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SARDEGNA:L’isola non riceverà le scorie nucleari!

di , 26 Settembre 2010

sardegnaNessun comune sardo nell’elenco dei 52 siti indicati come i più adatti allo stoccaggio

Non c’è neanche un metro quadrato di territorio sardo nell’elenco delle 52 aree individuate dalla Sogin per lo stoccaggio delle scorie nucleari: ci sarebbero invece Viterbese, Maremma, i confini tra Puglia e Basilicata e tra Puglia e Molise, le colline emiliane, il Piacentino e il Monferrato.

«È un ottimo lavoro, ma rappresenta la base di partenza per una decisione che intendiamo prendere ma non oggi»: così il sottosegretario allo Sviluppo economico, Stefano Saglia, ha parlato dello studio realizzato da Sogin: «È un lavoro che deve essere esaminato dall’Agenzia per il nucleare e che deve rispondere alla Vas (Valutazione ambientale strategica)». La Sogin avrebbe individuato una cinquantina di comuni con le caratteristiche giuste per ospitare il sito per le scorie radioattive.

L’elenco non comprende la Sicilia e la Sardegna

(che sarebbe invece, secondo le indiscrezioni che circolano periodicamente, tra le regioni candidate a ospitare una centrale nucleare), le località di alta montagna, le zone troppo abitate, i terreni con rischio sismico rilevante, i luoghi soggetti a frane o allagamenti. La scelta del sito dovrebbe avvenire con una sorta di asta: la comunità che accetterà di ospitare le scorie verrà ricompensata con forti incentivi economici.

Occorrerà una sorta di «autocandidatura» da parte degli enti locali individuati dalla mappa messa a punto dalla Sogin. Solo laddove non dovesse esserci un accordo con l’ente locale la decisione spetterebbe al Consiglio dei ministri.

(Fonte:La Nuova-da rass.stampa prov NU)

ROMA:Quasi pronto il decreto sul nucleare.Siti ancora top secret. In Sardegna una centrale?

di , 9 Settembre 2009

Il testo del decreto che cancellerà il referendum del 1987 contro il nucleare è quasi pronto. Secondo alcune indiscrezioni, la bozza riservata sarà licenziata entro il 15 dal comitato di esperti nominato dal governo e dalla burocrazia ministeriale.

Nel testo è disegnata l’intera catena nucleare:
l’identificazione delle aree e dei siti per le centrali, l’ubicazione dei depositi delle scorie e le procedure per lo smantellamento (affidato alla Sogin) delle strutture, quando i reattori andranno in esaurimento.
Sono poi indicati i modi e i tempi di realizzazione.
E quindi i processi pubblici per arrivare alla manifestazione di consenso delle popolazioni che dovranno ospitare le centrali.
Ma il decreto prevede anche un percorso per superare eventuali dissensi od opposizioni.
Sembra infatti che se alcune Regioni dovessero contestare la geografia nucleare approvata dall’Agenzia per la sicurezza nucleare e la Conferenza unificata Stato-Regioni-Comuni, si tenterà una conciliazione con un Comitato interistituzionale. Nel caso il conflitto non dovesse essere risolto, il governo andrà avanti per decreto. Come dire: se c’è il consenso va bene, se non c’è si va avanti lo stesso.
Le aree sulle quali dovranno sorgere le 8-10 centrali sono state già identificate,
ma la mappa dell’atomo è per il momento ancora top-secret. Secondo la bozza del decreto, all’interno di queste aree, la scelta dei siti sarà poi affidata agli operatori (cioé le aziende o i consorzi di imprese), ai quali sarà affidata la costruzione e la gestione delle centrali.
E qui cominciano i problemi. Perché il decreto indica i criteri generali in base ai quali sono state scelte le aree (scarsa sismicità, scarsa densità abitativa, vicinanza al mare o a grandi corsi d’acqua e zone appartenenti al demanio militare) e non è quindi difficile ipotizzare dove potranno sorgere le centrali.

E la Sardegna è sicuramente una delle regioni che può vantare tutti questi requisiti.

C’è stato recentemente anche chi, come il direttore dell’Istituto nazionale di geologia e vulcanologia, Enzo Boschi, ha sostenuto in Senato che «la Sardegna è l’area italiana migliore per la costruzione di centrali nucleari, perché è la più stabile dal punto di vista sismico». E ancora: «La Sardegna è una zona con una storia geologica diversa dal resto d’Italia. Si potrebbero fare tutte e quattro le centrali nucleari che il governo intende costruire, anche se poi bisognerebbe risolvere il problema del trasferimento dell’energia».
Ma la Sardegna ricorre anche nella mappa dei possibili siti disegnata negli anni ’70 dal Cnen
(poi diventato Enea) che il comitato di esperti nominato dal governo ha esaminato in questi mesi. E
in quella mappa vengono indicati tre siti nell’isola:
vicino a Santa Margherita di Pula, fra Santa Lucia e Capo Comino e alla foce del Rio Mannu, a Barisardo. Non basta, secondo alcune indiscrezioni, gli esperti avrebbero valutato anche la zona di Cirras, tra Arborea e Oristano.
http://www.repubblica.it/2005/d/sezioni/politica/regio2005cinque/scajola/stor_6083327_26290.jpgC’è infine uno dei criteri fissati nel decreto che molti stanno forse sottovalutando.
E cioé la presenza di aree del demanio militare, per questioni ovviamente legate alla sicurezza.
Per quanto riguarda questo criterio di valutazione, la Sardegna è sicuramente al primo posto in Italia. Il presidente della Regione Cappellacci ha ripetutamente ribadito la sua contrarietà al nucleare nell’isola. Ma ad essere sinceri, durante la campagna elettorale per le Regionali, il ministro Scajola su questa questione è stato un po’ sfuggente.
(Fonte:La Nuova-09.09.2009-Piero Mannironi)

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