IL MARMO SARDO non sente la crisi

I consorzi estrattivi di Orosei mostrano buoni risultati.
Qualche difficoltà nella lavorazione. Il fatturato complessivo del distretto è cresciuto del 25% negli ultimi due anni. Crescono le esportazioni in Cina e in India.
Se la crisi c’è, le imprese del marmo non la sentono. A Orosei, il settore estrattivo marcia a gonfie vele. Negli ultimi due anni, i fatturati sono cresciuti del 25%. Motivo? Le esportazioni tirano, soprattutto in Asia, dove la domanda non accenna a diminuire. Il futuro, poi, appare ancora più roseo. La Regione, con una delibera attesa da tempo, ha dato l’ok alla realizzazione di una variante alla strada Statale, congestionata dal traffico dei tir delle cave. «L’infrastruttura, che costerà 4,3 milioni di euro sarà a servizio della crescita del distretto», commenta Bruno Valenti, presidente del Consorzio del marmo di Orosei.
LE IMPRESE Il comparto si divide in tre micro-settori: chi fa solo l’estrazione, chi fa la lavorazione e chi fa entrambe le attività. «Oggi vanno bene principalmente le aziende che estraggono, mentre hanno più problemi quelle che lavorano il materiale grezzo», dice Roberto Bornioli, responsabile del settore estrattivo di Confindustria Sardegna. E la ragione è semplice: «Estrarre il blocco richiede meno costi. Inoltre, il prodotto viene esportato in paesi come Cina o India, al cui interno i consumi restano molto solidi», precisa Bornioli.
IL MERCATO INTERNO Tirano di più la cinghia gli imprenditori che si occupano soltanto della lavorazione del marmo. «Sono aziende che servono il mercato interno e anche quello spagnolo, due aree colpite dalle difficoltà del mattone», aggiunge il rappresentante di Confindustria. «In Sardegna, per cercare di invertire la tendenza, bisognerebbe far ripartire le opere pubbliche e, in qualche modo, favorire l’utilizzo delle pietre sarde nei lavori». Ma non solo. Nell’Isola, secondo Ivo Ratti, presidente del Consorzio graniti e marmi di Sardegna, «sarebbe necessario sfruttare meglio il Porto Canale. Mettere i blocchi nei container è un’operazione complessa», afferma Ratti. «E spesso siamo costretti a utilizzare gli scali di La Spezia e Carrara».
I NUMERI Un fatto è certo: rispetto alla crisi generale i numeri del marmo di Orosei sono grasso che cola. «È indubbio: siamo un’isola felice», sottolinea Valenti. «È vero che chi estrae sta meglio di chi fa la lavorazione, ma in generale la situazione è positiva». Lo dimostrano i numeri. Negli ultimi due anni il giro d’affari è cresciuto del 25%, mentre la forza lavoro si è mantenuta su ottimi livelli: 500 diretti e altri 500 che gravitano nell’indotto.
Il fatturato totale sviluppato dalle 18 aziende del Consorzio del marmo di Orosei (più altre quattro esterne) si aggira tra i 150 e 200 milioni di euro. «Parliamo di una realtà imprenditoriale sana», conclude Valenti, «che ha sfruttato le risorse naturali del territorio e che, fra tante difficoltà, è riuscita ad affermarsi negli anni per la qualità dei prodotti e delle sue aziende».




