abilitazione all’esercizio della libera professione di agronomo e collabora con la Facoltà di Agraria di Sassari, proseguendo la ricerca sull’allevamento della capra sarda. Contemporaneamente insegna materie professionali presso l’Istituto tecnico agrario di Nuoro e negli Istituti professionali per l’agricoltura di Nuoro e di Siniscola.

Nel 1978 è a Roma come vincitore di concorso presso il citato Ministero, dove fa le prime esperienze nell’Ufficio Zootecnia.

Dal 1985 dirige diversi Uffici, fra cui: Agricoltura biologica, Sementi, Caccia e Pesca e, per dodici anni, dirige quello della Ricerca e della Sperimentazione agraria, al quale fanno capo ventitre Istituti di ricerca, con settecento ricercatori e con duemila persone che lavorano nelle diverse sedi dell’Italia.

Nel 2008 va in pensione e, fra l’altro, collabora con l’Istituto per la cerealicoltura per diffondere la coltivazione e la valorizzazione del grano monococco nel Lazio e in Sardegna. Su questa iniziativa di alto valore sociale, collabora con la Rete delle fattorie sociali, contribuendo anche all’attivazione a Roma di alcuni Orti Sociali.

Marco Camedda

ALTRI LINK  DEL BLOG SU QUESTO ARGOMENTO:

BATTISTA PIRAS: http://marcocamedda.blog.tiscali.it/2011/09/24/in-sardegna-procede-una-ricerca-sulla-filiera-del-grano-monococco/

MAURIZIO FEO: http://marcocamedda.blog.tiscali.it/2011/10/01/maurizio-feo-un-suo-scritto-sul-grano-monococco/

 

 

 

 

maurizio feo

Ricevo e pubblico molto volentieri questa dotta disquisizione sul grano monococco scritta per il mio blog e inviatami oggi via mail dal mio amico Maurizio Feo, medico urologo,  che aggiunge informazioni al post sulla ricerca (effettuata a Orosei)  su questo cereale antico.

Questo post che ho introdotto è inerente un  articolo, inviatomi dall’amico Antonio Farris e scritto dal ricercatore Battista Piras, che ho pubblicato da poco nel blog.

Marco Camedda

Ecco il testo integrale dello scritto di Maurizio Feo.

“Iniziativa Triticum Monococcum”

Grano-monococco1Ieri.

Il cereale “triticum monococcum (Einkorn, un antenato del frumento) fu – insieme al lino – una delle prime colture della Mezzaluna Fertile. Questa zona è quella più vicina a noi, tra circa nove nel mondo, che hanno dato origine all’Agricoltura (accelerando quel complicato processo sociale ed antropologico che noi definiamo “progresso”). Furono le prime colture perché erano di facile domesticazione e conservavano stabili (essendo ermafroditi sufficienti) le caratteristiche di buona produzione alimentare. In realtà tutte e otto le specie principali coltivate nella Mezzaluna[1] erano ermafroditi sufficienti. Tra queste, l’Einkorn, il farro e l’orzo erano anche assai ricche di proteine (tra 8 e 14 %). La diffusione nello spazio di queste piante è stata datata con il radiocarbonio: inizia certamente prima del 7.000 a.C. della Mezzaluna e poi si estende a tutta l’Europa, e alla parte più prossimale dell’Asia e dell’Africa[2]. L’einkorn non giunse in Egitto, però, perché non adatto a quelle temperature.

Oggi.

Il grano duro e il grano tenero sono utilizzati per l’alimentazione umana. Il grano duro contiene più proteine di quello tenero. Dal grano duro si ottengono semole e semolati dai granuli grossi con spigoli netti, mentre dal grano tenero si ottengono farine dai granuli sottili e tondeggianti. Le farine di frumento, in generale, sono utilizzate per la panificazione, per la produzione di paste alimentari, di biscotti, di dolci, ecc. In particolare il grano duro è utilizzato per la produzione di pasta alimentare e di pane in alcune zone, quello tenero per la produzione di pane e altri prodotti da forno.

La legislazione italiana (Legge n. 580 del 1967) prevede che la pasta secca debba essere fabbricata solo ed esclusivamente con semola di grano duro. Qualsiasi aggiunta, anche se parziale, di grano tenero costituisce una frode. Non così però in altri Paesi in cui è possibile utilizzare la farina di grano tenero anche per la pasta. Dalle cariossidi si ricavano anche amido e, previa fermentazione, alcool. I principali componenti della farina sono l’amido ed il glutine ed inoltre destrina, zuccheri, gomme, piccole quantità di sostanze grasse, sostanze minerali, fosfati, sostanze coloranti e vitamine.

Resa.

Nelle regioni a clima temperato freddo si coltiva il grano tenero: le cariossidi contengono una sostanza bianca e farinosa da cui si ricava la farina. Nelle regioni a clima temperato caldo si coltiva invece il grano duro: le cariossidi sono vitree e danno una farina granulosa (detta semola). La resa per ettaro può variare sensibilmente in dipendenza di diversi fattori tra cui principalmente l’andamento climatico stagionale e la rotazione colturale effettuata. In media la resa è 25-90 q/ha per il grano tenero, 15-50 q/ha per il grano duro.

Nel tempo, si effettuarono numerose modifiche ed introduzione di altri tipi di grano, per rendere più produttivi i terreni e più facile da lavorare il grano. Addirittura, nel 1974 fu ottenuta una mutazione di grano duro, il grano “Creso”, irradiando con raggi X la varietà “Cappelli”, un tipo di grano duro della Puglia. Il fusto di questa varietà è più basso di quella originaria, per evitare che le raffiche di vento “allettino” la pianta in posizione parallela al terreno compromettendo la mietitura. Attualmente la varietà Creso viene utilizzata in circa il 90% delle coltivazioni italiane: contiene molto più glutine della varietà originale, cresce più rapidamente e produce di più per ettaro.

Per motivi commerciali si è impoverita la qualità originaria e si utilizza addirittura un grano mutante: un ritorno all’antico è necessario.

Vantaggi del Monococcum.

Il triticum monococcum (einkorn) contiene molto meno glutine (7%), è panificabile, ma lievita poco. Il piccolo farro è una pianta a taglia media. Le spighe contengono generalmente un solo chicco. Si tratta di un “grano vestito”, a basso rendimento, adatto a suoli pedologicamente poveri e aridi. Il suo ciclo vegetativo è molto lungo e si sviluppa in un anno completo. Molte caratteristiche insomma, lo rendono adattissimo all’ambiente della Sardegna.

Ricerca.

I monococchi hanno confermato, in tutte le località, un contenuto proteico significamene superiore al grano di uso comune (in media l’80% in più). La loro farina integrale è risultata, inoltre, particolarmente ricca in ceneri ed in microelementi, quali ferro, zinco, rame, ecc. Il contenuto in lipidi del farro piccolo è invece superiore al frumento tenero in una misura che in media varia, a seconda delle linee, tra il 61 ed il 76 %. Particolarmente interessante è il profilo degli acidi grassi che compongono i lipidi: in tutti i campioni di monococco vi è un minor contenuto in acidi grassi saturi (tra 18,7 e 20,6%) ed una maggior proporzione di monoinsaturi (tra 26,2 e 29,2%). Il contenuto in amido è leggermente superiore nel frumento tenero, anche come conseguenza del maggior contenuto proteico dei monococchi; quasi tutto l’amido è presente come forma altamente solubile e più rapidamente digeribile. La proporzione di amilosio: amilopectina presenti nell’amido è simile per tutti i campioni analizzati e si aggira attorno al 26%. Beta-glucani e pentosani, due composti con effetti positivi sulla salute, nei monococchi sono presenti in livelli moderati e leggermente inferiori a Blasco; i fruttani (altra sostanza nutrizionalmente interessante) sono invece circa il 50-70% in più rispetto al testimone. Una decisa superiorità dei monococchi si nota per quanto riguarda due sostanze con un rilevante effetto antiossidante, i carotenoidi ed i tocoli (vitamina E). I carotenoidi (principalmente luteina) sono ca da 5 a 8 volte maggiori rispetto al frumento tenero, mentre i tocoli sono circa il 60% in più. Tale maggior contenuto in luteina e tocoli si riflette nella superiore capacità antiossidante, valutata come capacità di disattivare il radicale sintetico DPPH, delle farine di monococco (in media dal 28 al 64% in più). Tra le linee di monococco, la varietà Monlis spicca per l’elevato contenuto in lipidi, carotenoidi e tocoli; ottimi risultati sono raggiunti anche dalla linea avanzata SAL98-32-2, che inoltre ha il miglior contenuto proteico.

Conclusioni.

Il monococco, quindi, presenta interessanti qualità d’antica genuinità, accoppiata ad una reale atossicità, coniugandole con minori necessità colturali dei frumenti e con ottima adattabilità al clima sardo: si adatta bene a sistemi colturali sostenibili e biologici e, se ben organizzato in un processo di filiera, offre margini economici interessanti. Le caratteristiche di protezione contro alcune malattie (diabete e celiachia) e contro i processi biologici ossidativi della dieta e dell’invecchiamento (per il suo valore antiossidante) lo rendono prezioso.

E’ certamente un’ottima iniziativa sarda, analoga ad altre simili, in corso nel resto dell’Italia.

[1] Cereali: farro, einkorn, orzo; legumi: piselli, lenticchie e ceci; fibra: lino; cucurbitacea: melone.

[2] D. Zohari, M. Hopf: “Domestication of plants in the Old World” – Oxford, 1993.

Maurizio Feo

Ricevo via mail dall’amico Antonio Farris, Presidente dell’AGDIA Onslus -Nuoro (Associazione sul Diabete infantile giovanile  e adulti) un comunicato a firma di Battista Piras, ex dipendente del Ministero dell’Agricoltura che attualmente di sta curando di rivalutare questa qualità di grano. “Questo grano monococco- afferma Antonio Farris- pare abbia  conservato le caratteristiche primordiali del grano e di conseguenza il suo uso nei vari derivati  potrebbe  giovare a una più sana alimentazione”Grano-monococco1

TESTO DEL COMUNICATO (a firma di Battista Piras)

In Sardegna procede la sperimentazione sulla filiera del grano monococco. Si tratta di un programma attivato a Orosei nella scorsa primavera, proseguito con la raccolta del grano e con le prove sulla sua attitudine alla trasformazione in pane carasau e altri prodotti locali.

Nelle ultime settimane si sono tenute delle riunioni e dei test di assaggio del pane carasau, dei malloreddos e dei dolci ottenuti dalla farina di monococco che ha visto coinvolti alcuni abitanti del luogo, interessati a conoscere le potenzialità di sviluppo di questo settore nascente.

Nel corso della prima riunione il professor Norberto Pogna, ricercatore presso l’Istituto per la valorizzazione dei cereali afferente al Consiglio per la Ricerca in Agricoltura (CRA), ha tenuto un’ampia relazione sulle origini di questo grano, la sua rusticità, le proprietà nutrizionali e salutari e l’attitudine alla trasformazione in prodotti quali: pani, pasta, dolci, grissini e altri, tutti dotati di caratteristiche alimentari di pregio e di interessanti prospettive commerciali.

Successivamente, i titolari dell’agriturismo Bertacco, che da tre anni in provincia di Roma coltivano questo grano e ne offrono i prodotti ai clienti, hanno parlato delle esperienze positive maturate e delle potenzialità di sviluppo della filiera, basate anche sull’alto gradimento espresso dai consumatori che frequentano il loro locale.

Queste azioni divulgative hanno consentito ai partecipati alle riunioni di conoscere lo stato d’avanzamento dei programmi di ricerca, finalizzati a dimostrare la fattibilità della coltivazione e della valorizzazione di questo cerale, considerate le sue potenziali proprietà salutari nella prevenzione e nel controllo di talune malattie, come il diabete e il morbo ciliaco, oggetto di ricerche specifiche in Europa e negli Stati Uniti. Proprietà salutari assai probabili che si accompagnano a un ottimo gusto dei prodotti finiti, a una loro elevata digeribilità e a un alto valore nutritivo, dovuti alle peculiarità del suo glutine e all’elevato contenuto in proteine, vitamine e microelementi. L’insieme di queste caratteristiche positive rendono i prodotti fatti col monococco particolarmente adatti all’alimentazione dei bambini, degli anziani e degli atleti in fase di allenamento.

Grano-monococco2Il monococco, grazie a queste sue proprietà naturali che si sono conservate integre nei millenni, è stato uno dei cereali più importanti nella composizione della dieta dell’uomo primitivo. In Galilea sono state trovate tracce della raccolta del grano monococco ottenuto da piante spontanee risalenti a oltre ventimila anni fa. Circa diecimila anni fa, nell’areale circa corrispondente all’attuale Turchia-Iran-Irak, sarebbe iniziata la sua coltivazione, estesa poi all’Egitto e all’Europa meridionale. Ne fanno fede i suoi chicchi trovati nello stomaco “dell’uomo di O’tzi”, la mummia di un individuo vissuto 5.300 anni fa e ritrovata vent’anni orsono nella Val Senales in Alto Adige.

Attualmente questo grano è coltivato nell’alta Provenza francese e in alcune aziende in Lombardia, nel Lazio e nella Sicilia. I lavori di ricerca del CRA sono finalizzati a introdurlo anche in Sardegna e, per valutarne l’effettiva coltivabilità e la convenienza economica, la ricerca proseguirà con le prossime semine autunnali e con la trasformazione della granella in prodotti finiti. Alcune varietà di questo grano antico saranno perciò messe a disposizione gratuitamente dal CRA per essere seminate a Orosei e in altre zone dell’Isola.

In Sardegna l’affermazione della filiera del monococco potrebbe rivitalizzare antiche tradizioni o definire nuovi modelli di sviluppo basati sulla coltivazione di questo cereale, molto utile e perfettamente ecocompatibile. La sua produzione s’inserisce infatti anche nei programmi aziendali delle Fattorie Sociali che potranno offrire ottimi prodotti per la ristorazione, per i punti vendita e per il consumo diretto delle famiglie.

Battista Piras”

AAA-cercasiLavoro, i 117mila ‘introvabili’

Ci sono settori per i quali è diventato assai difficile trovare personale specializzato. Emerge da un’indagine Unioncamere.

“A. A.A. cercasi idraulico urgentemente”. Prima o poi le imprese nazionali saranno davvero costrette ad affiggere questo genere di annunci per reperire questa figura professionale, per la quale le imprese artigiane mettono in conto oltre 12 mesi di ricerca.

Ma difficilissimi da trovare sono anche farmacisti, sviluppatori di software, infermieri, progettisti meccanici e metalmeccanici tra le professioni high skill. Tra le professioni intermedie, le aziende lamentano difficoltà di reperimento elevate per gli addetti alla reception e gli operatori di mensa.

Tra gli operai specializzati, spicca la carenza di carpentieri. E poi mancano tornitori e autisti di pullman, mentre per le imprese artigiane gli ‘introvabili’ sono i copritetti e i pavimentatori, che si aggiungono alle carenze ormai “croniche” di idraulici, parrucchieri ed estetisti.

Lo segnala il Sistema informativo Excelsior di Unioncamere e Ministero del Lavoro dimostrando che, se scovare un lavoro oggi non è impresa facile, ci sono casi in cui i lavoratori in grado di svolgerlo sono vere e proprie ‘primule rosse’: 117mila per la precisione quelli considerati di difficile reperimento dal totale delle imprese dell’industria e dei servizi, di cui 28.540 quelli richiesti dalle aziende artigiane.

(Da:Televideo.RAI.it- 16 set 2011)

banner AIL 2011Il 21 giugno un messaggio di solidarietà e l’impegno di tutti contro le leucemie. La Giornata Nazionale è uno degli appuntamenti più attesi dell’AIL.

Dopo le molte iniziative che l’Associazione promuove in tutta Italia nel corso dell’anno, la “Giornata” è una sorta di pausa di riflessione dalla frenetica attività che vede impegnate la Sede Nazionale e le Sezioni per la raccolta di fondi.

In questa occasione, infatti, non si chiedono donazioni, ma si promuovono l’attenzione e l’informazione sulla cura delle malattie del sangue, sottolineando i grandi progressi della Ricerca Scientifica e, quindi, delle terapie.

Anche la data scelta, il 21 giugno, che coincide con l’inizio dell’estate, intende rappresentare simbolicamente un messaggio di solarità e di solidarietà per rafforzare idealmente l’impegno di tutti i cittadini nella lotta contro le Leucemie i Linfomi e il Mieloma.

Posta sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica, ogni anno la Giornata viene dedicata ad un tema. L’attività di sensibilizzazione sul territorio nazionale è affidata alle Sezioni AIL che promuovono localmente numerose iniziative.

(dal sito istituzionale dell’AIL)

uova-di-pasqua-2Uova di Pasqua in 3800 piazze italiane nei giorni 8, 9 e 10 aprile per raccogliere fondi da destinare alla ricerca scientifica sulle malattie del sangue e sostenere i progetti dell’Ail, ass. it. contro le leucemie,i linfomi e il mieloma.

Coinvolti 18 mila volontari che offrono un Uovo di cioccolato in cambio di un contributo minimo di 12 euro. Dal 4 al 10 aprile si può sostenere la campagna Ail con sms del valore di 2 euro inviati al 45502 da cellulari Tim, Vodafone, Wind, 3 e Tiscali.

Stesso numero da rete fissa Telecom Italia,Fastweb e Tiscali per donare 2 o 5 euro; 5 euro donate chiamando da Infostrada e 2 euro da Teletu.

Info: www.ail.it

(Da:Televideo.Rai.it-5 apr 2011)-manifesto da sito AIL

"MURTU" (STRIZZATO)

"MURTU" (STRIZZATO)

Studio Cgia, i piu’ ‘esosi’ cinque comuni del Lazio

Le tasse locali pesano su ciascun italiano per 1.233 euro e i Comuni capoluogo piu’ ”essi”, secondo una ricerca della Cgia di Mestre, sono quelli laziali, che occupano i primi cinque posti della classifica nazionale riferita al 2010. Al top della graduatoria Rieti, con una pressione tributaria locale pro capite pari a 1.934 euro; seguono Latina, con 1.899 euro e Frosinone, con 1.823 euro. A seguire Viterbo, con 1.803 euro e Roma, con 1.758 euro.

Fonte:  (ANSA) – VENEZIA, 15 GEN (vignetta da internet)


gratitudineSecondo un recente studio americano

dimostrare gratitudine

porta ad affrontare la vita con ottimismo

GLI EFFETTI BENEFICI DEL GRAZIE

grazie– Dire grazie fa bene alla salute. Provare gratitudine verso una persona cui si deve riconoscenza o che ci ha aiutato in un momento difficile aiuta a sentirsi meglio e può servire a sua volta a dare felicità a chi lo prova, fino a contribuire a fargli raggiungere risultati positivi in ogni settore della vita. Questo è il risultato dello studio di un gruppo di ricercatori americani, pubblicato sul Wall Street Journal, uno dei più importanti quotidiani statunitensi. «Sin da bambini i nostri genitori ci insegnano a dire grazie», spiega il professor Jeffrey Froh, docente di psicologia alla Hofstra University di Hempstead, nello Stato di New York, e coordinatore dello studio. «Poi, però, diventando grande la maggior parte delle persone sembra dimenticare che cosa sia la gratitudine. Il risultato è che quasi tutto quello che succede nella nostra vita non è apprezzato e questo porta ad un aumento della nostra insoddisfazione e dell’infelicità con un notevole peggioramento del nostro stato di salute fisico e mentale. Solo chi apprezza tutto ciò che gli capita durante una giornata, anche le cose più banali, come il sorriso di una persona cara, la telefonata di un amico, dicendo grazie avrà una carica interiore maggiore che lo aiuterà ad affrontare la vita con ottimismo.

GLI ESITI DELLA RICERCA

grazie I ricercatori hanno scelto milletrentacinque studenti liceali tra i quattordici e i sedici anni, una fascia di età in cui, secondo gli studiosi, dovrebbero ancora essere portati per l’educazione ricevuta, a ringraziare, e li hanno divisi in due gruppi.

« Ai ragazzi del primo gruppo abbiamo chiesto di elencare, ogni settimana per due mesi e mezzo, cinque cose o persone per cui provavano gratitudine; a quelli del secondo gruppo abbiamo domandato di scrivere gli avvenimenti più importanti capitati nelle loro giornate o quelli che li avevano annoiati», spiega lo psicologo. Al termine del periodo di ricerca tutti i ragazzi sono stati sottoposti ad un lungo test e a molti colloqui con gli psicologi. I risultati sono stati sorprendenti. « Abbiamo constatato che chi aveva espresso un sentimento di gratitudine maggiore verso gli altri era più felice e soddisfatto della propria vita. In particolare, chi aveva detto tante volte grazie aveva preso voti migliori nelle interrogazioni e nei compiti in classe, era riuscito a farsi nuovi amici e non soffriva nemmeno di mal di testa, di insonnia, come capita quando si è sotto stress per lo studio. Chi non era abituato a ringraziare gli altri, aveva avuto risultati scolastici peggiori, era molto insoddisfatto delle proprie giornate e dei rapporti familiari e si lamentava spesso di avere problemi di salute ».

LE REGOLE D’ORO PER IMPARARE A DIRE GRAZIE

grazieGli studiosi della Hofstra University hanno individuato tre regole d’oro per imparare a dire grazie ad ogni età.

-La prima è tenere un diario in cui annotare, alla fine di ogni giornata, gli episodi che avrebbero meritato un nostro ringraziamento.

-La seconda è sforzarsi di vincere la timidezza che spesso ci porta a vergognarci di esprimere la nostra gratitudine e imparare ad esaltarsi e a esaltare.

-La terza, invece, è mettersi a riflettere sul nostro carattere per capire che, a volte, è bello dipendere da  qualcuno che fa qualcosa per noi accontentandosi di un nostro semplice grazie.

(Fonte:ContattoNews.it-Francesca Donnaruma De Luca)-foto da internet

Una ricerca condotta negli Stati Uniti sembra dimostrare che scimmie e primati hanno un innato senso della giustizia e dell’equità e che sanno anche essere riconoscenti. Merito dell’evoluzione.
La "nobiltà d’animo" degli animali supera di gran lunga quella degli esseri umani!
Un recente studio condotto presso l’Università della Georgia (Stati Uniti) ha infatti messo in luce come scimmie e gorilla siano in grado di riconoscere l’equità e la giustizia e di offrire un aiuto altruistico ai compagni in difficoltà. E sembra che sappiano anche riconoscere i propri doveri.
Frans de Waal, responsabile della ricerca, ha chiesto agli animali di svolgere una serie di semplici azioni, la cui corretta esecuzione è stata ricompensata con cibo o coccole. De Waal ha osservato come le scimmie mostrassero chiari segni di risentimento quando vedevano altre compagne ricevere ricompense più consistenti pur avendo compiuto lo stesso gesto, addirittura manifestando la propria rabbia rifiutandosi di continuare i giochi-test.
La stessa ricerca ha evidenziato che i primati sono i grado di ricordarsi di chi ha fatto loro un favore e che si danno da fare per restituirglielo.
GENEROSI OPPORTUNISTI! Secondo alcuni scienziati, generosità e altruismo si sono sviluppati tra 500.000 e 800.000 anni fa, in un periodo di grandi cambiamenti climatici, quando i primi ominidi si spostarono nelle foreste e, per sopravvivere, dovettero imparare a cacciare insieme e difendersi dai predatori.
In una simile situazione comportamenti egoistici e individualisti avrebbero potuto portare alla morte. Al contrario, gli individui generosi e riconoscenti sono riusciti a riprodursi.
(fonte: Focus.it)
A questo proposito cito una poesia del poesta romanesco Trilussa sull’incontro tra un uomo e una scimmia. Se allora fosse stata fatta questa  ricerca probabilmente Trilussa avrebbe scritto la seguente poesia in un modo diverso! Nel senso che, se fosse vera questa ricerca la scimmia non assomiglierebbe affatto all’uomo…o a certi uomini…o Ominidi !
L’Omo e la Scimmia

 L’ Omo disse a la Scimmia:
-Sei brutta , dispettosa:ma come sei ridicola!ma quanto sei curiosa!Quann' io te vedo, rido:rido nun se sa quanto!...

La Scimmia disse : - Sfido!T' arissomijo tanto!
(Trilussa)

 

continua…

Api in un’arnia

continua…